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Anche la Fiom firma l’integrativo Fincantieri

Il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi

Il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi

E pace fu. Ieri, alla fine di un braccio di ferro durato diversi mesi, durante i quali non sono mancate vibranti proteste e manifestazioni da parte dei suoi associati, anche la Fiom ha firmato il contratto integrativo di Fincantieri. Tutte le sigle sindacali dei metalmeccanici hanno accolto positivamente il raggiungimento dell’intesa.

«Sulle garanzie occupazionali – fa sapere Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil – è obiettivo formalizzato che non ci saranno né chiusura di siti, né esuberi di personale. Per quanto riguarda appalti, sicurezza sul lavoro, formazione professionale e apprendistato, si raggiungono risultati importanti che garantiscono nuovi poteri di intervento e nuovi diritti alle organizzazioni sindacali, alle Rsu e ai lavoratori.  L’intesa, – ha aggiunto – interpreta, chiarisce, modifica e integra l’accordo separato dell 1° aprile scorso».
Secondo Alessandro Zupin dell’Ugl, ieri si è trovato «uno spirito di fattiva e concreta collaborazione fra tutte le organizzazioni sindacali presenti e l’azienda». Per il sindacalista «Fincantieri si è dimostrata disponibile a suddividere il raggiungimento dei venti punti per il premio di produttività a metà tra azienda e dipendenti. Ciò dimostra la disponibilità da parte dell’azienda nel futuro operato dei lavoratori, i quali, così, saranno maggiormente incentivati a fare la propria parte per uscire dalla crisi».

Apprezzamento per la scelta della Fiom di partecipare al tavolo è arrivata anche dalla Fim. «È un passo – ha confermato il segretario generale Bruno Vitali – che contribuisce a rafforzare ulteriormente l’azione sindacale in Fincantieri che ha come obiettivo di consolidare l’attività produttiva di tutti i siti del gruppo e sviluppare l’occupazione». Ulteriore novità emersa nella riunione, spiega la Fim, è la disponibilità dell’azienda a valutare per il futuro l’assunzione di apprendisti (una pratica finora osteggiata dalla Fiom) che consentirà la collocazione al lavoro di giovani nel gruppo.

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Anche la Fiom firma l'integrativo Fincantieri

Il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi

Il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi

E pace fu. Ieri, alla fine di un braccio di ferro durato diversi mesi, durante i quali non sono mancate vibranti proteste e manifestazioni da parte dei suoi associati, anche la Fiom ha firmato il contratto integrativo di Fincantieri. Tutte le sigle sindacali dei metalmeccanici hanno accolto positivamente il raggiungimento dell’intesa.

«Sulle garanzie occupazionali – fa sapere Giorgio Cremaschi, segretario nazionale della Fiom-Cgil – è obiettivo formalizzato che non ci saranno né chiusura di siti, né esuberi di personale. Per quanto riguarda appalti, sicurezza sul lavoro, formazione professionale e apprendistato, si raggiungono risultati importanti che garantiscono nuovi poteri di intervento e nuovi diritti alle organizzazioni sindacali, alle Rsu e ai lavoratori.  L’intesa, – ha aggiunto – interpreta, chiarisce, modifica e integra l’accordo separato dell 1° aprile scorso».
Secondo Alessandro Zupin dell’Ugl, ieri si è trovato «uno spirito di fattiva e concreta collaborazione fra tutte le organizzazioni sindacali presenti e l’azienda». Per il sindacalista «Fincantieri si è dimostrata disponibile a suddividere il raggiungimento dei venti punti per il premio di produttività a metà tra azienda e dipendenti. Ciò dimostra la disponibilità da parte dell’azienda nel futuro operato dei lavoratori, i quali, così, saranno maggiormente incentivati a fare la propria parte per uscire dalla crisi».

Apprezzamento per la scelta della Fiom di partecipare al tavolo è arrivata anche dalla Fim. «È un passo – ha confermato il segretario generale Bruno Vitali – che contribuisce a rafforzare ulteriormente l’azione sindacale in Fincantieri che ha come obiettivo di consolidare l’attività produttiva di tutti i siti del gruppo e sviluppare l’occupazione». Ulteriore novità emersa nella riunione, spiega la Fim, è la disponibilità dell’azienda a valutare per il futuro l’assunzione di apprendisti (una pratica finora osteggiata dalla Fiom) che consentirà la collocazione al lavoro di giovani nel gruppo.

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Fiom, sospese le proteste dopo convocazione dei vertici di Fincantieri


Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom

Gianni Rinaldini, segretario generale della Fiom

Le distanze fra Fincantieri e la Fiom sembrano diminuire. Oggi è in programma il Coordinamento nazionale dei metalmeccanici della Cgil «per trovare una soluzione positiva al conflitto sindacale aperto». L’apertura arriva dopo la decisione comunicata ieri della direzione del gruppo cantieristico triestino di convocare un incontro con la Fiom per il 16 luglio. Da qui la decisione del sindacato di sinistra di sospendere tutte le iniziative di lotta in atto.

I rapporti fra i vertici di Fincantieri e il più nutrito sindacato dei metalmeccanici si era rotto in occasione della firma del contratto integrativo, siglato il 1° aprile scorso solo da Fim e Uilm. Nei giorni scorsi c’era stato un riavvicinamento fra le tre maggiori componenti delle rappresentanze dei lavoratori. Non resta che aspettare.

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Fiom, ora anche gli altri sindacati riconoscono il voto delle RSU per l’integrativo Fincantieri

Una manifestazione dei metalmeccani Fiom degli stabilimenti Fincantieri

Una manifestazione dei metalmeccanici Fiom degli stabilimenti Fincantieri

La Fiom scende in campo per replicare a Fim e Uilm che nei giorni scorsi avevano annunciato l’approvazione, da parte della maggioranza delle reppresentanze sindacali di Fincantieri, dell’accordo sul contratto integrativo.  «In realta – si legge in una nota dei metalmeccanici della Cgil -  nessuna Rsu del Gruppo è stata convocata né si è riunita per discutere dell’accordo. Osserviamo inoltre che il numero complessivo delle rappresentanze indicato da Fim e Uilm (129) non corrisponde al vero: sono infatti 125. È comunque significativo che Fim e Uilm – a tempo scaduto e a tre mesi dall’accordo – riconoscano che il pronunciamento delle Rsu era necessario».

Resta il fatto, sostiene la Fiom, che al momento della firma dell’accordo separato del 1° aprile la grande maggioranza dei lavoratori non l’ha sottoscritto e che, una settimana dopo, la maggioranza assoluta delle stesse Rsu ha firmato un documento che lo respingeva e chiedeva la riapertura delle trattative. Così come rimane il fatto che Fim e Uilm hanno poi impedito che l’accordo separato fosse sottoposto a referendum, mentre solo il voto di tutti i lavoratori avrebbe potuto eventualmente modificare il giudizio negativo delle rappresentanze sindacali unite. Infatti, dal 1996 tutti i precedenti accordi aziendali sono stati approvati prima con il voto delle Rsu, poi con il referendum. «Questa procedura è stata praticata anche nel 2004, nonostante che all’inizio ci fossero piattaforme separate. Soltanto in questa occasione questa procedura democratica è stata resa impraticabile da Fim e Uilm».
Secondo la Fiom Essendo l’accordo separato non è legale perchè privo di questi requisiti di legittimità e di validazione democratica. «Ciò nonostante, l’azienda ne ha imposto l’applicazione». Per questa ragione i metalmeccanici della Cgil hanno chiesto al Giudice del lavoro di Venezia di condannare Fincantieri per comportamento antisindacale.

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Fiom, ora anche gli altri sindacati riconoscono il voto delle RSU per l'integrativo Fincantieri

Una manifestazione dei metalmeccani Fiom degli stabilimenti Fincantieri

Una manifestazione dei metalmeccanici Fiom degli stabilimenti Fincantieri

La Fiom scende in campo per replicare a Fim e Uilm che nei giorni scorsi avevano annunciato l’approvazione, da parte della maggioranza delle reppresentanze sindacali di Fincantieri, dell’accordo sul contratto integrativo.  «In realta – si legge in una nota dei metalmeccanici della Cgil -  nessuna Rsu del Gruppo è stata convocata né si è riunita per discutere dell’accordo. Osserviamo inoltre che il numero complessivo delle rappresentanze indicato da Fim e Uilm (129) non corrisponde al vero: sono infatti 125. È comunque significativo che Fim e Uilm – a tempo scaduto e a tre mesi dall’accordo – riconoscano che il pronunciamento delle Rsu era necessario».

Resta il fatto, sostiene la Fiom, che al momento della firma dell’accordo separato del 1° aprile la grande maggioranza dei lavoratori non l’ha sottoscritto e che, una settimana dopo, la maggioranza assoluta delle stesse Rsu ha firmato un documento che lo respingeva e chiedeva la riapertura delle trattative. Così come rimane il fatto che Fim e Uilm hanno poi impedito che l’accordo separato fosse sottoposto a referendum, mentre solo il voto di tutti i lavoratori avrebbe potuto eventualmente modificare il giudizio negativo delle rappresentanze sindacali unite. Infatti, dal 1996 tutti i precedenti accordi aziendali sono stati approvati prima con il voto delle Rsu, poi con il referendum. «Questa procedura è stata praticata anche nel 2004, nonostante che all’inizio ci fossero piattaforme separate. Soltanto in questa occasione questa procedura democratica è stata resa impraticabile da Fim e Uilm».
Secondo la Fiom Essendo l’accordo separato non è legale perchè privo di questi requisiti di legittimità e di validazione democratica. «Ciò nonostante, l’azienda ne ha imposto l’applicazione». Per questa ragione i metalmeccanici della Cgil hanno chiesto al Giudice del lavoro di Venezia di condannare Fincantieri per comportamento antisindacale.

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Fincantieri, a Monfalcone varata la Azura

Un momento della cerimonia del varo con la madrina Amanda Woods, moglie del comandante dell'Azura

Un momento della cerimonia del varo con la madrina Amanda Dowds, moglie del comandante dell'Azura

Giornate convulsive quelle che sta attraversando Fincantieri. Da una parte i vertici societari impegnati a rispondere alla citazione in giudizio da parte della Fiom per aver sottoscritto il contratto integrativo senza la firma della rappresentanza sindacale della Cgil; dall’altra continua l’attività operativa del gruppo che oggi a Monfalcone ha varato “Azura”, la nuova ammiraglia della P & O Cruises, che fra meno di un anno verrà consegnata al brand che fa capo al colosso statunitense Carnival. Si tratta di una nave gemella della Ventura, consegnata alla compagnia americana lo scorso anno.

Alla cerimonia erano presenti, tra gli altri, per la società armatrice, David Dingle, CEO di Carnival UK e Nigel Esdale, managing director di P&O Cruises e per Fincantieri, Paolo Capobianco, direttore dello stabilimento di Monfalcone. Madrina del varo è stata Amanda Dowds, moglie di Keith Dowds che sarà il comandante della nuova ammiraglia. Con le sue 116mila tonnellate di stazza lorda, una lunghezza di 290 metri e la possibilità di ospitare nelle sue 2.180 cabine 3.118 ospiti oltre a 1.265 dell’equipaggio, Azura sarà un capolavoro dello stile italiano, un mix perfetto di alta tecnologia, eleganza e servizi esclusivi.

Con il varo di questa nuova nave cresce e si consolida ulteriormente il legame di Fincantieri con P&O Cruises, un brand prestigioso, caratterizzato da un target di clientela particolarmente elevato e rivolto a un mercato, quello britannico, tra i più attivi ed eleganti al mondo, che negli ultimi anni ha registrato interessanti margini di crescita. “Azura” è la terza nave che Fincantieri realizza per P&O Cruises, la prima è stata “Arcadia”, 82mila tonnellate, costruita a Marghera nel 2005, seguita da “Ventura”, 114mila tonnellate che è stata consegnata proprio a Monfalcone nel 2008 e finora ammiraglia della flotta.
La nuova unità offrirà una vasta gamma di intrattenimenti a bordo, tra cui teatri, piscine, negozi, centro benessere, ristoranti e un’ampia area riservata agli amanti dello sport: dal calcio al tennis fino al campo da golf e un trampolino per bungee jumping.

Tornando alla citazione in giudizio, Fincantieri fa sapere che, se la domanda del “sindacato ostile” fosse accolta, sarebbe pronta a chiedere un risarcimento di 20 milioni di euro per i danni subiti a causa degli scioperi attuati dalla Fiom, che hanno portato all’annullamento della cerimonia di consegna a Marghera di Costa Luminosa e hanno messo in dubbio nel mondo armatoriale le capacità produttive del gruppo triestino.

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Fincantieri, la ricetta di Bono per battere la crisi

Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri

Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri

Fincantieri ha in mente due mosse per uscire fuori dalla crisi. Da un lato rendere i prezzi delle navi sempre più competitivi e dall’altro sviluppi sinergie finanziarie più strette con il suo principale cliente, il gruppo statunitense Carnival e con la sua controllata italiana, Costa Crociere. Queste le strategie per il prossimo futuro, annunciate dall’amministratore delegato della holding triestina Giuseppe Bono, a margine della doppia cerimonia di battesimo delle navi Pacifica e Luminosa, le due navi da crociera battezzate contemporaneamente a Genova venerdì scorso. 

«Abbassare i prezzi delle navi – ha spiegato il manager calabrese – serve a stimolare gli armatori a rinnovare le loro flotte», annunciando poi il ricorso nel prossimo futuro a periodi di cassa integrazione ordinaria in alcuni cantieri colpiti dal calo delle commesse. Tra gli esempi di sinergia finanziaria, oltre al prestito della Banca europea per gli investimenti da 550 milioni ottenuto nei giorni scorsi da Costa a sostegno del suo piano di investimenti da 2,4 miliardi di euro per 5 nuove navi entro il 2012, Bono ha confermato anche i contatti tra Carnival e Sace, l’agenzia del ministero dello Sviluppo economico che assicura il credito all’esportazione anticipati il 5 giugno dal Sole 24 Ore.
Si tratta dell’apertura di una linea di credito a favore di Carnival per la costruzione di navi nel nostro Paese. «Si tratterebbe però – ha precisato l’ad di Fincantieri – solo di un prerequisito per la definizione dell’operazione».

L’annunciato ricorso alla cassa integrazione non aiuta a rasserenare i rapporti fra il gruppo cantieristico e il sindacato dei metalmeccanici della Cgil che non ha sottoscritto il contratto integrativo del 1° aprile. In realtà il Coordinamento nazionale Fiom ha deciso un pacchetto di 8 ore di sciopero dei lavoratori Fincantieri e delle ditte di appalto, da effettuare entro la metà di luglio, «utilizzando il massimo dell’articolazione possibile per massimizzare l’efficacia delle astensioni dal lavoro; lo sciopero dello straordinario e delle flessibilità».  Il sindacato ha fatto sapere che «eventuali intese a livello di stabilimento su problemi specifici non dovranno avere nessun riferimento all’accordo separato del 1° aprile», di cui i lavoratori aderenti non riconoscono la validità «non essendo stato approvato dalle Rsu e dai lavoratori del gruppo».

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Fincantieri, la Fiom domani non ostacolerà la consegna della Pacifica

Lo stabilimento Fincantieri di Genova - Riva Trigoso

Lo stabilimento Fincantieri di Genova - Riva Trigoso

La cerimonia di consegna della Costa Pacifica, domani a Genova, non sarà ostacolata in alcun modo dai lavoratori Fincantieri della Fiom. La rassicurazione è di Franco Grondona, segretario genovese dei metalmeccanici della Cgil, che ha escluso nell’occasione qualsiasi iniziativa di protesta, compresi volantinaggi. «Non abbiamo mai pensato di bloccare la consegna di una nave. Il varo – ha detto – è un momento di festa per tutti i lavoratori». Alla cerimonia di domani saranno presenti il presidente del gruppo cantieristico triestino Corrado Antonini, l’amministratore delegato Giuseppe Bono e il presidente di Costa Crociere Pierluigi Foschi.

«Questo non significa che non ci sia un contenzioso con l’azienda – ha precisato il sindacalista -. Chi ha pensato che potesse esserci un blocco non conosce la Fiom Genova. Forse si faranno una o due ore di sciopero il 5 giugno, all’interno dello stabilimento, in occasione della cerimonia di battesimo nel porto di Genova delle due navi della Costa: non per rovinare la festa, ma per rimarcare il fatto che l’accordo poteva essere migliorato e soprattutto che c’è un problema di carichi di lavoro».

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Viespoli, su integrativo Fincantieri pronti ad aprire un tavolo

Pasquale Viespoli, sottosegretario al Welfare

Pasquale Viespoli, sottosegretario al Welfare

Palazzo Chigi sta seguendo con la massima attenzione la vertenza relativa al rinnovo del contratto integrativo di Fincantieri (che il 1° aprile è stato sottoscritto da Fim, Uilm, Ugl metalmeccanici ma non dalla Fiom, che è il sindacato con maggiori iscritti nella categoria), anche se bisogna tenere «distinti il piano rimesso all’autonomia delle parti e quello più specificamente attinente alla sfera di intervento governativo, che rappresenterebbe altrimenti una indebita ingerenza». Lo ha riferito ieri il sottosegretario al Welfare Pasquale Viespoli, rispondendo in commissione Lavoro a Palazzo Madama all’interrogazione di Paolo Nerozzi del Pd. Il governo conferma «la massima disponibilità ad aprire, ove richiesto, un tavolo di confronto con le parti coinvolte, onde superare le divergenze emerse». 

Assolutamente insoddisfatto il rappresentante del centrosinistra, in quanto le risposte non forniscono alcuna risposta ai quesiti da lui posti. Il contratto è stato siglato senza «coinvolgere una sigla sindacale, si riferisce a una posizione della maggioranza delle RSU del gruppo Fincantieri, che aveva bocciato l’accordo, chiedendo una riapertura del negoziato».
Intanto oggi lo sciopero indetto dai metalmeccanici della Cgil in tutti gli stabilimenti del gruppo triestino ha fatto registrare secondo quanto riferisce la Fiom «un’adesione del 90%. Stando alle notizie che giungono da tutte le sedi di Fincantieri, la riuscita dello sciopero di otto ore proclamato per oggi dalla Fiom è pressoché totale e, comunque, superiore al 90%. Si calcola – si legge in una nota – che solo poche centinaia di lavoratori sugli 8mila dipendenti diretti abbiano varcato, stamattina, i cancelli degli stabilimenti. Stando a queste stesse prime notizie, l’iniziativa di lotta della Fiom ha coinvolto con successo anche i dipendenti delle ditte di appalto.»

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Fiom, domani sciopero di otto ore in Fincantieri

Il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, responsabile per la cantieristica navale, è il 2° da sinistra

Il segretario nazionale della Fiom Giorgio Cremaschi, responsabile per la cantieristica navale, è il 2° da sinistra

La Fiom-Cgil ha indetto per domani uno sciopero nazionale di otto ore del gruppo Fincantieri. «Nell’ambito della giornata di lotta si legge in un comunicato sindacale –  si svolgerà a Trieste, ove ha sede la Direzione del gruppo, una manifestazione nazionale cui sono chiamati a partecipare i lavoratori degli otto cantieri navali e delle sedi impiegatizie che lo compongono, oltre a quelli delle società collegate. “Non ci possono cancellare. Noi costruiamo le navi, noi decidiamo sugli accordi”: questo è lo slogan dell’iniziativa indetta per portare avanti la vertenza per l’integrativo di gruppo. Vertenza che, per la Fiom, è ancora aperta dal momento l’accordo separato, firmato dall’Azienda con Fim-Cisl, Uilm-Uil e Ugl metalmeccanici, non è stata sottoposta al voto dei lavoratori, mentre la maggioranza assoluta delle Rsu ha sottoscritto un testo di non accettazione dell’accordo». Il comizio si concluderà con l’intervento di Giorgio Cremaschi, segretario nazionale Fiom-Cgil responsabile per la cantieristica navale.

Intanto il coordinamento nazionale dei metalmeccanici della Cgil pochi giorni fa si è riunito a Monfalcone per fare il punto della situazione a cinquanta giorni dalla scelta di non siglare l’intesa sull’integrativo. In questi lasso di tempo le assemblee e le iniziative di mobilitazione hanno confermato il dissenso totale in tutti i cantieri rispetto a quanto firmato. Fincantieri «ha cercato di correggere alcuni punti dell’accordo, per rispondere alle proteste dei lavoratori. Queste modifiche sono insufficienti, ma dimostrano che l’accordo può essere cambiato. In questi due mesi l’Azienda ha continuato il suo attacco alla contrattazione e ai diritti dei lavoratori. Si vuole negare la contrattazione con i sindacati e con le Rsu fondata sulla democrazia e il consenso dei lavoratori».


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Nerozzi (Pd): congelare l’integrativo Fincantieri

Paolo Nerozzi è stato fino allo scorso anno segretario confederale della Cgil

Paolo Nerozzi è stato fino allo scorso anno segretario confederale della Cgil

È attesa per giovedì mattina, in commissione Lavoro al Senato, la risposta del ministro Sacconi all’interrogazione di Paolo Nerozzi del Pd, che recentemente aveva chiesto di congelare il contratto integrativo di Fincantieri registrato il 1° aprile scorso, sottoscritto dai metalmeccanici di Fim e Uilm, ma non da quelli della Fiom che è il sindacato più rappresentativo del settore.
«Data la particolare situazione economica e finanziaria che investe il sistema produttivo delle imprese italiane e che potrebbe coinvolgere anche lo stesso gruppo Fincantieri – si legge nel documento presentato dall’ex componente del direttivo della segreteria generale della Cgil – sarebbe auspicabile convocare le parti sociali» per preparare un terreno di confronto «utile al superamento di tale vicenda, quale condizione necessaria per un sereno sviluppo delle relazioni sindacali e industriali in azienda». 

Nerozzi invita il ministro del Lavoro a «coinvolgere le organizzazioni sindacali nella stesura di un atto normativo utile alla definizione di regole condivise sull’esercizio della consultazione dei lavoratori in sede di accordi aziendali e di categoria, nonché di rappresentanza sindacale, anche a partire dal testo sindacale unitario di accordo di riforma del sistema della contrattazione».

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Nerozzi (Pd): congelare l'integrativo Fincantieri

Paolo Nerozzi è stato fino allo scorso anno segretario confederale della Cgil

Paolo Nerozzi è stato fino allo scorso anno segretario confederale della Cgil

È attesa per giovedì mattina, in commissione Lavoro al Senato, la risposta del ministro Sacconi all’interrogazione di Paolo Nerozzi del Pd, che recentemente aveva chiesto di congelare il contratto integrativo di Fincantieri registrato il 1° aprile scorso, sottoscritto dai metalmeccanici di Fim e Uilm, ma non da quelli della Fiom che è il sindacato più rappresentativo del settore.
«Data la particolare situazione economica e finanziaria che investe il sistema produttivo delle imprese italiane e che potrebbe coinvolgere anche lo stesso gruppo Fincantieri – si legge nel documento presentato dall’ex componente del direttivo della segreteria generale della Cgil – sarebbe auspicabile convocare le parti sociali» per preparare un terreno di confronto «utile al superamento di tale vicenda, quale condizione necessaria per un sereno sviluppo delle relazioni sindacali e industriali in azienda». 

Nerozzi invita il ministro del Lavoro a «coinvolgere le organizzazioni sindacali nella stesura di un atto normativo utile alla definizione di regole condivise sull’esercizio della consultazione dei lavoratori in sede di accordi aziendali e di categoria, nonché di rappresentanza sindacale, anche a partire dal testo sindacale unitario di accordo di riforma del sistema della contrattazione».

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Fincantieri, l’atteggiamento della Fiom mette a rischio le commesse di Costa Crociere

 

Pierluigi Foschi, amministratore delegato di Costa Crociere

Pierluigi Foschi, amministratore delegato di Costa Crociere

Il perdurare della conflittualità sindacale e dell’atteggiamento della Fiom sul rinnovo del contratto integrativo dei lavoratori della cantieristica navale rischia di mettere in crisi il rapporto fiduciario fra il colosso crocieristico americano Carnival e Fincantieri. Un vero e proprio pericolo, in realtà, non è dietro l’angolo, nel senso che le commesse fra il gruppo cantieristico triestino e Costa Crociere (brand di punta in Europa della multinazionale a stelle e strisce) fino al 2012 sono in cassaforte. 

Ma sul futuro meno immediato, nei giorni scorsi, Pierluigi Foschi, amministratore delegato della compagnia di navigazione genovese, è stato chiaro. «Se si pongono incertezze nell’affidamento dei cantieri è chiaro che pensare a nuovi ordinativi può sollevare dubbi. È per questo che sono molto preoccupato – ha detto – se tale affidamento non verrà garantito e la sollevazione continuerà. Qualche conseguenza, tutto ciò, di certo l’avrà. Non stiamo parlando di biciclette, ma di grandi navi e frustrare l’entusiasmo è la cosa peggiore che possa succedere in questo momento».

Parole queste che fanno il paio con quelle di una settimana fa, quando lo stesso Foschi aveva raccontato dell’incredulità di Mickey Arison, presidente di Carnival plc, basito di fronte alla manifestazione sindacale a Marghera, in concomitanza della consegna della Luminosa. «Ma che razza di Paese è questo? – aveva chiesto il manager statunitense, che già un mese fa fu costretto in albergo a Venezia alcune ore, sempre a causa di un’assemblea sindacale  davanti a Fincantieri. «È incomprensibile assistere a ciò in un momento come questo di crisi mondiale in cui molti cantieri navali sono vuoti».

Ma la Fiom non ci sta a recitare la parte di «quelli che vogliono mettere a rischio il futuro dell’impresa». La sigla che rappresenta i metalmeccanici della Cgil, che non ha firmato l’accordo, chiede che, così come avvenuto in altre aziende in casi analoghi, anche in Fincantieri venga indetto un referendum tra tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, con l’impegno delle organizzazioni sindacali a considerarne l’esito vincolante per i loro comportamenti. In questo caso ci si è assunti  «la responsabilità di firmare e legittimare un accordo separato al di fuori di tutte le regole esistenti sulla validazione della contrattazione aziendale».

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Fincantieri, l'atteggiamento della Fiom mette a rischio le commesse di Costa Crociere

 

Pierluigi Foschi, amministratore delegato di Costa Crociere

Pierluigi Foschi, amministratore delegato di Costa Crociere

Il perdurare della conflittualità sindacale e dell’atteggiamento della Fiom sul rinnovo del contratto integrativo dei lavoratori della cantieristica navale rischia di mettere in crisi il rapporto fiduciario fra il colosso crocieristico americano Carnival e Fincantieri. Un vero e proprio pericolo, in realtà, non è dietro l’angolo, nel senso che le commesse fra il gruppo cantieristico triestino e Costa Crociere (brand di punta in Europa della multinazionale a stelle e strisce) fino al 2012 sono in cassaforte. 

Ma sul futuro meno immediato, nei giorni scorsi, Pierluigi Foschi, amministratore delegato della compagnia di navigazione genovese, è stato chiaro. «Se si pongono incertezze nell’affidamento dei cantieri è chiaro che pensare a nuovi ordinativi può sollevare dubbi. È per questo che sono molto preoccupato – ha detto – se tale affidamento non verrà garantito e la sollevazione continuerà. Qualche conseguenza, tutto ciò, di certo l’avrà. Non stiamo parlando di biciclette, ma di grandi navi e frustrare l’entusiasmo è la cosa peggiore che possa succedere in questo momento».

Parole queste che fanno il paio con quelle di una settimana fa, quando lo stesso Foschi aveva raccontato dell’incredulità di Mickey Arison, presidente di Carnival plc, basito di fronte alla manifestazione sindacale a Marghera, in concomitanza della consegna della Luminosa. «Ma che razza di Paese è questo? – aveva chiesto il manager statunitense, che già un mese fa fu costretto in albergo a Venezia alcune ore, sempre a causa di un’assemblea sindacale  davanti a Fincantieri. «È incomprensibile assistere a ciò in un momento come questo di crisi mondiale in cui molti cantieri navali sono vuoti».

Ma la Fiom non ci sta a recitare la parte di «quelli che vogliono mettere a rischio il futuro dell’impresa». La sigla che rappresenta i metalmeccanici della Cgil, che non ha firmato l’accordo, chiede che, così come avvenuto in altre aziende in casi analoghi, anche in Fincantieri venga indetto un referendum tra tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori, con l’impegno delle organizzazioni sindacali a considerarne l’esito vincolante per i loro comportamenti. In questo caso ci si è assunti  «la responsabilità di firmare e legittimare un accordo separato al di fuori di tutte le regole esistenti sulla validazione della contrattazione aziendale».

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Fincantieri consegnerà la Luminosa senza celebrazioni

Lo stabilimento Fincantieri di Marghera dove è stata costruita la Costa Luminosa

Lo stabilimento Fincantieri di Marghera dove è stata costruita la Costa Luminosa

Dopodomani nello stabilimento di Marghera, Fincantieri consegnerà a Costa Crociere la Luminosa, (che sarà l’unità di punta della flotta della compagnia genovese) ma senza la rituale festa per celebrare l’evento. La non facile decisione della holding triestina, leader mondiale nella costruzione delle navi da crociere, «nasce dalla seria e fondata preoccupazione che quella che avrebbe dovuto essere una giornata di festa potesse essere pesantemente condizionata da forme di protesta abnorme preannunciate dalla Fiom nell’ambito della propria lotta contro il rinnovo del contratto integrativo aziendale sottoscritto lo scorso 1° aprile da Fim, Uilm e Ugl. Le agitazioni avrebbero impedito il regolare svolgimento della giornata, causando non pochi disagi a tutti gli ospiti e alle famiglie degli stessi lavoratori». 

È la prima volta che, nella storia secolare dell’azienda, una cerimonia di consegna viene annullata per scongiurare che lo stato di agitazione di una seppur nutrita componente sindacale possa trasformare una festa in una spettacolarizzazione delle tensioni. «Fincantieri – si legge in un comunicato dell’azienda – si scusa con tutti gli invitati alla cerimonia e con i lavoratori che, penalizzati da questa decisione, nella stragrande maggioranza dei casi non condividono gli atteggiamenti prevaricanti che l’hanno determinata».

Lo sciopero è un diritto del lavoratore e, come tale, è pienamente rispettato dall’azienda. Tuttavia le azioni di lotta non dovrebbero essere indirizzate a un’esasperazione delle tensioni come negli ultimi mesi è purtroppo avvenuto tra la Fiom da un lato e l’azienda e le altre componenti sindacali dall’altro. Tanto più grave se questo avviene in occasione di eventi che, invece, dovrebbero costituire motivo di orgoglio e soddisfazione per tutti. 

«Tra le finalità dello sciopero, com’è noto, c’è quella di arrecare un danno economico all’azienda tramite la mancata prestazione lavorativa. Spesso, tuttavia – continua la nota – certi comportamenti sembrano indirizzati a provocare danni più gravi, specialmente quando vengono messi in essere in momenti in cui intervengono le società clienti. Fincantieri si adopererà in ogni modo affinché le relazioni con i propri clienti si mantengano su un piano di buona e fattiva collaborazione, ma sente il dovere di sottolineare che, soprattutto in un momento di crisi come quello che tutto il mondo sta attraversando, deve poter dimostrare la piena possibilità di soddisfare i propri impegni nei tempi e nei modi usuali».

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NCA, il Tavolo al ministero riprende senza i sindacati

Il futuro dei Nuovi Cantieri Apuania appare sempre più incerto senza un intervento pubblico

Il futuro dei Nuovi Cantieri Apuania appare sempre più incerto senza un intervento pubblico

Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola ha convocato per domani a Roma un incontro con le istituzioni locali (Comune di Carrara, Provincia e Regione Toscana) per analizzare il futuro dei Nuovi Cantieri Apuania. Al tavolo non sono stati invitato i rappresentanti sindacali. «Dopo sette mesi di silenzio – fa sapere la Fiom Cgil in un comunicato – tutto ciò è scandaloso e inaccettabile e fanno bene i lavoratori di Nca a reagire con uno sciopero e con un presidio che si terrà davanti alla sede del ministero durante l’incontro». 

La discussione sul futuro dello stabilimento di Marina di Carrara, denuncia Sandro Bianchi, coordinatore nazionale per la cantieristica navale «non coinvolge solo le istituzioni, il cui ruolo è importantissimo, ma deve necessariamente coinvolgere i sindacati. La mancata convocazione della Rsu e dei sindacati territoriali e nazionali, comunque inaccettabile, è tanto più grave di fronte al fatto che nel precedente e unico incontro al Ministero – nel mese di settembre 2008 -, i sindacati, la Rsu, il Comune, la Provincia e la Regione avevano presentato una proposta comune relativa all’ingresso di Nca in Fincantieri».

Scajola, anzichè assumersi le sue responsabilità in quanto azionista sia di Nca che di Fincantieri, aggiunge il sindacalista, «ha liquidato la proposta esibendo una lettera dell’amministratore delegato di Fincantieri. Ora esclude dal confronto i sindacati, con l’evidente scopo di delegittimarli. Quella Nca è una vertenza sindacale e i sindacati non hanno nessuna intenzione di rinunciare a esserne i legittimi titolari». Per questo motivo, «rinnoviamo la richiesta, già ripetutamente avanzata, di essere convocati. Il governo deve sapere che la vertenza Nca non si chiuderà fino a quando l’esecutivo stesso non avrà garantito che i Nuovi Cantieri Apuania restino un’azienda pubblica e che il settore navalmeccanico, come e’ avvenuto per altri settori industriali, sia aiutato a fronteggiare la crisi con specifici provvedimenti di sostegno».

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Uilm, la Fiom su Fincantieri diffonde notizie false

Lo stabilimento Fincantieri di Ancona

Le consultazione dei lavoratori negli stabilimenti Fincantieri finiranno il 28 aprile

Quando la Fiom sostiene che l’integrativo è stato bocciato dalle assemblee dei lavoratori diffonde notizie false. La Uilm va all’attacco della sigla della Cgil dei metalmeccanici, unica componente sindacale a non aver sottoscritto l’accordo sul rinnovo del contratto di Fincantieri. «L’intesa – si legge in una nota – è stata apprezzata con un altissimo gradimento dagli addetti dell’azienda cantieristica che hanno reso vive e partecipate tutte le assemblee svolto nei siti della società in questione. Purtroppo, per la Fiom emerge un vecchio vizio: quando non riesce a prendere una decisione a vantaggio dei metalmeccanici, tenta di inficiare il risultato conquistato con bugie e controinformazione. La Uilm – continua il comunicato – diffida formalmente la Fiom dall’uso di questi metodi che sanno di epoche passate e di sistemi sconfitti dalla storia».
E nei vari stabilimenti del gruppo cantieristico triestino le consultazioni stanno continuando. Lo ha ribadito nel fine settimana Bruno Vitali, segretario nazionale della Fim-Cisl, sottolineando che «c’è grande partecipazione dei lavoratori alle assemblee Fim e Uilm per l’illustrazione dell’accordo aziendale del primo aprile scorso. Finora si sono svolte assemblee informative nei cantieri di Riva Trigoso, Muggiano, Sestri Ponente, Isotta Fraschini di Bari, Monfalcone e nella sede di Genova e Cetena». Entro il 28 aprile si completerà il ciclo di assemblee nei cantieri di Ancona, Castellamare di Stabia, Palermo, Marghera e nelle sedi di Trieste, Orizzonte Sistemi Navali. Dopo la parola andrà agli iscritti.

L’accordo siglato da Fim e Uilm il 1° aprile prevede un nuovo premio di risultato di 1.500 euro, che si aggiunge al pregresso e che nel caso di ricorso a strumenti congiunturali, come la cassa integrazione ordinaria, garantisce la maturazione delle ferie, i par e i ratei di 13 mensilità, il premio di produzione e riconosce per il personale in cig i ticket restaurant e un rimborso giornaliero di 5 euro per le spese di viaggio, a fronte dell’avvio di percorsi formativi.

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Cremaschi: l’accordo su Fincantieri non ha il consenso dei lavoratori

Giorgio Cremaschi, segretario generale della Fiom

Giorgio Cremaschi, segretario generale della Fiom

«L’accordo separato sul contratto integrativo di Fincantieri è, in sostanza, privo di qualsiasi legittimazione e consenso». Ad esprimersi in questi termini è Giorgio Cremaschi, segretario generale della Fiom Cgil, dopo la bocciatura del testo nelle assemblee di Fim e Uilm. Le riunioni indette insieme dalla Fim e dalla Uilm per illustrare i contenuti dell’accordo separato del 1° aprile che si sono svolte in diversi cantieri del gruppo, a Riva Trigoso, a Sestri Ponente, al Muggiano, a Monfalcone, riferisce la Fiom, «hanno registrato una sonora bocciatura dell’intesa che veniva presentata».

«Alle assemblee retribuite c’è stata un’altissima partecipazione. Invece, nelle quelle  convocate da Fim e Uilm con sciopero, come a Sestri Ponente, la presenza è stata scarsissima, a differenza di quelle svolte pochi giorni prima dalla Fiom. In tutti i cantieri dove si sono presentate – fa sapere il sindacato della Cgil – la Fim e la Uilm hanno subito dure critiche e contestazioni da parte dei lavoratori sia sul merito dell’accordo, sia sul fatto che queste organizzazioni hanno impedito il referendum e finora non hanno neanche riconosciuto il pronunciamento della maggioranza assoluta delle Rsu del gruppo. Il punto più contestato dell’accordo separato – ricorda la Fiom – è quello del salario. I lavoratori chiedono che venga spiegato che cosa debbono fare per poter raggiungere i 1.500 euro del premio di efficienza. Ma a questa domanda per Fim e Uilm è impossibile rispondere dato che neanche la Fincantieri al tavolo della trattativa ha saputo dare una risposta».

Molto contestato anche il tentativo di Fim e Uilm di far passare il pagamento degli arretrati della vecchia produttività come se fosse una “una tantum” di cui per la prima volta nella storia del gruppo non c’è alcuna traccia. «A questo punto – ha ribadito Cremaschi – sarebbe necessario che Fim e Uilm prendessero atto della realtà. Il loro accordo non passa nemmeno nelle loro assemblee. Il dissenso dei lavoratori è totale. Chiediamo a Fim e Uilm una scelta di consapevole coraggio: ritirate la firma e tornate con noi a chiedere la riapertura del tavolo».

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Cremaschi: l'accordo su Fincantieri non ha il consenso dei lavoratori

Giorgio Cremaschi, segretario generale della Fiom

Giorgio Cremaschi, segretario generale della Fiom

«L’accordo separato sul contratto integrativo di Fincantieri è, in sostanza, privo di qualsiasi legittimazione e consenso». Ad esprimersi in questi termini è Giorgio Cremaschi, segretario generale della Fiom Cgil, dopo la bocciatura del testo nelle assemblee di Fim e Uilm. Le riunioni indette insieme dalla Fim e dalla Uilm per illustrare i contenuti dell’accordo separato del 1° aprile che si sono svolte in diversi cantieri del gruppo, a Riva Trigoso, a Sestri Ponente, al Muggiano, a Monfalcone, riferisce la Fiom, «hanno registrato una sonora bocciatura dell’intesa che veniva presentata».

«Alle assemblee retribuite c’è stata un’altissima partecipazione. Invece, nelle quelle  convocate da Fim e Uilm con sciopero, come a Sestri Ponente, la presenza è stata scarsissima, a differenza di quelle svolte pochi giorni prima dalla Fiom. In tutti i cantieri dove si sono presentate – fa sapere il sindacato della Cgil – la Fim e la Uilm hanno subito dure critiche e contestazioni da parte dei lavoratori sia sul merito dell’accordo, sia sul fatto che queste organizzazioni hanno impedito il referendum e finora non hanno neanche riconosciuto il pronunciamento della maggioranza assoluta delle Rsu del gruppo. Il punto più contestato dell’accordo separato – ricorda la Fiom – è quello del salario. I lavoratori chiedono che venga spiegato che cosa debbono fare per poter raggiungere i 1.500 euro del premio di efficienza. Ma a questa domanda per Fim e Uilm è impossibile rispondere dato che neanche la Fincantieri al tavolo della trattativa ha saputo dare una risposta».

Molto contestato anche il tentativo di Fim e Uilm di far passare il pagamento degli arretrati della vecchia produttività come se fosse una “una tantum” di cui per la prima volta nella storia del gruppo non c’è alcuna traccia. «A questo punto – ha ribadito Cremaschi – sarebbe necessario che Fim e Uilm prendessero atto della realtà. Il loro accordo non passa nemmeno nelle loro assemblee. Il dissenso dei lavoratori è totale. Chiediamo a Fim e Uilm una scelta di consapevole coraggio: ritirate la firma e tornate con noi a chiedere la riapertura del tavolo».

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