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Ristrutturazione dei cantieri di Danzica, c’è l’ok di Bruxelles
Pubblicato da Redazione il 23 luglio 2009 alle ore 10:00 |
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Neelie Kroes, commissario Ue alla Concorrenza e mercato
«È stato uno dei più lunghi e difficili casi che ho dovuto affrontare, ma sono lieta per la soluzione costruttiva che abbiamo trovato, in modo da salvare questo eccezionale cantiere e tutte le persone che ci lavorano». Con queste parole il commissario Ue alla Concorrenza, l’olandese Neelie Kroes, ha comunicato ieri il via libera di Bruxelles al piano d’aiuti per per ristrutturare i cantieri navali di Danzica, in Polonia. L’importo approvato dalla Commissione ammonta a 251 milioni di euro, di cui una parte sono ancora da erogare.
Finisce così nel migliore dei modi una questione molto delicata, iniziata con un’indagine dell’Ue quattro anni fa. «Abbiamo compiuto un notevole sforzo – ha precisato – per assicurare che il cantiere sia autosufficiente per molti anni a venire. Una vera ristrutturazione è l’unico modo per assicurare posti di lavoro stabili per i dipendenti dello stabilimento». Il valore complessivo del piano d’aiuti di Varsavia è di 251 milioni. Di questi, 94 sono già stati stanziati 94 nel 2004, quando la Polonia fece il suo ingresso nell’Europa a 25 (ora sono 27 gli stati membri), mentre altri 35 sono di prossima erogazione. Al totale mancano 112 milioni, sotto forma di aiuti all’export, di cui 80 già incassati dal cantiere e altri 42 da ottenee nel quadriennio 2009 – 2012.
La Commissione ha voluto ricordare, comunque, che gli aiuti concessi dal 2002 «hanno determinato una sostanziale distorsione della concorrenza nel mercato della costruzione navale e che il piano di ristrutturazione approvato include pertanto una diminuzione della capacità produttiva dello stabilimento con la chiusura di due dei tre bacini del cantiere». Per questo i cantieri di Danzica si sono impegnati a produrre un massimo di 100mila tonnellate di stazza lorda all’anno.
Ristrutturazione dei cantieri di Danzica, c'è l'ok di Bruxelles
Pubblicato da Redazione il 23 luglio 2009 alle ore 10:00 |
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Neelie Kroes, commissario Ue alla Concorrenza e mercato
«È stato uno dei più lunghi e difficili casi che ho dovuto affrontare, ma sono lieta per la soluzione costruttiva che abbiamo trovato, in modo da salvare questo eccezionale cantiere e tutte le persone che ci lavorano». Con queste parole il commissario Ue alla Concorrenza, l’olandese Neelie Kroes, ha comunicato ieri il via libera di Bruxelles al piano d’aiuti per per ristrutturare i cantieri navali di Danzica, in Polonia. L’importo approvato dalla Commissione ammonta a 251 milioni di euro, di cui una parte sono ancora da erogare.
Finisce così nel migliore dei modi una questione molto delicata, iniziata con un’indagine dell’Ue quattro anni fa. «Abbiamo compiuto un notevole sforzo – ha precisato – per assicurare che il cantiere sia autosufficiente per molti anni a venire. Una vera ristrutturazione è l’unico modo per assicurare posti di lavoro stabili per i dipendenti dello stabilimento». Il valore complessivo del piano d’aiuti di Varsavia è di 251 milioni. Di questi, 94 sono già stati stanziati 94 nel 2004, quando la Polonia fece il suo ingresso nell’Europa a 25 (ora sono 27 gli stati membri), mentre altri 35 sono di prossima erogazione. Al totale mancano 112 milioni, sotto forma di aiuti all’export, di cui 80 già incassati dal cantiere e altri 42 da ottenee nel quadriennio 2009 – 2012.
La Commissione ha voluto ricordare, comunque, che gli aiuti concessi dal 2002 «hanno determinato una sostanziale distorsione della concorrenza nel mercato della costruzione navale e che il piano di ristrutturazione approvato include pertanto una diminuzione della capacità produttiva dello stabilimento con la chiusura di due dei tre bacini del cantiere». Per questo i cantieri di Danzica si sono impegnati a produrre un massimo di 100mila tonnellate di stazza lorda all’anno.
Inquinamento portuale, ultimo avviso per l’Italia da Bruxelles
Pubblicato da Redazione il 15 maggio 2009 alle ore 13:30 |
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Palazzo Berlaymont, quartier generale della Commissione Ue a Bruxelles
Il nostro Paese è a un passo dal ricevere un rinvio alla Corte di giustizia europea per la mancata ottemperanza di una sentenza dell’organismo di Lussemburgo sull’approvazione e attuazione di piani di raccolta e di gestione dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico. L’ultimatum della Commissione Ue è arrivato ieri, in un “parere motivato ” all’Italia sugli impianti portuali di raccolta per la prevenzione dell’inquinamento del mare.
Nella sentenza del 25 settembre dello scorso anno, l’Alta corte che a sede in Lussemburgo, ha statuito che l’Italia ha omesso di attuare adeguatamente una direttiva (si tratta di quella 2000/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 novembre 2000, relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui del carico (GU L 332 del 28.12.2000, pag. 81). Lo scopo è quello è ridurre gli scarichi in mare di rifiuti prodotti dalle navi e di residui del carico da parte delle navi che usano i porti comunitari.
A tal fine la direttiva prevede il miglioramento della disponibilità e dell’uso di impianti portuali destinati alla raccolta e alla gestione di questo tipo di rifiuti e residui, rafforzando in questo modo la protezione dell’ambiente marittimo. Una delle disposizioni principali della direttiva riguarda l’elaborazione, l’approvazione e l’applicazione di piani di raccolta e di gestione dei rifiuti prodotti dalle navi per ciascun porto.
Mentre la direttiva doveva essere attuata entro il 27 dicembre 2002, nel 2008, quando è stata resa la sentenza della Corte, moltissimi porti italiani non avevano ancora un piano di raccolta e gestione dei rifiuti delle navi. Nonostante le recenti iniziative delle autorità italiane, la situazione rimane a oggi sostanzialmente invariata. Ragion per cui Bruxelles ha dato all’Italia un’ultima possibilità di porre rimedio alla situazione prima di ricorrere nuovamente dinanzi alla Corte di giustizia perché infligga al nostro Paese una penalità finanziaria per mancata ottemperanza della sentenza succitata.
Inquinamento portuale, ultimo avviso per l'Italia da Bruxelles
Pubblicato da Redazione il 15 maggio 2009 alle ore 13:30 |
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Palazzo Berlaymont, quartier generale della Commissione Ue a Bruxelles
Il nostro Paese è a un passo dal ricevere un rinvio alla Corte di giustizia europea per la mancata ottemperanza di una sentenza dell’organismo di Lussemburgo sull’approvazione e attuazione di piani di raccolta e di gestione dei rifiuti prodotti dalle navi e dei residui del carico. L’ultimatum della Commissione Ue è arrivato ieri, in un “parere motivato ” all’Italia sugli impianti portuali di raccolta per la prevenzione dell’inquinamento del mare.
Nella sentenza del 25 settembre dello scorso anno, l’Alta corte che a sede in Lussemburgo, ha statuito che l’Italia ha omesso di attuare adeguatamente una direttiva (si tratta di quella 2000/59/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 27 novembre 2000, relativa agli impianti portuali di raccolta per i rifiuti prodotti dalle navi e i residui del carico (GU L 332 del 28.12.2000, pag. 81). Lo scopo è quello è ridurre gli scarichi in mare di rifiuti prodotti dalle navi e di residui del carico da parte delle navi che usano i porti comunitari.
A tal fine la direttiva prevede il miglioramento della disponibilità e dell’uso di impianti portuali destinati alla raccolta e alla gestione di questo tipo di rifiuti e residui, rafforzando in questo modo la protezione dell’ambiente marittimo. Una delle disposizioni principali della direttiva riguarda l’elaborazione, l’approvazione e l’applicazione di piani di raccolta e di gestione dei rifiuti prodotti dalle navi per ciascun porto.
Mentre la direttiva doveva essere attuata entro il 27 dicembre 2002, nel 2008, quando è stata resa la sentenza della Corte, moltissimi porti italiani non avevano ancora un piano di raccolta e gestione dei rifiuti delle navi. Nonostante le recenti iniziative delle autorità italiane, la situazione rimane a oggi sostanzialmente invariata. Ragion per cui Bruxelles ha dato all’Italia un’ultima possibilità di porre rimedio alla situazione prima di ricorrere nuovamente dinanzi alla Corte di giustizia perché infligga al nostro Paese una penalità finanziaria per mancata ottemperanza della sentenza succitata.
Italia , recessione profonda. Pil a -4,4%
Pubblicato da Redazione il 04 maggio 2009 alle ore 12:22 |
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Archiviato in Economia & Finanza
Pubblicando le previsioni primaverili su economia e finanza pubblica dei paesi dell’Unione, l’esecutivo comunitario parla della “recessione più profonda e diffusa dell’era post-bellica” ma segnala anche per fine 2009 l’avvio di una ripresa globale destinata a consolidarsi nel 2010.
Il Pil italiano dovrebbe contrarsi del 4,4% quest’anno secondo Bruxelles, che per il complesso dell’area euro stima invece una riduzione del prodotto del 4%. Nel 2010 tuttavia l’Italia dovrebbe vedere un prodotto in espansione dello 0,1% contro una media Uem ancora negativa (-0,1%), a riflesso dei segni meno attesi per Francia, Spagna e altri paesi più piccoli tra cui l’Irlanda.
“Il Pil reale (italiano) dovrebbe registrare un’altra forte contrazione nel primo trimestre 2009 continuando a flettere per gran parte dell’anno pur muovendo verso una stabilizzazione”, scrive la Commissione Ue. “Nel 2010 l’attività economica è vista stabilizzarsi a livelli modesti” in scia a una timida ripresa di consumi ed esportazioni, mentre agli investimenti servirà più tempo per ripartire.
Per quanto riguarda i conti pubblici, l’Italia supererà il limite del 3% con un deficit/Pil pari al 4,5% quest’anno e al 4,8% il prossimo (a politiche invariate). Appesantito dalla caduta del Pil e dall’erosione dell’avanzo primario, il debito invece dovrebbe balzare quest’anno al 113% del Pil e salire ancora al 116,1% nel 2010. A questo proposito Bruxelles sottolinea che, a seconda dell’ampiezza del ricorso delle banche ai meccanismi di ripatrimonializzazione disponibili, il debito potrebbe aumentare ancora fino a un punto percentuale di Pil.
Il deficit italiano si tiene al di sotto della media Uem indicata dalla Commissione al 5,3% del Pil quest’anno e al 6,5% il prossimo. La Commissione segnala tuttavia “il peggioramento del saldo di bilancio strutturale” già da 2007 e 2008: l’aumento del deficit/Pil a 2,7% da 1,5% ha neutralizzato in parte i significativi miglioramenti strutturali ottenuti tra 2006 e 2007. Per quest’anno, comunque, la “relativa solidità del sistema bancario e la prudente risposta di finanza pubblica al rallentamento congiunturale hanno limitato finora l’impatto della crisi sui conti”.“In termini strutturali il saldo di bilancio pubblico dovrebbe migliorare di 3/4 di punto percentuale di Pil nel 2009, anche grazie alla minor spesa per interessi”, per poi tornare a peggiorare leggermente nel 2010.
Le ultime previsioni del governo su crescita e conti pubblici – contenute nella Relazione unificata sull’economia e la finanza pubblica (Ruef) pubblicata la scorsa settimana – segnalano per quest’anno e il prossimo un deficit pubblico al 4,6% del Pil. Il Tesoro stima che il debito salirà al 114,3% del prodotto interno nel 2009 arrivando al 117,1% nel 2010.
Per quanto riguarda l’economia le cifre della Ruef proiettano una contrazione del Pil del 4,2% quest’anno, seguita da un progresso dello 0,3% nel 2010.
Bruxelles indica per il 2009 un tasso d’inflazione armonizzato di 0,8% in salita a 1,8% il prossimo anno. La disoccupazione calcolata secondo criteri Eurostat è vista all’8,8% quest’anno e al 9,4% il prossimo.
Le stime intermedie diffuse dalla Commissione europea in gennaio vedevano per il Pil 2009 un calo del 2% seguito da una ripresa di 0,3% il prossimo anno. Il disavanzo era visto salire al 3,8% del Pil quest’anno per poi arretrare marginalmente al 3,7%. Il debito saliva invece dal 109,3% di fine 2009 al 110,3% di fine 2010.
(Fonte : Reuters)
Indagine della Commissione sulla riforma portuale francese
Pubblicato da Redazione il 10 aprile 2009 alle ore 14:00 |
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Palazzo Berlaymont a Bruxelles, sede della Commissione europea
Alcune norme contenute nelle recente legge di riforma del sistema portuale francese potrebbero essere non in linea con le norme comunitarie sugli aiuti di Stato. Per questa ragione l’8 aprile la Commissione Ue ha deciso di avviare un’indagine. Secondo Bruxelles, infatti, il meccanismo adottato per trasferire le attività di movimentazione delle merci nei porti agli operatori privati e le misure fiscali applicabili alle attrezzature e ai mezzi utilizzati per tali attività potrebbe configurarsi come un ricorso a sovvenzioni pubbliche.
Per la Commissione «tale trasferimento di attività e mezzi potrebbe favorire alcuni operatori privati in quanto non è garantito che i beni pubblici oggetto del trasferimento vengano ceduti a prezzo di mercato. Inoltre il trasferimento dei mezzi di movimentazione è accompagnato da misure fiscali in base alle quali gli operatori privati che acquisiscono tali mezzi pagheranno meno imposte, soprattutto in relazione alle nuove normative in tema di Aiuti previsti da Bruxelles per il periodo 2007-2013».
La Francia aveva provveduto nel dicembre scorso a notificare all’esecutivo comunitario la propria riforma del sistema portuale.

