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Intervento di Sonia Alfano alla sessione plenaria sulla libertà di informazione in Italia
Pubblicato da Redazione il 08 ottobre 2009 alle ore 17:25 |
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Intervento di Sonia Alfano al Parlamento Europeo dell’ 8 Ottobre 2009 sul tema all’ordine del giorno: Libertà di informazione in Italia.
E’ una Sonia Alfano più che mai combattiva quella che si è presenta oggi all’Europarlamento con un breve intervento destinato a lasciare un segno (in Europa, ovviamente, non in Italia): “In Italia si sta cercando di far passare una legge che proibisce ai giornalisti di pubblicare anche cronache giudiziare. Questo perché probabilmente consentirebbe agli italiani di conoscere le responsabilità dello stesso Berlusconi rispetto alle stragi mafiose del ‘92 nelle quali morirono Falcone e Borsellino”.
Da sempre, la siciliana Sonia Alfano (figlia di un giornalista, Beppe Alfano), dimostra di sapere molte cose sulla mafia e sulle relazioni tra Cosa Nostra e la politica. Sfruttando la vernice europea che decine di migliaia di cittadini le hanno consentito di avere con la loro preferenza alle ultime elezioni europee, la rappresentante indipendente dell’Italia dei Valori cala un asso pesantissimo nel dibattito che in sede europea si sta svolgendo sulla libertà di informazione a partire dall’anomalia del caso italiano. Un J’accuse così esplicito da far tremare i palazzi.
Violente le proteste degli uomini del centro-destra presenti in aula, che le hanno urlato “Vergognati”. Il ogni caso, caduto il lodo che proteggeva il premier, sembra che anche su questo delicatissimo tema il cerchio si stia stringendo attorno l’entourage più stretto del Cavaliere. L’appello del processo Dell’Utri è agli sgoccioli e giorno dopo giorno escono sempre maggiori dettagli sui rapporti tra il fondatore di Forza Italia, Berlusconi e gli uomini di Cosa Nostra tra i quali Provenzano e Ciancimino.
Più ancora che il processo Mills, sarà forse questo il filone di inchiesta che spaventa tanto il premier?
La guerra lercia
Pubblicato da Direttore il 04 settembre 2009 alle ore 14:55 |
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di Concita de Gregorio
Un assaggio della guerra che ci aspetta in autunno. Non sporca, lercia. La battaglia finale di un uomo malato, barricato nel delirio senile di onnipotenza che sta trascinando al collasso della democrazia un paese incapace di reagire: un uomo che ha comprato col denaro, nei decenni, cose e persone, magistrati, politici e giornalisti, che ha visto fiorire la sua impunità e i suoi affari dispensando come oppio l’illusione di un benessere collettivo mai realizzato. Dall’estero guardano all’Italia come un esempio di declino della democrazia, una dittatura plutocratica costruita a colpi di leggi su misura e di cavalli eletti senatori. Vent’anni di incultura televisiva – l’unico pane per milioni – hanno preparato il terreno. Demolita la scuola, la ricerca, il sapere. Distrutte l’etica e le regole. Alimentata la paura. Aggrediti i deboli.È una povera Italia, un piccolo paese quello che assiste impotente all’assalto finale alle voci del dissenso condotto da un manipolo di body guard del premier armate di ministeri, di aziende e di giornali. L’ultimo assunto ha avuto il mandato di distruggere la reputazione del “nemico”. Scovare tra le carte gentilmente messe a disposizione dei servizi segreti, controllati dal premier medesimo, dossier personali che raccontino di figli illegittimi e di amanti, di relazioni omosessuali, come se fosse interessante per qualcuno sapere cosa accade nella vita di un imprenditore, di un direttore di giornale, di un libero cittadino. Come se non ci fosse differenza tra il ruolo di un uomo pubblico, presidente del Consiglio, un uomo che del suo “romanzo popolare” di buon padre di famiglia ha fatto bandiera elettorale gabbando milioni di italiani e chi, finito di svolgere il suo lavoro, va a letto con chi vuole – maggiorenne, sì – in vacanza con chi crede. La battaglia d’autunno sarà questa: indurre gli italiani a pensare che non c’è differenza tra il sultano e i suoi sudditi, tra il caudillo e i suoi oppositori. Non è così: la parte sana di questo paese lo sa benissimo.
Un anno fa arrivavo in questo giornale scrivendo che avrei voluto diventasse “il nostro posto”. Non immaginavo sarebbe stata una trincea di montagna. Mentre cresceva, l’Unità è stata oggetto di una campagna denigratoria portata avanti dal presidente del Consiglio e dai suoi alleati, da giornali compiacenti non solo – purtroppo – nel centrodestra. Anziché difendersi e reagire compatto il fronte dell’opposizione si è diviso in guerre fratricide. Mentre si alimentano i veleni e le calunnie su di noi i nostri lettori sono cresciuti, negli ultimi mesi, del 25 per cento, caso unico nel panorama editoriale. I cittadini ci sono: leggono, capiscono. Mentre l’aggressione diventava personale (scritte intimidatorie sotto casa, telefonate notturne, le nostre vite sotto scorta) ci venivano offerte da emissari dei poteri opachi videocassette e carte contenenti “le prove” di gesta erotiche dei nostri aggressori. Materiale schifoso, alcove filmate all’insaputa dei protagonisti. Naturalmente le abbiamo respinte. Il sesso tra adulti, di chi non lo baratti con seggi e presidenze, non ci interessa. Questo è quello che ci aspetta, però. Sappiatelo. Una guerra lercia.
BOFFO: MARONI MI HA CHIAMATO, ESCLUSA SCHEDATURA DI POLIZIA
Pubblicato da Redazione il 30 agosto 2009 alle ore 13:11 |
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“In questi giorni non ho m ai avuto alcuna conversazione telefonica con il direttore de ‘Il Giornale’, né con altri suoi collaboratori”. Lo afferma il premier Silvio Berlusconi smentendo alcune ricostruzioni giornalistiche che definisce, nel caso specifico, “falsità”. “Di fronte alla marea di voci, insinuazioni e presunte rivelazioni apparse stamane sui giornali é impossibile smentirle tutte – afferma il premier – ma su una falsità non posso tacere: in questi giorni non ho mai avuto alcuna conversazione telefonica con il direttore de ‘Il Giornale’ né con altri suoi collaboratori”.
Non una “informativa” proveniente da un fascicolo giudiziario ma “una emerita patacca”. Così Dino Boffo, direttore di Avvenire, definisce il ‘documento’ che ha portato il Giornale di Vittorio Feltri ad attaccarlo per un presunto “incidente sessuale”, e racconta di avere ricevuto “una inattesa telefonata da Roberto Maroni”.
Boffo, in una lunga risposta alle lettere dei lettori dell’Avvenire, si riferisce alle affermazioni del Giornale, (secondo il quale sarebbe stato da tempo “già attenzionato dalla Polizia di Stato per le sue frequentazioni”) e spiega che Maroni “ha voluto manifestarmi la sua solidarietà e il senso di schifo che gli nasceva dalle cose lette” ma “teneva anche ad assicurarmi di aver ordinato un’immediata verifica nell’apparato di pubblica sicurezza centrale e periferico che da lui dipende, e che nulla, assolutamente nulla di nulla era emerso”.
Quello citato dal Giornale, insomma, non era, afferma Boffo, un “fantomatico atto giudiziario ma “una vera sola”, che si potrebbe “spulciare riga per riga” per controbattere “e far emergere di quel testo anzitutto l’implausibilità tecnica, poi magari sostanziale. Lo faremo, se necessario”.
Come avrà fatto, si chiede Boffo, “il Mourinho dei direttori”, il “primo degli astuti” a “non porsi una domandina elementare prima di dare il via libera alla danza (infernale): questo testo che ho in mano è realmente un”informativà che proviene da un fascicolo giudiziario oppure é una patacca che, con un minimo appiglio, monta una situazione fantasiosa, fantastica, criminale? Perché, collega Feltri, questa domandina facile facile non te la sei posta? Ma se te la fossi fatta, sei proprio sicuro di aver vicino a te le persone e le competenze giuste per compiere i passi a seconda della gamba? Non sei corso troppo precipitosamente a inaugurare la tua nuova stagione al timone di quello che non è più un foglio corsaro ma il quotidiano della famiglia del presidente del Consiglio?”.
Comunque, conclude il direttore di Avvenire, “quanto di fondamentale non farà spontaneamente capolino davanti all’opinione pubblica,
emergerà civilmente e pacatamente in un tribunale della Repubblica, cui i miei avvocati già lunedì si presenteranno per la querela”.
Fonte : Ansa.it
10 domande a Berlusconi
Pubblicato da Redazione il 15 maggio 2009 alle ore 13:40 |
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Ecco le 10 domande pubblicate dal quotidiano La Repubblica e dirette al presidente Berlusconi in merito alle vicende emerse in questo ultimo periodo .
Signor Presidente, come e quando ha conosciuto il padre di Noemi Letizia?
Nel corso di questa amicizia, quante volte vi siete incontrati e dove?
Come descriverebbe le ragioni della sua amicizia con Benedetto “Elio” Letizia?
Perchè ha discusso della candidature con Letizia che non è neanche iscritto al Pdl?
Quando ha avuto modo di conoscere Noemi Letizia?
Quante volte ha avuto modo di incontrare Noemi Letizia e dove?
Lei si occupa di Noemi e del suo futuro e sostiene economicamente la sua famiglia?
E’ vero che lei ha promesso a Noemi di favorire la sua carriera nello spettacolo o in politica?
Veronica Lario ha detto che lei “frequenta minorenni”. Ce ne sono altre che incontra o “alleva” ?
Sua Moglie dice che non sta bene e che andrebbe aiutato.
Quali sono le sue condizione di salute?
Fonte : La Repubblica
Berlusconi : dietro-front ! Il G8 si terrà all’Aquila e non alla Maddalena
Pubblicato da Direttore il 23 aprile 2009 alle ore 14:46 |
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Così Berlusconi durante la conferenza stampa al termine del Cdm:
“Abbiamo visto che per la gestione, per l’impegno delle forze dell’ordine e per una serie di altre opere ci sarebbe stata una spesa superiore ai 220 milioni di euro e poiché in Italia si è data vita a una polemica sul costo del referendum e si è fatto tanto scandalo anche se il suo costo è di 50 milioni, ci siamo detti perché non darli per la ricostruzione dell’Abruzzo?”.
Poi Il premier, con riferimento alla caserma della Guardia di Finanza che ha ospitato il Cdm, ha aggiunto che fra le ragioni c’è anche “la fortuna” di avere questa struttura “che ha tutti gli ambiti possibili per accogliere qui tutti i capi di stato, delegazioni e giornalisti”.
Consensi arrivano seppur cauti anche dai sindacati e dall’opposizione.
Berlusconi : dietro-front ! Il G8 si terrà all'Aquila e non alla Maddalena
Pubblicato da Direttore il 23 aprile 2009 alle ore 14:46 |
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Così Berlusconi durante la conferenza stampa al termine del Cdm:
“Abbiamo visto che per la gestione, per l’impegno delle forze dell’ordine e per una serie di altre opere ci sarebbe stata una spesa superiore ai 220 milioni di euro e poiché in Italia si è data vita a una polemica sul costo del referendum e si è fatto tanto scandalo anche se il suo costo è di 50 milioni, ci siamo detti perché non darli per la ricostruzione dell’Abruzzo?”.
Poi Il premier, con riferimento alla caserma della Guardia di Finanza che ha ospitato il Cdm, ha aggiunto che fra le ragioni c’è anche “la fortuna” di avere questa struttura “che ha tutti gli ambiti possibili per accogliere qui tutti i capi di stato, delegazioni e giornalisti”.
Consensi arrivano seppur cauti anche dai sindacati e dall’opposizione.




