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Porti, Matteoli conferma l’autonomia finanziaria

Il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli

Il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli

Sì a una reale autonomia finanziaria delle Autorità portuali, parola di ministro. A garantirlo il responsabile del dicastero delle Infrastrutture Altero Matteoli, intervenuto oggi a Roma ai lavori dell’Assemblea generale di Assoporti. La scelta di procrastinare la presentazione del progetto di legge di riforma portuale, ha spiegato, è dovuta all’esigenza di varare un disegno davvero completo che non può prescindere dall’autonomia finanziaria. «Autonomia  – ha precisato – che avrà un riferimento certo e fisso nell’Iva maturata nell’ambito delle operazioni portuali». Il ministro ha individuato  in una nuova e più estesa identificazione del ruolo delle Autorità portuali (nonché della loro governance), in un nuovo rapporto fra porto e territorio, nonché in una stabilizzazione del lavoro portuale i pilastri del nuovo assetto normativo e operativo del settore.

Matteoli ha poi annunciato l’istituzione di una “cabina di regia” presieduta in prima persona, grazie alla quale ciascuna realtà portuale potrà verificare in tempo reale le sue priorità nel rapporto con Ferrovie, Anas, Enti locali per quanto riguarda l’ultimo miglio, vale a dire la serie di collegamenti fra il porto e il territorio retrostante. Così si arriverà a un’interazione fra impianti portuali, territorio e i cosiddetti porti corridoio (rispetto ai quali si esclude decisamente qualsiasi ipotesi di super-commissari). Il ministro ha chiuso il suo intervento riconoscendo ad Assoporti un ruolo prioritario nel “fare sistema” non in modo teorico e programmatico, ma pragmatico e immediatamente operativo, incassando l’immediata disponibilità da parte dell’Associazione, che questa cabina di regia aveva suggerito. Matteoli, infine, ha assicurato che nel primo decreto disponibile verranno inserite norme ad hoc per un possibile utilizzo, a copertura triennale, di una quota del fondo infrastrutture. Ciò per assicurare copertura anche alla fiscalizzazione di 5 punti degli oneri sociali per le imprese che si impegnano a non licenziare, per stabilizzare gli sgravi contributivi sul cabotaggio e riordinare tasse e diritti marittimi.

in apertura di giornata il presidente Francesco Nerli aveva analizzato a fondo le prospettive e i profondi cambiamenti in atto nella struttura dei traffici, ribadendo la necessità di intervenire in questo settore con reali politiche di sistema che consentano di agganciare il paese alle grandi direttrici europee. Il numero uno di Assoporti ha richiesto da subito «non meno di 250-300 milioni per manutenzioni, miglioramenti e adeguamenti strutturali». Ciò per poi «puntare con decisione su un’autonomia finanziaria che faccia delle Autorità portuali il fulcro anche per la nascita di piattaforme multi portuali e logistiche». Nella tavola rotonda, moderata da Oscar Giannino, che si è aperta subito dopo la relazione di Nerli, Luigi Grillo, presidente della commissione Lavori pubblici del Senato ha aggiornato gli addetti ai lavori sulle novità della bozza di riforma della legge 84/94 in discussione a Palazzo Madama. Il nuovo testo dovrebbe prevedere «un rafforzamento nei poteri del presidente (manager), un conseguente ridimensionamento nei poteri del Comitato portuale, l’approdo della legge obiettivo in porto anche con la norma che bypassa le sospensive del Tar,  una norma specifica sui dragaggi e l’accelerazione dei piani regolatori portuali che dovranno essere approvati entro un anno».
Per quanto riguarda l’autonomia finanziaria Grillo ha ipotizzato l’attivazione di un Fondo alimentato dal gettito Iva e di un secondo Fondo, costituito con una quota parte degli investimenti in ferrovie e strade.

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Porti, Matteoli conferma l'autonomia finanziaria

Il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli

Il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli

Sì a una reale autonomia finanziaria delle Autorità portuali, parola di ministro. A garantirlo il responsabile del dicastero delle Infrastrutture Altero Matteoli, intervenuto oggi a Roma ai lavori dell’Assemblea generale di Assoporti. La scelta di procrastinare la presentazione del progetto di legge di riforma portuale, ha spiegato, è dovuta all’esigenza di varare un disegno davvero completo che non può prescindere dall’autonomia finanziaria. «Autonomia  – ha precisato – che avrà un riferimento certo e fisso nell’Iva maturata nell’ambito delle operazioni portuali». Il ministro ha individuato  in una nuova e più estesa identificazione del ruolo delle Autorità portuali (nonché della loro governance), in un nuovo rapporto fra porto e territorio, nonché in una stabilizzazione del lavoro portuale i pilastri del nuovo assetto normativo e operativo del settore.

Matteoli ha poi annunciato l’istituzione di una “cabina di regia” presieduta in prima persona, grazie alla quale ciascuna realtà portuale potrà verificare in tempo reale le sue priorità nel rapporto con Ferrovie, Anas, Enti locali per quanto riguarda l’ultimo miglio, vale a dire la serie di collegamenti fra il porto e il territorio retrostante. Così si arriverà a un’interazione fra impianti portuali, territorio e i cosiddetti porti corridoio (rispetto ai quali si esclude decisamente qualsiasi ipotesi di super-commissari). Il ministro ha chiuso il suo intervento riconoscendo ad Assoporti un ruolo prioritario nel “fare sistema” non in modo teorico e programmatico, ma pragmatico e immediatamente operativo, incassando l’immediata disponibilità da parte dell’Associazione, che questa cabina di regia aveva suggerito. Matteoli, infine, ha assicurato che nel primo decreto disponibile verranno inserite norme ad hoc per un possibile utilizzo, a copertura triennale, di una quota del fondo infrastrutture. Ciò per assicurare copertura anche alla fiscalizzazione di 5 punti degli oneri sociali per le imprese che si impegnano a non licenziare, per stabilizzare gli sgravi contributivi sul cabotaggio e riordinare tasse e diritti marittimi.

in apertura di giornata il presidente Francesco Nerli aveva analizzato a fondo le prospettive e i profondi cambiamenti in atto nella struttura dei traffici, ribadendo la necessità di intervenire in questo settore con reali politiche di sistema che consentano di agganciare il paese alle grandi direttrici europee. Il numero uno di Assoporti ha richiesto da subito «non meno di 250-300 milioni per manutenzioni, miglioramenti e adeguamenti strutturali». Ciò per poi «puntare con decisione su un’autonomia finanziaria che faccia delle Autorità portuali il fulcro anche per la nascita di piattaforme multi portuali e logistiche». Nella tavola rotonda, moderata da Oscar Giannino, che si è aperta subito dopo la relazione di Nerli, Luigi Grillo, presidente della commissione Lavori pubblici del Senato ha aggiornato gli addetti ai lavori sulle novità della bozza di riforma della legge 84/94 in discussione a Palazzo Madama. Il nuovo testo dovrebbe prevedere «un rafforzamento nei poteri del presidente (manager), un conseguente ridimensionamento nei poteri del Comitato portuale, l’approdo della legge obiettivo in porto anche con la norma che bypassa le sospensive del Tar,  una norma specifica sui dragaggi e l’accelerazione dei piani regolatori portuali che dovranno essere approvati entro un anno».
Per quanto riguarda l’autonomia finanziaria Grillo ha ipotizzato l’attivazione di un Fondo alimentato dal gettito Iva e di un secondo Fondo, costituito con una quota parte degli investimenti in ferrovie e strade.

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Appello del cluster marittimo portuale al governo

Il presidente di Assoporti Francesco Nerli

Il presidente di Assoporti Francesco Nerli

Il governo deve mantener fede agli impegni presi per fronteggiare la crisi e rispettare quanto previsto nell’allegato Infrastrutture del Dpef approvato a larga maggioranza in Parlamento. Questo il senso di un appello unitario del cluster marittimo portuale (rappresentato da Assoporti, Assologistica, Assiterminal, Confitarma, Fedarlinea, Federagenti, Fedespedi, Fise-Uniport, Antep) al ministro Altero Matteoli perché metta in campo tutte le azioni possibili per vincolare l’esecutivo a rispettare le promesse fatte. Altrimenti le prospettive di ripresa di un comparto strategico per l’economia nazionale non saranno colte.

Che questo settore sia tale, ovvero d’importanza fondamentale per il Paese, è per altro evidenziato dal fatto che, sia pure dopo più di 6 mesi dall’apertura del confronto sulle proposte concordemente individuate dal cluster, esse sono state recepite, come detto, nell’allegato Infrastrutture del Dpef, quindi individuate come linee guida per la politica economica del Paese. Mancano però le norme di attuazione.

Il cluster si è incontrato ieri presso la sede di Assoporti, per fare il punto di una situazione che presenta molti elementi di allarme e chiede al Ministro il varo di misure concrete in tempi brevi. Tenuto conto delle preoccupazioni manifestate da alcune associazioni del cluster per la prossima entrata in vigore di misure di adeguamento delle tasse e diritti marittimi, prevista dalla legge ben 3 anni fa, anche Assoporti ha manifestato la disponibilità a prendere in considerazione ipotesi di un temporaneo slittamento dell’entrata in vigore di quell’adeguamento, qualora vengano attuate con provvedimenti d’urgenza le misure di sostegno al settore, richieste dall’intero cluster.

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Nerli: porti, siamo alla provocazione

Il presidente di Assoporti Francesco Nerli

Il presidente di Assoporti Francesco Nerli

Duro attacco all’esecutivo da parte di Assoporti e del suo presidente Francesco Nerli. «Mentre da quasi 4 mesi và avanti, senza risultati, il confronto tra i ministeri dei Trasporti, dell’Economia e del Lavoro, e le associazioni del cluster marittimo-portuale sulle proposte, avanzate dalle stesse associazioni, per assicurare le condizioni che consentano alla portualità e agli operatori di far fronte alla crisi senza dirompenti contraccolpi sociali, il governo – si legge in un comunicato – sottrae ai porti le ultime, uniche e poche risorse ancora disponibili».

«Dopo aver sostanzialmente azzerato i fondi per la manutenzione dei porti (sicurezza), per coprire l’onere derivante dal taglio dell’Ici, un emendamento (della maggioranza accolto dal Governo) al decreto legge n° 78/2009, in fase di conversione, “scippa” 50 milioni finalizzati ad investimenti nei “porti hub” (principalmente scali del Mezzogiorno), per fare fronte ai costi della Tirrenia».
Nerli è un fiume in piena. «Se si aggiunge quest’ultimo grave fatto alle estemporanee ipotesi (contenute nell’allegato infrastrutture al Dpef) di creare dei fantomatici “porti corridoio”, dietro cui si mascherano tentativi di commissariamento di due delle maggiori realtà portuali italiane – Genova e Trieste – sembra ormai chiaro che la portualità – denuncia il presidente di Assoporti – non costituisce per questo esecutivo né una priorità né una risorsa, ma semplicemente un “territorio” buono per “stravaganze” d’ogni genere».

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Nerli lancia l’allarme dragaggi, in Italia non si scava

Francesco Nerli, presidente di Assoporti

Francesco Nerli, presidente di Assoporti

Varare immediatamente un piano strategico dei dragaggi che doti i porti delle risorse necessarie e di un quadro definitivo di norme chiare circa la catalogazione e le forme di smistamento dei materiali di risulta. «Allo stato attuale nessun porto italiano sta muovendo un grammo di fango, sabbia o quant’altro dai suoi fondali. Qualsiasi possibilità della portualità nazionale di giocare un ruolo crescente sulle rotte dei traffici internazionali è quindi a tutti gli effetti congelata». La denuncia di Francesco Nerli, presidente di Assoporti, è emersa durante i lavori del seminario organizzato dall’associazione a Roma, nell’ambito dei Maritime Days dell’Unione europea (in programma a Palazzo Colonna fino al 20 maggio). 

In Italia, nonostante il cosiddetto decreto Prestigiacomo (in attuazione della Finanziaria 2006) abbia impresso una svolta alla normativa in materia, dragare i porti rappresenta ancora un rischio, con pesanti riflessi giudiziari, per qualsiasi Autorità portuale che se ne voglia fare carico. Secondo un calcolo di Assoporti allo stato attuale per garantire funzionalità ai porti, sarebbero da muovere dai fondali dei principali porti circa 50 milioni di metri cubi. Ma, mentre in un porto come Amburgo viene autorizzata ogni anno la rimozione di oltre 8 milioni di fanghi e sabbie dai fondali portuali, in Italia l’equiparazione automatica del materiale di dragaggio al rifiuto, continua a generare ostacoli insormontabili.

Alcuni esempi: a La Spezia ci sono voluti dieci anni e il blocco dei progetti di ampliamento del porto per sperare, proprio in questi giorni, nello spostamento dei fanghi dal Golfo spezzino a Piombino. E in questi anni l’Autorità portuale di La Spezia è arrivata a pagare alla Germania più di 120 euro per metro cubo di materiale rimosso dai fondali, quando il costo medio di un dragaggio nel Nord Europa è pari a 4 euro a metro cubo.

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Nerli lancia l'allarme dragaggi, in Italia non si scava

Francesco Nerli, presidente di Assoporti

Francesco Nerli, presidente di Assoporti

Varare immediatamente un piano strategico dei dragaggi che doti i porti delle risorse necessarie e di un quadro definitivo di norme chiare circa la catalogazione e le forme di smistamento dei materiali di risulta. «Allo stato attuale nessun porto italiano sta muovendo un grammo di fango, sabbia o quant’altro dai suoi fondali. Qualsiasi possibilità della portualità nazionale di giocare un ruolo crescente sulle rotte dei traffici internazionali è quindi a tutti gli effetti congelata». La denuncia di Francesco Nerli, presidente di Assoporti, è emersa durante i lavori del seminario organizzato dall’associazione a Roma, nell’ambito dei Maritime Days dell’Unione europea (in programma a Palazzo Colonna fino al 20 maggio). 

In Italia, nonostante il cosiddetto decreto Prestigiacomo (in attuazione della Finanziaria 2006) abbia impresso una svolta alla normativa in materia, dragare i porti rappresenta ancora un rischio, con pesanti riflessi giudiziari, per qualsiasi Autorità portuale che se ne voglia fare carico. Secondo un calcolo di Assoporti allo stato attuale per garantire funzionalità ai porti, sarebbero da muovere dai fondali dei principali porti circa 50 milioni di metri cubi. Ma, mentre in un porto come Amburgo viene autorizzata ogni anno la rimozione di oltre 8 milioni di fanghi e sabbie dai fondali portuali, in Italia l’equiparazione automatica del materiale di dragaggio al rifiuto, continua a generare ostacoli insormontabili.

Alcuni esempi: a La Spezia ci sono voluti dieci anni e il blocco dei progetti di ampliamento del porto per sperare, proprio in questi giorni, nello spostamento dei fanghi dal Golfo spezzino a Piombino. E in questi anni l’Autorità portuale di La Spezia è arrivata a pagare alla Germania più di 120 euro per metro cubo di materiale rimosso dai fondali, quando il costo medio di un dragaggio nel Nord Europa è pari a 4 euro a metro cubo.

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Dragaggi, per Assoporti è una questione europea

 

Il presidente di Assoporti Francesco Nerlio

Il presidente di Assoporti Francesco Nerli

Assoporti spinge l’Unione europea ad accendere i riflettori sul problema dei dragaggi portuali. Dopo anni di incertezza legislativa e ripetuti blocchi nei lavori di approfondimento di alcuni fra i maggiori porti del paese, incapaci ancora oggi di accogliere le navi più grandi impegnate sulle principali rotte dell’interscambio mondiale, l’associazione che raggruppa le principali realtà portuali italiane rilancerà il tema nel corso delle giornate marittime europee organizzate nella prestigiosa cornice di Palazzo Colonna a Roma il 18-19 maggio prossimo. 
Sarà l’ennesima occasione per rilanciare con forza la necessità di una normativa e condizioni uniformi in Europa sulla base delle quali consentire i dragaggi dei fondali dei porti e, con questi, la competitività dei singoli scali marittimi.

I lavori, coordinati dal presidente di Assoporti, Francesco Nerli, evidenzieranno opportunità, realtà e rischi connessi con le politiche nazionali sui dragaggi.   «L’evento – ha fatto sapere l’ex presidente dell’Ap di Napoli, – intende mettere in evidenza il valore di un intervento infrastrutturale fondamentale per la capacità competitiva di un porto, ma specialmente costruire le basi per un confronto europeo sulle evoluzioni normative, in una logica di bilanciamento delle esigenze di tutela ambientale e di indispensabile sviluppo ed adeguamento dei porti, nodi essenziali della rete logistica nazionale».

Il programma della giornata di studi prevede gli interventi del professor Patzhold, esperto europeo di dragaggi, di Francesco Munari, ordinario di Diritto dell’Unione europea a Genova, che svolgerà una relazione su “Regole internazionali ed evoluzioni previste in tema di dragaggi nei porti” e,a seguire una tavola rotonda coordinata dal vice presidente di Assoporti Luciano Guerrieri, rappresentanti degli operatori dei dragaggi, dell’armamento, del Consiglio superiore dei Lavori Pubblici, dell’ICRAM e del ministero dell’Ambiente.

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Milano per un giorno capitale dei porti italiani

Il sottosegretario alle Infrastrutture Bartolomeo Giachino 

 

Il sottosegretario alle Infrastrutture Bartolomeo Giachino (foto NeT)

Addetti ai lavori ed esperti del cluster marittimo si confronteranno il 20 aprile a Milano per “Porti, l’anno decisivo”, una giornata di studi organizzata da Ligurian Ports a Palazzo Ducati, sede della Camera di commercio. Previsti gli interventi, fra gli altri di Bartolomeo Giachino, sottosegretario alle Infrastrutture e Alberto Giorgetti, suo collega al Mef, Luigi Grillo, presidente della commissione Lavori pubblici del Senato e relatore di uno dei ddl sulla riforma portuale, Francesco Nerli, presidente di Assoporti, Thomas Eckelmann, presidente di Eurokai KG aA, Mario Cataldo, direttore di Trenitalia Cargo. La tavola rotonda sarà moderata da Oscar Giannino, già direttore di Libero Mercato.

L’obiettivo dell’appuntamento di Ligurian Ports (la sinergia creata alla fine dello scorso anno dalle tre più grandi realtà portuali della regione Genova, Savona e La Spezia), fissato non a caso nella capitale economica del nostro Paese, è quello di tracciare, per la prima volta dopo “lo tsunami del 2008″ un’ipotesi di scenario possibile, partendo dai mega trend, prima di compiere una vera e propria «operazione a cuore aperto» sullo stato delle realtà liguri e sulle prospettive future. Saranno affrontati temi chiave come lo sviluppo dei traffici, le nuove infrastrutture portuali, le infrastrutture di rete, i collegamenti e l’utilizzo armonico del retroporto.

Nell’occasione sarà presentata l’edizione 2009 dell’Annuario della logistica e del trasporto curata da Italia in movimento. Completamente rinnovato nella parte grafica, arricchito di nuove statistiche, lo studio focalizza l’attenzione su alcuni dei temi più caldi che hanno caratterizzato un anno difficile anche per il mondo dei trasporti e della logistica.
Un’analisi dettagliata del crollo del mercato dei noli, del crescente numero di navi portacontainer in disarmo, fino alla crisi strutturale dell’autotrasporto, ai problemi di finanziamento dei porti., senza tralasciare la vicenda Cai, il caso Malpensa, lo sviluppo delle linee ferroviarie ad alta velocità e lo sblocco di importanti opere infrastrutturali.

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Portualità, Matteoli chiama al confronto Mef e Welfare

Il presidente di Assoporti Francesco Nerli a colloquio con il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli 

 

Il presidente di Assoporti Francesco Nerli a colloquio con il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli

Il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha incontrato oggi le associazioni del cluster marittimo-portuale (Assoporti, Assologistica, Assiterminal, Confitarma, Fedarlinea, Federagenti, Fedespedi, Fise-Uniport, Antep) per aprire il confronto sui temi del documento che le stesse associazioni gli avevano sottoposto alcune settimane orsono. 

Il presidente di Assoporti Francesco Nerli ha illustrato le proposte del cluster, delle quali il Matteoli ha condiviso l’importanza, che coinvolgono anche competenze dei ministeri dell’Economia e del Welfare. Il ministro si è dichiarato disponibile ad un confronto più approfondito sul merito, al quale saranno chiamati a partecipare anche quei i dicasteri che fanno capo a Giulio Tremonti e Maurizio Sacconi. Il confronto si terrà già a partire dalla prossima settimana.

«Tra gli argomenti oggetto di esame – si legge in una nota – vi sono anzitutto l’adeguamento e potenziamento infrastrutturale dei porti (valutando anche ipotesi già precedentemente formulate da Assoporti, come il finanziamento della Cassa Depositi e Prestiti); una parziale fiscalizzazione degli oneri sociali delle imprese, per un periodo di almeno 3 anni, a fronte della quale le stesse imprese si impegnano a mantenere gli attuali organici; benefici fiscali e previdenziali strutturali per il cabotaggio minore; misure per garantire certezza di pagamento dell’indennità di mancato avviamento per i lavoratori portuali temporanei».

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