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FINCANTIERI VARA LA CRUISE OLYMPIA PER IL GRUPPO GRIMALDI

Varo Cruise Olympia 14.11.09

Varo Cruise Olympia 14.11.09

È stata varata questa mattina nello stabilimento di Castellammare di Stabia la Cruise Olympia, ultima unità di una serie di quattro innovativi cruise ferry ordinati dal Gruppo Grimaldi (Napoli), il principale gruppo armatoriale italiano e leader europeo nelle Autostrade del Mare.

Madrina della nave, scesa in acqua al termine di uno spettacolare varo a scivolo, è stata Maria
Consuelo Fuduli Grimaldi, sorella di Emanuele Grimaldi, Presidente di Minoan Lines.

Dopo la consegna prevista per il mese di giugno, la Cruise Olympia si unirà alla nave gemella
Cruise Europa, impiegata dallo scorso ottobre da Minoan Lines, la compagnia di navigazione
greca parte del Gruppo Grimaldi, sulla rotta Ancona-Igoumenitsa-Patrasso.

La Cruise Olympia, insieme alla Cruise Europa, sarà il più grande cruise ferry del Mediterraneo e
sarà allestita con gli stessi elevati standard delle navi da crociera, sia per quanto riguarda le aree
pubbliche e le cabine, sia per la vastissima gamma di servizi offerti, come un ristorante à la carte e
uno self service, bar, casinò, area wellness, palestra, piscina, discoteca, negozi, una sala
conferenze e una per feste, due saloni riservati agli autisti, internet point, area videogiochi e spazi
dedicati ai più piccoli.

Lunga 225 metri e larga 31 metri, con una stazza lorda di 54.310 tonnellate e una capacità di
carico di 250 automobili e 3.000 metri lineari di merce rotabile (autobus, camion, trailer, camper,
roulotte, ecc.), la Cruise Olympia potrà ospitare fino a 3.000 passeggeri in 413 comode cabine, di
cui 18 owner’s suite e 50 junior suite, oltre a 548 poltrone reclinabili (di cui 114 in prima classe). La
sua velocità di crociera sarà di 28 nodi, consentendole di effettuare la traversata tra Ancona,
Igoumenitsa e Patrasso in sole 22 ore.

La Cruise Olympia nasce all’insegna del rispetto ambientale e del risparmio energetico:
trasportando centinaia di camion e migliaia di passeggeri ogni giorno contribuirà a ridurre la
congestione della rete stradale e ad abbattere notevolmente le emissioni di gas nocivi. A
sottolineare questa sua compatibilità ambientale, la nave sarà certificata “Green Star” dal Registro
Navale Italiano (RINA), che identifica le navi progettate, costruite e gestite per garantire il massimo
rispetto dell’ambiente grazie alle notazioni “Clean Air” e “Clean Sea”.

Il presidente di Minoan Lines Emanuele Grimaldi ha dichiarato: “La Cruise Olympia è un ulteriore
esempio di come si possa coniugare un’altissima qualità di servizio con il concetto low cost.
Grazie, infatti, alle economie di scala e di scopo generate, questa nuova unità potrà offrire noli
estremamente competitivi per il trasporto di merci rotabili e politiche tariffarie low cost per i
passeggeri, pur continuando a fornire servizi a bordo simili ad una nave da crociera”. ”La Cruise
Olympia conferma la visione rivoluzionaria del trasporto merci e passeggeri che il nostro Gruppo
ha introdotto sulle rotte adriatiche tra Italia e Grecia e che certamente porterà effetti benefici a
lungo termine alle economie di entrambi i Paesi, alle società di trasporto europee ed al turismo in
questa area del Mediterraneo”, conclude Emanuele Grimaldi.

A margine del varo l’Amministratore Delegato di Fincantieri Giuseppe Bono ha commentato: “Il
varo di questa nuova avanzatissima unità, alla quale auspichiamo possano seguirne altre ancora,
consolida la solida partnership della nostra azienda con il Gruppo Grimaldi, per i diversi brand
del quale negli anni abbiamo costruito più di 30 unità”. Bono ha poi aggiunto: “Cruise Olympia è
l’ulteriore conferma dell’eccellenza produttiva di Fincantieri, delle capacità realizzative delle
maestranze del nostro stabilimento di Castellammare di Stabia e del loro elevato senso di
responsabilità, dimostrato anche nel difficilissimo momento che il comparto navalmeccanico sta
attraversando”.

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Custodia cautelare per il sottosegretario Nicola Cosentino

Nicola Cosentino e Silvio Berlusconi

Nicola Cosentino e Silvio Berlusconi

Sarebbe stata già firmata e sta per essere inoltrata alla Camera la richiesta di autorizzazione per l’esecuzione di una misura cautelare – non è stato possibile sapere se di detenzione in carcere, agli arresti domiciliari o di carattere interdittivo – nei confronti di Nicola Cosentino, sottosegretario all’Economia e coordinatore regionale del Pdl. La notizia, diffusa dall’Ansa, è trapelata in ambienti giudiziari, anche se i magistrati titolari dell’inchiesta si sono rifiutati di confermare l’indiscrezione. Cosentino risulta indagato per presunti contatti con il clan dei Casalesi nell’ambito di un procedimento scaturito dalle rivelazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Il nome di Cosentino è anche dato in corsa per la poltrona di presidente della Regione Campania.

La misura cautelare sarebbe stata emessa dal gip Raffaele Piccirillo, su richiesta dei pm Alessandro Milita e Giuseppe Narducci. Da indiscrezioni, i magistrati ipotizzerebbero a carico di Cosentino un concorso esterno in associazione camorristica. Trattandosi di un deputato, il gip – come stabilisce la legge – ha disposto la notifica dell’ordinanza al Presidente della Camera, con richiesta di autorizzazione all’esecuzione del provvedimento. La documentazione sarà poi inviata alla giunta per le autorizzazioni a procedere di Montecitorio, che dovrà formulare una proposta per l’Aula. La posizione di altri indagati coinvolti nello stesso procedimento, sui quali pendono richieste di misure cautelari, sarebbe stata stralciata.

Il legale di Cosentino, l’avvocato Stefano Montone, si è recato in giornata dal procuratore Giovandomenico Lepore e dal gip Piccirillo. Il penalista negli ultimi tempi aveva informato i magistrati che Cosentino era disponibile a presentarsi per dichiarazioni spontanee o per rendere interrogatorio, ma gli inquirenti – ha spiegato il legale – non hanno ritenuto di dover accogliere tali richieste.

(Fonte : Netnews 24)

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Tirrenia, la privatizzazione sarà completata entro settembre

Il sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, con il ministro Tremonti, il premier Berlusconi e il ministro Matteoli durante la cerimonia di ieri a palazzo Chigi

Il sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, con il ministro Tremonti, il premier Berlusconi e il ministro Matteoli durante la cerimonia di ieri a Palazzo Chigi

Sottoscritto ieri a Palazzo Chigi l’accordo Stato – Regioni per la cessione a titolo gratuito delle controllate regionali del gruppo Tirrenia. Il documento è stato firmato dal premier Silvio Berlusconi, dai ministri dell’Economia Giulio Tremonti, delle Infrastrutture e trasporti Altero Matteoli e dai governatori di Sardegna, Sicilia e Campania, rispettivamente Ugo Cappellacci, Raffaele Lombardo e Antonio Bassolino, insieme ai rappresentanti delle altre due regioni coinvolte, Toscana e Lazio. «Governo ed enti locali interessati dai collegamenti marittimi – si legge in una nota dell’esecutivo – hanno raggiunto un accordo che prevede la cessione gratuita alle regioni delle società locali in capo alla Tirrenia. Queste regioni provvederanno a un’offerta di mercato delle società, attraverso gara pubblica di rilievo comunitario; parallelamente, verranno elaborati contratti di servizio pubblico che regoleranno i rapporti con gli aggiudicatari. Analoga procedura di offerta di mercato verrà messa a punto dallo Stato per la società Tirrenia unitamente alla società Siremar».

Per quanto riguarda invece la casa madre Tirrenia, entro il 30 settembre 2010 il processo di privatizzazione verrà completato, secondo una tempistica e criteri concordati con la Commissione europea. «Il decreto – ha spiegato a margine dell’accordo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta – ci salva da infrazioni e sistema le cose nei confronti dell’Europa. E così stiamo tranquilli». Secondo Matteoli «è una significativa svolta sul percorso intrapreso che porterà alla privatizzazione di Tirrenia e una concreta risposta alla pressante richiesta dell’Unione europea. Sono convinto – ha aggiunto il ministro – che questo processo voluto con determinazione dal governo con la collaborazione e l’accordo delle Regioni interessate migliorerà i servizi marittimi e i collegamenti con le Isole e tra le Isole minori e che favorirà il rinnovo della flotta. L’accordo stipulato oggi mira, inoltre, a salvaguardare i livelli occupazionali dell’azienda e questo è un aspetto molto rilevante. Auspico, pertanto – ha concluso – che i privati accolgano positivamente l’iniziativa posta in essere e che partecipino in numero congruo ai bandi di gara che stiamo predisponendo».

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Tirrenia, Federmar-Cisal è contro la cessione delle controllate alle Regioni

La motonave Jonas, una delle più moderne della flotta Tirrenia

La motonave Jonas, una delle più moderne della flotta Tirrenia

Secondo la Federmar-Cisal la migliore soluzione per la privatizzazione di Tirrenia sarebbe quella della cessione in blocco di tutte le aziende che la compongono. Le proposte del sindacato sono state illustrate oggi a Napoli nel corso della riunione fra la Regione e i rappresentanti dei lavoratori per discutere del passaggio alla Campania di Caremar, la compagnia controllata di Tirrenia che assicura i collegamenti locali.

«L’avere seguito una strada diversa, cioè trasferendo le società minori alle rispettive Regioni ove operano, oltre a complicare il confronto e la trattativa per la tutela dell’occupazione e dei lavoratori, – si legge nel documento preparato da Federmar Cisal – costituisce un favore agli armatori privati che in tal modo hanno la possibilità di acquistare la parte più appetibile dei traffici e delle attività della capogruppo Tirrenia sgravata degli oneri e delle passività derivanti dall’espletamento dei servizi dovuti per garantire la continuità territoriale delle isole per tutto l’arco dell’anno. A ben vedere – secondo il sindacato – con il passaggio delle società minori del gruppo alle Regioni e con la loro successiva privatizzazione, rimarranno comunque a carico dello Stato e delle Regioni medesime gli oneri per l’effettuazione dei servizi dovuti: in pratica, quindi, si assisterà al passaggio delle tanto deprecate sovvenzioni dalla mano pubblica a quella privata».

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Il testo di riforma dei porti piace ad Assologistica

Assologistica rappresenta fra gli altri terminalisti portuali e aeroportuali, centri intermodali, interporti, autoporti, silos portuali e interni, centri logistici e di distribuzione per conto terzi e imprese di logistica integrata

Assologistica rappresenta fra gli altri terminalisti portuali e aeroportuali, centri intermodali, interporti, autoporti, silos portuali e interni, centri logistici e di distribuzione per conto terzi e imprese di logistica integrata

Assologistica condivide le integrazioni e i correttivi apportati al testo unificato di riforma della legge 84/94 del sistema portuale italiano che nei prossimi giorni sarà reso pubblico. L’assemblea ordinaria dell’associazione che raggruppa la gran parte degli operatori logistici del nostro paese, si è riunita ieri a Milano per rinnovare il comitato direttivo che a dicembre eleggerà il nuovo presidente. più in generale, Assologistica ha apprezzato «la capacità di ascolto della commissione Lavori pubblici del Senato presieduta da Luigi Grillo e la conseguente cancellazione di alcune previsioni normative in forte contrasto con le aspettative dell’industria portuale, il modello di governance e di autonomia finanziaria riconosciuto alle Autorità portuali».

Allo stesso tempo, però, si auspica che l’autonomia finanziaria non divenga – in assenza di un Piano generale della Logistica e della mobilità - una babele di iniziative localistiche che, accompagnate da interventi impropri sull’organizzazione del lavoro radicherebbero ancora di più la polverizzazione della domanda, il nanismo dimensionale delle imprese e il dumping sociale. L’Assemblea ha infine espresso un profondo disagio per la mancata traduzione in norme delle previsioni di sostegno al settore marittimo-portuale che il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha inserito nell’allegato infrastrutture al DPEF 2009-2011.

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Matteoli: tutte le Regioni firmeranno l’accordo per le controllate Tirrenia

Matteoli con il vice presidente della Commissione Ue Antonio Tajani alla Conferenza internazionale di Napoli

Matteoli con il vice presidente della Commissione Ue Antonio Tajani alla Conferenza internazionale di Napoli

«Tutte le regioni, anche la Sicilia, hanno scritto che aderiranno all’accordo: manca solo la firma». Lo ha annunciato ieri a Napoli il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, a margine della conferenza internazionale dei ministri dei Trasporti sulle reti Ten-T, riferendosi al passaggio alle Regioni delle controllate Toremar, Caremar, Saremar e Siremar del gruppo Tirrenia. «Dobbiamo andare avanti a tambur battente e spero partirà tutto a fine ottobre o nella prima decade di novembre». Lo stesso ministro ha poi ricordato che entro il 31 dicembre, come previsto dall’Unione europea, devono partire le gare. «Non abbiamo – ha precisato – un giorno di più». Nei giorni scorsi, pur con i dovuti distinguo, Toscana e Campania avevano confermato l’intenzione di rilevare le società regionali della compagnia pubblica di navigazione.

Immediata la soddisfazione di Confitarma dopo l’annuncio di Matteoli, per un provvedimento fortemente voluto dall’armamento privato italiano. «L’abbiamo detto più volte – fa sapere il presidente Nicola Coccia – era l’unica soluzione possibile e propedeutica alla completa privatizzazione della Tirrenia. Inoltre la realizzazione del bando per la privatizzazione di Tirrenia annunciata dal ministro Matteoli per la fine di ottobre o al massimo entro la prima decade di novembre, consentirà di far partire le gare entro la fine di quest’anno in linea con quanto disposto dall’Unione europea. La soluzione del problema Tirrenia –conclude il numero uno di Confitarma – ripristinerà una situazione di reale concorrenza nel mercato marittimo con evidenti benefici per tutta la collettività».

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Matteoli: tutte le Regioni firmeranno l'accordo per le controllate Tirrenia

Matteoli con il vice presidente della Commissione Ue Antonio Tajani alla Conferenza internazionale di Napoli

Matteoli con il vice presidente della Commissione Ue Antonio Tajani alla Conferenza internazionale di Napoli

«Tutte le regioni, anche la Sicilia, hanno scritto che aderiranno all’accordo: manca solo la firma». Lo ha annunciato ieri a Napoli il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, a margine della conferenza internazionale dei ministri dei Trasporti sulle reti Ten-T, riferendosi al passaggio alle Regioni delle controllate Toremar, Caremar, Saremar e Siremar del gruppo Tirrenia. «Dobbiamo andare avanti a tambur battente e spero partirà tutto a fine ottobre o nella prima decade di novembre». Lo stesso ministro ha poi ricordato che entro il 31 dicembre, come previsto dall’Unione europea, devono partire le gare. «Non abbiamo – ha precisato – un giorno di più». Nei giorni scorsi, pur con i dovuti distinguo, Toscana e Campania avevano confermato l’intenzione di rilevare le società regionali della compagnia pubblica di navigazione.

Immediata la soddisfazione di Confitarma dopo l’annuncio di Matteoli, per un provvedimento fortemente voluto dall’armamento privato italiano. «L’abbiamo detto più volte – fa sapere il presidente Nicola Coccia – era l’unica soluzione possibile e propedeutica alla completa privatizzazione della Tirrenia. Inoltre la realizzazione del bando per la privatizzazione di Tirrenia annunciata dal ministro Matteoli per la fine di ottobre o al massimo entro la prima decade di novembre, consentirà di far partire le gare entro la fine di quest’anno in linea con quanto disposto dall’Unione europea. La soluzione del problema Tirrenia –conclude il numero uno di Confitarma – ripristinerà una situazione di reale concorrenza nel mercato marittimo con evidenti benefici per tutta la collettività».

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Navi dei veleni, ora si cerca anche a terra Rifiuti radioattivi nel greto del fiume Oliva

di CARLO CIAVONI e ANNA MARIA DE LUCA

Il RossoCATANZARO – Mentre a Cetraro il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia, è assediato dai pescatori che protestano per l’assenza del governo rispetto ai problemi legati al fatto che nessuno compra più pesce per paura, L’Arpacal (l’agenzia regionale per l’ambiente) promette che lunedì prossimo, dopo 19 anni, cominceranno seriamente le “operazioni di terra”, a caccia dei veleni seppelliti, qua e là, nel territorio calabrese.

S’inizierà, a quanto pare, dalla foce del fiume Oliva, nella zona di Foresta Aiello, comune di Serra d’Aiello, provincia di Cosenza dove, anche secondo una testimone che ha rilasciato un’intervista all’Espresso, sarebbero sepolti i rifiuti radioattivi e tossici trasportati dalla nave “Rosso” (ex “Jolly Rosso”), finita sulla spiaggia di Campora San Giovanni – frazione di Amantea – nella notte del 14 gennaio del 1990.

La riunione operativa. A Roma, a dimostrazione del fatto che si vuole fare sul serio, si è svolta una riunione negli uffici del Servizio Interdipartimentale per le Emergenze Ambientali dell’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per la presentazione della bozza del “Piano di caratterizzazione” – cioè di analisi e bonifica – nelle aree del fiume Oliva, nei Comuni di Serra D’Aiello ed Aiello Calabro in provincia di Cosenza.

Gli scavi e i sequestri. La Guardia Forestale di Cosenza, su ordine della Procura della Repubblica di Paola, ha sequestrato l’altro ieri una cava dismessa, dove è stato individuato materiale radioattivo, in località Petrone, lungo la cosiddetta Valle del Signore, nel Comune di Aiello Calabro (Cosenza), vicino al fiume Oliva.

A scovare i rifiuti interrati è stato il personale del NIPAF (Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale) di Cosenza, scesa in campo con tre geomagnetometri, un elicottero con attrezzatura a infrarosso termico, una sala operativa di elaborazione dati con personale specializzato del Corpo Forestale dello Stato e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Si continuerà poi – a cura dell’Arpacal – a scavare su una collinetta a monte della “briglia”, una struttura in cemento che serve, normalmente, per frenare il corso dei torrenti ma che, in questo caso, sembrerebbe essere stata più utile a chi, in quella specie di diga, potrebbe aver nascosto nell’impasto di cemento del materiale tossico o radioattivo.

Del resto, l’accertata presenza di polvere di granito non fa che aumentare i sospetti della presenza di scorie, dal momento che quel materiale viene spesso usato proprio per nascondere materiale radioattivo agli strumenti usati per la sua individuazione.

In passato nella collinetta – ma senza che questo avesse prodotto una qualche contromisura – erano state trovate tracce di Mercurio e Cesio 137 a 4 metri di profondità.

L’altro scavo ci sarà in una cava, sempre ai margini del fiume Oliva, in un punto dove in passato era stato individuato materiale radioattivo e , anche in questo caso, senza che la cosa avesse preoccupato nessuno.

Gli anni di ritardo. Ma il sentore che alla foce di quel fiume qualcosa di pericoloso fosse stato sepolto dopo il sospetto “spiaggiamento” della “Rosso”, cominciò a sorgere già nel giugno del 2003. Fu quando la Procura di Lamezia Terme trasmise l’indagine a quella di Paola, per competenza territoriale e maturò, in particolare, quando si scoprì un altro scavo nella zona di Serra d’Aiello, fatto dalle maestranze della nave, secondo alcune testimonianze. Quello scavo si aggiungeva ad un altro autorizzato nella discarica di Grassullo (sempre nei pressi di Amantea) per seppellire il carico “ufficiale” della “Rosso”.

Finora solo impunità. I dati di fatto in mano a diverse Procure italiane (calabresi, pugliesi, toscane e lombarde) dicono, insomma, che l’avvelenamento sistematico del mare lungo i 700 chilometri della costa tirrenica calabrese e del suo immediato entroterra è avvenuto finora, non solo nell’assoluta impunità dei responsabili, ma senza che neanche una delle decine di navi affondate, dette “a perdere”, sia stata individuata o ispezionata. Anche se con anni di ritardo, dunque, sembra che i pubblici poteri mostrino ora di mobilitarsi, quanto meno per capire cosa esattamente sia nascosto in fondo al mare e sotto terra.

Il carico della Rosso. In particolare, si comincerà davvero (almeno così si promette) ad accertare cosa sia stato nascosto vicino all’alveo del fiume Oliva, in un’area di uso agricolo. La nave italiana Rosso di proprietà della società Ignazio Messina e C. partita da Malta e diretta a La Spezia, la notte del 14 dicembre 1990 finì sulla spiaggia di Camponara S. Giovanni, frazione di Amantea. Oltre alle 16 persone dell’equipaggio, il carico ufficiale sarebbe stato composto da nove containers con 23.325 tonnellate di nylon; 75.465 di tabacco; 70 tonnellate di prodotti da bevande.

Gli accertamenti che avranno inizio lunedì, a cura dell’Arpacal (l’agenzia regionale per l’ambiente della Calabria) incaricata come perito tecnico dalla Procura di Paola, dureranno fino alla fine di novembre. Solo allora, dunque, si potrà conoscere almeno una parte di verità.

L’allarme inascoltato. A tracciare una ricostruzione dettagliatissima del dramma dei veleni sepolti, chissà da quanto tempo, in mare e sotto terra da cosche mafiose con connivenze politiche e istituzionali, fu l’ex sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento in carica nel 2004 – l’onorevole Cosimo Ventucci del Pdl – in occasione della risposta ad un’interpellanza il 15 luglio dello stesso anno. Un allarme assolutamente inascoltato per anni e anni, soprattutto dal suo stesso Governo.

Il rappresentante dell’Esecutivo, tuttavia, in sostanza disse che per quanto riguardava gli aspetti penali della vicenda, nel gennaio 2004 la Procura di Paola incaricò la sezione inquinamento radioattivo del Reparto Operativo di Carabinieri di indagare nelle zone interessate dallo “spiaggiamento”, presentato come un incidente. In particolare si raccomandò l’Arma di controllare l’area di Grassullo e Foresta Aiello, a ridosso della foce del fiume Oliva.

La ragione stava nel fatto – disse Ventucci – che “secondo testimonianze sarebbe stato interrato del materiale proveniente dalla motonave Rosso”. E aggiunse che la Procura fece misurare il grado di tossicità nell’area: furono trovate cospicue quantità “di fanghi”, oltre ad un’altissima “concentrazione di alcuni metalli pesanti che superano il limite accettabile di inquinamento, provocando un pericolo concreto per il suolo, il sottosuolo e i corpi idrici”. Da allora nulla di concreto è mai stato fatto, né dal governo di cui Ventucci era membro, né da altri governi.

Il pentito “scovato”. Intanto, a 11 miglia a largo di Cetraro, una nave geostazionaria ha cominciato le ricerche nel luogo dove si presume ci siano i resti del cargo Kuski, inzeppato di scorie radiattive o rifiuti tossici, affondata a colpi di dinamite da un commando del quale faceva parte anche Francesco Fonti, il pentito della ‘ndrangheta di San Luca, che svelò a Riccardo Bocca dell’Espresso il traffico micidiale per l’eliminazione di veleni d’ogni sorta.

Traffico che, secondo Fonti, coinvolgerebbe governi, servizi segreti e mafie dislocate in diverse latitudini. Il “pentito”, nonostante le sue rivelazioni stiano attivando iniziative delle pubbliche autorità (sebbene tardive) risulta essere ancora senza protezione da parte dello Stato. Si era nascosto a Mantova, ma un deputato assai solerte della Lega l’ha subito “scovato”. Poi ha protestato e segnalato immediatamente alla pubblica opinione la sua “inopportuna” presenza nel mantovano. Col piccolo problema di far saltare la copertura di Fonti.

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Tirrenia, Caremar e Toremar saranno cedute alle regioni

Il traghetto Driade, della Caremar, ormeggiato nel porto di Napoli

Il traghetto Driade, della Caremar, ormeggiato nel porto di Napoli

Dal 1° gennaio 2010 Toremar sarà ceduta alla regione Toscana e un discorso analogo sarà fatto anche per la gemella campana Caremar. Ieri l’assessore ai Trasporti della Toscana Riccardo Conti nel comunicare alla Giunta l’evolversi della situazione ha precisato che «i debiti di Tirrenia nei confronti di Toremar sono iscritti a bilancio e il capitolato prevederà che l’acquirente dovrà onorare tali debiti. Ogni attività e passività è trasferita con la società. Nessuna previsione di garanzia dello Stato». Sul fronte campano, sempre ieri, il governatore Antonio Bassolino ha scritto una lettera al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, per ribadire l’intenzione di rilevare Caremar. «Confermo l’intendimento della Regione Campania di acquisire a titolo gratuito la società Caremar entro il 31 dicembre 2009 – scrive Bassolino – con l’impegno ad operare la successiva cessione gratuita alla Regione Lazio del ramo d’azienda relativo ai collegamenti marittimi del settore pontino. Come concordato, la Campania avvierà successivamente il processo di privatizzazione attraverso la costituzione di una società mista pubblico-privata con la scelta di un socio privato e contestuale affidamento del servizio, da ricercare mediante gara unica ad evidenza pubblica europea».

La Campania punterà a garantire l’efficienza del servizio e dei costi e a salvaguardare i livelli occupazionali. Lo Stato, ricorda il presidente della giunta, dovrà trasferire «per l’intera durata della convenzione la quota di rispettiva spettanza delle risorse finanziarie stanziate quale contributo di servizio pubblico, oltre a maggiori risorse da destinare all’ammodernamento della flotta, ammortizzatori sociali per gli eventuali esuberi di personale, nonché la neutralizzazione e il rimborso dell’Iva – esclusi i connessi interessi comunitari – derivanti dalle convenzioni di servizio pubblico. Non può sfuggire l’impegno economico e istituzionale che questa operazione costituisce per la nostra Regione – si legge ancora nella lettera – perché non solo dovremo ottemperare alla cessione del ramo d’azienda, ma ci stiamo assumendo l’onere di integrare le risorse necessarie per far fronte alla criticità del settore del cabotaggio marittimo, utilizzando quota parte dei fondi Fas». In questo modo saranno assicurati i servizi di collegamento marittimi tra Napoli e le isole del golfo «in una Regione in cui la tutela dell’occupazione e del lavoro sono un bene primario di grande importanza».

A metà novembre dovrebbe essere firmato l’accordo di programma tra Ministeri, Tirrenia e Regioni Campania e Lazio, e, annota Bassolino, «resta indispensabile l’approvazione immediata di una norma statale coerente con gli strumenti e obiettivi concordati». L’auspicio è che prosegua la collaborazione tra istituzioni.

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Parte oggi a Napoli la “Ten-T Days 2009″

Fra oggi e domani si confronteranno a Napoli 47 ministri dei Trasporti di Europa, Africa e dell'area del Mediterraneo

Fra oggi e domani si confronteranno a Napoli 47 ministri dei Trasporti di Europa, Africa e dell'area del Mediterraneo

Inizierà questo pomeriggio e proseguirà fino a tutto domani a Napoli “Ten-T Days 2009, Il futuro delle vie di trasporto Trans-europee”, la conferenza internazionale organizzata dalla Commissione europea e dal ministero delle Infrastrutture. Parteciperanno alla due giorni di lavori 47 ministri di Europa, Africa e dell’area del Mediterraneo. A fare gli onori di casa, nella splendida cornice di Palazzo Reale, il ministro Altero Matteoli, il vicepresidente della Commissione Ue con delega ai Trasporti, Antonio Tajani e il presidente di turno del Consiglio Ue, Asa Torstensson.
La conferenza, che si concluderà nel primo pomeriggio di giovedì prossimo, affronterà le grandi tematiche delle reti di trasporto europee e le loro interazioni con i Paesi che si affacciano nel bacino del Mediterraneo e del Nord-Europa. Al centro del dibattito anche la rivisitazione delle reti Ten-T approvate dal Parlamento europeo nel 2005 e che ora vanno riaggiornate alla luce delle mutate esigenze economiche e commerciali dell’Europa a 27.

«Si tratta di un appuntamento di grande rilievo internazionale per l’infrastrutturazione trasportistica del Continente europeo e dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo – ha dichiarato Matteoli -. A Napoli, nel corso delle numerose tavole rotonde con i 46 colleghi ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti invitati, faremo il punto sulla progettazione e sulla realizzazione delle reti Ten-T e verificheremo la possibilità di una rivisitazione di queste grandi vie di comunicazione che servono a facilitare il passaggio delle merci e delle persone tra i Paesi europei, africani e della vasta area Mediterranea, con la finalità di sviluppare le loro economie e i loro traffici commerciali. Auspico – conclude Matteoli – che a conclusione della due giorni si possa approvare un documento comune finale (la Carta di Napoli) che prospetti azioni concrete da realizzarsi entro il prossimo decennio».

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Parte oggi a Napoli la "Ten-T Days 2009"

Fra oggi e domani si confronteranno a Napoli 47 ministri dei Trasporti di Europa, Africa e dell'area del Mediterraneo

Fra oggi e domani si confronteranno a Napoli 47 ministri dei Trasporti di Europa, Africa e dell'area del Mediterraneo

Inizierà questo pomeriggio e proseguirà fino a tutto domani a Napoli “Ten-T Days 2009, Il futuro delle vie di trasporto Trans-europee”, la conferenza internazionale organizzata dalla Commissione europea e dal ministero delle Infrastrutture. Parteciperanno alla due giorni di lavori 47 ministri di Europa, Africa e dell’area del Mediterraneo. A fare gli onori di casa, nella splendida cornice di Palazzo Reale, il ministro Altero Matteoli, il vicepresidente della Commissione Ue con delega ai Trasporti, Antonio Tajani e il presidente di turno del Consiglio Ue, Asa Torstensson.
La conferenza, che si concluderà nel primo pomeriggio di giovedì prossimo, affronterà le grandi tematiche delle reti di trasporto europee e le loro interazioni con i Paesi che si affacciano nel bacino del Mediterraneo e del Nord-Europa. Al centro del dibattito anche la rivisitazione delle reti Ten-T approvate dal Parlamento europeo nel 2005 e che ora vanno riaggiornate alla luce delle mutate esigenze economiche e commerciali dell’Europa a 27.

«Si tratta di un appuntamento di grande rilievo internazionale per l’infrastrutturazione trasportistica del Continente europeo e dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo – ha dichiarato Matteoli -. A Napoli, nel corso delle numerose tavole rotonde con i 46 colleghi ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti invitati, faremo il punto sulla progettazione e sulla realizzazione delle reti Ten-T e verificheremo la possibilità di una rivisitazione di queste grandi vie di comunicazione che servono a facilitare il passaggio delle merci e delle persone tra i Paesi europei, africani e della vasta area Mediterranea, con la finalità di sviluppare le loro economie e i loro traffici commerciali. Auspico – conclude Matteoli – che a conclusione della due giorni si possa approvare un documento comune finale (la Carta di Napoli) che prospetti azioni concrete da realizzarsi entro il prossimo decennio».

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Le priorità di Bruxelles per una nuova politica marittima integrata

Jose Manuel Barroso, confermato presidente della Commissione europea per un altro mandato

Jose Manuel Barroso, confermato presidente della Commissione europea per un altro mandato

Presentata oggi a Bruxelles dalla Commissione europea una relazione su quanto fatto nell’ultimo biennio in vista di una politica marittima integrata. L’esecutivo comunitario ha formulato proposte concrete su due criticità del settore: integrazione transettoriale e transnazionale della sorveglianza marittima dimensione internazionale della politica marittima europea. Con una marcia nuova si potrà sbloccare il potenziale economico di ampie zone marittime e costiere d’Europa, aumentando la sicurezza dei loro mari con una nuova governance semplificata e sfruttando le sinergie presenti in tutto l’arco delle politiche connesse al settore marittimo.

Quello della sicurezza dei mari è un tema molto caldo da quando è riemersa la preoccupante piaga della pirateria. Bruxelles ha fissato principi guida che aiutano gli Stati membri a stabilire un ambiente comune di scambio di informazioni per le loro numerose autorità di sorveglianza. È una pratica ancora corrente negli Stati membri che ogni autorità di settore che controlla e sorveglia le azioni in mare raccolga dati operativi indipendentemente dalle altre autorità coinvolte. Se questi dati venissero condivisi, le attività di sorveglianza sarebbero più efficienti e più vantaggiose in termini di costi. Tuttavia la condivisione dei dati e l’interoperabilità dei sistemi di sorveglianza pongono taluni problemi tecnologici, legali e di sicurezza, ed è su questo che bisogna trovare una base di accordo fra gli stati europei.

«Una nuova politica marittima integrata è un elemento indispensabile per l’attuazione di una politica sostenibile in materia di cambiamenti climatici e di politica energetica. Credo – ha detto nell’occasione il presidente della Commissione Manuel Barroso – che quanto sinora realizzato ci consenta di compiere i prossimi passi con fiducia e con forza. Voglio, ad esempio, che le autostrade del mare diventino realtà. Per uno sviluppo responsabile e utile degli oceani e dei mari dobbiamo sviluppare la pianificazione dello spazio marittimo, la sorveglianza marittima integrata transfrontaliera e transnazionale e realizzare una rete di osservazione e di dati dell’ambiente marittimo».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Joe Borg, commissario europeo responsabile degli Affari marittimi e della pesca. «Sebbene la politica marittima integrata sia una politica europea molto recente – ha ribadito – essa ha già permesso di cambiare il modo in cui l’Europa si raffronta con il suo patrimonio marittimo e ha posto le questioni marittime in primo piano nell’agenda europea. Il suo eccellente avvio deve spingerci a progetti ancora più grandi e più audaci in futuro. Deve incoraggiarci a continuare a spingere i limiti quando si tratta di adottare azioni concertate per il bene del nostro ambiente marittimo, per l’economia e la sicurezza marittima».

Sempre oggi la Commissione ha presentato un documento strategico che espone le modalità per garantire che l’UE eserciti un’influenza più forte nella scena internazionale sulle questioni marittime al fine di potenziare la governance globale degli oceani e dei mari

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Conti: Toremar deve essere consegnata senza debiti

Riccardo Conti, assessore ai Trasporti della regione Toscana

Riccardo Conti, assessore ai Trasporti della regione Toscana

Mantenimento dei servizi e rinnovo della flotta, questi gli obiettivi della Regione per Toremar. La Toscana è pronta per la gara e l’affidamento dei servizi della controllata regionale del gruppo Tirrenia. Lo ha detto nei giorni scorsi l’assessore regionale ai Trasporti Riccardo Conti al termine dell’incontro con i sindaci dell’Elba, le autorità portuali, il presidente della Provincia di Livorno e tutti gli enti interessanti al futuro della compagnia di navigazione che opera nell’arcipelago toscano.

«Esistono le condizioni per procedere alla firma della convenzione tra la Regione e lo Stato per l’azienda di trasporto marittimo. Abbiamo già una bozza di convezione; nei prossimi giorni faremo riunioni tecniche per perfezionarla e poi la sigleremo con il governo. Abbiamo escluso fin dall’inizio una partecipazione della Regione nella società – ha precisato l’assessore -. Noi gestiremo la gara, per tutti i servizi sussidiati, e già questo esclude la nostra partecipazione alla società. Il percorso adesso prevede un passaggio alla Regione della Toremar e lo svolgimento di una gara, da noi indetta, per l’affidamento dei servizi per 12 anni, rinnovabile, e la cessione dell’azienda. Tutto questo – ha sintetizzato Conti – con una preliminare garanzia di Palazzo Chigi: Toremar deve essere consegnata senza debiti. Noi possiamo, infatti, integrare il taglio delle risorse con circa 3 milioni l’anno per i 12 anni del contratto, non di più».

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Cozzolino (Pd): rottamazione Ue per salvare il settore cantieristico

Andrea Cozzolino, europarlamentare del Pd, già assessore alle Attività produttive della CAmpania

Andrea Cozzolino, europarlamentare del Pd, già assessore alle Attività produttive della CAmpania

Più passano i giorni e più appare evidente che l’unica soluzione, alla luce della crisi economica che ha messo in ginocchio l’industria cantieristica, per lo stabilimento Fincantieri di Castellammare di Stabia sia legata a un piano comunitario per la rottamazione delle navi inquinanti, siano esse militari, mercantili o da crociera. La scorsa settimana, dopo aver manifestato la propria vicinanza ai 700 lavoratori del sito stabiese, la regione Campania si è poi impegnata a sostenere, in sede europea, l’attuazione di un grande piano di rottamazione del naviglio obsoleto per tutta l’area mediterranea, proposta a Strasburgo dall’europarlamentare Andrea Cozzolino (Pd). Obiettivo del progetto è il lancio di un programma europeo per incentivare il rinnovo delle flotte commerciali, allo scopo di rilanciare in maniera sostenibile il settore marittimo e cantieristico.

Secondo l’ex assessore regionale alle Attività produttive, «il trasporto marittimo è un settore chiave per la crescita del Mezzogiorno. Supportare nuovi investimenti per sostituire le navi inquinanti con nuove navi a basso impatto ambientale ci consentirà di limitare le emissioni nocive nei nostri mari e di rilanciare il comparto della cantieristica salvando migliaia di posti di lavoro. Penso ad esempio ai cantieri di Castellammare di Stabia e a tante imprese che lavorano su forniture e subforniture navali e che ogni giorno fanno i conti con gli effetti della recessione».

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Fini : rispettare la Costituzione e l’assoluta indipendenza di tutti i magistrati

Il Presidente della Camera dei Deputati - Gianfranco Fini

Il Presidente della Camera dei Deputati - Gianfranco Fini

«Non ho cambiato opinione. La cosa importante è che bisogna rispettare la Costituzione e l’assoluta indipendenza e autonomia di tutti i magistrati». Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, parla da Francoforte nel corso di una conferenza stampa sull’inaugurazione dello «spazio italia» alla fiera internazionale del libro in merito alla riforma della giustizia.

Giustizia “Un conto è parlare di carriere separate – dice – un’altro è sottoporre i pm ada altri poteri che non siano quelli giudiziari”.

Le riforme della Costituzione sono possibili in questa legislatura sulla base di un’ampia maggioranza parlamentare in grado di superare i rischi di una mancata approvazione in sede referendaria, come è accaduto in un recente passato con la riforma varata dal centrodestra ma non confermata dagli elettori”. È in sintesi l’analisi del presidedente della Camera.

«Ci sono le condizioni per un’ampia convergenza per individuare un processo di raccordo tra governo e parlamento, che è uno dei nodi, ma anche sulla riduzione del numero troppo ampio di parlamentari e sulla fine del bicameralismo perfetto». Fini ha anche sottolineato, fra le questioni da affrontare quella di individuare «nuove forme di equilibrio tra il potere legislativo e quello esecutivo. Credo -ha concluso- che si possa dar vita ad una riforma costituzionale in questa legislatura sulla base di una larga maggioranza» sui punti citati.

Fini ha ricordato che la procedura dell’articolo 138 della Costituzione «non è stata prevista per caso dai padri costituenti» mentre l’esperienza recente ha dimostrato che «quando una maggiioranza dà corso ad una riforma solo sulla base dei voti di cui dispone in Parlamento compie un’operazone legittima costituzionalmente, ma che può presentare inconvenienti di tipo politico». Insomma, solo con una maggioranza qualificata è possibile sottrarre il testo di una riforma a un referendum popolare. «II mio auspicio – ha sottolineato Fini – è che in questa legislatura non si perda l’occasione per riformare le istituzioni, portando così a compimento un iter e un dibattito molto ricco» e sul
quale si sono registrate diverse convergenze.

Poi la stoccata a Berlusconi: «Tutti devono impegnarsi perchè il buon nome e l’immagine dell’Italia all’estero sia rispondente alla realtà: dalla cultura, all’imprenditoria, allo sport ed all’informazione». L’immagine del Paese all’estero – spiega Fini – “è data da tanti fattori, anche da quello che liberamente scrivono i quotidiani internazionali. Ma è sufficiente questa constatazione per dire che tutti devono impegnarsi perchè il buon nome e l’immagine dell’Italia all’estero siano rispondenti alla realtà. Il nostro Paese è stato apprezzato nel passato e lo è nel presente per tante sue eccellenze. I giudizi sulla vita politica, siano essi reali o meno, non possono determinare un arretramento del giudizio complessivo sull’Italia».

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Fini : rispettare la Costituzione e l'assoluta indipendenza di tutti i magistrati

Il Presidente della Camera dei Deputati - Gianfranco Fini

Il Presidente della Camera dei Deputati - Gianfranco Fini

«Non ho cambiato opinione. La cosa importante è che bisogna rispettare la Costituzione e l’assoluta indipendenza e autonomia di tutti i magistrati». Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, parla da Francoforte nel corso di una conferenza stampa sull’inaugurazione dello «spazio italia» alla fiera internazionale del libro in merito alla riforma della giustizia.

Giustizia “Un conto è parlare di carriere separate – dice – un’altro è sottoporre i pm ada altri poteri che non siano quelli giudiziari”.

Le riforme della Costituzione sono possibili in questa legislatura sulla base di un’ampia maggioranza parlamentare in grado di superare i rischi di una mancata approvazione in sede referendaria, come è accaduto in un recente passato con la riforma varata dal centrodestra ma non confermata dagli elettori”. È in sintesi l’analisi del presidedente della Camera.

«Ci sono le condizioni per un’ampia convergenza per individuare un processo di raccordo tra governo e parlamento, che è uno dei nodi, ma anche sulla riduzione del numero troppo ampio di parlamentari e sulla fine del bicameralismo perfetto». Fini ha anche sottolineato, fra le questioni da affrontare quella di individuare «nuove forme di equilibrio tra il potere legislativo e quello esecutivo. Credo -ha concluso- che si possa dar vita ad una riforma costituzionale in questa legislatura sulla base di una larga maggioranza» sui punti citati.

Fini ha ricordato che la procedura dell’articolo 138 della Costituzione «non è stata prevista per caso dai padri costituenti» mentre l’esperienza recente ha dimostrato che «quando una maggiioranza dà corso ad una riforma solo sulla base dei voti di cui dispone in Parlamento compie un’operazone legittima costituzionalmente, ma che può presentare inconvenienti di tipo politico». Insomma, solo con una maggioranza qualificata è possibile sottrarre il testo di una riforma a un referendum popolare. «II mio auspicio – ha sottolineato Fini – è che in questa legislatura non si perda l’occasione per riformare le istituzioni, portando così a compimento un iter e un dibattito molto ricco» e sul
quale si sono registrate diverse convergenze.

Poi la stoccata a Berlusconi: «Tutti devono impegnarsi perchè il buon nome e l’immagine dell’Italia all’estero sia rispondente alla realtà: dalla cultura, all’imprenditoria, allo sport ed all’informazione». L’immagine del Paese all’estero – spiega Fini – “è data da tanti fattori, anche da quello che liberamente scrivono i quotidiani internazionali. Ma è sufficiente questa constatazione per dire che tutti devono impegnarsi perchè il buon nome e l’immagine dell’Italia all’estero siano rispondenti alla realtà. Il nostro Paese è stato apprezzato nel passato e lo è nel presente per tante sue eccellenze. I giudizi sulla vita politica, siano essi reali o meno, non possono determinare un arretramento del giudizio complessivo sull’Italia».

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Di Pietro e Belpietro indagati

Il leader dell’Italia del Valori, il senatore Antonio di Pietro, e il direttore di Libero, Maurizio Belpietro, sono indagati dalla procura di Roma per l’ipotesi di reato di offese al prestigio al Capo dello Stato.

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Bono: contro la crisi creare sinergie con le Pmi

Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri

Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri

Fincantieri è un’azienda leader mondiale nel comparto delle navi da crociera «e siamo convinti di poter reagire alla crisi e uscirne ancora più forti. Ma in questo momento siamo su un crinale, quindi dobbiamo fare tutto il possibile per non cadere. Non possiamo farcela da soli, tanto meno possono farcela da sole le Pmi. C’e’ bisogno di fare sistema, solo creando sinergie potremo farcela». Così Giuseppe Bono, amministratore delegato del gruppo cantieristico triestino, nel corso della sua relazione ieri a Milano al convegno “Finanza agevolata per le piccole e medie imprese”. Analizzando i vari aspetti della crisi, il manager calabrese ha ricordato il ruolo fondamentale delle Pmi all’interno del sistema Fincantieri, concorrendo quasi per l’80% alla realizzazione del prodotto finale, e la fortissima incidenza di questo sistema sull’indotto e sull’economia dei territori che ospitano i siti produttivi del gruppo.

«Il nostro è un Paese ricco di eccellenze – ha detto Bono, ma – deve saperle valorizzare, puntando soprattutto sul lavoro e sulla voglia di lavorare e rimboccarsi le maniche». Certo, «il lavoro andrebbe anche alleggerito dell’eccessiva pressione fiscale che riduce i salari». In ogni caso, ha quindi sottolineato l’ad di Fincantieri «il lavoro e la capacità di saper fare sistema ci permetteranno di uscire dalla crisi e guardare al futuro. All’interno del sistema, ognuno deve fare bene il proprio lavoro. Mi riferisco in particolar modo agli organismi preposti ad agevolare le imprese, soprattutto sul fronte delle esportazioni».
Al convegno di Milano era presente anche il ministro per le Riforme, Umberto Bossi che, dopo aver ringraziato Bono sostenendo che «le navi costruite dalla Fincantieri sono in assoluto le più belle del mondo» ha voluto precisare «amico mio, sei un’eccezione, un meridionale che rappresenta l’eccellenza del Paese».

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«Industriali boicottate i giornali che mi attaccano»

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

«Voi pensate a creare benessere, per la libertà e la democrazia ‘ghe pensi mi’». Con queste parole il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha concluso il suo discorso all’assemblea degli industriali di Monza e Brianza.

Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, parlando agli imprenditori brianzoli ha esortato la platea a “ribellarsi” contro la stampa che lo attacca. Il premier ha ribadito che «c’è un giornale italiano che non ha avuto alcun limite nel gettare discredito su di me». E ha rilanciato: «Contro questo ci vorrebbe una reazione, una ribellione generale, di chi come voi è una colonna del sistema produttivo». Berlusconi ha poi riferito che durante le riunioni del G20 «i colleghi europei mi hanno detto ‘come sei duro’, nessun leader europeo avrebbe retto ad attacchi simili. Ma non c’è attacco che tenga», ha proseguito il premier.

«Chi getta discredito sull’Italia lo getta anche sui prodotti e sulle imprese italiane, gli imprenditori dovrebbero ribellarsi a questo agire anti-italiano», ha aggiunto Berlusconi. «Il discredito non si getta solo sul presidente del Consiglio – ha detto – ma va anche ai nostri prodotti, alle imprese, al made in Italy. Se voi siete le colonne della produzione, ci vorrebbe una ribellione nei confronti di questo agire anti-italiano». «Il governo sostiene le imprese italiane all’estero ed io sono un bravo agente di commercio», ha proseguito. «Non è stato recepito quello che il governo fa nella diplomazia commerciale – ha spiegato – mai nessun altro governo ha avuto in mente di agire da supporto a tutte le nostre aziende all’estero. In tanti Paesi, come la Russia, la Libia, l’Egitto, la Turchia, la Tunisia, le imprese italiane sono le più ben viste. Abbiamo ottenuto risultati fantastici, l’ultimo è stata l’attribuzione a Impregilo del raddoppio del canale di Panama. Mi guardo allo specchio e non sapevo che come agente di commercio fossi così bravo». Berlusconi ha poi rivendicato ancora una volta la propria appartenenza al mondo imprenditoriale: «Il governo lavora in totale sintonia con quanto portate avanti con le vostre associazioni. Bisogna approfittare del fatto che c’è un collega imprenditore al governo, perchè così possiamo portare avanti le riforme che ci interessano».

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Intervento di Sonia Alfano alla sessione plenaria sulla libertà di informazione in Italia

Intervento di Sonia Alfano al Parlamento Europeo dell’ 8 Ottobre 2009 sul tema all’ordine del giorno: Libertà di informazione in Italia.

E’ una Sonia Alfano più che mai combattiva quella che si è presenta oggi all’Europarlamento con un breve intervento destinato a lasciare un segno (in Europa, ovviamente, non in Italia): “In Italia si sta cercando di far passare una legge che proibisce ai giornalisti di pubblicare anche cronache giudiziare. Questo perché probabilmente consentirebbe agli italiani di conoscere le responsabilità dello stesso Berlusconi rispetto alle stragi mafiose del ‘92 nelle quali morirono Falcone e Borsellino”.
Da sempre, la siciliana Sonia Alfano (figlia di un giornalista, Beppe Alfano), dimostra di sapere molte cose sulla mafia e sulle relazioni tra Cosa Nostra e la politica. Sfruttando la vernice europea che decine di migliaia di cittadini le hanno consentito di avere con la loro preferenza alle ultime elezioni europee, la rappresentante indipendente dell’Italia dei Valori cala un asso pesantissimo nel dibattito che in sede europea si sta svolgendo sulla libertà di informazione a partire dall’anomalia del caso italiano. Un J’accuse così esplicito da far tremare i palazzi.

Violente le proteste degli uomini del centro-destra presenti in aula, che le hanno urlato “Vergognati”. Il ogni caso, caduto il lodo che proteggeva il premier, sembra che anche su questo delicatissimo tema il cerchio si stia stringendo attorno l’entourage più stretto del Cavaliere. L’appello del processo Dell’Utri è agli sgoccioli e giorno dopo giorno escono sempre maggiori dettagli sui rapporti tra il fondatore di Forza Italia, Berlusconi e gli uomini di Cosa Nostra tra i quali Provenzano e Ciancimino.

Più ancora che il processo Mills, sarà forse questo il filone di inchiesta che spaventa tanto il premier?

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