Archivio della categoria Pirateria

Documento segreto del 2006 “A largo di Cetraro le navi sono tre”

Immagine sottomarina del presunto relitto del Catania

Immagine sottomarina del presunto relitto del Catania

Un documento inedito. E’ la parte segreta di una seduta della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Un documento ufficiale dove si dice che le navi sono tre, non una. E che sono stati pescati fusti in mare. Ma nessuna delle tre navi corrisponde alle misure e alla profondità del “Catania“, il relitto della prima guerra mondiale ritrovato proprio dove si credeva potesse esserci una nave dei veleni. Così, quello che dopo la dichiarazione di chiusura del caso di Cetraro, sembrava una mera ipotesi, oggi ritorna a prendere corpo. Come resta, nero su bianco, il verbale che riporta tracce di cesio rinvenute nei pesci. Analisi, lo ricordiamo, scomparse nel nulla.

Il documento inedito si riferisce ad una seduta del 24 gennaio 2006 dove il pm Franco Greco, che all’epoca aveva aperto l’inchiesta sulla nave di Cetraro, dice davanti alla commissione che i pescatori della zona hanno pescato dei bidoni: “Ho cercato in tutti i modi di capire quale fosse il luogo preciso. Mi sono state date delle coordinate, che ho riportato al consulente, per verificare il sito…. Ed è stato rilevato un corpo estraneo della lunghezza di 126 metri. I consulenti hanno escluso che si possa trattare di un oggetto naturale… non si spiegano cosa sia. Potrebbe essere una nave… si trova a 680 metri di profondità”.

Una nave, non l’unica nave. Infatti, si legge nel documento di un secondo ritrovamento: una nave lunga tra gli 88 e i 108 metri, larga dai 15 ai 20 metri, a 380 metri di profondità. Intorno alla pancia di questo relitto c’è un alone di 200 metri quadri, scuro, che – dice davanti alla commissione il Sostituto Procuratore Franco Greco – “non può essere liquido e deve per forza essere il carico della nave che appoggiandosi, si è aperto ed è fuoriuscito”

Greco racconta di aver chiesto alla Capitaneria di Porto se c’erano navi da guerra affondate in quell’area. Alla Capitaneria non risultavano unità da guerra. Risultava solo una nave affondata nel 1989, a 15 miglia, verso Scalea. Incrociando dati con l’ufficio maridrografico di Genova, Greco scoprì che esisteva un relitto della prima guerra mondiale ma scoprì anche due grandi punti interrogativi: la nave risulterebbe affondata nel 1920, cioè dopo la fine della guerra. Si chiamava “Federico II”, ma gli atti sono “classificati, ossia coperti da segreto militare“. Un segreto militare dopo ottanta anni dall’affondamento?

La nave di cui parla Fonti sarebbe affondata nel ‘92. Le mappe nautiche riportano la Federico II dal 1993, come relitto non pericoloso con battente d’acqua sconosciuto. “Il che vuol dire – dice il pm Greco – che non sanno cos’è; ma allora come fanno a dire che non è un relitto pericoloso? Ho chiesto il motivo per il quale questa nave non è stata mai riportata nelle mappe nautiche e non mi hanno saputo dare una risposta”. Di certo c’è che nella zona della nave Federico II la Capitaneria di Porto di Cetraro vietò la pesca per un anno e quattro mesi perché proprio lì le analisi hanno rilevato metalli pesanti, tra cui arsenico e mercurio, fuori dai livelli consentiti. Come mai proprio in quel punto la concentrazione dei metalli?

La seduta segreta tra Greco e la commissione viene sintetizzata in una domanda che lo stesso Presidente della Commissione rivolge al pm: “Dottore, mi faccia capire, mi sto perdendo. C’è quindi una nave certa, una che si vede e una che potrebbe esserci“. E il pm risponde: ” Sì, quello è il posto dove sono stati trovati i bidoni“.

Fonte : NetNews24

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Confitarma: colmare il vuoto legislativo sul lavoro dei marittimi

Il presidente di Confitarma Nicola Coccia

Il presidente di Confitarma Nicola Coccia

La sicurezza dei lavoratori nel settore marittimo e portuale, di questo si è discusso ieri a Genova, a bordo della motonave Suprema, nel corso del convegno “Nuove rotte per la sicurezza – Shipping&Safety”, organizzato da Confitarma e GNV. Purtroppo in Italia bisogna fare ancora i conti con un vuoto legislativo che rischia di avere pesanti conseguenze per tutto il settore. I relatori hanno affrontato il problema, auspicando unanimemente che le disposizioni pensate per un lavoro “terrestre” devono essere adattate alla particolarità del lavoro in mare. Ma i tempi stringono: i decreti infatti vanno emanati entro il 15 maggio 2010, pena l’applicazione anche sulle navi della normativa generale.

L’evoluzione del lavoro marittimo in linea con lo sviluppo tecnologivo della flotta e quindi l’esigenza di formare personale qualificato di bordo e di terra è stato al centro dell’intervento di Nicola Coccia, numero uno della Confederazione degli armatori. Ciò è particolarmente importante per affrontare i nuovi problemi connessi alla safety e alla security: fattori fondamentali di competitività in vista della ripresa economica. Infatti, «nonostante la crisi attuale – ha detto – si prevede che nel 2020 i traffici di merci aumenteranno del 45% e quelli di passeggeri del 35%». E sulla necessità di spingere a fondo sugli investimenti in innovazione e sicurezza, anche in tempi difficili, ha parlato l’ad e presidente di Grandi Navi Veloci Silvano Cassano che vede nelle risorse umane un fattore centrale nello sviluppo dello shipping italiano verso i nuovi mercati. «Stiamo aprendoci sempre più ai paesi che si affacciano, anche economicamente, sul Mediterraneo, con nuove rotte e nuove destinazioni verso Marocco, Libia, Algeria intercettando e anticipando una nuova domanda di movimento che viene non più solo dai turisti, ma da passeggeri e operatori commerciali».

Dedicato alla spinosa e delicata questione della pirateria la relazione di Cesare d’Amico, presidente del gruppo CSO (Company Security Officer) di Confitarma. L’armatore ha sottolineato l’importanza dello stretto rapporto tra armamento, Marina militare e comando generale del corpo delle Capitanerie di porto, evidenziando l’esigenza di rafforzare le misure già poste in essere con la missione Atalanta, prevedendo un maggior numero di navi e un miglior coordinamento nell’area del Corno d’Africa e soprattutto nel cosiddetto quadrante sud (area tra la Somalia e le Seichelles). Peraltro, d’Amico ha sottolineato che «anche da parte degli armatori deve esserci un maggior coordinamento con le forze militari così come devono essere adottate tutte le misure preventive consigliate in ambito internazionale».

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Le priorità di Bruxelles per una nuova politica marittima integrata

Jose Manuel Barroso, confermato presidente della Commissione europea per un altro mandato

Jose Manuel Barroso, confermato presidente della Commissione europea per un altro mandato

Presentata oggi a Bruxelles dalla Commissione europea una relazione su quanto fatto nell’ultimo biennio in vista di una politica marittima integrata. L’esecutivo comunitario ha formulato proposte concrete su due criticità del settore: integrazione transettoriale e transnazionale della sorveglianza marittima dimensione internazionale della politica marittima europea. Con una marcia nuova si potrà sbloccare il potenziale economico di ampie zone marittime e costiere d’Europa, aumentando la sicurezza dei loro mari con una nuova governance semplificata e sfruttando le sinergie presenti in tutto l’arco delle politiche connesse al settore marittimo.

Quello della sicurezza dei mari è un tema molto caldo da quando è riemersa la preoccupante piaga della pirateria. Bruxelles ha fissato principi guida che aiutano gli Stati membri a stabilire un ambiente comune di scambio di informazioni per le loro numerose autorità di sorveglianza. È una pratica ancora corrente negli Stati membri che ogni autorità di settore che controlla e sorveglia le azioni in mare raccolga dati operativi indipendentemente dalle altre autorità coinvolte. Se questi dati venissero condivisi, le attività di sorveglianza sarebbero più efficienti e più vantaggiose in termini di costi. Tuttavia la condivisione dei dati e l’interoperabilità dei sistemi di sorveglianza pongono taluni problemi tecnologici, legali e di sicurezza, ed è su questo che bisogna trovare una base di accordo fra gli stati europei.

«Una nuova politica marittima integrata è un elemento indispensabile per l’attuazione di una politica sostenibile in materia di cambiamenti climatici e di politica energetica. Credo – ha detto nell’occasione il presidente della Commissione Manuel Barroso – che quanto sinora realizzato ci consenta di compiere i prossimi passi con fiducia e con forza. Voglio, ad esempio, che le autostrade del mare diventino realtà. Per uno sviluppo responsabile e utile degli oceani e dei mari dobbiamo sviluppare la pianificazione dello spazio marittimo, la sorveglianza marittima integrata transfrontaliera e transnazionale e realizzare una rete di osservazione e di dati dell’ambiente marittimo».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Joe Borg, commissario europeo responsabile degli Affari marittimi e della pesca. «Sebbene la politica marittima integrata sia una politica europea molto recente – ha ribadito – essa ha già permesso di cambiare il modo in cui l’Europa si raffronta con il suo patrimonio marittimo e ha posto le questioni marittime in primo piano nell’agenda europea. Il suo eccellente avvio deve spingerci a progetti ancora più grandi e più audaci in futuro. Deve incoraggiarci a continuare a spingere i limiti quando si tratta di adottare azioni concertate per il bene del nostro ambiente marittimo, per l’economia e la sicurezza marittima».

Sempre oggi la Commissione ha presentato un documento strategico che espone le modalità per garantire che l’UE eserciti un’influenza più forte nella scena internazionale sulle questioni marittime al fine di potenziare la governance globale degli oceani e dei mari

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Attentato alla caserma di Milano, fermati due complici del kamikaze libico

Game, l'attentatore libico

Game, l'attentatore libico

Nella notte sono stati fermati a Milano due complici di Mohamed Game, il libico che ieri mattina ha messo a segno un attentato kamikaze all’interno della caserma dell’esercito in piazzale Perrucchetti. Secondo le prime informazioni, a finire in manette sono stati un egiziano e un libico considerati, dagli inquirenti, complici di Game.

I due presunti complici sono stati fermati dagli uomini della Digos coordinati dal pm di Milano Maurizio Romanelli, titolare dell’inchiesta sull’attentato, che oggi dovrebbe inoltrare al Gip la richiesta di convalida dell’arresto di Game.

I fermi sono avvenuti dopo che la polizia ha ascoltato parenti ed amici del trentaquattrenne libico accusato di detenzione, porto abusivo e fabbricazione di esplosivi e che presto verrà indagato anche per strage. Durante le perquisizioni effettuate ieri dalla Digos di Milano è stata sequestrata un’ingente quantità di esplosivo: i due fermati sono stati trovati in possesso di nitrato d’ammonio, un composto chimico utilizzato come fertilizzante ma anche per produrre l’ammonal e l’anfo, due eplosivi. La sostanza era contenuta in diversi sacchi per un peso totale di circa 100 chilogrammi.

I due presunti complici di Mohammed Game avrebbero avuto ruoli distinti nella preparazione dell’attentato di ieri alla caserma Santa Barbara di Milano, secondo le prime indiscrezioni filtrate. Il libico avrebbe aiutato il connazionale Game a reperire il materiale esplosivo usato per confezionare l’ordigno; l’egiziano invece, che è un vicino di casa dell’attentatore, lo avrebbe accompagnato davanti alla caserma.

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Attentato a Milano, la condanna dell’Istituto Islamico di Viale Jenner

E’ “una condanna a priori”, quella di Abdel Hamid Shaari, il presidente dell’Istituto islamico milanese di viale Jenner, nell’apprendere dell’attentato che stamattina un cittadino di 35 anni, di origine libica, ha compiuto ai danni della caserma dell’esercito in via Perrucchetti. L’uomo, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe gridato “via dall’Afghanistan!” prima di provocare l’esplosione nella caserma.
“La violenza e’ sempre condannabile”, dice Shaari, in attesa di conoscere ulteriori dettagli dell’accaduto. Il presidente dell’Istituto di viale Jenner, in passato al centro di numerose indagini e polemiche, esclude che all’interno della comunita’ islamica milanese via sia un clima di ostilita’ per la presenza di truppe italiane in Afghanistan: “Per quello che so io -afferma Shaari- non c’e’ nessun clima di ostilita’”.
Shaari non esclude possa essersi quindi trattato del gesto di “un pazzo”. Quanto alla nazionalita’ dell’attentatore, Shaari, egli stesso di origini libiche, si dice “sorpreso”. “Siamo talmente pochi qui a Milano -spiega- un centinaio, al massimo duecento”.

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Attentato a Milano, la condanna dell'Istituto Islamico di Viale Jenner

E’ “una condanna a priori”, quella di Abdel Hamid Shaari, il presidente dell’Istituto islamico milanese di viale Jenner, nell’apprendere dell’attentato che stamattina un cittadino di 35 anni, di origine libica, ha compiuto ai danni della caserma dell’esercito in via Perrucchetti. L’uomo, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe gridato “via dall’Afghanistan!” prima di provocare l’esplosione nella caserma.
“La violenza e’ sempre condannabile”, dice Shaari, in attesa di conoscere ulteriori dettagli dell’accaduto. Il presidente dell’Istituto di viale Jenner, in passato al centro di numerose indagini e polemiche, esclude che all’interno della comunita’ islamica milanese via sia un clima di ostilita’ per la presenza di truppe italiane in Afghanistan: “Per quello che so io -afferma Shaari- non c’e’ nessun clima di ostilita’”.
Shaari non esclude possa essersi quindi trattato del gesto di “un pazzo”. Quanto alla nazionalita’ dell’attentatore, Shaari, egli stesso di origini libiche, si dice “sorpreso”. “Siamo talmente pochi qui a Milano -spiega- un centinaio, al massimo duecento”.

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Libico con bomba artigianale si fa esplodere in caserma

La Caserma Santa Barbara a Milano poco dopo l'attentato

La caserma Santa Barbara a Milano poco dopo l'attentato

Sono in piena fase di svolgimento, con i rilievi della Scientifica e degli artificieri, le operazioni di accertamento della dinamica dell’attentato compiuto alle 7.45 alla caserma Santa Barbara di Milano. Il bilancio è di due feriti: l’attentatore, in gravi condizioni, e un militare ventenne, che ha riportato ferite lievi. Sul posto, tra i numerosi funzionari dirigenti e ufficiali di Polizia, Carabinieri ed Esercito, oltre al procuratore aggiunto di Milano Armando Spataro, coordinatore del pool Antiterrorismo, il questore, Vincenzo Indolfi, il Comandante provinciale dell’Arma dei carabinieri, Colonnello Sergio Pascali e il Comandante della Polizia locale, Tullio Mastrangelo. In particolare, oltre ai rilievi della Scientifica, gli uomini della Digos e del Nucleo informativo dei carabinieri, in collaborazione con i più alti ufficiali del presidio militare, stanno ricostruendo la dinamica e soprattutto sentendo le testimonianze del ferito e degli altri militari presenti al momento dello scoppio. La Procura di Milano ha aperto un’inchiesta; a coordinare le indagini sarà il sostituto procuratore Armando Spataro.

L’esplosione è avvenuta alle 7.45 davanti alla caserma sede del Primo Reggimento Trasmissioni e del Reggimento artiglieria a cavallo dell’esercito di piazzale Giuseppe Perrucchetti, a Milano (zona Forze Armate). Un uomo di nazionalità libica, di 35 anni, è arrivato davanti alla porta carraia con un pacco che conteneva un ordigno rudimentale di bassa potenza, nascosto in una cassetta degli attrezzi. L’uomo ha cercato di approfittare dell’ingresso di un militare che stava entrando nella struttura a prendere servizio con la sua auto, una Fiat Punto. L’attentatore ha cercato di intrufolarsi, ma gli si sono parati davanti i militari di guardia che, per fortuna, erano a qualche metro di distanza. È stato a quel punto che ha fatto esplodere il rudimentale ordigno. Prima avrebbe urlato solo alcune parole in arabo. Il comandante della caserma Perrucchetti, il Colonnello Valentino De Simone, e fonti investigative hanno «smentito categoricamente» che il libico abbia proferito frasi inerenti ai nostri militari in Afghanistan, come inizialmente era stato riferito. Dai documenti l’uomo risulta cittadino libico, nato nel 1974, in regola con il permesso di soggiorno.

Nella cassetta degli attrezzi c’erano circa due chili di esplosivo artigianale: fortunatamente solo una parte è esplosa, altrimenti la potenza dello scoppio sarebbe stata tale da far crollare l’ingresso della caserma.

Nello scoppio è rimasto ferito Guido La Veneziana, un caporale di 20 anni del primo regimento Trasmissioni, di servizio in quel momento in caserma; si è rialzato subito, ha rifiutato il ricovero e ha parlato con gli investigatori. Una scheggia lo avrebbe colpito di rimbalzo, procurandogli ferite lievi alla testa.

Grave invece il libico: il personale del 118, dopo averlo intubato e stabilizzato, lo ha portato all’ospedale Fatebenefratelli in codice rosso. L’uomo, che ha perso una mano e presenta ferite gravi al volto, è ricoverato al Pronto soccorso, e il personale medico sta effettuando accertamenti clinici. L’uomo è piantonato da un nutrito numero di poliziotti e carabinieri che presidiano l’ingresso del pronto soccorso, che si affaccia su via Castelfidardo con quattro agenti e una Volante, e gli ingressi e i corridoi del reparto. «Ha la mano distrutta – spiega Dario Boccanera, direttore del Dipartimento di Chirurgia plastica dell’ospedale Fatebenefratelli del capoluogo lombardo – ma ha anche gravi lesioni alla faccia, con il rischio di perdita della vista». L’uomo ha una convivente e tre figli; la donna è stata sentita dagli inquirenti.

Il presunto attentatore «sembra fosse giunto a Milano ieri da Napoli, in tasca gli investigatori gli hanno trovato un biglietto ferroviario»: lo ha riferito il consigliere provinciale Giovanni De Nicola parlando ai cronisti in piazzale Perrucchetti. Il politico parla di un «episodio molto, molto preoccupante, che dà l’idea di un piano organizzato e di una possibile base dell’attentatore a Milano».

La caserma Santa Barbara era tra gli obiettivi di due presunti terroristi marocchini arrestati a Milano nel dicembre 2008, che progettavano una serie di attentati proprio nel capoluogo lombardo. E ora l’obiettivo degli inquirenti è quello di accertare se l’attentato di oggi sia in qualche modo collegato agli arresti di un anno fa. Il nome della caserma venne fuori da una telefonata intercettata dalla Digos in cui i due marocchini indicavano anche altri obiettivi: l’Ufficio stranieri e la sede del terzo reparto mobile della Polizia in via Cagni, a Milano, la caserma dei carabinieri di Giussano e la sede della Compagnia dell’Arma a Desio, il parcheggio del supermercato Esselunga di Seregno. I due marocchini, Rachid Ilhami, di 31 anni predicatore del centro culturale «Pace» di Macherio, e Gafir Abdelkader, di 42, furono arrestati il 2 dicembre del 2008: di loro gli investigatori dissero che si trattava di «cani sciolti» pervasi però da forte radicalismo islamico. Dalle intercettazioni è emerso che il gruppo – oltre ai due arrestati l’indagine ha riguardato altre sette persone – dalla predicazione era passato a studiare gli effetti degli ordigni, le tecniche di autodifesa e come utilizzare sostanze comuni per creare ordigni. «Ci vuole qualcosa che rimanga nella storia, così avresti il riconoscimento di Dio e la grazia di Dio» diceva uno dei due arrestati in una conversazione intercettata a settembre 2008. E in un’altra: «Tu vai dentro, per esempio in una caserma dei carabinieri e ci sono 10, 15 militari, e se li terrorizzassimo?» commentavano. Secondo gli investigatori si trattava comunque di personaggi non inseriti in alcuna organizzazione e che, non essendo riusciti a trovare i contatti necessari per recarsi nelle zone di guerra, avevano deciso di combattere la propria battaglia in Italia.

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È la vittoria del diritto !
Berlusconi si deve DIMETTERE !

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Non passa lo «scudo giudiziario» per sospendere i processi alle quattro più alte cariche dello Stato. Dopo due giorni di camera di consiglio, i giudici della Consulta hanno deciso di giudicare non costituzionale la legge voluta dal Pdl di Berlusconi. Ancora incerti gli scenari politici. L’avvocato dello Stato, Glauco Nori nella sua memoria difensiva ventilava il rischio di dimissioni del premier in caso di bocciatura del Lodo.

La Consulta – secondo quanto appreso dall’Ansa – ha bocciato il ‘lodo Alfano’ per violazione dell’art.138 della Costituzione, vale a dire l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale (e non ordinaria come quella usata dal lodo per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato). Il lodo è stato bocciato anche per violazione dell’art.3 (principio di uguaglianza). L’effetto della decisione della Consulta sarà la riapertura di due processi a carico del premier Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset. Otto giudici avrebbero votato per la bocciatura, sei i contrari.

18.43 – Via del Plebiscito, dove c’è la residenza romana del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi Via dell’Umiltà, dove c’è la sede di Forza Italia sono blindate. Alcune strade nei pressi della sede del palazzo della Consulta chiuse al traffico delle auto e transennate. Nelle zone off limits alla circolazione si può passare solo a piedi. Ingente lo schieramento delle forze dell’ordine in particolare davanti alla Consulta.

18.42 – «La Consulta ha bocciato non solo il Lodo ma una maggioranza che da 15 anni con arroganza e spregio delle istituzioni obbliga il Parlamento ad approvare leggi palesemente incostituzionali al solo scopo di garantire un’indebita impunità a Silvio Berlusconi», afferma il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi. «Per questo – aggiunge – il governo ora ha il dovere morale di dimettersi e il presidente del consiglio di fare quello che qualsiasi altro italiano nelle sua condizioni dovrebbe fare: l’imputato. L’Italia dei Valori chiede che si vada subito ad elezioni»

18.40 – «Ravviso in questa sentenza un aspetto che non mi convince. Oggi si è sollevato il problema della violazione dell’art.138. La Corte si era già espressa sul lodo Schifani, omettendo questa violazione. Se fossimo stati a conoscenza di questo, il Parlamento avrebbe lavorato meglio. Forse ci si è voluti tenere una carta di riserva per andare a colpire questo lodo». Lo ha detto Enrico Costa, deputato Pdl e relatore del lodo Alfano alla Camera. «Ora dobbiamo individuare meglio le motivazioni che hanno portato a questa sentenza – ha concluso Costa – sul piano politico ci riserviamo di riflettere su cosa accadrà».

18.38 – «La sentenza che la Corte Costituzionale ha appena pronunciato susciterà certo molte discussioni e polemiche. Ma c’è un punto politico che va subito ribadito con assoluta nettezza: per le questioni politiche ed elettorali, per decidere chi debba governare e chi debba stare all’opposizione, l’unico giudice è l’elettorato, il popolo sovrano»: così Daniele Capezzone portavoce del Pdl. «E il popolo sovrano, alle elezioni politiche – sottolinea – ha largamente scelto Silvio Berlusconi, che ha il diritto-dovere
di governare per tutta la legislatura. Peraltro, tutte le scadenze elettorali successive alle politiche (regionali, europee, amministrative) hanno largamente confermato una enorme fiducia degli elettori verso il Governo e il Premier. L’opposizione si rassegni, dunque; si prepari ad un lavoro di lunga lena, e – conclude – non speri di poter sovvertire il responso elettorale deciso dagli italiani».

18.35 – «Giustizia è fatta, la Corte costituzionale si conferma isola della ragione e riporta l’eguaglianza tra tutti i cittadini. Come avevamo sostenuto, fin dall’inizio, il Lodo Alfano è una legge iniqua ed illegittima che è stata finalmente cancellata con una decisione tecnica ineccepibile», afferma Lanfranco Tenaglia responsabile giustizia del Pd. «Ora – aggiunge – non si tenti di ribaltare o eludere questa decisione attraverso l’ennesima legge ad personam. Il presidente del consiglio si sottoponga al giudizio della magistratura come tutti i cittadini e non accampi scuse per continuare a governare visto che ha un’ampia maggioranza in entrambi i rami del parlamento».

18.35 – Il coordinamento di Sinistra e Libertà, appresa la notizia della bocciatura del Lodo Alfano, ha deciso un sit-in davanti Palazzo Chigi. Il sit-in,a cui partecipano i leader di Sl, informa una nota, è cominciato alle 18.30.

18.33 – «La Corte Costituzionale ha riconosciuto la palese incostituzionalità del cosiddetto ‘Lodo Alfano’: viene così eliminato dal mondo giuridico il maldestro tentativo di violare, con legge ordinaria, il sistema costituzionale ed il fondamentale principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge», afferma Leoluca Orlando, portavoce nazionale di IDV, per il quale è stata così
cancellata una legge «vergognosa». «L’Idv ha raccolto un milione di firme per eliminare una legge che oltre che incostituzionale è esempio di barbarie ed inciviltà etica e istituzionale. La sentenza della Corte Costituzionale – prosegue – rende inutile il referendum ma dimostra come fosse fondata l’indignazione dei cittadini, e come le perplessità espresse sulla firma da parte del Capo dello Stato avessero oltre che un fondamento etico, anche un fondamento giuridico e costituzionale»

18.33 – «Credo che non tocchi a loro dire questo». Così Pier Luigi Bersani risponde, dopo la decisione della Consulta sul lodo Alfano, a chi nel Pdl ipotizza un ritorno alle urne.

18.33 – Da Palazzo della Consulta è stato diffuso il seguente comunicato: «La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma.

18.32 – Sono due i dibattimenti in cui è imputato a Milano Silvio Berlusconi e che devono ricominciare dopo la decisione della Consulta di dichiarare illegittimo il Lodo Alfano. Un terzo procedimento, quello cosiddetto Mediatrade è ancora in fase di indagini preliminari e il pm Fabio De Pasquale starebbe lavorando per redigere l’avviso di chiusura delle indagini che, di norma, prelude alla richeista di rinvio a giudizio. In fase di dibattimento si trovano il processo sulle presunte irregolarità nella compravendita di diritti televisivi da parte di Mediaset che vedono imputati il premier e parte del management Fininvest e quello in cui Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari con l’avvocato inglese David Mills. In quest’ultimo processo la posizione del premier era
stata stralciata e il dibattimento a suo carico sospeso per via del Lodo Alfano, ma i giudici della decima sezione del tribunale di Milano l’hanno proseguito per Mills che è stato condannato a quattro anni e sei mesi. Proprio venerdì, 9 ottobre, comincerà per l’avvocato inglese il processo d’appello in cui Berlusconi è stato chiesto come teste dalla difesa. Diversa la scelta dei giudici della Prima sezione del Tribunale che avevano il processo per tutti nella vicenda della compravendita dei diritti. In questo dibattimento, il premier e gli altri imputati sono accusati di una serie di reati societari per aver, nella ricostruzione dell’accusa, creato fondi neri ‘gonfiandò i costi dei diritti. I giudici avevano accolto una contestazione suppletiva del pm de Pasquale relativa a una frode fiscale riferita agli anni 2000-2003 che ha portato allo slittamento in avanti della prescrizione di quattro anni, cioè
al marzo del 2012. Nel processo Mills, Berlusconi è invece accusato di aver dato al legale inglese 600mila dollari perchè facesse
dichiarazioni reticenti in due vecchi processi milanesi: All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza. Il lodo Alfano, infine, avrà un riflesso anche a Roma, dove il gip dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione di un procedimento nei riguardi del premier: Berlusconi è indagato per istigazione alla corruzione per un presunto tentativo di avvicinamento, a ridosso dell’approvazione della Legge Finanziaria del governo Prodi, di alcuni parlamentari della maggioranza per convincerli a passare con l’ opposizione con l’ obiettivo di far cadere il governo. Il gip aveva inviato gli atti alla Corte costituzionale, ritenendo che il lodo
Alfano, per la sua formulazione, si applicasse anche alla fase del «procedimento» e non solo a quella del «processo» e
pertanto violasse più principi costituzionali.

18.32 – «La sentenza della Corte costituzionale – afferma Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà e presidente della Regione Puglia – è un duro colpo per l’arroganza di chi esigeva l’impunità e voleva porsi al di sopra delle leggi. Ora è essenziale che tutti manifestino il massimo rispetto per le istituzioni e per le scelte di chi ha il compito di vigilare sulla fedeltà a principi sanciti dalla
nostra Costituzione». Secondo Vendola, «il presidente del Consiglio deve ora, senza denunciare inesistenti complotti, sottoporsi responsabilmente al giudizio imparziale della magistratura».

18.32 – «Mi pare che la decisione metta un punto fermo e dica che senza una legge costituzionale Berlusconi e le alte cariche sono cittadini come tutti gli altri e sono tenuti a sottoporsi a giudizio. Berlusconi continui a fare il suo mestiere sapendo che deve andare a sentenza». Pier Luigi Bersani commenta così la decisione della Corte Costituzionale sul lodo Alfano.

18.31 – Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario e Carlo Rossella, presidente di Medusa, sono giunti a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier Silvio Berlusconi. Al momento a via del Plebiscito, è rimasto il Cavaliere. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, infatti è uscito una ventina di minuti fa.

18.29 – «Sarà interessante leggere come gli ermellini motivano che è illegittimo un istituto che dà a quattro alte cariche le garanzie che i costituenti diedero a tutti i parlamentari con l’immunità. In altre parole, il lodo recuperava in minima parte l’istituto dell’immunità voluto dai costituenti». Così il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi, sulla sentenza della Consulta sul lodo Alfano.

18.27 – «La più alta corte italiana delibera che la legge che garantisce l’immunità al premier Berlusconi è incostituzionale»: con questa Breaking News la Bbc ha immediatamente ripreso il flash dell’Ansa. Anche Sky News britannica ha dato la notizia come flash.

18.24 – «Plaudo alla decisione della Corte costituzionale che ha bocciato totalmente e senza possibilità d’appello il Lodo Alfano, in quanto vìola il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge». Lo afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc. «Alla Corte – aggiunge – va il plauso di tutti i sinceri democratici del nostro Paese che hanno bocciato senz’appello una legge vergognosa e illegittima che voleva cercare di salvare la faccia e le fortune, costruite sul malaffare, del nostro premier e di tutti gli altri potenti che pensano di poter essere e comportarsi impunemente da corruttori e mafiosi come fa Berlusconi». «A Bossi, che minaccia il ricorso al popolo – prosegue Ferrero – ci limitiamo a dire di lasciar perdere e di non svegliare il cane che dorme. Troppi partigiani, uomini e donne, sono morti per costruire una Repubblica libera e democratica come quella italiana, che si basa e si regge sulla sua Costituzione, per potersi fare spaventare – loro e i loro discedenti, cioè tutti noi – da quattro ciarlatani alla cui testa si vogliono mettere eversori e corruttori»

18.23 – «Esprimo la massima solidarietà, la massima vicinanza e il mio grandissimo affetto al presidente Silvio Berlusconi dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano». Così il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni ha commentato la sentenza della Corte Costituzionale che ha decretato l’incostituzionalità del Lodo Alfano.

18.23 – Nessun commento dal presidente di Fiat e promotore di Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo, sulla sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, il cui responso è giunto proprio al termine della presentazione della neonata associazione. Interpellato dai giornalisti, Montezemolo si è interessato «ma solo come cittadino» alle motivazioni della sentenza, sottolineando tuttavia di non voler fare alcun commento ufficiale: «non commento le sentenze» ha detto.

18.22 – «Si rispetti il pronunciamento della Corte Costituzionale. Questo non vuol dire dimissioni nè elezioni», afferma il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione. «Ognuno è libero di condividere o meno i pronunciamenti della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ma tutti – sottolinea – sono tenuti a rispettarli. Questo non vuol dire che Berlusconi debba dimettersi: chi ha la maggioranza ha il diritto-dovere di governare. Per lo stesso motivo nessuno pensi di convocare elezioni anticipate contro la Corte Costituzionale. Non lo diciamo certo perchè l’UDC abbia paura delle urne, da cui uscirebbe sempre più rafforzato, ma – conclude – lo diciamo per responsabilità istituzionale e per il bene del Paese».

18.19 – «La Corte Costituzionale che contraddice sè stessa è un problema di democrazia»: così Jole Santelli (Pdl), vicepresidente della commissione Affari Costituzionali, commenta la decisione della Consulta che ha bocciato il Lodo Alfano. «Nel 2004, nella sentenza sul lodo Schifani – aggiunge – la Corte Costituzionale sancì che si trattava di sospensione, paragonandola al regime delle altre sospensioni previste dal codice di procedura penale e specificando che, a differenza delle altre, endoprocessuali, si trattava di una sospensione del processo ‘extraprocessualè, e, in quanto sospensione, soggetta alla legge ordinaria». «Dunque, se oggi è questa la decisione della Consulta – spiega Santelli – dal 2004 al 2009 la Corte si è contraddetta». «Questa decisione – conclude – pone un problema sì, politico, ma anche, di certezza del diritto e quindi di democrazia, in questo Paese».

18.18 – «Il presidente Berlusconi farà bene a prendere le valige e a cambiare aria». È la reazione del senatore Felice Belisario, capogruppo dell’IdV, alla notizia della bocciatura del Lodo Alfano. «Per l’Italia dei Valori è un buon giorno oggi. È la vittoria del diritto, dell’Italia dei Valori e di un milione di cittadini – aggiunge – che hanno firmato per mandare gambe all’aria questa porcheria».

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È la vittoria del diritto !Berlusconi si deve DIMETTERE !

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Non passa lo «scudo giudiziario» per sospendere i processi alle quattro più alte cariche dello Stato. Dopo due giorni di camera di consiglio, i giudici della Consulta hanno deciso di giudicare non costituzionale la legge voluta dal Pdl di Berlusconi. Ancora incerti gli scenari politici. L’avvocato dello Stato, Glauco Nori nella sua memoria difensiva ventilava il rischio di dimissioni del premier in caso di bocciatura del Lodo.

La Consulta – secondo quanto appreso dall’Ansa – ha bocciato il ‘lodo Alfano’ per violazione dell’art.138 della Costituzione, vale a dire l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale (e non ordinaria come quella usata dal lodo per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato). Il lodo è stato bocciato anche per violazione dell’art.3 (principio di uguaglianza). L’effetto della decisione della Consulta sarà la riapertura di due processi a carico del premier Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset. Otto giudici avrebbero votato per la bocciatura, sei i contrari.

18.43 – Via del Plebiscito, dove c’è la residenza romana del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi Via dell’Umiltà, dove c’è la sede di Forza Italia sono blindate. Alcune strade nei pressi della sede del palazzo della Consulta chiuse al traffico delle auto e transennate. Nelle zone off limits alla circolazione si può passare solo a piedi. Ingente lo schieramento delle forze dell’ordine in particolare davanti alla Consulta.

18.42 – «La Consulta ha bocciato non solo il Lodo ma una maggioranza che da 15 anni con arroganza e spregio delle istituzioni obbliga il Parlamento ad approvare leggi palesemente incostituzionali al solo scopo di garantire un’indebita impunità a Silvio Berlusconi», afferma il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi. «Per questo – aggiunge – il governo ora ha il dovere morale di dimettersi e il presidente del consiglio di fare quello che qualsiasi altro italiano nelle sua condizioni dovrebbe fare: l’imputato. L’Italia dei Valori chiede che si vada subito ad elezioni»

18.40 – «Ravviso in questa sentenza un aspetto che non mi convince. Oggi si è sollevato il problema della violazione dell’art.138. La Corte si era già espressa sul lodo Schifani, omettendo questa violazione. Se fossimo stati a conoscenza di questo, il Parlamento avrebbe lavorato meglio. Forse ci si è voluti tenere una carta di riserva per andare a colpire questo lodo». Lo ha detto Enrico Costa, deputato Pdl e relatore del lodo Alfano alla Camera. «Ora dobbiamo individuare meglio le motivazioni che hanno portato a questa sentenza – ha concluso Costa – sul piano politico ci riserviamo di riflettere su cosa accadrà».

18.38 – «La sentenza che la Corte Costituzionale ha appena pronunciato susciterà certo molte discussioni e polemiche. Ma c’è un punto politico che va subito ribadito con assoluta nettezza: per le questioni politiche ed elettorali, per decidere chi debba governare e chi debba stare all’opposizione, l’unico giudice è l’elettorato, il popolo sovrano»: così Daniele Capezzone portavoce del Pdl. «E il popolo sovrano, alle elezioni politiche – sottolinea – ha largamente scelto Silvio Berlusconi, che ha il diritto-dovere
di governare per tutta la legislatura. Peraltro, tutte le scadenze elettorali successive alle politiche (regionali, europee, amministrative) hanno largamente confermato una enorme fiducia degli elettori verso il Governo e il Premier. L’opposizione si rassegni, dunque; si prepari ad un lavoro di lunga lena, e – conclude – non speri di poter sovvertire il responso elettorale deciso dagli italiani».

18.35 – «Giustizia è fatta, la Corte costituzionale si conferma isola della ragione e riporta l’eguaglianza tra tutti i cittadini. Come avevamo sostenuto, fin dall’inizio, il Lodo Alfano è una legge iniqua ed illegittima che è stata finalmente cancellata con una decisione tecnica ineccepibile», afferma Lanfranco Tenaglia responsabile giustizia del Pd. «Ora – aggiunge – non si tenti di ribaltare o eludere questa decisione attraverso l’ennesima legge ad personam. Il presidente del consiglio si sottoponga al giudizio della magistratura come tutti i cittadini e non accampi scuse per continuare a governare visto che ha un’ampia maggioranza in entrambi i rami del parlamento».

18.35 – Il coordinamento di Sinistra e Libertà, appresa la notizia della bocciatura del Lodo Alfano, ha deciso un sit-in davanti Palazzo Chigi. Il sit-in,a cui partecipano i leader di Sl, informa una nota, è cominciato alle 18.30.

18.33 – «La Corte Costituzionale ha riconosciuto la palese incostituzionalità del cosiddetto ‘Lodo Alfano’: viene così eliminato dal mondo giuridico il maldestro tentativo di violare, con legge ordinaria, il sistema costituzionale ed il fondamentale principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge», afferma Leoluca Orlando, portavoce nazionale di IDV, per il quale è stata così
cancellata una legge «vergognosa». «L’Idv ha raccolto un milione di firme per eliminare una legge che oltre che incostituzionale è esempio di barbarie ed inciviltà etica e istituzionale. La sentenza della Corte Costituzionale – prosegue – rende inutile il referendum ma dimostra come fosse fondata l’indignazione dei cittadini, e come le perplessità espresse sulla firma da parte del Capo dello Stato avessero oltre che un fondamento etico, anche un fondamento giuridico e costituzionale»

18.33 – «Credo che non tocchi a loro dire questo». Così Pier Luigi Bersani risponde, dopo la decisione della Consulta sul lodo Alfano, a chi nel Pdl ipotizza un ritorno alle urne.

18.33 – Da Palazzo della Consulta è stato diffuso il seguente comunicato: «La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma.

18.32 – Sono due i dibattimenti in cui è imputato a Milano Silvio Berlusconi e che devono ricominciare dopo la decisione della Consulta di dichiarare illegittimo il Lodo Alfano. Un terzo procedimento, quello cosiddetto Mediatrade è ancora in fase di indagini preliminari e il pm Fabio De Pasquale starebbe lavorando per redigere l’avviso di chiusura delle indagini che, di norma, prelude alla richeista di rinvio a giudizio. In fase di dibattimento si trovano il processo sulle presunte irregolarità nella compravendita di diritti televisivi da parte di Mediaset che vedono imputati il premier e parte del management Fininvest e quello in cui Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari con l’avvocato inglese David Mills. In quest’ultimo processo la posizione del premier era
stata stralciata e il dibattimento a suo carico sospeso per via del Lodo Alfano, ma i giudici della decima sezione del tribunale di Milano l’hanno proseguito per Mills che è stato condannato a quattro anni e sei mesi. Proprio venerdì, 9 ottobre, comincerà per l’avvocato inglese il processo d’appello in cui Berlusconi è stato chiesto come teste dalla difesa. Diversa la scelta dei giudici della Prima sezione del Tribunale che avevano il processo per tutti nella vicenda della compravendita dei diritti. In questo dibattimento, il premier e gli altri imputati sono accusati di una serie di reati societari per aver, nella ricostruzione dell’accusa, creato fondi neri ‘gonfiandò i costi dei diritti. I giudici avevano accolto una contestazione suppletiva del pm de Pasquale relativa a una frode fiscale riferita agli anni 2000-2003 che ha portato allo slittamento in avanti della prescrizione di quattro anni, cioè
al marzo del 2012. Nel processo Mills, Berlusconi è invece accusato di aver dato al legale inglese 600mila dollari perchè facesse
dichiarazioni reticenti in due vecchi processi milanesi: All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza. Il lodo Alfano, infine, avrà un riflesso anche a Roma, dove il gip dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione di un procedimento nei riguardi del premier: Berlusconi è indagato per istigazione alla corruzione per un presunto tentativo di avvicinamento, a ridosso dell’approvazione della Legge Finanziaria del governo Prodi, di alcuni parlamentari della maggioranza per convincerli a passare con l’ opposizione con l’ obiettivo di far cadere il governo. Il gip aveva inviato gli atti alla Corte costituzionale, ritenendo che il lodo
Alfano, per la sua formulazione, si applicasse anche alla fase del «procedimento» e non solo a quella del «processo» e
pertanto violasse più principi costituzionali.

18.32 – «La sentenza della Corte costituzionale – afferma Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà e presidente della Regione Puglia – è un duro colpo per l’arroganza di chi esigeva l’impunità e voleva porsi al di sopra delle leggi. Ora è essenziale che tutti manifestino il massimo rispetto per le istituzioni e per le scelte di chi ha il compito di vigilare sulla fedeltà a principi sanciti dalla
nostra Costituzione». Secondo Vendola, «il presidente del Consiglio deve ora, senza denunciare inesistenti complotti, sottoporsi responsabilmente al giudizio imparziale della magistratura».

18.32 – «Mi pare che la decisione metta un punto fermo e dica che senza una legge costituzionale Berlusconi e le alte cariche sono cittadini come tutti gli altri e sono tenuti a sottoporsi a giudizio. Berlusconi continui a fare il suo mestiere sapendo che deve andare a sentenza». Pier Luigi Bersani commenta così la decisione della Corte Costituzionale sul lodo Alfano.

18.31 – Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario e Carlo Rossella, presidente di Medusa, sono giunti a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier Silvio Berlusconi. Al momento a via del Plebiscito, è rimasto il Cavaliere. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, infatti è uscito una ventina di minuti fa.

18.29 – «Sarà interessante leggere come gli ermellini motivano che è illegittimo un istituto che dà a quattro alte cariche le garanzie che i costituenti diedero a tutti i parlamentari con l’immunità. In altre parole, il lodo recuperava in minima parte l’istituto dell’immunità voluto dai costituenti». Così il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi, sulla sentenza della Consulta sul lodo Alfano.

18.27 – «La più alta corte italiana delibera che la legge che garantisce l’immunità al premier Berlusconi è incostituzionale»: con questa Breaking News la Bbc ha immediatamente ripreso il flash dell’Ansa. Anche Sky News britannica ha dato la notizia come flash.

18.24 – «Plaudo alla decisione della Corte costituzionale che ha bocciato totalmente e senza possibilità d’appello il Lodo Alfano, in quanto vìola il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge». Lo afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc. «Alla Corte – aggiunge – va il plauso di tutti i sinceri democratici del nostro Paese che hanno bocciato senz’appello una legge vergognosa e illegittima che voleva cercare di salvare la faccia e le fortune, costruite sul malaffare, del nostro premier e di tutti gli altri potenti che pensano di poter essere e comportarsi impunemente da corruttori e mafiosi come fa Berlusconi». «A Bossi, che minaccia il ricorso al popolo – prosegue Ferrero – ci limitiamo a dire di lasciar perdere e di non svegliare il cane che dorme. Troppi partigiani, uomini e donne, sono morti per costruire una Repubblica libera e democratica come quella italiana, che si basa e si regge sulla sua Costituzione, per potersi fare spaventare – loro e i loro discedenti, cioè tutti noi – da quattro ciarlatani alla cui testa si vogliono mettere eversori e corruttori»

18.23 – «Esprimo la massima solidarietà, la massima vicinanza e il mio grandissimo affetto al presidente Silvio Berlusconi dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano». Così il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni ha commentato la sentenza della Corte Costituzionale che ha decretato l’incostituzionalità del Lodo Alfano.

18.23 – Nessun commento dal presidente di Fiat e promotore di Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo, sulla sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, il cui responso è giunto proprio al termine della presentazione della neonata associazione. Interpellato dai giornalisti, Montezemolo si è interessato «ma solo come cittadino» alle motivazioni della sentenza, sottolineando tuttavia di non voler fare alcun commento ufficiale: «non commento le sentenze» ha detto.

18.22 – «Si rispetti il pronunciamento della Corte Costituzionale. Questo non vuol dire dimissioni nè elezioni», afferma il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione. «Ognuno è libero di condividere o meno i pronunciamenti della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ma tutti – sottolinea – sono tenuti a rispettarli. Questo non vuol dire che Berlusconi debba dimettersi: chi ha la maggioranza ha il diritto-dovere di governare. Per lo stesso motivo nessuno pensi di convocare elezioni anticipate contro la Corte Costituzionale. Non lo diciamo certo perchè l’UDC abbia paura delle urne, da cui uscirebbe sempre più rafforzato, ma – conclude – lo diciamo per responsabilità istituzionale e per il bene del Paese».

18.19 – «La Corte Costituzionale che contraddice sè stessa è un problema di democrazia»: così Jole Santelli (Pdl), vicepresidente della commissione Affari Costituzionali, commenta la decisione della Consulta che ha bocciato il Lodo Alfano. «Nel 2004, nella sentenza sul lodo Schifani – aggiunge – la Corte Costituzionale sancì che si trattava di sospensione, paragonandola al regime delle altre sospensioni previste dal codice di procedura penale e specificando che, a differenza delle altre, endoprocessuali, si trattava di una sospensione del processo ‘extraprocessualè, e, in quanto sospensione, soggetta alla legge ordinaria». «Dunque, se oggi è questa la decisione della Consulta – spiega Santelli – dal 2004 al 2009 la Corte si è contraddetta». «Questa decisione – conclude – pone un problema sì, politico, ma anche, di certezza del diritto e quindi di democrazia, in questo Paese».

18.18 – «Il presidente Berlusconi farà bene a prendere le valige e a cambiare aria». È la reazione del senatore Felice Belisario, capogruppo dell’IdV, alla notizia della bocciatura del Lodo Alfano. «Per l’Italia dei Valori è un buon giorno oggi. È la vittoria del diritto, dell’Italia dei Valori e di un milione di cittadini – aggiunge – che hanno firmato per mandare gambe all’aria questa porcheria».

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Libertà di Stampa !

Libertà di Stampa

La Repubblica

La Repubblica

“Libertà a rischio”, domani in piazza

ROMA – Un sabato per la libertà di stampa in piazza del Popolo a Roma, con la federazione nazionale della stampa. Organizzati 300 pullman, continuano ad arrivare adesioni di tanti cittadini non organizzati, oltre che di numerosi gruppi politici. Previsti, fra gli altri, gli interventi di Roberto Saviano e dell’attore Neri Marcorè. Centinaia di magliette bianche con lo slogan “No all’informazione imbavagliata” saranno distribuite anche in altre dodici città italiane ed europee dove si svolgeranno manifestazioni parallele in tutta Europa: a Londra, davanti alla sede della Bbc; a Parigi dove i sostenitori della protesta si riuniranno davanti alla Mairie del 13° arrondissement, place d’Italie. Manifestazione pure a Bruxelles, davanti al Centre de presse international della Commissione europea. In Germania, la comunità italiana a Monaco di Baviera, con il sostegno di Libertà e Giustizia, raccoglierà firme per l’appello dei tre giuristi alla libertà di stampa, mentre a Berlino, l’incontro è fissato all’Ambasciata italiana: ogni manifestante porterà un cartellone con le 10 domande di Repubblica al presidente del Consiglio. E in Spagna, protesta a Barcellona, in Portal de l’Angel, e a Madrid, davanti alla fontana di Plaza de España. L’iniziativa di protesta promossa dalla Fnsi (Federazione nazionale della stampa), “sarà serissima, altro che farsa”, come promette il suo presidente Roberto Natale rispondendo all’attacco del presidente del Consiglio. “Chiediamo solo che i cronisti possano continuare a fare il proprio lavoro”. Ma Silvio Berlusconi ripete: “La manifestazione è una vera farsa. La libertà di stampa – spiega dal convegno organizzato dall’ex Dc per l’Autonomia – è molto più ampia in Italia di qualunque altro paese occidentale. Menzogne e attacchi non ci intimideranno”. L’appuntamento è alle 15.30. Interverranno oltre al premio Nobel Dario Fo e allo scrittore Roberto Saviano, il segretario nazionale Fnsi Franco Siddi, il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida e l’attore Neri Marcorè. E’ annunciato un messaggio di don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana. Previsto anche un omaggio ad Anna Politkovskaja, ammazzata tre anni fa per la sua battaglia di verità sulla Cecenia: l’attrice Jasmine Trinca leggerà alcuni testi della giornalista russa. Ci sarà anche la musica dell’Orchestra di piazza Vittorio e gli artisti Samuele Bersani, Marina Rei, Enrico Capuano, e Teresa De Sio. All’evento, presentato dal giornalista di Rai3 Andrea Vianello, parteciperanno le associazioni Arci e Acli, il Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza, la Cgil, la Fim-Cisl, l’Ordine dei Giornalisti e Libertà e Giustizia. In piazzadel Popolo ci sarà uno stand di Repubblica.it, con otto postazioni computer ed un videobox. I partecipanti alla manifestazione potranno mandare un messaggio al sito del quotidiano o dare una dichiarazione a Repubblica tv. Anche gli utenti da casa potranno intervenire con messaggi, sms ed mms. Sarà possibile inviare il vostro messaggio “Perché sono in piazza” via sms al numero 345-8528585. Le foto della manifestazione invece possono essere inviate all’indirizzo di posta elettronica fotografie@repubblica.it o dal vostro cellulare, con un mms al numero 346-4646463. La diretta televisiva sarà seguita da Repubblica Tv, Youdem e dal sito della Cgil. Sky Tg24 seguirà a partire dalle 16 (canali 100 e 500) e dal Tg4 a partire dalle 16 fino alle 17,30


L'Unità

L'Unità

Tutti in piazza per la libertà d’informazione

Roma, ma anche Londra, Madrid, Parigi, Berlino, Barcellona e Monaco. Sarà la più grande manifestazione per la libertà di informazione nella storia dell’Occidente democratico quella che, dalle 15,30 di oggi, avrà il suo centro in Piazza del Popolo. Altre manifestazioni si svolgeranno contemporaneamente in tutt’Italia. Una protesta, una festa. Sarà aperta dall’Orchestra di piazza Vittorio, la band multietnica nata a Roma e conosciuta ormai in tutto il mondo. In questo modo, l’avvio della manifestazione sarà un modo per sottolineare che quello alla libertà di informazione non è il solo diritto oggi in pericolo nel nostro paese. Sono in discussione i valori fondamentali della nostra Costituzione. A partire dal principio di eguaglianza, colpito dal lodo Alfano (che rende il presidente del Consiglio più uguale di tutti gli altri) e dal cosiddetto «pacchetto sicurezza» (che fa di alcuni uomini, gli immigrati irregolari, dei criminali per status). Alla protesta – promossa dalla Federazione nazionale della stampa italiana – hanno aderito centinaia di organizzazioni territoriali e nazionali tra le quali l’Ordine dei giornalisti, la Cgil, l’Arci, le Acli, la Fim Cisl, la Federazione italiana associazioni partigiane. Ieri è giunta anche l’adesione del presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani. Tra gli interventi previsti, oltre a quello del presidente della Fnsi Franco Siddi che illustrerà le ragioni dell’iniziativa, quelli di Dario Fo e Roberto Saviano, del presidente emerito della Corte costituzionale Valerio Onida e dell’attore Neri Marcorè. È anche previsto un messaggio di don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana. Tra gli artisti, oltre all’orchestra di piazza Vittorio saliranno sul palco di Piazza del Popolo Samuele Bersani, Marina Rei, Enrico Capuano e Teresa De Sio. Come è noto il presidente del Consiglio ha definito la protesta di oggi «una farsa» e ha sostenuto che l’Italia è il paese dell’Occidente dove la libertà di stampa è più garantita. Qualche giorno fa, d’altra parte, era arrivato a sostenere di aver portato «la moralità della politica». Di certo Silvio Berlusconi è stato il maggior sponsor – anche se involontario – della protesta odierna. I suoi attacchi sistematici ai quotidiani scomodi (accompagnati dall’invito agli imprenditori a punirli negando le inserzioni pubblicitarie), le intimidazioni individuali a giornalisti colpevoli solo di avergli rivolto domande non gradite e, infine, le richieste di risarcimento danni a l’Unità e a La Repubblica, hanno reso chiaro al mondo, e a una crescente parte del Paese, che la cosiddetta «anomalia italiana» rischia di colpire le basi della democrazia.



il Giornale

il Giornale

Stampa, Berlusconi: “Manifestazione farsa, più liberi che altrove”

Saint Vincent – “Per fortuna oggi possiamo avere l’orgoglio di affermare una verità quando diciamo che in Italia la libertà di stampa è molto più ampia di quanto esista in qualunque paese occidentale”. Intervenendo telefonicamente al convegno organizzato dal ministro per l’Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha fatto sapere che il governo non si farà intimidire “da menzogne o attacchi”. “Noi garantiamo che il nostro popolo ci vuole al governo fino alla fine della legislatura. Siamo del resto decisi ad andare avanti e non ci fermeranno”, ha spiegato Berlusconi sottolineando che, secondo gli ultimi dati in suo possesso, il governo è al 56% dei consensi, mentre lui personalmente ne raccoglie il 68,2%. Il governo andrà avanti Riferendosi all’opposizione, Berlusconi ha aggiunto “voglio garantire a loro che con le calunnie e le menzogne non riusciranno assolutamente a prevalere perchè dalla nostra parte c’è la forza della grande maggioranza degli italiani, gli ultimi sondaggi danno il governo al 56% e il presidente del Consiglio al 68,2%. Dalla nostra parte c’è il nostro Popolo della libertà e noi continueremo a lavorare sodo per difendere e promuovere la cosa più importante che abbiamo, la libertà. Andremo avanti senza farci intimidire da nessuna menzogna perchè il nostro popolo ci vuole al governo fino alla fine della legislatura”. Il presidente del Consiglio ha poi aggiunto “siamo tutti uniti sul programma di governo e questa è l’autentica nuova moralità politica che abbiamo portato: rispettiamo alla lettera gli impegni con gli elettori che devono essere sicuri che se ci impegniamo a realizzare qualcosa lo facciamo”.


Libero News

Libero News

Report ha la tutela legale – La Rai farà fronte alle cause

“La tutela legale della Rai per Report? L’abbiamo rispuntata la scorsa settimana. Almeno per questa serie. Si naviga un po’ a vista, capisce?”. Lo ha detto Milena Gabanelli intervenendo a “24 Mattino” su Radio 24 per discutere della manifestazione sulla libertà di stampa prevista domani.
Manifestazione libertà di stampa – Manifestazione alla quale Gabanelli ha aderito: “Tutti i politici di tutti i Paesi – ha detto la Gabanelli – esercitano le loro pressioni sui giornalisti per indirizzare, condizionare, limitare. A vari livelli. Ma dipende dagli interlocutori che trovi. In Italia si trovano interlocutori particolarmente asserviti e questo fatto produce certi risultati. Il problema, più che nella politica, sta in realtà nella qualità dei giornalisti, dei direttori spesso scelti dalla politica. Poi c’è un problema normativo: nel momento in cui chicchessia si sente autorizzato a trascinarti in tribunale anche in assenza del fatto diffamatorio ma solo per intimidire Il giornalista e ti fa cause per centinaia di migliaia di euro, alla fine diventa tutto troppo oneroso. Puoi essere governato da un principe svedese ma se ti trovi cento cause, devi accantonare un sacco di soldi nel fondo rischi per numerosi anni, e rischi di chiudere. L’anomalia più pesante sta lì”.


il Messaggero

il Messaggero

Domani a Roma la manifestazione per la libertà di stampa

ROMA (2 ottobre) – Domani in Piazza del Popolo a partire dalle 15.30 è in programma la manifestazione per la libertà di stampa, oroginariamente indetta per il 19 settembre e poi rinviata dopo l’attentato di Kabul in cui persero la vita sei militari italiani. «Sarà una manifestazione serissima, altro che farsa. E Piazza del Popolo darà una risposta anche al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e alla maniera offensiva con la quale ha giudicato questa iniziativa e ha parlato dei giornalisti in termini di troppi farabutti», ha detto il presidente della Fnsi Roberto Natale. «Libertà di stampa non vuol dire solo avere a disposizione decine di giornali ma anche avere tutte le notizie che meritano di essere pubblicate», ha spiegato Franco Siddi, segretario del sindacato unitario per cui la manifestazione ci «aiuta a riscattare anche all’estero l’immagine dell’Italia».
Oggi Reporter sans Frontieres, anticipando il rapporto che sarà reso noto il 20 ottobre, ha detto che il nostro Paese è sceso nella classifica della libertà di stampa e che Berlusconi potrebbe essere inserito nella «lista dei predatori della libertà di stampa». La manifestazione si aprirà con un concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio ed entrerà nel vivo con gli interventi dei vertici Fnsi, ma anche con quelli di Roberto Saviano e Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale. A partecipare, tra gli altri, anche la Cgil e la Fim-Cisl, i partiti dell’opposizione parlamentare, dal Pd all’Idv, a extraparlamentare, Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista e Comunisti italiani. «Ma abbiamo chiesto a tutti che la manifestazione resti autonoma e quindi di non esporre simboli», ha precisato Natale. È prevista anche la diretta tv di Skytg 24, di Rai News 24, uno speciale di Retequattro e la diretta web di Youdem.tv e del sito della Cgil. Per la musica sono già confermati Samuele Bersani, Marina Rei, Teresa De Sio, Nicky Nicolai, i Tetes de Bois, Enrico Capuano, ma gli organizzatori non escludono ulteriori sorprese.
Manifestazioni parallele si terranno in dodici città italiane ed europee, da Barcellona a Londra, mentre a Parigi la rivista Focus In ha organizzato una ‘ronda’ in place d’Italie per «sensibilizzare la popolazione sui rischi che sta correndo la stampa italiana». “In Europa siamo tutti farabutti”, era invece lo slogan sui cartelli esposti durante un sit-in tenutosi oggi a Bruxelles.
La maggioranza prende le distanze dalla manifestazione. «È una sorta di buffonata. Qualcuno per caso è intervenuto in toni censori contro Santoro che ha fatto una trasmissione tutta costruita attraverso il buco della serratura o il gossip?», ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, che ha sottolineato come «tutti i talk show politici sono orientati a favore della sinistra». In piazza ci saranno anche rappresentanti del mondo cattolico. «Vogliamo testimoniare la nostra preoccupazione dinanzi al clima pesante di condizionamento e di intimidazione cui abbiamo assistito in questi mesi e ancora negli ultimi giorni», ha spiegato il presidente delle Acli, Andrea Olivero.

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Esplode il caso della portacontainer sorpresa a scaricare davanti all’Elba

La portacontainer intenta a scaricare nel mare di fronte all'Isola d'Elba

La portacontainer intenta a scaricare nel mare di fronte all'Isola d'Elba

“La cosa più strana erano i bracci delle gru che sporgevano dal pontile. Come se stessero lavorando in porto. Ma la nave galleggiava al largo, «circa dieci miglia a nord di Marciana Marina». Uno spettacolo inconsueto per una sera d´estate di fronte alle spiagge dell´Elba. Che cosa ci faceva in quel tratto di mare, alle 21 del 5 luglio scorso, la portacontainer maltese “Toscana”?”

E’ con queste parole che si apre la seconda, (ma non ultima) puntata dell’inchiesta pubblicata da Repubblica aperta dalla stessa foto della “Toscana” con la quale Greenreport ed Elbareport il 20 Luglio scorso aprivano i loro servizi, riportando le testuali dichiarazioni giurate presentate da equipaggio e passeggeri del battello ambientalista “Thales” relativo allo scarico in mare di non precisati oggetti apparsi simili a container ed al successivo gentile tentativo di speronamento dei curiosi da parte della portacontainer prima di allontanarsi.
Le stesse dichiarazioni che in pratica sostanziano il ben più autorevole intervento di Repubblica, che giunge però 66 giorni dopo la nostra dettagliata segnalazione. Non c’è per ora nulla di nuovo. Qualche elemento in più (secondario ma propedeutico per qualche domandina scomoda) sulla vicenda della Thales possiamo però aggiungerlo per tentare di capire il ritardo/sottovalutazione con cui ci si è mossi almeno da parte dell’informazione ma temiamo non solo.
Abbiamo appurato che immediatamente dopo l’evento da bordo alla “Thales” fu chiamato un collaboratore italiano al quale fu annunciato che il rapporto su quanto accaduto sarebbe presentato ufficialmente in lingua tedesca e inglese (giova ricordarte che nessuno a bordo parlava con sufficiente chiarezza l’italiano) alle competenti autorità appena raggiunto lo scalo di Marina di Pisa presso il quale la “Thales” faceva base.
Ma nelle stesse ore la barca ambientalista incappava in un forte fortunale che obbligava a far rotta per la Corsica dove restava a ridosso della costa per circa tre giorni prima di poter raggiungere la sua destinazione dove, a quanto ci risulta, il 9 Luglio fu presentato l’esposto-denuncia.
Atteso che almeno a noi sembrerebbe che sia la Capitaneria di Livorno che quella di Portoferraio avrebbero appreso dell’accaduto solo successivamente alla nostra segnalazione, sarebbe interessante sapere se si è realmente indagato (e chi eventualmente lo ha fatto) rispetto ad un evento (la denuncia) che resterebbe di una estrema gravità anche se per assurdo quelli della Thales avessero riferito una gigantesca panzana, o fossero stati colti dopo aver mangiato pane di segale cornuta (sono tedeschi) da allucinazioni collettive, perchè nei casi sarebbero stati a loro volta passibili di denuncia o di trasferimento in blocco al neurodeliri.
C’è di più, intorno ai denuncianti si è creato nel frattempo un clima assai pesante. Considerati i fior di giardino che gravitano intorno alla partita dello smaltimento dei rifiuti incoffessabili ed il potere che gestiscono non ci pare affatto il caso di restare molto tranquilli.

Sergio Rossi

Fonte: www.elbareport.it

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Esplode il caso della portacontainer sorpresa a scaricare davanti all'Elba

La portacontainer intenta a scaricare nel mare di fronte all'Isola d'Elba

La portacontainer intenta a scaricare nel mare di fronte all'Isola d'Elba

“La cosa più strana erano i bracci delle gru che sporgevano dal pontile. Come se stessero lavorando in porto. Ma la nave galleggiava al largo, «circa dieci miglia a nord di Marciana Marina». Uno spettacolo inconsueto per una sera d´estate di fronte alle spiagge dell´Elba. Che cosa ci faceva in quel tratto di mare, alle 21 del 5 luglio scorso, la portacontainer maltese “Toscana”?”

E’ con queste parole che si apre la seconda, (ma non ultima) puntata dell’inchiesta pubblicata da Repubblica aperta dalla stessa foto della “Toscana” con la quale Greenreport ed Elbareport il 20 Luglio scorso aprivano i loro servizi, riportando le testuali dichiarazioni giurate presentate da equipaggio e passeggeri del battello ambientalista “Thales” relativo allo scarico in mare di non precisati oggetti apparsi simili a container ed al successivo gentile tentativo di speronamento dei curiosi da parte della portacontainer prima di allontanarsi.
Le stesse dichiarazioni che in pratica sostanziano il ben più autorevole intervento di Repubblica, che giunge però 66 giorni dopo la nostra dettagliata segnalazione. Non c’è per ora nulla di nuovo. Qualche elemento in più (secondario ma propedeutico per qualche domandina scomoda) sulla vicenda della Thales possiamo però aggiungerlo per tentare di capire il ritardo/sottovalutazione con cui ci si è mossi almeno da parte dell’informazione ma temiamo non solo.
Abbiamo appurato che immediatamente dopo l’evento da bordo alla “Thales” fu chiamato un collaboratore italiano al quale fu annunciato che il rapporto su quanto accaduto sarebbe presentato ufficialmente in lingua tedesca e inglese (giova ricordarte che nessuno a bordo parlava con sufficiente chiarezza l’italiano) alle competenti autorità appena raggiunto lo scalo di Marina di Pisa presso il quale la “Thales” faceva base.
Ma nelle stesse ore la barca ambientalista incappava in un forte fortunale che obbligava a far rotta per la Corsica dove restava a ridosso della costa per circa tre giorni prima di poter raggiungere la sua destinazione dove, a quanto ci risulta, il 9 Luglio fu presentato l’esposto-denuncia.
Atteso che almeno a noi sembrerebbe che sia la Capitaneria di Livorno che quella di Portoferraio avrebbero appreso dell’accaduto solo successivamente alla nostra segnalazione, sarebbe interessante sapere se si è realmente indagato (e chi eventualmente lo ha fatto) rispetto ad un evento (la denuncia) che resterebbe di una estrema gravità anche se per assurdo quelli della Thales avessero riferito una gigantesca panzana, o fossero stati colti dopo aver mangiato pane di segale cornuta (sono tedeschi) da allucinazioni collettive, perchè nei casi sarebbero stati a loro volta passibili di denuncia o di trasferimento in blocco al neurodeliri.
C’è di più, intorno ai denuncianti si è creato nel frattempo un clima assai pesante. Considerati i fior di giardino che gravitano intorno alla partita dello smaltimento dei rifiuti incoffessabili ed il potere che gestiscono non ci pare affatto il caso di restare molto tranquilli.

Sergio Rossi

Fonte: www.elbareport.it

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Le mafie e le Navi a Perdere

L’Italia è un Paese di mafia.
Gli uomini della Mafia, Camorra, ‘Ndrangheta, Sacra Corona Unita, siedono in parlamento hanno ruoli nelle aziende di stato, occupano posti dirigenziali nei ministeri, governano comuni, regioni, province.
La mafia è ovunque, silenziosa e strisciante, un cancro di questo paese!
E quando si parla di rifiuti tossici, ecco le mafie intervenire. Si chiamano “Navi a Perdere”, navi che partono ma che mai arriveranno. Navi con il loro carico di morte, colme di rifiuti tossici e radioattivi, lasciate affondare a pochi metri dalle coste più belle d’Italia. La devastazione del territorio e dell’ambiente in nome di affari e interessi economici enormi, realizzati senza regole, senza legalità.

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Calvi , il marina gestito dai Pirati !

Veduta del porto turistico di Calvi

Veduta del porto turistico di Calvi

Estate di schiaffi e atti di pirateria nel marina di Calvi in Corsica. Il tutto contro diportisti italiani. Calci, botte, schiaffi, cime tagliate, e barche assaltate dai gommoni degli ormeggiatori e portate via a forza.
I responsabili di questi atti di pirateria non si nascondono, attaccano in gruppo con le loro divise : sono gli ormeggiatori del marina di Calvì.
A comandarli pare sia il vice comandante “George Hevy“, che sembra più essere un Pirata piuttosto che un dirigente del marina gestito dal COMUNE DI CALVI e quindi da un ENTE PUBBLICO. Violenza e intimidazioni placabili solo previo pagamento di tangenti in nero (in euro e non in dobloni d’oro!) .

Nautica e Trasporti, alla luce di quanto sta emergendo in queste ore, grazie anche alle segnalazioni pervenute al Corriere della Sera, avvierà un’inchiesta giornalistica per verificare se i fatti accaduti a Calvì siano effettivamente attribuibili ad atti di pirateria, violenza privata, abuso di potere , estorsione ed evasione fiscale. La cosa più grave è comunque che la proprietà e la gestione del porto sono del Comune di Calvi.

Per il momento ci sentiamo di sconsigliare la sosta presso il Marina di Calvi onde evitare spiacevoli attacchi del bucaniere Hevy e dei suoi scagnozzi.

Riportiamo di seguito le segnalazioni pubblicate in questi giorni dal Corriere della Sera.

L’episodio del medico cacciato in malo modo dal porto di Calvi (cfr. Nautica e Trasporti del 25.08.09) dopo essere anche stato gettato in mare da addetti della società che gestisce le banchine non sembra essere isolato. Altri lettori hanno scritto a Corriere.it raccontando esperienze analoghe. E che in quell’approdo la gestione dei posti barca sia amministrata spesso con metodi sbrigativi da parte del personale addetto lo conferma in un’intervista all’agenzia Rcd un’impiegata della Capitaneria – che vuole restare anonima – mentre il comandante del porto, Bertrand Mariani, rifiuta di parlare con la stampa italiana. «Ancora il 21 agosto – ha detto l’impiegata – si è verificato un episodio simile a quello denunciato dal medico italiano. Una barca con regolare prenotazione è stata cacciata dal posto assegnato. Solo dopo lunghe trattative e polemiche è stato trovato in porto un nuovo posto e si è così evitato che l’imbarcazione dovesse riprendere il mare» (ascolta l’audio). Nessuna responsabilità, sostiene l’intervistata, è da attribuire al Comandante Mariani, la gestione degli addetti agli ormeggi sarebbe in mano al vice comandante George Hevy.

«SCHIAFFI E CIME TAGLIATE» – Ci sono poi le nuove testimonianze pervenute al Corriere. Carlo Guerrieri, ad esempio, segnala come l’11 luglio scorso lui e un amico, entrambi settantenni, abbiano subito un analogo trattamento: «intimazione a lasciare il porto nonostante il vento a 35/40 nodi e il mare a forza 6/7 con la nostra barca di soli 7 metri e 50 e la disponibilità di almeno altri tre posti sulla stessa banchina». Al tentativo di avere spiegazioni, spiega il lettore, «viene replicato con il taglio delle cime di ormeggio, lo strappo del cavo di alimentazione elettrica, un calcio dall’alto della banchina fortunatamente non andato a segno, schiaffo in pieno volto al mio amico, abbordaggio da un gommone a prua per liberare la barca dal corpo morto e traino fuori dal porto». Secondo il signor Guerreri, a coordinare il tutto ci sarebbe stato l’«adjoint» ovvero «il vice comandante della Capitaneria con tanto di divisa». Il settantenne italiano ha contattato la gendarmerie che lo ha invitato a sporgere denuncia. Cosa che il lettore ha fatto, segnalando il caso a tutte le autorità competente e anche alla stampa locale. «La sola risposta finora pervenuta – fa ora notare – è stata quella del ministero dell’Ecologia competente per gli affari marittimi, che ha qualificato il fatto come atto grave ed incivile, invitandomi ad inoltrare denuncia al procuratore della Repubblica di Bastia, ciò che ho fatto». Non trattandosi di episodi isolati, Guerreri invita a «una presa di posizione da parte delle autorità consolari italiane».

«PAGANDO IL POSTO C’E’» – Episodio che fa riflettere è anche quello capitato a Massimiliano Spina, che con il personale del porto di Calvi ha avuto a che fare il 6 luglio e nei giorni seguenti. Lui a piazzare la barca c’è riuscito. Ma a caro prezzo. «Con il Mistral in arrivo mi sono affrettato a cercare un rifugio sicuro. Al telefono mi dicono: “non accettiamo prenotazioni telefoniche, monsieur, venga qui e le cerchiamo un posto”». Così fa. Ma nonostante l’attesa che si protrae di due ore in due ore, il posto non si materializza. «Ascolto decine di chiamate radio come la mia – racconta ancora il signor Spina -, tutte barche fuori dal porto che vorrebbero entrare e a tutti viene detto per ora niente posto, i posti sono prenotati dall?inverno scorso: bisogna aspettare!». Tuttavia il vento è già teso e non ci sono più possibilità di rimettersi in mare. «Un amico su un’altra barca – racconta il lettore -, stremato anche lui dalle continue chiamate e rinvii via radio, decide di chiamare per telefono, offrendo alla sconosciuta signora della reception un regalino se le avesse trovato un posto. Il posto miracolosamente salta fuori all’istante. La signora si raccomanda di non chiamare via radio per non farsi sentire e il mio amico ormeggia alla banchina d’onore». «Tengo famiglia – aggiunge – e non potevo passare 5 giorni alla fonda fuori dal porto (il Mistral in genere tanto dura), quindi chiedo al mio amico di vedere cosa poteva fare anche per me una volta dentro. Così ha individuato uno dei “capetti” e gli ha chiesto se avesse potuto trovare un posto anche per me. Risposta testuale del capetto: “Sì, ma il suo amico me la dà una mancia sostanziosa o no? Perché altrimenti il posto non c’è”. Il lettore accetta suo malgrado e il posto, dopo versamento di 100 euro, salta fuori. «Ma i posti non erano prenotati dall’inverno? Volevamo restare 5/6 giorni, ma la tangente valeva 3 giorni, poi la signora della reception pretendeva che tornassimo a “versare” altri 50 euro a barca. Cosa che puntualmente siamo stati costretti a fare al terzo giorno, per assicurarci altri 3 giorni. Al 6° giorno però la signora non era in turno e non poteva più “proteggerci”, così si è materializzato il capo del porto in persona chiedendo al mio amico di lasciare l’ormeggio. Altra mancia pure a lui e, guarda caso, non c’era più bisogno di liberare il posto».

Pubblichiamo il link con le informazione del marina di Calvi : http://www.corsica.net/corsica/it/regcalv/calvi/calvport.htm
e l’Ufficio del Turismo : http://www.corsica.net/corsica/it/venir/otsi/otsicalv.htm#SICalv

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Buttato in acqua e cacciato dal porto

Disavventura di un medico italiano a Calvi, in Corsica: «Io e la mia famiglia trattati con violenza dagli ormeggiatori». Il consiglio della polizia: lasciate perdere!

Ecco la lettera del medico italiano assalito dagli ormeggiatori del porto turistico di Calvi (Corsica) inviata al Corriere della Sera.

“Egr. Dott.re,
la disturbo per raccontarle quanto è accaduto, a me e alla mia famiglia, il 2 agosto u.s. mentre mi trovavo in crociera in Corsica con la mia barca.

Le preciso la composizione della mia famiglia solo per fugare qualsiasi dubbio sulla mia attendibilità. Io e mia moglie (rispettivamente di anni 59 e 51) siamo medici, mia figlia E. di aa. 26 è laureanda (ottobre p.v) in Scienze Politiche a Roma, mia figlia M. di aa. 24 è laureanda (ottobre p.v.) in Medicina a Roma, mio figlio V. di aa. 21 è laureando in Ingegneria Meccanica (luglio 2010) al Politecnico di Milano.

Arrivati a San Florent, dopo aver fatto tappa a Bastia e Macinaggio, mi arrivano le previsioni meteo che davano forte maestrale per il giorno 3/8. Dovendo proseguire sulla costa occidentale, decido di raggiungere Calvi prima dell’arrivo del maltempo che ci avrebbe bloccati per due o tre giorni.
Rispettoso del mare e prudente avendo tutta la famiglia a bordo, prima di partire alla volta di Calvi mi assicuro con numerose telefonate direttamente al comandante del porto di Calvi sulla disponibilità e certezza di trovare ormeggio in porto.

Lo stesso mi rassicura e mi da indicazioni di ormeggiare, una volta arrivato, al molo d’onore (riservato ai mega-Yacht) in attesa che si liberasse il posto assegnatomi per la mia barca di 12mt.
Preciso che sono arrivato in porto alle 13 dopo circa 5h di navigazione. Alle 17 si presenta un ormeggiatore, in gommone dicendoci che dovevamo andarcene perché era arrivata la barca proprietaria del posto in banchina dov’ero ormeggiata, provvisoriamente, la mia barca. Rispondo che mi sarei spostato subito e che m’indicasse dove ormeggiare. Mi risponde che non c’è nessun posto e che me ne sarei dovuto andare proprio via. Ritenendo che il ragazzo non fosse al corrente della mia prenotazione fatta con il comandante lo prego di farmi parlare con lo stesso.

Dopo qualche minuto si presentano cinque tipi, tutti appartenenti alla società che gestisce il porto, con tanto di divisa (maglietta rossa e calzoncini) e nome della marina sulla maglietta stessa. Uno di questi mi dice di essere il comandante. Per educazione scendo dalla barca per salutarlo e chiedere spiegazioni sull’equivoco sicuro che tutto si sarebbe chiarito. All’improvviso, dopo che il tipo che si era qualificato comandante, ma non lo era, impartisce un ordine agli altri quattro, vengo di peso sospinto sulla passerella con estrema violenza tanto che perdendo l’equilibrio cado in acqua tra la poppa della barca e la banchina, riportando, per fortuna, “solo” una contusione toracica ed una ferita lacero-contusa a livello dell’addome. Mio figlio, incredulo, vedendomi buttato in acqua e ferito, cerca di venire in mio soccorso ma è afferrato per il collo da un’altro dei cinque ed a sua volta buttato in acqua. Nel frattempo, con azione coordinata, e quindi più volte provata e forse messa in atto, i cinque si dividono i compiti e precisamente: due da terra sciolgono le cime d’ormeggio, altri due si portano a prua della barca con un gommone per sciogliere il corpo morto mentre il quinto da terra coordina il raid.

Veniamo sospinti, dal loro gommone, fuori dal porto mentre mia moglie tra le lacrime, preoccupata per me che sanguinavo abbondantemente, ma soprattutto preoccupata perchè mia figlia E. era rimasta a terra, gli urlava di consentirci almeno di far risalire a bordo la figlia. Io che urlavo a mio figlio di chiamare la polizia venivo deriso e invitato a chiamare chi volessi ma fuori dal porto. Intanto mia figlia E., senza perdersi d’animo, benché braccata dai tipi che ci avevano buttati a mare, riesce a raggiungere il posto di polizia. Sbigottita, mi racconterà poi, che i gendarmi le consigliano di risalire in barca, accompagnata da loro, perché da quando c’è questo comandante era pericoloso fare denunce o altro. Così avviene e con il buon senso del padre di famiglia decido di lasciare anche il campo boe di Calvi dove nel frattempo mi ero ormeggiato e di fare ritorno a ST Florent che raggiungo alle tre del mattino.

Alla luce di quanto riportato dal suo articoloe con la pelle d’oca, pensando a quello che ci sarebbe potuto succedere, ringrazio Dio per come sono andate le cose e la invito, sommessamente, a tener conto di quanto le ho raccontato (se la sua indagine giornalistica avrà un seguito), ed io personalmente escluderei la ventilata ipotesi della polizia locale dell’autoaffondamento per fini assicurativi essendo per altro una barca a nolo (per quanto par di capire). Che cosa possa essere successo all’Elleduevidue, allo stato siamo in due a non poterlo sapere, però posso ipotizzare, che se ci fosse stata una lite, forse, come par di capire, per altri motivi ma di consistenza economica più rilevante, vista la violenza con cui hanno voluto risolvere il nostro piccolo caso, e una reazione meno mite di quanto è stata la mia, da parte dell’equipaggio dell’Elleduevidue, tutto può essere accaduto. Di sicuro forze di polizia, non possono scambiare il foro di un trapano con il foro di un proiettile, nè è pensabile un affondamento a fini assicurativi per conto terzi.

Un’ultima amara considerazione. Mentre avveniva tutto ciò, sul molo, praticamente al centro del paese, affollato di gente, ci trovavamo tra due barche d’italiani che non hanno proferito parola in nostra difesa, anzi si preoccupavano di aggiungere parabordi alle loro barche per evitare che la nostra, sospinta dal gommone, le potesse danneggiare. Può verificare anche questo se solo hanno registrato, come dovuto, le barche ormeggiate il 2 agosto 2009 alle ore 14 al molo d’onore.”

Dott. Domenico Scali

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Il vertice G8 di Trieste si occuperà di pirateria

Franco Frattini farà gli onori di casa al summit G8 dei ministri degli Esteri di Trieste

Franco Frattini farà gli onori di casa al summit G8 dei ministri degli Esteri di Trieste

Anche la pirateria fra gli argomenti in agenda del G8 dei ministri degli Esteri che si terrà a Trieste da domani a venerdì. È una conferma di quanto la minaccia, al largo delle coste somale, stia diventando sempre più un problema da risolvere con l’attuazione delle misure internazionali di prevenzione e repressione, magari più incisive di quelle promosse da Onu e Ue, irrobustendo la capacità dei Paesi della regione di controllare le proprie coste ed acque territoriali e rafforzando il quadro giuridico internazionale.

La comunità internazionale da tempo cerca faticosamente strategie comuni e l’Unione europea ragiona sul grado di intervento con il quale devono essere costruite le risposte al fenomeno della pirateria nel Golfo di Aden. Intanto poche ore fa i pirati somali hanno rilasciato la nave olandese Marathon che era stata sequestrata nel Corno d’Africa il 7 maggio scorso. Lo ha annunciato un portavoce del ministero della Difesa dell’Aia, rendendo noto che a bordo è stato trovato il corpo di un componente dell’equipaggio. La morte risalirebbe al giorno del sequestro dell’imbarcazione, che trasportava un carico di carbone con un equipaggio di otto persone.

Dal canto suo la Farnesina torna a rassicurare i familiari dei 10 marinai italiani membri dell’equipaggio del rimorchiatore italiano Buccaneer, nelle mai dei pirati somali dall’11 aprile. Ma più tempo passa e più aumenta l’angoscia dei familiari dei marittimi imbarcati sul mercantile della Micoperi di Ravenna.

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Pirati a Napoli

Napoli – Pirati nostrani in azione a Napoli, al largo di Posillipo. La rapina è stata messa a segno ieri sera, intorno alle 21, da tre persone che, a bordo di un gommone, hanno aggredito un imprenditore di Cardito (Napoli), titolare di una concessionaria d’auto, e un suo dipendente col quale si trovava su un’imbarcazione di 13 metri ferma nello specchio d’acqua antistante palazzo Donn’Anna. Tipiche della pirateria le tecniche d’ingaggio adottate. I tre rapinatori, due di loro armati di mitraglietta e pistola, hanno speronato col gommone l’imbarcazione dell’imprenditore, un Manò marine da 38 piedi e mezzo e poi, una volta preso possesso dell’imbarcazione, hanno rapinato i due uomini dei rispettivi orologi, un Rolex e un Sector, della carta di credito, contanti per 1300 euro, un anello d’oro e cellulari. Poi hanno dotato di giubbotti di salvataggio le due vittime della rapina costringendoli a buttarsi a mare e impadronendosi della barca a bordo della quale hanno fatto perdere le tracce. I due uomini, di 38 e 46 anni, sono stati tratti in salvo dai canottieri del vicino circolo Posillipo che si stavano allenando in quelle acque e che li hanno portati a riva a bordo delle loro canoe. Giunti al circolo Posillipo, sono stati soccorsi da una squadra del 118 per un principio di assideramento. Sull’episodio, riferito oggi da Il Mattino e del quale non si ricordano precedenti analoghi, indagano la squadra mobile di Napoli e la Capitaneria di Porto.(Fonte ANSA)

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Frattini: pronti a formare la Guardia costiera somala

Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini

Il ministro degli Esteri italiano Franco Frattini

L’Italia ha offerto al governo somalo la propria disponibilità a «formare personale di polizia e di guardia costiera» per ripristinare condizioni di sicurezza nel Paese e combattere la piaga della pirateria nel Golfo di Aden. Lo  ha riferito oggi il ministro degli Esteri Franco Frattini nel suo intervento di apertura alla riunione del Gruppo di Contatto per la Somalia, parlando anche dell’incontro avuto con il premier somalo Omar Abdirashid Ali Shermarke. «La Somalia è un problema politico e di sicurezza e noi abbiamo il dovere di aiutare questo governo, questo presidente – ha detto il responsabile della Farnesina – ho offerto al primo ministro la disponibilità dell’Italia per formare personale di polizia e della guardia costiera, anche in Italia. Stiamo considerando programmi di addestramento delle forze di sicurezza, in collaborazione con l’Unione africana (Ua)».

Per garantire migliori condizioni di sicurezza alla Somalia, ha proseguito Frattini, l’Italia è  «pronta a rafforzare il suo impegno, insieme ai Paesi partner, per contrastare il fenomeno della pirateria», che ha «raggiunto ormai proporzioni intollerabili». Un fenomeno, ha evidenziato, che «è solo una parte del problema, la punta dell’iceberg» di una «crisi politica, socio-economica e di sicurezza», che va affrontata sulla terraferma. «Pace e sicurezza servono alla comunità internazionale, non solo alla Somalia», ha proseguito, per songiurare «immigrazione clandestina, pirateria, terrorismo, tratta degli esseri umani e instabilità regionale. È giunto il momento di raddoppiare i nostri sforzi – ha concluso Frattini – perchè sia adottato un approccio globale» verso la crisi somala.

Sempre oggi si è saputo che giovedì prossimo i ministri della Difesa della Nato discuteranno a Bruxelles, della creazione di una missione “a lungo termine” per la lotta alla pirateria nel Golfo di Aden e nelle acque prossime alla Somalia, dopo la recente approvazione di una direttiva dell’Alleanza atlantica che autorizza di fatto l’inizio della pianificazione della missione. Una fonte diplomatica statunitense, secondo quanto riportato dal quotidiano spagnolo El Mundo, fa sapere che la missione è stata battezzata “Scudo oceanico” e sarà operativa «a partire dall’1° luglio», dopo la conclusione dell’operazione Nato attualmente in corso.

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Blandina: un corridonio militare contro la pirateria nel Golfo di Aden

Il Cesma raggruppa associazioni di categoria di comandanti di 12 Paesi dell'Unione

Il Cesma raggruppa associazioni di categoria di comandanti di 12 Paesi dell'Unione

Un corridoio monitorato da navi militari della coalizione internazionale, sotto l’egida dell’Onu per limitare il rischio di attacchi da parte dei pirati nel Golfo di Aden. A sostenere questa necessità è Giorgio Blandina, presidente del Collegio nazionale dei capitani di lungo corso e di macchina, intervenuto ieri al convegno annuale del Cesma (Confederation of European Shipmasters’ Associations, fondata nel 1995) che si è svolto a Genova, con la partecipazione dei rappresentanti di tutte le associazioni di comandanti europei e tecnici del settore.

«Si tratterebbe di un corridoio di passaggio sicuro – ha spiegato – dove siano presenti davvero delle navi militari, non una ogni 500 o 600 miglia che non serve a niente»». A oggi, è stato evidenziato ndurante il meeting, risultano oltre 300 marittimi di varie nazionalità in mano ai predoni. Tra questi, anche 14 membri dell’equipaggio del rimorchiatore Buccaneer, di armatore ravennate, 10 dei quali italiani. Blandina distingue due categorie di pirati: quelli costretti dalla povertà e dall’assenza di democrazia nei loro paesi, spesso poco organizzati, con coltelli e machete, su imbarcazioni d’emergenza, e quelli organizzati con navi appoggio, armati con pistole e kalascnikov. «Si tratta di una pirateria bene organizzata, che va oltre il fatto politico – ha detto – tanto è vero che adoperano armi sofisticate e quindi c’è anche un mercato dietro questo fenomeno. È uno scandalo che riguarda tutti».

La parola d’ordine deve essere prevenire, senza armare gli equipaggi mercantili, che, in assenza di protezione militare, sono costretti a ricorrere a rudimentali strategie di difesa come il filo spinato sulla coperta o i getti di idranti, o il lancio di lattine contro i lanciarazzi e i kalasnikov degli assalitori. «Un marittimo che deve imbarcarsi per necessità, per mantenere la propria famiglia sa che sta andando in guerra.
  Prova ne sia il fatto – ha fatto presente Blandina – che ormai gli equipaggi vengono addestrati a utilizzare il filo spinato sulle navi e ci sono aziende italiane specializzate nella produzione di filo spinato per le navi mercantili».

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Pirateria, la Maestrale sventa un attacco nel Golfo di Aden

La fregata Maestrale della Marina militare, da cui è partito l'elicottero che stamattina ha sventato l'attacco di nove pirati

La fregata Maestrale della Marina militare, da cui è partito l'elicottero che stamattina ha sventato l'attacco di nove pirati

La fregata Maestrale ha fermato 9 pirati che avevano tentato di attaccare un mercantile nel Golfo di Aden. Gli uomini del reggimento San Marco a bordo della fregata erano stati autorizzati dalla procura di Roma. La Maestrale aveva raccolto l’sos del mercantile Maria K, con bandiera di Saint Vincent e Grenadine che segnalava di essere sotto attacco. Dalla nave italiana è decollato un elicottero che ha sparato alcuni colpi di mitragliatrice interrompendo l’azione.  

I pirati avevano compiuto la loro azione di arrembaggio poco dopo le 8 di questa mattina, ora italiana, a bordo di un barchino di colore blu. Dopo avere accostato il mercantile avevano sparato una raffica di colpi nel tentativo di far fermare la nave. A questo punto, secondo quanto si è appreso, è scattata la richiesta di aiuto, raccolta dalla Maestrale. Alle 10 italiane è così cominciata la seconda fase dell’operazione: il comando Ue ha autorizzato i militari italiani al controllo dei predoni, che poco prima di alzare le mani in segno di resa hanno gettato in mare parecchio del materiale a bordo. Dopo essere stati controllati, i nove pirati sono stati imbarcati sulla Maestrale e, su richiesta della procura della Repubblica di Roma, posti in stato di fermo con l’accusa di sospetta azione di pirateria. Sul barchino dei pirati, secondo quanto si è appreso, sono state rinvenute armi e parecchio materiale per arrembaggio.

Nel primo pomeriggio è arrivato il compiacimento per la riuscita dell’operazione da parte del ministro della Difesa . In un messaggio al Capo di stato maggiore della Marina, l’ammiraglio Paolo La Rosa, il ministro ha sottolineato «il tempestivo intervento» dell’elicottero dell’unità navale italiana. «La pronta risposta dell’elicottero di nave Maestrale – ha detto - ha evidenziato l’alto livello di professionalità del personale della Marina che si trova impegnato, nell’ambito dell’operazione di antipirateria Atalanta decisa dall’Unione Europea, nel concorrere a garantire la sicurezza del traffico commerciale in un’area a rischio».

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