Archivio della categoria Istituzioni

GNV vs Ap di Olbia – Golfo Aranci, il Tar della Sardegna boccia il ricorso

Il cruise ferry "Suprema" di GNV mentre lascia il porto di Olbia

Il cruise ferry "Suprema" di GNV mentre lascia il porto di Olbia

Il Tar della Sardegna dà ragione all’Autorità portuale di Olbia – Golfo Aranci, respingendo il ricorso presentato da Grandi Navi Veloci nella scorsa primavera contro il provvedimento con cui l’Ap del Nord Sardegna aveva negato alla compagnia di navigazione l’autorizzazione all’esercizio di operazioni portuali ex articolo 16 della legge 84/94. in sostanza, il Tribunale amministrativo regionale ha evidenziato che GNV, nel richiedere l’autorizzazione all’esercizio delle suddette operazioni, si sia «limitata a presentare un’istanza assolutamente generica nella quale, in particolare, non era specificato né l’anno (o gli anni), né le operazioni portuali a cui la richiesta si riferiva.

L’istanza era, inoltre, priva di tutta la documentazione indicata nel riportato art. 4 del “regolamento per l’esercizio delle operazioni portuali e dei servizi specialistici nei porti di Olbia e Golfo Aranci”, essendo stata corredata unicamente da un documento, denominato prospetto Cerved contenente, soltanto, indicazioni varie sulla società istante». Nel suo ricorso la compagnia genovese invoca l’art.41 della Costituzione, secondo cui «legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali». In realtà, spiega il Tar ammette che «l’iniziativa economica privata possa subire limitazioni dirette al perseguimento di “fini sociali”, che, se non incongrue né irragionevoli, devono ritenersi compatibili con il dettato costituzionale, rientrando la loro concreta determinazione nella discrezionalità del legislatore ordinario. E quest’ultima si estende certamente alla possibilità di ipotizzare, in un certo settore, la presenza di un numero massimo di operatori».

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Espo Awards, Genova arriva seconda

La consegna del riconoscimento al porto di Gijon da parte di Antonio Tajani, vice presidente della Commissione Ue, con delega ai Trasporti

La consegna del riconoscimento al porto di Gijon da parte di Antonio Tajani, vice presidente della Commissione Ue, con delega ai Trasporti

Lo scalo iberico di Gijon si è aggiudicato la prima edizione degli Espo Awards, per quanto riguarda la migliore integrazione fra il porto e il suo tessuto urbano. Genova e Gand in Belgio devono accontentarsi della piazza d’onore. La cerimonia di consegna si è svolta il 5 dicembre a Bruxelles, sede dell’associazione che raggruppa le autorità portuali dei 27 Paesi membri dell’Unione, con il vice presidente della Commissione Ue Antonio Tajani che ha consegnato il riconoscimento a Fernando Menendez Rexach, presidente dell’Ap di Gijon. «Il premio – si legge nella motivazione ufficiale – è stato assegnato alla località spagnola sull’Atlantico perché è riuscita a integrare le sue attività con il resto della città, grazie a iniziative e strategie di lungo periodo, tali da renderla una realtà pilota e d’ispirazione per gli altri porti del Vecchio continente».

In nomination per ricevere il prestigioso riconoscimento c’erano pure gli scali come Algeciras, Rotterdam, Stoccolma e Turku. Genova ha ottenuto una menzione particolare per le sue attività innovative e l’opportunità offerta ai cittadini di visitare il porto per una settimana, best practice questa da allargare in futuro ad altre realtà portuali. Dal 4 gennaio, fanno sapere dall’Espo, sarà possibile proporre i nomi che concorreranno all’edizione 2010 degli Award. Le proposte dovranno pervenire entro il 4 giugno. Da quel momento sarà individuata una short list da cui verrà fuori il porto che succederà a Gijon per il prossimo anno.

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Da gennaio potenziati i collegamenti nello Stretto di Messina

Un traghetto impegnato nella spola fra i due capoluoghi dello Stretto

Un traghetto impegnato nella spola fra i due capoluoghi dello Stretto

«La cosiddetta metropolitana del mare, il potenziamento dei servizi di collegamento nello Stretto tra Messina, Reggio Calabria, Villa San Giovanni e l’aeroporto dello Stretto, sarà operativa entro il prossimo mese di gennaio 2010 dopo la registrazione del contratto da parte della Corte dei Conti». L’atto, fanno sapere dal ministero delle Infrastrutture, sarà inviato alla Corte stessa dopo che la sentenza del Consiglio di Stato ha affermato la regolarità delle procedure di gara esperita dal dicastero di Porta Pia.

Ieri pomeriggio intanto, proprio nella sede del ministero, si è tenuta una riunione a cui hanno partecipato oltre ai rappresentanti dell’Amministrazione e del Consorzio “Metromare dello Stretto”, i sindaci di Messina, Giuseppe Buzzanca, e di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti per affrontare alcune specifiche richieste tese a favorire una migliore qualità del servizio e a valutare la possibilità di aumentare le corse previste, alla luce delle nuove esigenze manifestate dalla numerosa utenza che utilizzerà i nuovi servizi marittimi. «L’altro aspetto che sarà approfondito in una prossima riunione – continua il comunicato – sarà quello della riduzione tariffaria che i due sindaci hanno richiesto per andare incontro alle necessità dei pendolari».

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Tirrenia, la privatizzazione sarà completata entro settembre

Il sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, con il ministro Tremonti, il premier Berlusconi e il ministro Matteoli durante la cerimonia di ieri a palazzo Chigi

Il sottosegretario alla Presidenza Gianni Letta, con il ministro Tremonti, il premier Berlusconi e il ministro Matteoli durante la cerimonia di ieri a Palazzo Chigi

Sottoscritto ieri a Palazzo Chigi l’accordo Stato – Regioni per la cessione a titolo gratuito delle controllate regionali del gruppo Tirrenia. Il documento è stato firmato dal premier Silvio Berlusconi, dai ministri dell’Economia Giulio Tremonti, delle Infrastrutture e trasporti Altero Matteoli e dai governatori di Sardegna, Sicilia e Campania, rispettivamente Ugo Cappellacci, Raffaele Lombardo e Antonio Bassolino, insieme ai rappresentanti delle altre due regioni coinvolte, Toscana e Lazio. «Governo ed enti locali interessati dai collegamenti marittimi – si legge in una nota dell’esecutivo – hanno raggiunto un accordo che prevede la cessione gratuita alle regioni delle società locali in capo alla Tirrenia. Queste regioni provvederanno a un’offerta di mercato delle società, attraverso gara pubblica di rilievo comunitario; parallelamente, verranno elaborati contratti di servizio pubblico che regoleranno i rapporti con gli aggiudicatari. Analoga procedura di offerta di mercato verrà messa a punto dallo Stato per la società Tirrenia unitamente alla società Siremar».

Per quanto riguarda invece la casa madre Tirrenia, entro il 30 settembre 2010 il processo di privatizzazione verrà completato, secondo una tempistica e criteri concordati con la Commissione europea. «Il decreto – ha spiegato a margine dell’accordo il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta – ci salva da infrazioni e sistema le cose nei confronti dell’Europa. E così stiamo tranquilli». Secondo Matteoli «è una significativa svolta sul percorso intrapreso che porterà alla privatizzazione di Tirrenia e una concreta risposta alla pressante richiesta dell’Unione europea. Sono convinto – ha aggiunto il ministro – che questo processo voluto con determinazione dal governo con la collaborazione e l’accordo delle Regioni interessate migliorerà i servizi marittimi e i collegamenti con le Isole e tra le Isole minori e che favorirà il rinnovo della flotta. L’accordo stipulato oggi mira, inoltre, a salvaguardare i livelli occupazionali dell’azienda e questo è un aspetto molto rilevante. Auspico, pertanto – ha concluso – che i privati accolgano positivamente l’iniziativa posta in essere e che partecipino in numero congruo ai bandi di gara che stiamo predisponendo».

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Il Tar della Liguria riammette T-Link al terminal Voltri

T-Link può tornare a operare sulla linea delle Autostrade del mare Genova - Palermo

T-Link può tornare a operare sulla linea delle Autostrade del mare Genova - Palermo

Nessun ostacolo per T-Link, che può quindi tornare a operare sulle Autostrade del mare a Genova. Il Tar della Liguria ha sospeso il decreto del 29 settebre scorso emanato dall’Autorità portuale, che di fatto impediva alla compagnia di navigazione di operare nello scalo della Lanterna. Senza la pronuncia del Tribunale amministrativo regionale che ha impugnato il provvedimento sottolineando «la natura del pregiudizio che deriva all’interessata dall’intervenuta imposizione di limiti all’esercizio dell’attività di impresa», T-Link sarebbe stata estromessa dal mercato passeggeri nel terminal Voltri, con un danno evidente per l’azienda e per gli utenti.

Oltre a sospendere il decreto, nella propria ordinanza il Tar ha altresì disposto che l’Autorità portuale proceda a «un riesame del provvedimento impugnato alla luce dei motivi dedotti» nel ricorso. Un passaggio, questo, molto importante: pone infatti le basi per una revisione del provvedimento nella direzione di prestare la dovuta attenzione alle esigenze degli utenti del porto che, come T-Link, cercano di sviluppare nuovi traffici. La pronuncia riporta la situazione alle determinazioni già assunte dall’Ap presieduta da Luigi Merlo nel luglio scorso quanto alla quota di traffico passeggeri disponibile sulle linee di Autostrade del mare in partenza o in arrivo da Genova , e che l’Autorità portuale stessa aveva inopinatamente cancellato col provvedimento giustamente sospeso dal tribunale amministrativo.

La decisione, al di là della soddisfazione di T-Link, è importante anche per il porto e per la rete delle Autostrade del mare: segna un punto a favore dei traffici marittimi in porto (tanto più necessari nell’attuale periodo di crisi), nonché del decongestionamento dei sistema stradale e del nodo di Genova. In termini pratici, T-Link ha è ora in condizione di gestire il proprio traffico passeggeri specie in vista delle prossime festività natalizie che, com’è noto, registrano storicamente uno dei più importanti picchi di traffico annuale specie per quanto attiene i passeggeri.

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Documento segreto del 2006 “A largo di Cetraro le navi sono tre”

Immagine sottomarina del presunto relitto del Catania

Immagine sottomarina del presunto relitto del Catania

Un documento inedito. E’ la parte segreta di una seduta della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti. Un documento ufficiale dove si dice che le navi sono tre, non una. E che sono stati pescati fusti in mare. Ma nessuna delle tre navi corrisponde alle misure e alla profondità del “Catania“, il relitto della prima guerra mondiale ritrovato proprio dove si credeva potesse esserci una nave dei veleni. Così, quello che dopo la dichiarazione di chiusura del caso di Cetraro, sembrava una mera ipotesi, oggi ritorna a prendere corpo. Come resta, nero su bianco, il verbale che riporta tracce di cesio rinvenute nei pesci. Analisi, lo ricordiamo, scomparse nel nulla.

Il documento inedito si riferisce ad una seduta del 24 gennaio 2006 dove il pm Franco Greco, che all’epoca aveva aperto l’inchiesta sulla nave di Cetraro, dice davanti alla commissione che i pescatori della zona hanno pescato dei bidoni: “Ho cercato in tutti i modi di capire quale fosse il luogo preciso. Mi sono state date delle coordinate, che ho riportato al consulente, per verificare il sito…. Ed è stato rilevato un corpo estraneo della lunghezza di 126 metri. I consulenti hanno escluso che si possa trattare di un oggetto naturale… non si spiegano cosa sia. Potrebbe essere una nave… si trova a 680 metri di profondità”.

Una nave, non l’unica nave. Infatti, si legge nel documento di un secondo ritrovamento: una nave lunga tra gli 88 e i 108 metri, larga dai 15 ai 20 metri, a 380 metri di profondità. Intorno alla pancia di questo relitto c’è un alone di 200 metri quadri, scuro, che – dice davanti alla commissione il Sostituto Procuratore Franco Greco – “non può essere liquido e deve per forza essere il carico della nave che appoggiandosi, si è aperto ed è fuoriuscito”

Greco racconta di aver chiesto alla Capitaneria di Porto se c’erano navi da guerra affondate in quell’area. Alla Capitaneria non risultavano unità da guerra. Risultava solo una nave affondata nel 1989, a 15 miglia, verso Scalea. Incrociando dati con l’ufficio maridrografico di Genova, Greco scoprì che esisteva un relitto della prima guerra mondiale ma scoprì anche due grandi punti interrogativi: la nave risulterebbe affondata nel 1920, cioè dopo la fine della guerra. Si chiamava “Federico II”, ma gli atti sono “classificati, ossia coperti da segreto militare“. Un segreto militare dopo ottanta anni dall’affondamento?

La nave di cui parla Fonti sarebbe affondata nel ‘92. Le mappe nautiche riportano la Federico II dal 1993, come relitto non pericoloso con battente d’acqua sconosciuto. “Il che vuol dire – dice il pm Greco – che non sanno cos’è; ma allora come fanno a dire che non è un relitto pericoloso? Ho chiesto il motivo per il quale questa nave non è stata mai riportata nelle mappe nautiche e non mi hanno saputo dare una risposta”. Di certo c’è che nella zona della nave Federico II la Capitaneria di Porto di Cetraro vietò la pesca per un anno e quattro mesi perché proprio lì le analisi hanno rilevato metalli pesanti, tra cui arsenico e mercurio, fuori dai livelli consentiti. Come mai proprio in quel punto la concentrazione dei metalli?

La seduta segreta tra Greco e la commissione viene sintetizzata in una domanda che lo stesso Presidente della Commissione rivolge al pm: “Dottore, mi faccia capire, mi sto perdendo. C’è quindi una nave certa, una che si vede e una che potrebbe esserci“. E il pm risponde: ” Sì, quello è il posto dove sono stati trovati i bidoni“.

Fonte : NetNews24

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Tirrenia, Federmar-Cisal è contro la cessione delle controllate alle Regioni

La motonave Jonas, una delle più moderne della flotta Tirrenia

La motonave Jonas, una delle più moderne della flotta Tirrenia

Secondo la Federmar-Cisal la migliore soluzione per la privatizzazione di Tirrenia sarebbe quella della cessione in blocco di tutte le aziende che la compongono. Le proposte del sindacato sono state illustrate oggi a Napoli nel corso della riunione fra la Regione e i rappresentanti dei lavoratori per discutere del passaggio alla Campania di Caremar, la compagnia controllata di Tirrenia che assicura i collegamenti locali.

«L’avere seguito una strada diversa, cioè trasferendo le società minori alle rispettive Regioni ove operano, oltre a complicare il confronto e la trattativa per la tutela dell’occupazione e dei lavoratori, – si legge nel documento preparato da Federmar Cisal – costituisce un favore agli armatori privati che in tal modo hanno la possibilità di acquistare la parte più appetibile dei traffici e delle attività della capogruppo Tirrenia sgravata degli oneri e delle passività derivanti dall’espletamento dei servizi dovuti per garantire la continuità territoriale delle isole per tutto l’arco dell’anno. A ben vedere – secondo il sindacato – con il passaggio delle società minori del gruppo alle Regioni e con la loro successiva privatizzazione, rimarranno comunque a carico dello Stato e delle Regioni medesime gli oneri per l’effettuazione dei servizi dovuti: in pratica, quindi, si assisterà al passaggio delle tanto deprecate sovvenzioni dalla mano pubblica a quella privata».

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A Genova il primo forum Port & Shippingtech

Palazzo Ducale, insieme a Palazzo San Giorgio, ospiterà la 2 giorni genovese dedicata a Port & Shipping

Palazzo Ducale, insieme a Palazzo San Giorgio, ospiterà la 2 giorni genovese dedicata a Port & Shippingtech

Genova ospiterà dal 5 al 6 novembre “Port & Sphippingtech”, il primo forum internazionale sull’innovazione tecnologica per lo sviluppo della competitività del sistema portuale e dello shipping. La due giorni si avvarrà del sostegno della Regione Liguria. Fra i temi affrontati quello dello sviluppo della portualità in relazione all’incremento del turismo nelle città-porto e sviluppo del settore crocieristico come volano di un’offerta turistica sostenibile, sui fronti dell’intermodalità e della logistica. Durante “Port & Sphippingtech” verrà presentato il progetto Porto di Genova oltre Appennino e uno studio sull’evoluzione dei traffici marittimi nel Mediterraneo.

«Il convegno – ha spiegato l’assessore regionale ai trasporti Enrico Vesco – è importante per l’intero sistema portuale ligure in un momento in cui l’innovazione e le nuove tecnologie ricoprono un ruolo determinante per il trasporto marittimo e portuale, per l’ambiente e per lo sviluppo anche turistico degli scali, attraverso il movimento crocieristico. Port&Shippingtech sarà l’occasione per un confronto sui nuovi rapporti città-porto e su come assicurare lo sviluppo dello scalo nel modo più produttivo e in armonia con le vocazioni di Genova».

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Confitarma: colmare il vuoto legislativo sul lavoro dei marittimi

Il presidente di Confitarma Nicola Coccia

Il presidente di Confitarma Nicola Coccia

La sicurezza dei lavoratori nel settore marittimo e portuale, di questo si è discusso ieri a Genova, a bordo della motonave Suprema, nel corso del convegno “Nuove rotte per la sicurezza – Shipping&Safety”, organizzato da Confitarma e GNV. Purtroppo in Italia bisogna fare ancora i conti con un vuoto legislativo che rischia di avere pesanti conseguenze per tutto il settore. I relatori hanno affrontato il problema, auspicando unanimemente che le disposizioni pensate per un lavoro “terrestre” devono essere adattate alla particolarità del lavoro in mare. Ma i tempi stringono: i decreti infatti vanno emanati entro il 15 maggio 2010, pena l’applicazione anche sulle navi della normativa generale.

L’evoluzione del lavoro marittimo in linea con lo sviluppo tecnologivo della flotta e quindi l’esigenza di formare personale qualificato di bordo e di terra è stato al centro dell’intervento di Nicola Coccia, numero uno della Confederazione degli armatori. Ciò è particolarmente importante per affrontare i nuovi problemi connessi alla safety e alla security: fattori fondamentali di competitività in vista della ripresa economica. Infatti, «nonostante la crisi attuale – ha detto – si prevede che nel 2020 i traffici di merci aumenteranno del 45% e quelli di passeggeri del 35%». E sulla necessità di spingere a fondo sugli investimenti in innovazione e sicurezza, anche in tempi difficili, ha parlato l’ad e presidente di Grandi Navi Veloci Silvano Cassano che vede nelle risorse umane un fattore centrale nello sviluppo dello shipping italiano verso i nuovi mercati. «Stiamo aprendoci sempre più ai paesi che si affacciano, anche economicamente, sul Mediterraneo, con nuove rotte e nuove destinazioni verso Marocco, Libia, Algeria intercettando e anticipando una nuova domanda di movimento che viene non più solo dai turisti, ma da passeggeri e operatori commerciali».

Dedicato alla spinosa e delicata questione della pirateria la relazione di Cesare d’Amico, presidente del gruppo CSO (Company Security Officer) di Confitarma. L’armatore ha sottolineato l’importanza dello stretto rapporto tra armamento, Marina militare e comando generale del corpo delle Capitanerie di porto, evidenziando l’esigenza di rafforzare le misure già poste in essere con la missione Atalanta, prevedendo un maggior numero di navi e un miglior coordinamento nell’area del Corno d’Africa e soprattutto nel cosiddetto quadrante sud (area tra la Somalia e le Seichelles). Peraltro, d’Amico ha sottolineato che «anche da parte degli armatori deve esserci un maggior coordinamento con le forze militari così come devono essere adottate tutte le misure preventive consigliate in ambito internazionale».

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Il testo di riforma dei porti piace ad Assologistica

Assologistica rappresenta fra gli altri terminalisti portuali e aeroportuali, centri intermodali, interporti, autoporti, silos portuali e interni, centri logistici e di distribuzione per conto terzi e imprese di logistica integrata

Assologistica rappresenta fra gli altri terminalisti portuali e aeroportuali, centri intermodali, interporti, autoporti, silos portuali e interni, centri logistici e di distribuzione per conto terzi e imprese di logistica integrata

Assologistica condivide le integrazioni e i correttivi apportati al testo unificato di riforma della legge 84/94 del sistema portuale italiano che nei prossimi giorni sarà reso pubblico. L’assemblea ordinaria dell’associazione che raggruppa la gran parte degli operatori logistici del nostro paese, si è riunita ieri a Milano per rinnovare il comitato direttivo che a dicembre eleggerà il nuovo presidente. più in generale, Assologistica ha apprezzato «la capacità di ascolto della commissione Lavori pubblici del Senato presieduta da Luigi Grillo e la conseguente cancellazione di alcune previsioni normative in forte contrasto con le aspettative dell’industria portuale, il modello di governance e di autonomia finanziaria riconosciuto alle Autorità portuali».

Allo stesso tempo, però, si auspica che l’autonomia finanziaria non divenga – in assenza di un Piano generale della Logistica e della mobilità - una babele di iniziative localistiche che, accompagnate da interventi impropri sull’organizzazione del lavoro radicherebbero ancora di più la polverizzazione della domanda, il nanismo dimensionale delle imprese e il dumping sociale. L’Assemblea ha infine espresso un profondo disagio per la mancata traduzione in norme delle previsioni di sostegno al settore marittimo-portuale che il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha inserito nell’allegato infrastrutture al DPEF 2009-2011.

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Ipsema Genova intitola una sala a Franco Paganini

Giovanni Guerisoli, attuale presidente del Consiglio d'indirizzo e vigilanza dell'Ipsema

Giovanni Guerisoli, attuale presidente del Consiglio d'indirizzo e vigilanza dell'Ipsema

A pochi mesi dalla scomparsa, il 29 settembre la sede Ipsema di Genova avrà la propria sala conferenze intitolata a Franco Paganini, segretario generale della Cisl di La Spezia.  Per la “gente di mare” è stato un prezioso punto di riferimento: dapprima consigliere della Cassa Marittima Tirrena prima e poi, all’interno dell’Istituto di previdenza dei marittimi, cui ha dedicato gli ultimi dieci anni della sua vita.Dal 1999 al 2003 infatti è stato il presidente del Consiglio di indirizzo e vigilanza dell’ente e poi, fino al 2007 ha continuato a lavorare da consigliere dello stesso organismo. Alla cerimonia di giovedì prossimo hanno assicurato la presenza il commissario straordinario dell’Ipsema Parlato, il presidente del Civ Guerisoli e il suo vice Ravera, il segretario generale USR Cisl Liguria Migliorini, il segretario generale UST Cisl La Spezia Peracchini, il segretario confederale Cisl Furlan, il direttore generale Petrocelli, il presidente della Provincia di Genova Repetto, il presidente della commissione Lavori pubblici del Senato Grillo e l’ex presidente del Senato Marini.

«Paganini è stato un protagonista di infinite battaglie sindacali, per la conquista di nuovi diritti per i lavoratori, per la difesa di tanti posti di lavoro, per lo sviluppo e la creazione di nuova occupazione per il nostro territorio. Sindacalista vero – ha ricordato proprio il collega Pierluigi Peracchini –  uomo di forti e radicati valori cattolici, che ha sempre dimostrato in ogni momento della sua vita. Per noi più giovani è stato, ed è,un maestro di impegno, serietà, responsabilità. Era difficile strappargli qualche giudizio o consiglio perchè rispettava molto il ruolo e gli incarichi degli altri e non amava interferire, ma ogni volta che ci si riusciva era un pezzo di saggezza di cui fare tesoro. Una vita spesa per noi, lavoratori liberi, seri, impegnati verso un percorso di vita che ha come punti cardinali la tutela della persona, la difesa della sua dignità, il suo miglioramento economico, la sua libertà da ogni bisogno o potere».

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Matteoli: tutte le Regioni firmeranno l’accordo per le controllate Tirrenia

Matteoli con il vice presidente della Commissione Ue Antonio Tajani alla Conferenza internazionale di Napoli

Matteoli con il vice presidente della Commissione Ue Antonio Tajani alla Conferenza internazionale di Napoli

«Tutte le regioni, anche la Sicilia, hanno scritto che aderiranno all’accordo: manca solo la firma». Lo ha annunciato ieri a Napoli il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, a margine della conferenza internazionale dei ministri dei Trasporti sulle reti Ten-T, riferendosi al passaggio alle Regioni delle controllate Toremar, Caremar, Saremar e Siremar del gruppo Tirrenia. «Dobbiamo andare avanti a tambur battente e spero partirà tutto a fine ottobre o nella prima decade di novembre». Lo stesso ministro ha poi ricordato che entro il 31 dicembre, come previsto dall’Unione europea, devono partire le gare. «Non abbiamo – ha precisato – un giorno di più». Nei giorni scorsi, pur con i dovuti distinguo, Toscana e Campania avevano confermato l’intenzione di rilevare le società regionali della compagnia pubblica di navigazione.

Immediata la soddisfazione di Confitarma dopo l’annuncio di Matteoli, per un provvedimento fortemente voluto dall’armamento privato italiano. «L’abbiamo detto più volte – fa sapere il presidente Nicola Coccia – era l’unica soluzione possibile e propedeutica alla completa privatizzazione della Tirrenia. Inoltre la realizzazione del bando per la privatizzazione di Tirrenia annunciata dal ministro Matteoli per la fine di ottobre o al massimo entro la prima decade di novembre, consentirà di far partire le gare entro la fine di quest’anno in linea con quanto disposto dall’Unione europea. La soluzione del problema Tirrenia –conclude il numero uno di Confitarma – ripristinerà una situazione di reale concorrenza nel mercato marittimo con evidenti benefici per tutta la collettività».

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Matteoli: tutte le Regioni firmeranno l'accordo per le controllate Tirrenia

Matteoli con il vice presidente della Commissione Ue Antonio Tajani alla Conferenza internazionale di Napoli

Matteoli con il vice presidente della Commissione Ue Antonio Tajani alla Conferenza internazionale di Napoli

«Tutte le regioni, anche la Sicilia, hanno scritto che aderiranno all’accordo: manca solo la firma». Lo ha annunciato ieri a Napoli il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, a margine della conferenza internazionale dei ministri dei Trasporti sulle reti Ten-T, riferendosi al passaggio alle Regioni delle controllate Toremar, Caremar, Saremar e Siremar del gruppo Tirrenia. «Dobbiamo andare avanti a tambur battente e spero partirà tutto a fine ottobre o nella prima decade di novembre». Lo stesso ministro ha poi ricordato che entro il 31 dicembre, come previsto dall’Unione europea, devono partire le gare. «Non abbiamo – ha precisato – un giorno di più». Nei giorni scorsi, pur con i dovuti distinguo, Toscana e Campania avevano confermato l’intenzione di rilevare le società regionali della compagnia pubblica di navigazione.

Immediata la soddisfazione di Confitarma dopo l’annuncio di Matteoli, per un provvedimento fortemente voluto dall’armamento privato italiano. «L’abbiamo detto più volte – fa sapere il presidente Nicola Coccia – era l’unica soluzione possibile e propedeutica alla completa privatizzazione della Tirrenia. Inoltre la realizzazione del bando per la privatizzazione di Tirrenia annunciata dal ministro Matteoli per la fine di ottobre o al massimo entro la prima decade di novembre, consentirà di far partire le gare entro la fine di quest’anno in linea con quanto disposto dall’Unione europea. La soluzione del problema Tirrenia –conclude il numero uno di Confitarma – ripristinerà una situazione di reale concorrenza nel mercato marittimo con evidenti benefici per tutta la collettività».

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Navi dei veleni, ora si cerca anche a terra Rifiuti radioattivi nel greto del fiume Oliva

di CARLO CIAVONI e ANNA MARIA DE LUCA

Il RossoCATANZARO – Mentre a Cetraro il sottosegretario all’Ambiente, Roberto Menia, è assediato dai pescatori che protestano per l’assenza del governo rispetto ai problemi legati al fatto che nessuno compra più pesce per paura, L’Arpacal (l’agenzia regionale per l’ambiente) promette che lunedì prossimo, dopo 19 anni, cominceranno seriamente le “operazioni di terra”, a caccia dei veleni seppelliti, qua e là, nel territorio calabrese.

S’inizierà, a quanto pare, dalla foce del fiume Oliva, nella zona di Foresta Aiello, comune di Serra d’Aiello, provincia di Cosenza dove, anche secondo una testimone che ha rilasciato un’intervista all’Espresso, sarebbero sepolti i rifiuti radioattivi e tossici trasportati dalla nave “Rosso” (ex “Jolly Rosso”), finita sulla spiaggia di Campora San Giovanni – frazione di Amantea – nella notte del 14 gennaio del 1990.

La riunione operativa. A Roma, a dimostrazione del fatto che si vuole fare sul serio, si è svolta una riunione negli uffici del Servizio Interdipartimentale per le Emergenze Ambientali dell’Ispra (l’Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per la presentazione della bozza del “Piano di caratterizzazione” – cioè di analisi e bonifica – nelle aree del fiume Oliva, nei Comuni di Serra D’Aiello ed Aiello Calabro in provincia di Cosenza.

Gli scavi e i sequestri. La Guardia Forestale di Cosenza, su ordine della Procura della Repubblica di Paola, ha sequestrato l’altro ieri una cava dismessa, dove è stato individuato materiale radioattivo, in località Petrone, lungo la cosiddetta Valle del Signore, nel Comune di Aiello Calabro (Cosenza), vicino al fiume Oliva.

A scovare i rifiuti interrati è stato il personale del NIPAF (Nucleo Investigativo Provinciale di Polizia Ambientale e Forestale) di Cosenza, scesa in campo con tre geomagnetometri, un elicottero con attrezzatura a infrarosso termico, una sala operativa di elaborazione dati con personale specializzato del Corpo Forestale dello Stato e dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia.

Si continuerà poi – a cura dell’Arpacal – a scavare su una collinetta a monte della “briglia”, una struttura in cemento che serve, normalmente, per frenare il corso dei torrenti ma che, in questo caso, sembrerebbe essere stata più utile a chi, in quella specie di diga, potrebbe aver nascosto nell’impasto di cemento del materiale tossico o radioattivo.

Del resto, l’accertata presenza di polvere di granito non fa che aumentare i sospetti della presenza di scorie, dal momento che quel materiale viene spesso usato proprio per nascondere materiale radioattivo agli strumenti usati per la sua individuazione.

In passato nella collinetta – ma senza che questo avesse prodotto una qualche contromisura – erano state trovate tracce di Mercurio e Cesio 137 a 4 metri di profondità.

L’altro scavo ci sarà in una cava, sempre ai margini del fiume Oliva, in un punto dove in passato era stato individuato materiale radioattivo e , anche in questo caso, senza che la cosa avesse preoccupato nessuno.

Gli anni di ritardo. Ma il sentore che alla foce di quel fiume qualcosa di pericoloso fosse stato sepolto dopo il sospetto “spiaggiamento” della “Rosso”, cominciò a sorgere già nel giugno del 2003. Fu quando la Procura di Lamezia Terme trasmise l’indagine a quella di Paola, per competenza territoriale e maturò, in particolare, quando si scoprì un altro scavo nella zona di Serra d’Aiello, fatto dalle maestranze della nave, secondo alcune testimonianze. Quello scavo si aggiungeva ad un altro autorizzato nella discarica di Grassullo (sempre nei pressi di Amantea) per seppellire il carico “ufficiale” della “Rosso”.

Finora solo impunità. I dati di fatto in mano a diverse Procure italiane (calabresi, pugliesi, toscane e lombarde) dicono, insomma, che l’avvelenamento sistematico del mare lungo i 700 chilometri della costa tirrenica calabrese e del suo immediato entroterra è avvenuto finora, non solo nell’assoluta impunità dei responsabili, ma senza che neanche una delle decine di navi affondate, dette “a perdere”, sia stata individuata o ispezionata. Anche se con anni di ritardo, dunque, sembra che i pubblici poteri mostrino ora di mobilitarsi, quanto meno per capire cosa esattamente sia nascosto in fondo al mare e sotto terra.

Il carico della Rosso. In particolare, si comincerà davvero (almeno così si promette) ad accertare cosa sia stato nascosto vicino all’alveo del fiume Oliva, in un’area di uso agricolo. La nave italiana Rosso di proprietà della società Ignazio Messina e C. partita da Malta e diretta a La Spezia, la notte del 14 dicembre 1990 finì sulla spiaggia di Camponara S. Giovanni, frazione di Amantea. Oltre alle 16 persone dell’equipaggio, il carico ufficiale sarebbe stato composto da nove containers con 23.325 tonnellate di nylon; 75.465 di tabacco; 70 tonnellate di prodotti da bevande.

Gli accertamenti che avranno inizio lunedì, a cura dell’Arpacal (l’agenzia regionale per l’ambiente della Calabria) incaricata come perito tecnico dalla Procura di Paola, dureranno fino alla fine di novembre. Solo allora, dunque, si potrà conoscere almeno una parte di verità.

L’allarme inascoltato. A tracciare una ricostruzione dettagliatissima del dramma dei veleni sepolti, chissà da quanto tempo, in mare e sotto terra da cosche mafiose con connivenze politiche e istituzionali, fu l’ex sottosegretario per i Rapporti con il Parlamento in carica nel 2004 – l’onorevole Cosimo Ventucci del Pdl – in occasione della risposta ad un’interpellanza il 15 luglio dello stesso anno. Un allarme assolutamente inascoltato per anni e anni, soprattutto dal suo stesso Governo.

Il rappresentante dell’Esecutivo, tuttavia, in sostanza disse che per quanto riguardava gli aspetti penali della vicenda, nel gennaio 2004 la Procura di Paola incaricò la sezione inquinamento radioattivo del Reparto Operativo di Carabinieri di indagare nelle zone interessate dallo “spiaggiamento”, presentato come un incidente. In particolare si raccomandò l’Arma di controllare l’area di Grassullo e Foresta Aiello, a ridosso della foce del fiume Oliva.

La ragione stava nel fatto – disse Ventucci – che “secondo testimonianze sarebbe stato interrato del materiale proveniente dalla motonave Rosso”. E aggiunse che la Procura fece misurare il grado di tossicità nell’area: furono trovate cospicue quantità “di fanghi”, oltre ad un’altissima “concentrazione di alcuni metalli pesanti che superano il limite accettabile di inquinamento, provocando un pericolo concreto per il suolo, il sottosuolo e i corpi idrici”. Da allora nulla di concreto è mai stato fatto, né dal governo di cui Ventucci era membro, né da altri governi.

Il pentito “scovato”. Intanto, a 11 miglia a largo di Cetraro, una nave geostazionaria ha cominciato le ricerche nel luogo dove si presume ci siano i resti del cargo Kuski, inzeppato di scorie radiattive o rifiuti tossici, affondata a colpi di dinamite da un commando del quale faceva parte anche Francesco Fonti, il pentito della ‘ndrangheta di San Luca, che svelò a Riccardo Bocca dell’Espresso il traffico micidiale per l’eliminazione di veleni d’ogni sorta.

Traffico che, secondo Fonti, coinvolgerebbe governi, servizi segreti e mafie dislocate in diverse latitudini. Il “pentito”, nonostante le sue rivelazioni stiano attivando iniziative delle pubbliche autorità (sebbene tardive) risulta essere ancora senza protezione da parte dello Stato. Si era nascosto a Mantova, ma un deputato assai solerte della Lega l’ha subito “scovato”. Poi ha protestato e segnalato immediatamente alla pubblica opinione la sua “inopportuna” presenza nel mantovano. Col piccolo problema di far saltare la copertura di Fonti.

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Tirrenia, Caremar e Toremar saranno cedute alle regioni

Il traghetto Driade, della Caremar, ormeggiato nel porto di Napoli

Il traghetto Driade, della Caremar, ormeggiato nel porto di Napoli

Dal 1° gennaio 2010 Toremar sarà ceduta alla regione Toscana e un discorso analogo sarà fatto anche per la gemella campana Caremar. Ieri l’assessore ai Trasporti della Toscana Riccardo Conti nel comunicare alla Giunta l’evolversi della situazione ha precisato che «i debiti di Tirrenia nei confronti di Toremar sono iscritti a bilancio e il capitolato prevederà che l’acquirente dovrà onorare tali debiti. Ogni attività e passività è trasferita con la società. Nessuna previsione di garanzia dello Stato». Sul fronte campano, sempre ieri, il governatore Antonio Bassolino ha scritto una lettera al ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli, per ribadire l’intenzione di rilevare Caremar. «Confermo l’intendimento della Regione Campania di acquisire a titolo gratuito la società Caremar entro il 31 dicembre 2009 – scrive Bassolino – con l’impegno ad operare la successiva cessione gratuita alla Regione Lazio del ramo d’azienda relativo ai collegamenti marittimi del settore pontino. Come concordato, la Campania avvierà successivamente il processo di privatizzazione attraverso la costituzione di una società mista pubblico-privata con la scelta di un socio privato e contestuale affidamento del servizio, da ricercare mediante gara unica ad evidenza pubblica europea».

La Campania punterà a garantire l’efficienza del servizio e dei costi e a salvaguardare i livelli occupazionali. Lo Stato, ricorda il presidente della giunta, dovrà trasferire «per l’intera durata della convenzione la quota di rispettiva spettanza delle risorse finanziarie stanziate quale contributo di servizio pubblico, oltre a maggiori risorse da destinare all’ammodernamento della flotta, ammortizzatori sociali per gli eventuali esuberi di personale, nonché la neutralizzazione e il rimborso dell’Iva – esclusi i connessi interessi comunitari – derivanti dalle convenzioni di servizio pubblico. Non può sfuggire l’impegno economico e istituzionale che questa operazione costituisce per la nostra Regione – si legge ancora nella lettera – perché non solo dovremo ottemperare alla cessione del ramo d’azienda, ma ci stiamo assumendo l’onere di integrare le risorse necessarie per far fronte alla criticità del settore del cabotaggio marittimo, utilizzando quota parte dei fondi Fas». In questo modo saranno assicurati i servizi di collegamento marittimi tra Napoli e le isole del golfo «in una Regione in cui la tutela dell’occupazione e del lavoro sono un bene primario di grande importanza».

A metà novembre dovrebbe essere firmato l’accordo di programma tra Ministeri, Tirrenia e Regioni Campania e Lazio, e, annota Bassolino, «resta indispensabile l’approvazione immediata di una norma statale coerente con gli strumenti e obiettivi concordati». L’auspicio è che prosegua la collaborazione tra istituzioni.

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Parte oggi a Napoli la “Ten-T Days 2009″

Fra oggi e domani si confronteranno a Napoli 47 ministri dei Trasporti di Europa, Africa e dell'area del Mediterraneo

Fra oggi e domani si confronteranno a Napoli 47 ministri dei Trasporti di Europa, Africa e dell'area del Mediterraneo

Inizierà questo pomeriggio e proseguirà fino a tutto domani a Napoli “Ten-T Days 2009, Il futuro delle vie di trasporto Trans-europee”, la conferenza internazionale organizzata dalla Commissione europea e dal ministero delle Infrastrutture. Parteciperanno alla due giorni di lavori 47 ministri di Europa, Africa e dell’area del Mediterraneo. A fare gli onori di casa, nella splendida cornice di Palazzo Reale, il ministro Altero Matteoli, il vicepresidente della Commissione Ue con delega ai Trasporti, Antonio Tajani e il presidente di turno del Consiglio Ue, Asa Torstensson.
La conferenza, che si concluderà nel primo pomeriggio di giovedì prossimo, affronterà le grandi tematiche delle reti di trasporto europee e le loro interazioni con i Paesi che si affacciano nel bacino del Mediterraneo e del Nord-Europa. Al centro del dibattito anche la rivisitazione delle reti Ten-T approvate dal Parlamento europeo nel 2005 e che ora vanno riaggiornate alla luce delle mutate esigenze economiche e commerciali dell’Europa a 27.

«Si tratta di un appuntamento di grande rilievo internazionale per l’infrastrutturazione trasportistica del Continente europeo e dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo – ha dichiarato Matteoli -. A Napoli, nel corso delle numerose tavole rotonde con i 46 colleghi ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti invitati, faremo il punto sulla progettazione e sulla realizzazione delle reti Ten-T e verificheremo la possibilità di una rivisitazione di queste grandi vie di comunicazione che servono a facilitare il passaggio delle merci e delle persone tra i Paesi europei, africani e della vasta area Mediterranea, con la finalità di sviluppare le loro economie e i loro traffici commerciali. Auspico – conclude Matteoli – che a conclusione della due giorni si possa approvare un documento comune finale (la Carta di Napoli) che prospetti azioni concrete da realizzarsi entro il prossimo decennio».

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Parte oggi a Napoli la "Ten-T Days 2009"

Fra oggi e domani si confronteranno a Napoli 47 ministri dei Trasporti di Europa, Africa e dell'area del Mediterraneo

Fra oggi e domani si confronteranno a Napoli 47 ministri dei Trasporti di Europa, Africa e dell'area del Mediterraneo

Inizierà questo pomeriggio e proseguirà fino a tutto domani a Napoli “Ten-T Days 2009, Il futuro delle vie di trasporto Trans-europee”, la conferenza internazionale organizzata dalla Commissione europea e dal ministero delle Infrastrutture. Parteciperanno alla due giorni di lavori 47 ministri di Europa, Africa e dell’area del Mediterraneo. A fare gli onori di casa, nella splendida cornice di Palazzo Reale, il ministro Altero Matteoli, il vicepresidente della Commissione Ue con delega ai Trasporti, Antonio Tajani e il presidente di turno del Consiglio Ue, Asa Torstensson.
La conferenza, che si concluderà nel primo pomeriggio di giovedì prossimo, affronterà le grandi tematiche delle reti di trasporto europee e le loro interazioni con i Paesi che si affacciano nel bacino del Mediterraneo e del Nord-Europa. Al centro del dibattito anche la rivisitazione delle reti Ten-T approvate dal Parlamento europeo nel 2005 e che ora vanno riaggiornate alla luce delle mutate esigenze economiche e commerciali dell’Europa a 27.

«Si tratta di un appuntamento di grande rilievo internazionale per l’infrastrutturazione trasportistica del Continente europeo e dei Paesi che si affacciano sul Mediterraneo – ha dichiarato Matteoli -. A Napoli, nel corso delle numerose tavole rotonde con i 46 colleghi ministri delle Infrastrutture e dei Trasporti invitati, faremo il punto sulla progettazione e sulla realizzazione delle reti Ten-T e verificheremo la possibilità di una rivisitazione di queste grandi vie di comunicazione che servono a facilitare il passaggio delle merci e delle persone tra i Paesi europei, africani e della vasta area Mediterranea, con la finalità di sviluppare le loro economie e i loro traffici commerciali. Auspico – conclude Matteoli – che a conclusione della due giorni si possa approvare un documento comune finale (la Carta di Napoli) che prospetti azioni concrete da realizzarsi entro il prossimo decennio».

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Investimenti, commesse e rottamazione per risollevare Fincantieri

L'assegnazione di nuove commesse nel settore militare

L'assegnazione di nuove commesse nel settore militare potrebbe garantire nuovo ossigeno a Fincantieri

Una settimana e conosceremo il destino dello stabilimento Fincantieri di Castellammare di Stabia. Dall’incontro dei giorni scorsi al ministero dello Sviluppo economico, infatti, è emerso un orizzonte nuovo rappresentato dalle cinque linee di intervento per affrontare la crisi che sta investendo il settore: sostegno agli investimenti, commesse pubbliche, nuove tecnologie, interventi da concordare a livello europeo (vedi norme sulla rottamazione del naviglio obsoleto), infrastrutture. Fra sette giorni quindi, il dicastero di Via Veneto riconvocherà i rappresentanti dei lavoratori, i vertici del gruppo cantieristico e gli enti locali coinvolti per presentare un documento in tre punti con le iniziative per affrontare l’emergenza.

Il primo punto, quello più importante per l’immediato futuro dei 700 dipendenti dello stabilimento stabiese riguarderà lo sblocco delle commesse pubbliche. Nel piano, infatti, il governo sottoporrà alle parti una lista di navi da militari da costruire negli stabilimenti Fincantieri nei prossimi mesi. Commesse che poi il gruppo, d’accordo con i sindacati, assegnerà ai vari cantieri per garantire a tutti i siti del gruppo un lavoro omogeneo. Un passo avanti notevole e chiesto a gran voce dai sindacati che vedevano nello sblocco delle commesse pubblico l’unica alternativa all’empasse attuale. Una boccata d’ossigeno per il gruppo e per gli operai che nei prossimi mesi potranno lavorare con maggiore tranquillità.

Il secondo punto riguarderà, invece, le manovre di sblocco del credito per gli armatori privati, impossibilitati a investire in nuove navi per la mancanza di finanziamenti da parte degli istituti di credito nazionali ed internazionali, che come sempre in periodi di crisi chiudono le cinghie della borsa. Il terzo e ultimo punto riguarderà la vicenda della rottamazione delle navi e quindi le iniziative che Palazzo Chigi preparerà per accelerare la decisione di Bruxelles. Gli incentivi per la rottamazione delle imbarcazioni vecchie rappresenta secondo molti l’unico modo per riattivare in maniera significativa il mercato delle navi.

Il tavolo non ha affrontato per il momento almeno la fase 2 dello stabilimento di Castellammare, quella relativa alla realizzazione del bacino di carenaggio. In realtà questa sarà un investimento infrastrutturale su cui sarà coinvolta anche la regione Campania.

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Corte dei Conti: patrimonio netto di Tirrenia cresciuto del 20% nel 2008

La motonave Torres della flotta Tirrenia

La motonave Torres della flotta Tirrenia

L’operazione di privatizzazione di Tirrenia va fatta in condivisione con l’Unione europea. È questo il consiglio rivolto all’esecutivo dalla Corte dei Conti che oggi ha reso nota la sua relazione sulla gestione finanziaria 2008 della compagnia di navigazione pubblica. Si tratta di una decisione da prendere di concerto con l’Ue «perché il passaggio della proprietà del Gruppo, costituito da Tirrenia e dalle sue controllate regionali, dalla mano pubblica a quella di operatori privati, avvenga nel rispetto del Trattato e delle disposizioni comunitarie concernenti l’applicazione del principio della libera prestazione dei servizi ai trasporti marittimi fra gli Stati membri».

Rispetto ai dati del 2007 è cresciuto il patrimonio netto di Tirrenia, passato dai 299,7 milioni di euro a circa 358 dello scorso anno. Quanto ai risultati reddituali, il saldo tra valore e costi della produzione è stato pari nel 2008 a 40,7 milioni di euro, in miglioramento sul 2007 per circa 2 milioni. «All’andamento di questo saldo – si legge nel documento della magistratura contabile, a fronte di un aumento dei costi, trainato dalle maggiori spese per l’acquisto del carburante delle navi, concorre in misura importante l’incremento della sovvenzione di equilibrio corrisposta dallo Stato, che passa dai 46,3 milioni del 2007, a 101,6 milioni. L’utile di esercizio è ammontato a 16,2 milioni di euro (circa 14 milioni nel 2007)».
I dati del 2008, relativi alla gestione economico-finanziaria della società capogruppo, mostrano come il valore iscritto in bilancio della flotta di Tirrenia – costituito da 25 unità, 10 delle quali con anzianità dalla costruzione sino a dieci anni – sia pari a fine 2008 a 855,3 milioni di euro.

«Rilevante, però, è l’esposizione debitoria della società nei confronti, soprattutto, del sistema bancario. I debiti di natura finanziaria di Tirrenia erano, infatti pari, a fine anno 2008, 725,1 milioni di euro al netto delle disponibilità liquide e dei crediti finanziari a breve; situazione, questa, non molto distante da quella registrata nel 2007, allorché l’esposizione debitoria netta di natura finanziaria era risultata pari a 715,9 milioni di euro. A livello di Gruppo il valore della flotta – costituito da 72 unità, 20 delle quali interamente ammortizzate a fine 2008, è risultato pari a circa 986 milioni di euro, mentre l’esposizione debitoria di natura finanziaria, al netto delle disponibilità liquide e dei crediti finanziari a breve, è risultata pari a circa 829,3 milioni di euro; situazione, questa, non molto distante da quelle registrata nel 2007 in cui l’esposizione debitoria netta di natura finanziaria era ammontata a 814,5 milioni di euro».

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Le priorità di Bruxelles per una nuova politica marittima integrata

Jose Manuel Barroso, confermato presidente della Commissione europea per un altro mandato

Jose Manuel Barroso, confermato presidente della Commissione europea per un altro mandato

Presentata oggi a Bruxelles dalla Commissione europea una relazione su quanto fatto nell’ultimo biennio in vista di una politica marittima integrata. L’esecutivo comunitario ha formulato proposte concrete su due criticità del settore: integrazione transettoriale e transnazionale della sorveglianza marittima dimensione internazionale della politica marittima europea. Con una marcia nuova si potrà sbloccare il potenziale economico di ampie zone marittime e costiere d’Europa, aumentando la sicurezza dei loro mari con una nuova governance semplificata e sfruttando le sinergie presenti in tutto l’arco delle politiche connesse al settore marittimo.

Quello della sicurezza dei mari è un tema molto caldo da quando è riemersa la preoccupante piaga della pirateria. Bruxelles ha fissato principi guida che aiutano gli Stati membri a stabilire un ambiente comune di scambio di informazioni per le loro numerose autorità di sorveglianza. È una pratica ancora corrente negli Stati membri che ogni autorità di settore che controlla e sorveglia le azioni in mare raccolga dati operativi indipendentemente dalle altre autorità coinvolte. Se questi dati venissero condivisi, le attività di sorveglianza sarebbero più efficienti e più vantaggiose in termini di costi. Tuttavia la condivisione dei dati e l’interoperabilità dei sistemi di sorveglianza pongono taluni problemi tecnologici, legali e di sicurezza, ed è su questo che bisogna trovare una base di accordo fra gli stati europei.

«Una nuova politica marittima integrata è un elemento indispensabile per l’attuazione di una politica sostenibile in materia di cambiamenti climatici e di politica energetica. Credo – ha detto nell’occasione il presidente della Commissione Manuel Barroso – che quanto sinora realizzato ci consenta di compiere i prossimi passi con fiducia e con forza. Voglio, ad esempio, che le autostrade del mare diventino realtà. Per uno sviluppo responsabile e utile degli oceani e dei mari dobbiamo sviluppare la pianificazione dello spazio marittimo, la sorveglianza marittima integrata transfrontaliera e transnazionale e realizzare una rete di osservazione e di dati dell’ambiente marittimo».

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Joe Borg, commissario europeo responsabile degli Affari marittimi e della pesca. «Sebbene la politica marittima integrata sia una politica europea molto recente – ha ribadito – essa ha già permesso di cambiare il modo in cui l’Europa si raffronta con il suo patrimonio marittimo e ha posto le questioni marittime in primo piano nell’agenda europea. Il suo eccellente avvio deve spingerci a progetti ancora più grandi e più audaci in futuro. Deve incoraggiarci a continuare a spingere i limiti quando si tratta di adottare azioni concertate per il bene del nostro ambiente marittimo, per l’economia e la sicurezza marittima».

Sempre oggi la Commissione ha presentato un documento strategico che espone le modalità per garantire che l’UE eserciti un’influenza più forte nella scena internazionale sulle questioni marittime al fine di potenziare la governance globale degli oceani e dei mari

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