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Assonave, un piano di commesse pubbliche per salvare la cantieristica
Pubblicato da Redazione il 09 novembre 2009 alle ore 12:30 |
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Corrado Antonini, presidente di Fincantieri e di Assonave, l'associazione che raggruppa costruttori e riparatori navali
Cantieri e aziende navalmeccaniche italiane stanno combattendo «una vera e propria partita per la sopravvivenza. Chi riuscirà ad emergere sarà più forte di prima». Questo il messaggio lanciato nei giorni scorsi da Corrado Antonini, presidente di Assonave, nel corso dell’assemblea annuale dell’associazione nazionale dei costruttori, riparatori e fornitori navali. Ai lavori hanno partecipato anche Antonio Tajani, vice presidente della commissione Ue con delega ai Trasporti e Giuseppe Maria Reina, sottosegretario alle Infrastrutture .
«In un quadro mondiale caratterizzato da una drammatica caduta della domanda (meno 81% a settembre 2009 riferito allo stesso periodo dell’anno precedente) dopo tre anni di eccezionale sviluppo, e dall’annullamento di una quota consistente degli ordini in portafoglio, la cantieristica più avanzata – quella europea – rischia di vedere la sua massa critica scendere al disotto della soglia di sostenibilità. L’eccesso di stiva nei comparti mercantili d il conseguente crollo dei noli – ha detto Antonini nella sua relazione – concorrono a peggiorare una propensione all’investimento degli armatori già resa problematica dalla stretta creditizia. E il rinvio dei programmi non ha risparmiato neppure il mondo crocieristico, che pure ha salvaguardato il suo dinamismo, ancorché in misura meno accentuata che in passato».
La stessa Commissione Ue appare oggi consapevole della necessità di un intervento d’emergenza, e quindi temporaneo e circoscritto, a sostegno della nostra industria ma insieme a vantaggio della sicurezza del trasporto e del rispetto dell’ambiente. Un sostegno pertanto ben diverso dall’aiuto indiscriminato all’industria, già accordato ai competitor cinesi e coreani. «Il provvedimento – ha precisato il presidente di Assonave – dovrebbe concretizzarsi in stimoli alla domanda finalizzati all’eliminazione dalle acque europee del naviglio obsoleto (prevalentemente ferry e ro-ro) e alla sua sostituzione incentivata, con misure tipo eco-bonus. In Europa ben 140 di questi traghetti hanno superato i 30 anni, e gran parte di essi è concentrata nel Mediterraneo. Il rinnovo della flotta che, essendo di sostituzione, non andrebbe a creare surplus di capacità di trasporto, rientra nell’annunciata politica comunitaria in materia di trasporti e dovrebbe essere accompagnato da un programma di supporto finanziario agli investimenti gestito dalla BEI».
Con l’aggravarsi della crisi, la celere approvazione di questo schema è chiaramente di importanza decisiva. Ma ancora più urgente, qui in Italia, è l’avvio di un piano di commesse pubbliche per far fronte alle crescenti scoperture dei cantieri, sulla scorta di quanto si sta facendo in Francia e in Germania. Così come risulta indispensabile, e in via sistemica per accrescere la nostra competitività, l’allineamento degli strumenti finanziari e assicurativi a quelli vigenti nei paesi europei nostri maggiori concorrenti sui mercati all’esportazione.
Carnival potrebbe tradire Fincantieri con Meyer Werft
Pubblicato da Redazione il 26 ottobre 2009 alle ore 11:40 |
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Il presidente di Carnival plc Micky Arison
Se le indiscrezioni che girano da qualche giorno dovessero essere confermate, dopo 20 anni potrebbe interrompersi il matrimonio fra Fincantieri e il gruppo Carnival. Sembra infatti che il colosso statunitense del settore crocieristico sia in procinto di affidare una commessa al cantiere tedesco Meyer Werft. In realtà a oggi manca ancora l’ufficialità, nel senso che né da Miami, quartiere generale della Carnival plc, né da Princess Cruise, il brand che dovrebbe ordinare due nuove navi da crociera, è trapelato alcun comunicato in tal senso. Un secco no comment è arrivato nel fine settimana scorsa anche da Trieste, in casa Fincantieri.
La notizia, o meglio il rumor, ha iniziato a girare subito in azienda, fra i lavoratori, inducendo i sindacati a chiedere al più presto un incontro con i vertici del gruppo cantieristico, «per discutere e affrontare tutti i problemi relativi ai carichi di lavoro, all’occupazione e allo stato del gruppo». Restano da capire le ragioni del possibile divorzio di Carnival, se le voci sulla commessa Princess venissero realmente confermate. Alla vigilia di nuovi ordini, non è raro che circolino voci sulla scelta di questo o quel cantiere per costruire le navi: fa parte delle strategie commerciali dell’armatore, che in questo modo tende a spuntare qualche cosa sul prezzo finale che gli verrà presentato dal costruttore. Preoccupante potrebbe essere invece la scelta di Meyer Werft. I costruttori di navi da crociera sono in sostanza tre: Fincantieri, Stx Europe e appunto Meyer Werft. I tedeschi hanno dotato il loro cantiere di Papenburg di una struttura iper-moderna : un bacino coperto da oltre 500 metri, in grado di costruire tre navi in un anno. Il sorpasso tedesco potrebbe quindi rivelarsi un sorpasso essenzialmente tecnologico.
Le ambizioni di Bottiglieri varate in Cina
Pubblicato da Redazione il 19 ottobre 2009 alle ore 15:15 |
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Un momento del varo della Bottiglieri Ambition, nel cantiere cinese di New Jiangsu Yangzijiang
Procede spedito il piano di rinnovamento della flotta Bottiglieri. Lo scorso 16 ottobre presso il cantiere cinese New Jiangsu Yangzijiang è stata varata la “Ambition”, la nuova portarinfuse post Panamax da 93.500 tonnellate di portata, commissionata due anni fa dall’armatore campano. Alla cerimonia erano presenti, fra gli altri, Ren Yuanlin, presidente del cantiere, sua moglie Li Jun Chen in veste di madrina, Liu Pin, segretario del partito comunista cinese della provincia di Jiangsu, e il comandante Emmanuele Marrone, fleet manager della società committente. Entro la fine del 2011 alla flotta dry cargo si aggiungeranno altre otto unità gemelle, tra le quali una Capesize da 176mila tonnellate di stazza lorda, per un valore totale dell’investimento pari a circa 600 milioni di dollari.
La Bottiglieri Ambition è destinata, come la “Peppino Bottiglieri” e la “Giovanni Bottiglieri” già varate, alle grandi rotte internazionali per movimentare carichi di minerali, carbone e grano e a dicembre entrerà al servizio di un primario noleggiatore europeo. Classificata dal Registro Italiano Navale, la bulkcarriers gode dei più alti standard tecnici per la sicurezza e la salvaguardia ambientale. Il nome scelto per la nave appena varata è emblematico, a conferma della fiducia dell’armatore nella ripresa economica e nelle strategie aziendali per diventare sempre più presenti nel mercato globale.
«Come avevo infatti già dichiarato in occasione dei precedenti vari – ha fatto sapere il presidente Giuseppe Bottiglieri – la nostra compagnia guarda al futuro dello shipping con grande ambizione, costituendo in largo anticipo una moderna flotta dry cargo per quando, entro il 2014, saranno terminati i lavori di allargamento del canale di Panama. Offrire sul mercato navi più convenienti – che a parità di lunghezza e velocità sono in grado di stivare ben 19.000 tonnellate in più rispetto alle tradizionali Panamax da 74.500 dwt – ci rende senza alcun dubbio più competitivi, ne sono fermamente convinto fin dal giorno in cui firmai il primo ordine al cantiere. Oggi, due anni dopo, il mercato mi dà ragione, avendo accolto con entusiasmo l’ingresso di questo tipo di navi.
Tant’è che i più importanti noleggiatori internazionali, ma anche altri rappresentanti del cluster marittimo, si sono detti notevolmente soddisfatti dei risultati e delle performance tecniche realizzate dalle nostre prime due Post Panamax già entrate in esercizio».
Coccia: armatori e banche devono comunicare di più e meglio
Pubblicato da Redazione il 16 ottobre 2009 alle ore 17:30 |
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Nicola Coccia, presidente della Confederazione italiana degli armatori
Gli armatori e il sistema bancario devono accrescere il reciproco scambio di informazioni e conoscenze. In particolare, da parte armatoriale è necessario comunicare meglio come il settore, strutturalmente ciclico e volatile nei valori degli asset, sia ben radicato su consistenti basi industriali proiettate verso il futuro, a differenza di altre realtà imprenditoriali. È quanto è venuto fuori ieri a Roma dalla riunione organizzata in Confitarma con i rappresentanti delle principali realtà creditizie che operano in Italia. Già alla fine del 2007, quando ancora la crisi economico-finanziaria non si era ancora manifestata, la confederazione degli armatori aveva proposto l’apertura di un tavolo di confronto permanente con i principali gruppi bancari italiani impegnati nelle operazioni di finanziamento a favore dello shipping, da estendere anche alle banche straniere.
Nel corso dell’incontro, inoltre, «è stato sottolineato come, in questo delicato momento, sia importante che il mondo bancario, quale partner del business armatoriale, mantenga gli impegni assunti attraverso una interpretazione elastica dei covenant contrattuali. In considerazione del fatto che la vita utile economica di una nave copre un arco temporale di 25-30 anni, si rende opportuno poi rivedere i criteri di valutazione delle navi, improntandoli meno al rigido e statico riferimento del mercato e più ad elementi reddituali prospettici». Infine, è stata rilevata la necessità di diversificare le fonti di approvvigionamento di capitali delle imprese per alleggerire gli impegni delle banche, mediante il ricorso a nuovi strumenti di capital market.
«Noi armatori – ha tenuto a precisare il presidente di Confitarma Nicola Coccia – siamo comunque impegnati a completare il piano di investimenti in corso».
Investimenti, commesse e rottamazione per risollevare Fincantieri
Pubblicato da Redazione il 16 ottobre 2009 alle ore 11:30 |
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L'assegnazione di nuove commesse nel settore militare potrebbe garantire nuovo ossigeno a Fincantieri
Una settimana e conosceremo il destino dello stabilimento Fincantieri di Castellammare di Stabia. Dall’incontro dei giorni scorsi al ministero dello Sviluppo economico, infatti, è emerso un orizzonte nuovo rappresentato dalle cinque linee di intervento per affrontare la crisi che sta investendo il settore: sostegno agli investimenti, commesse pubbliche, nuove tecnologie, interventi da concordare a livello europeo (vedi norme sulla rottamazione del naviglio obsoleto), infrastrutture. Fra sette giorni quindi, il dicastero di Via Veneto riconvocherà i rappresentanti dei lavoratori, i vertici del gruppo cantieristico e gli enti locali coinvolti per presentare un documento in tre punti con le iniziative per affrontare l’emergenza.
Il primo punto, quello più importante per l’immediato futuro dei 700 dipendenti dello stabilimento stabiese riguarderà lo sblocco delle commesse pubbliche. Nel piano, infatti, il governo sottoporrà alle parti una lista di navi da militari da costruire negli stabilimenti Fincantieri nei prossimi mesi. Commesse che poi il gruppo, d’accordo con i sindacati, assegnerà ai vari cantieri per garantire a tutti i siti del gruppo un lavoro omogeneo. Un passo avanti notevole e chiesto a gran voce dai sindacati che vedevano nello sblocco delle commesse pubblico l’unica alternativa all’empasse attuale. Una boccata d’ossigeno per il gruppo e per gli operai che nei prossimi mesi potranno lavorare con maggiore tranquillità.
Il secondo punto riguarderà, invece, le manovre di sblocco del credito per gli armatori privati, impossibilitati a investire in nuove navi per la mancanza di finanziamenti da parte degli istituti di credito nazionali ed internazionali, che come sempre in periodi di crisi chiudono le cinghie della borsa. Il terzo e ultimo punto riguarderà la vicenda della rottamazione delle navi e quindi le iniziative che Palazzo Chigi preparerà per accelerare la decisione di Bruxelles. Gli incentivi per la rottamazione delle imbarcazioni vecchie rappresenta secondo molti l’unico modo per riattivare in maniera significativa il mercato delle navi.
Il tavolo non ha affrontato per il momento almeno la fase 2 dello stabilimento di Castellammare, quella relativa alla realizzazione del bacino di carenaggio. In realtà questa sarà un investimento infrastrutturale su cui sarà coinvolta anche la regione Campania.
Corte dei Conti: patrimonio netto di Tirrenia cresciuto del 20% nel 2008
Pubblicato da Redazione il 15 ottobre 2009 alle ore 17:00 |
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La motonave Torres della flotta Tirrenia
L’operazione di privatizzazione di Tirrenia va fatta in condivisione con l’Unione europea. È questo il consiglio rivolto all’esecutivo dalla Corte dei Conti che oggi ha reso nota la sua relazione sulla gestione finanziaria 2008 della compagnia di navigazione pubblica. Si tratta di una decisione da prendere di concerto con l’Ue «perché il passaggio della proprietà del Gruppo, costituito da Tirrenia e dalle sue controllate regionali, dalla mano pubblica a quella di operatori privati, avvenga nel rispetto del Trattato e delle disposizioni comunitarie concernenti l’applicazione del principio della libera prestazione dei servizi ai trasporti marittimi fra gli Stati membri».
Rispetto ai dati del 2007 è cresciuto il patrimonio netto di Tirrenia, passato dai 299,7 milioni di euro a circa 358 dello scorso anno. Quanto ai risultati reddituali, il saldo tra valore e costi della produzione è stato pari nel 2008 a 40,7 milioni di euro, in miglioramento sul 2007 per circa 2 milioni. «All’andamento di questo saldo – si legge nel documento della magistratura contabile, a fronte di un aumento dei costi, trainato dalle maggiori spese per l’acquisto del carburante delle navi, concorre in misura importante l’incremento della sovvenzione di equilibrio corrisposta dallo Stato, che passa dai 46,3 milioni del 2007, a 101,6 milioni. L’utile di esercizio è ammontato a 16,2 milioni di euro (circa 14 milioni nel 2007)».
I dati del 2008, relativi alla gestione economico-finanziaria della società capogruppo, mostrano come il valore iscritto in bilancio della flotta di Tirrenia – costituito da 25 unità, 10 delle quali con anzianità dalla costruzione sino a dieci anni – sia pari a fine 2008 a 855,3 milioni di euro.
«Rilevante, però, è l’esposizione debitoria della società nei confronti, soprattutto, del sistema bancario. I debiti di natura finanziaria di Tirrenia erano, infatti pari, a fine anno 2008, 725,1 milioni di euro al netto delle disponibilità liquide e dei crediti finanziari a breve; situazione, questa, non molto distante da quella registrata nel 2007, allorché l’esposizione debitoria netta di natura finanziaria era risultata pari a 715,9 milioni di euro. A livello di Gruppo il valore della flotta – costituito da 72 unità, 20 delle quali interamente ammortizzate a fine 2008, è risultato pari a circa 986 milioni di euro, mentre l’esposizione debitoria di natura finanziaria, al netto delle disponibilità liquide e dei crediti finanziari a breve, è risultata pari a circa 829,3 milioni di euro; situazione, questa, non molto distante da quelle registrata nel 2007 in cui l’esposizione debitoria netta di natura finanziaria era ammontata a 814,5 milioni di euro».
Indagine sui documenti di bilancio 2010-2012
Pubblicato da Redazione il 15 ottobre 2009 alle ore 13:59 |
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COMUNICATO STAMPA N. 41/2009
15 ottobre 2009
Corte dei conti – Sezioni Riunite in sede di controllo – Indagine conoscitiva sui documenti di bilancio 2010-2012- Audizione dinanzi alle Commissioni Bilancio del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati
1. In linea con le indicazioni del Dpef, la manovra di bilancio rispecchia la scelta di cautela, adottata dal nostro governo, di disporre interventi con effetti nulli sui saldi per il 2009 e il 2010 prevedendo correzioni degli andamenti tendenziali di finanza pubblica solo a partire dal 2011. Questa scelta -decisamente più prudente di quelle assunte da altri grandi paesi occidentali – è stata in parte forzata dai più ridotti margini di manovra offerti dai conti pubblici italiani in ragione soprattutto della persistente difficoltà di controllo della spesa al netto degli interessi, che solo in Italia è cresciuta (in rapporto al Pil) per tutto il periodo successivo al 1997.
2. Il giudizio su una manovra di bilancio adottata in condizioni di crisi deve, opportunamente, privilegiare considerazioni sulla tenuta e sulla sostenibilità di medio termine della finanza pubblica, piuttosto che verifiche di breve periodo che, del resto, sono oggi meno rigidamente ancorate al rispetto dei parametri europei. Un giudizio quello richiesto alla Corte che sconta anche quest’anno l’inadeguatezza dell’impianto informativo dei documenti programmatici ora all’esame del Parlamento. E ciò in netto contrasto con le disposizioni che, pur non ancora tradotte in legge, caratterizzano il disegno di riforma della contabilità pubblica, attualmente all’esame della Camera (A.C. n. 2555).
3. Con la nuova Relazione previsionale e programmatica il governo per la prima volta dal giugno 2008 rivede le previsioni in senso migliorativo. Il pre-consuntivo 2009 limita ora il decremento del Pil al 4,8 per cento, a fronte del -5,2 indicato nel Dpef 2010-2013, mentre per il 2010 si prevede un aumento del prodotto dello 0,7 per cento, due decimi in più rispetto alla precedente quantificazione. Rimane immutato il quadro di medio periodo, che ipotizza una crescita del Pil del 2 per cento. Se ci si limita all’orizzonte 2009 – 2010 le informazione congiunturale più recente confermano le stime proposte dal governo, segnalando come la ripresa sia in Italia in anticipo rispetto al resto dell’area europea (super-indice Ocse).Non è escluso, dunque, che da qui a fine anno possa esservi spazio anche per nuove correzioni migliorative.
4. Ma vi è un aspetto che merita una attenta considerazione. Le nuove previsioni ipotizzano – dopo il forte scarto negativo nel 2009 – non solo un rapido recupero dei ritmi di crescita, ma addirittura, per il medio periodo (2011-2013) un saggio di crescita costante del 2 per cento, superiore di circa lo 0,5 per cento annuo alla stima pre-crisi.
Si tratta di una valutazione che potrebbe contenere qualche elemento di ottimismo. Le nuove ipotesi governative implicano, infatti, che l’Italia non solo crescerà più della media europea, ma che potrà registrare saggi di sviluppo permanentemente superiori a quelli del proprio recente passato, con andamenti dei consumi delle famiglie e del Pil considerevolmente superiori a quelli registrati nel corrente decennio (prima dell’episodio recessivo), e comunque al di sopra dei saggi di crescita potenziale della nostra economia.
Una previsione che potrebbe essere giustificata dalla considerazione degli effetti positivi sulla crescita attribuiti al programma di riforme strutturali (scuola, pubblica amministrazione etc), parte integrante della manovra di finanza pubblica adottata a inizio legislatura. Ma emerge anche in questo caso una carenza di informazioni sui criteri e sulle metodologie adottate nel quadro previsionale. Ciò impone di leggere l’ipotesi governativa con qualche doverosa cautela.
5. La revisione migliorativa apportata al quadro macroeconomico non trova immediato riflesso
nelle quantificazioni dei saldi di finanza pubblica. Solo a partire dal 2011 il valore tendenziale
dell’indebitamento viene abbassato rispetto alle stime contenute nel Dpef di giugno Quasi
esclusivamente alla spesa per interessi va attribuito il minore disavanzo corrente atteso per il 2010- 2013. Tutte le altre voci di spesa sono invece previste in aumento: a fine periodo la differenza è di quasi 2 miliardi per le spese di personale, di 700 milioni per le altre spese correnti, di 200 milioni per i consumi intermedi.
L’andamento della spesa in conto capitale, sia pure in misura minore rispetto alle stime del Dpef, continuerebbe a ridursi in misura consistente, scendendo dagli oltre 69 miliardi del 2009 a meno di 60 miliardi nel 2013. Una diminuzione che da sola spiega i due terzi del minore indebitamento atteso nel 2013. Guardando al 2010, anno in cui non si prevedono manovre correttive, si evidenzia per tale spesa una flessione di oltre il 9 per cento un andamento sicuramente collegato a due scelte che caratterizzano la manovra di finanza pubblica presentata in Parlamento:
. il forte calo degli stanziamenti per spese in conto capitale del bilancio dello Stato;
. la netta riduzione, rispetto al 2009, delle risorse destinate ad accelerare la reiscrizione e il pagamento di residui perenti in conto capitale.
A ciò va, poi, aggiunta, per il momento, la mancanza di un chiaro disegno di modifica dei meccanismi di funzionamento del Patto di stabilità interno, su cui nel 2009 si è dovuto intervenire più volte proprio per attenuarne gli effetti distorsivi sulle scelte di investimento delle amministrazioni locali. Della necessità e dell’urgenza di rivedere le norme di coordinamento vi è una chiara evidenza sia nella legge 42/2009, di delega al Governo in materia di federalismo fiscale, sia nel ddl di riforma della contabilità pubblica Anche sotto questo profilo una attuazione del federalismo fiscale è quanto mai auspicabile.
6. Dal lato delle entrate correnti, si osserva un riallineamento alle previsioni del Dpef a partire dal
2010, fino ad arrivare a un maggior gettito di 1,2 miliardi nel 2013. La perdita permanente di
imposte indirette (1,5 miliardi) è infatti compensata da un aumento di 2,5 miliardi dei contributi
sociali. Un incremento non trascurabile di cui, però, i documenti non forniscono una adeguata
motivazione.
Nella gestione delle entrate la manovra di bilancio per il 2010 si segnala per alcuni aspetti suscettibili di riportare in primo piano problematiche e rischi più volte richiamati dalla Corte. Si tratta, in particolare, del previsto utilizzo, a copertura delle maggiori spese e delle minori entrate, di risorse rinvenienti da talune misure introdotte con la legge n. 102 del 2009 e delle maggiori entrate (non quantificate) derivanti dalle disposizioni concernenti il rimpatrio di attività finanziarie e patrimoniali detenuti fuori del territorio dello Stato (lo “scudo fiscale”)
Il ricorso a forme di copertura tuttora indefinite (scudo fiscale) o dagli esiti incerti (lotta all’evasione ed elusione fiscale) ripropone una questione già in passato sollevata dalla Corte: il rischio di coprire maggiori spese o minori entrate strutturali (come quelle recate dall’art. 2 della finanziaria 2010) con maggior gettito frutto di quantificazioni ex ante inadeguate e poco trasparenti e non verificabili a consuntivo.
Le incertezze ed i rischi si accentuano se si considera che le disposizioni relative al contrasto ai paradisi fiscali e quelle relative allo scudo fiscale appaiono insistere sulla medesima base imponibile, con il rischio di duplicazioni nel calcolo del gettito. In fase di consuntivo, il gettito effettivo rinveniente dall’operazione scudo fiscale, connesso ad una scelta di “emersione” dei contribuenti, dovrà essere attentamente confrontato con il gettito intestato ex-ante alla norma di contrasto ai paradisi fiscali (e destinato a copertura della manovra di bilancio). Gettito quest’ultimo destinato a risultare tanto più contenuto quanto maggiore sarà il successo dell’”operazione scudo fiscale”.
Il Magistrato responsabile dell’Ufficio Stampa
(Consigliere Cinthia Pinotti)
Bono: contro la crisi creare sinergie con le Pmi
Pubblicato da Redazione il 13 ottobre 2009 alle ore 16:21 |
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Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri
Fincantieri è un’azienda leader mondiale nel comparto delle navi da crociera «e siamo convinti di poter reagire alla crisi e uscirne ancora più forti. Ma in questo momento siamo su un crinale, quindi dobbiamo fare tutto il possibile per non cadere. Non possiamo farcela da soli, tanto meno possono farcela da sole le Pmi. C’e’ bisogno di fare sistema, solo creando sinergie potremo farcela». Così Giuseppe Bono, amministratore delegato del gruppo cantieristico triestino, nel corso della sua relazione ieri a Milano al convegno “Finanza agevolata per le piccole e medie imprese”. Analizzando i vari aspetti della crisi, il manager calabrese ha ricordato il ruolo fondamentale delle Pmi all’interno del sistema Fincantieri, concorrendo quasi per l’80% alla realizzazione del prodotto finale, e la fortissima incidenza di questo sistema sull’indotto e sull’economia dei territori che ospitano i siti produttivi del gruppo.
«Il nostro è un Paese ricco di eccellenze – ha detto Bono, ma – deve saperle valorizzare, puntando soprattutto sul lavoro e sulla voglia di lavorare e rimboccarsi le maniche». Certo, «il lavoro andrebbe anche alleggerito dell’eccessiva pressione fiscale che riduce i salari». In ogni caso, ha quindi sottolineato l’ad di Fincantieri «il lavoro e la capacità di saper fare sistema ci permetteranno di uscire dalla crisi e guardare al futuro. All’interno del sistema, ognuno deve fare bene il proprio lavoro. Mi riferisco in particolar modo agli organismi preposti ad agevolare le imprese, soprattutto sul fronte delle esportazioni».
Al convegno di Milano era presente anche il ministro per le Riforme, Umberto Bossi che, dopo aver ringraziato Bono sostenendo che «le navi costruite dalla Fincantieri sono in assoluto le più belle del mondo» ha voluto precisare «amico mio, sei un’eccezione, un meridionale che rappresenta l’eccellenza del Paese».
«Industriali boicottate i giornali che mi attaccano»
Pubblicato da Redazione il 13 ottobre 2009 alle ore 02:23 |
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Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi, parlando agli imprenditori brianzoli ha esortato la platea a “ribellarsi” contro la stampa che lo attacca. Il premier ha ribadito che «c’è un giornale italiano che non ha avuto alcun limite nel gettare discredito su di me». E ha rilanciato: «Contro questo ci vorrebbe una reazione, una ribellione generale, di chi come voi è una colonna del sistema produttivo». Berlusconi ha poi riferito che durante le riunioni del G20 «i colleghi europei mi hanno detto ‘come sei duro’, nessun leader europeo avrebbe retto ad attacchi simili. Ma non c’è attacco che tenga», ha proseguito il premier.
«Chi getta discredito sull’Italia lo getta anche sui prodotti e sulle imprese italiane, gli imprenditori dovrebbero ribellarsi a questo agire anti-italiano», ha aggiunto Berlusconi. «Il discredito non si getta solo sul presidente del Consiglio – ha detto – ma va anche ai nostri prodotti, alle imprese, al made in Italy. Se voi siete le colonne della produzione, ci vorrebbe una ribellione nei confronti di questo agire anti-italiano». «Il governo sostiene le imprese italiane all’estero ed io sono un bravo agente di commercio», ha proseguito. «Non è stato recepito quello che il governo fa nella diplomazia commerciale – ha spiegato – mai nessun altro governo ha avuto in mente di agire da supporto a tutte le nostre aziende all’estero. In tanti Paesi, come la Russia, la Libia, l’Egitto, la Turchia, la Tunisia, le imprese italiane sono le più ben viste. Abbiamo ottenuto risultati fantastici, l’ultimo è stata l’attribuzione a Impregilo del raddoppio del canale di Panama. Mi guardo allo specchio e non sapevo che come agente di commercio fossi così bravo». Berlusconi ha poi rivendicato ancora una volta la propria appartenenza al mondo imprenditoriale: «Il governo lavora in totale sintonia con quanto portate avanti con le vostre associazioni. Bisogna approfittare del fatto che c’è un collega imprenditore al governo, perchè così possiamo portare avanti le riforme che ci interessano».
Ipsema, con l’Esin risparmi per 30 milioni di euro
Pubblicato da Redazione il 08 ottobre 2009 alle ore 10:35 |
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Antonio Parlato, classe 1939, è il commissario straordinario dell'Ipsema
Se la proposta di istituzione dell’Ente Sociale Italiano della Navigazione dovesse prendere corpo il risparmio di spesa, secondo l’Ipsema fra quelli già realizzati e quelli programmati ammonterebbe a 30 milioni. «Si tratta – ha precisato ieri il commissario straordinario dell’istituto, Antonio Parlato – di una ricognizione cui si giunge sommando addendi diversi e che in dettaglio ed in prospettiva sia annuale che pluriennale offrirà ulteriori elementi positivi». L’ex presidente dell’istituto di previdenza dei marittimi ha spiegato che «i dati risultano tanto più significativi in quanto giungono da un ente altamente specializzato e perciò di dimensioni contenute».
L’Ipsema ha ricordato i dati del bilancio tecnico 2008, tutti in crescita rispetto all’esercizio precedente, che presentano un avanzo di parte corrente di 26,9 milioni di euro, un avanzo economico al netto delle imposte di 5,2 milioni di euro, una situazione patrimoniale di 52,6 milioni di euro e quella amministrativa con un saldo positivo pari a 235,9 milioni di euro. Sono numeri «che evidenziano l’equilibrio dei conti per i prossimi venti anni. Si aggiunga – rende noto l’ente – che a oggi corrispondono a circa quindici milioni di euro i risparmi realizzati negli anni sia con il contenimento (a prezzo di notevoli sacrifici) dei costi di gestione sia con la riduzione delle aliquote contributive che si è tradotta in minori oneri per lo Stato nella erogazione degli sgravi».
«Se a tutto questo si dovessero sommare gli ulteriori quindici milioni annui costituiti dai risparmi previsti dal piano di riassetto chiesto all’Ipsema e che l’istituto ha tradotto nella proposta di un nuovo Ente per la Navigazione e che ha già registrato il consenso degli armatori e dei sindacati della gente di mare – ha concluso il commissario straordinario – l’Ipsema si collocherebbe, quanto a risparmi della spesa pubblica, in prima linea nella prospettiva della ripresa prevista per il 2010. Da qui l’auspicio che Parlamento e governo approfondiscano la proposta di riforma avanzata dall’istituto e si pronuncino in merito nei tempi tecnici necessari».
È la vittoria del diritto !
Berlusconi si deve DIMETTERE !
Berlusconi si deve DIMETTERE !
Pubblicato da Redazione il 07 ottobre 2009 alle ore 19:09 |
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La Consulta – secondo quanto appreso dall’Ansa – ha bocciato il ‘lodo Alfano’ per violazione dell’art.138 della Costituzione, vale a dire l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale (e non ordinaria come quella usata dal lodo per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato). Il lodo è stato bocciato anche per violazione dell’art.3 (principio di uguaglianza). L’effetto della decisione della Consulta sarà la riapertura di due processi a carico del premier Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset. Otto giudici avrebbero votato per la bocciatura, sei i contrari.
18.43 – Via del Plebiscito, dove c’è la residenza romana del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi Via dell’Umiltà, dove c’è la sede di Forza Italia sono blindate. Alcune strade nei pressi della sede del palazzo della Consulta chiuse al traffico delle auto e transennate. Nelle zone off limits alla circolazione si può passare solo a piedi. Ingente lo schieramento delle forze dell’ordine in particolare davanti alla Consulta.
18.42 – «La Consulta ha bocciato non solo il Lodo ma una maggioranza che da 15 anni con arroganza e spregio delle istituzioni obbliga il Parlamento ad approvare leggi palesemente incostituzionali al solo scopo di garantire un’indebita impunità a Silvio Berlusconi», afferma il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi. «Per questo – aggiunge – il governo ora ha il dovere morale di dimettersi e il presidente del consiglio di fare quello che qualsiasi altro italiano nelle sua condizioni dovrebbe fare: l’imputato. L’Italia dei Valori chiede che si vada subito ad elezioni»
18.40 – «Ravviso in questa sentenza un aspetto che non mi convince. Oggi si è sollevato il problema della violazione dell’art.138. La Corte si era già espressa sul lodo Schifani, omettendo questa violazione. Se fossimo stati a conoscenza di questo, il Parlamento avrebbe lavorato meglio. Forse ci si è voluti tenere una carta di riserva per andare a colpire questo lodo». Lo ha detto Enrico Costa, deputato Pdl e relatore del lodo Alfano alla Camera. «Ora dobbiamo individuare meglio le motivazioni che hanno portato a questa sentenza – ha concluso Costa – sul piano politico ci riserviamo di riflettere su cosa accadrà».
18.38 – «La sentenza che la Corte Costituzionale ha appena pronunciato susciterà certo molte discussioni e polemiche. Ma c’è un punto politico che va subito ribadito con assoluta nettezza: per le questioni politiche ed elettorali, per decidere chi debba governare e chi debba stare all’opposizione, l’unico giudice è l’elettorato, il popolo sovrano»: così Daniele Capezzone portavoce del Pdl. «E il popolo sovrano, alle elezioni politiche – sottolinea – ha largamente scelto Silvio Berlusconi, che ha il diritto-dovere
di governare per tutta la legislatura. Peraltro, tutte le scadenze elettorali successive alle politiche (regionali, europee, amministrative) hanno largamente confermato una enorme fiducia degli elettori verso il Governo e il Premier. L’opposizione si rassegni, dunque; si prepari ad un lavoro di lunga lena, e – conclude – non speri di poter sovvertire il responso elettorale deciso dagli italiani».
18.35 – «Giustizia è fatta, la Corte costituzionale si conferma isola della ragione e riporta l’eguaglianza tra tutti i cittadini. Come avevamo sostenuto, fin dall’inizio, il Lodo Alfano è una legge iniqua ed illegittima che è stata finalmente cancellata con una decisione tecnica ineccepibile», afferma Lanfranco Tenaglia responsabile giustizia del Pd. «Ora – aggiunge – non si tenti di ribaltare o eludere questa decisione attraverso l’ennesima legge ad personam. Il presidente del consiglio si sottoponga al giudizio della magistratura come tutti i cittadini e non accampi scuse per continuare a governare visto che ha un’ampia maggioranza in entrambi i rami del parlamento».
18.35 – Il coordinamento di Sinistra e Libertà, appresa la notizia della bocciatura del Lodo Alfano, ha deciso un sit-in davanti Palazzo Chigi. Il sit-in,a cui partecipano i leader di Sl, informa una nota, è cominciato alle 18.30.
18.33 – «La Corte Costituzionale ha riconosciuto la palese incostituzionalità del cosiddetto ‘Lodo Alfano’: viene così eliminato dal mondo giuridico il maldestro tentativo di violare, con legge ordinaria, il sistema costituzionale ed il fondamentale principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge», afferma Leoluca Orlando, portavoce nazionale di IDV, per il quale è stata così
cancellata una legge «vergognosa». «L’Idv ha raccolto un milione di firme per eliminare una legge che oltre che incostituzionale è esempio di barbarie ed inciviltà etica e istituzionale. La sentenza della Corte Costituzionale – prosegue – rende inutile il referendum ma dimostra come fosse fondata l’indignazione dei cittadini, e come le perplessità espresse sulla firma da parte del Capo dello Stato avessero oltre che un fondamento etico, anche un fondamento giuridico e costituzionale»
18.33 – «Credo che non tocchi a loro dire questo». Così Pier Luigi Bersani risponde, dopo la decisione della Consulta sul lodo Alfano, a chi nel Pdl ipotizza un ritorno alle urne.
18.33 – Da Palazzo della Consulta è stato diffuso il seguente comunicato: «La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma.
18.32 – Sono due i dibattimenti in cui è imputato a Milano Silvio Berlusconi e che devono ricominciare dopo la decisione della Consulta di dichiarare illegittimo il Lodo Alfano. Un terzo procedimento, quello cosiddetto Mediatrade è ancora in fase di indagini preliminari e il pm Fabio De Pasquale starebbe lavorando per redigere l’avviso di chiusura delle indagini che, di norma, prelude alla richeista di rinvio a giudizio. In fase di dibattimento si trovano il processo sulle presunte irregolarità nella compravendita di diritti televisivi da parte di Mediaset che vedono imputati il premier e parte del management Fininvest e quello in cui Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari con l’avvocato inglese David Mills. In quest’ultimo processo la posizione del premier era
stata stralciata e il dibattimento a suo carico sospeso per via del Lodo Alfano, ma i giudici della decima sezione del tribunale di Milano l’hanno proseguito per Mills che è stato condannato a quattro anni e sei mesi. Proprio venerdì, 9 ottobre, comincerà per l’avvocato inglese il processo d’appello in cui Berlusconi è stato chiesto come teste dalla difesa. Diversa la scelta dei giudici della Prima sezione del Tribunale che avevano il processo per tutti nella vicenda della compravendita dei diritti. In questo dibattimento, il premier e gli altri imputati sono accusati di una serie di reati societari per aver, nella ricostruzione dell’accusa, creato fondi neri ‘gonfiandò i costi dei diritti. I giudici avevano accolto una contestazione suppletiva del pm de Pasquale relativa a una frode fiscale riferita agli anni 2000-2003 che ha portato allo slittamento in avanti della prescrizione di quattro anni, cioè
al marzo del 2012. Nel processo Mills, Berlusconi è invece accusato di aver dato al legale inglese 600mila dollari perchè facesse
dichiarazioni reticenti in due vecchi processi milanesi: All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza. Il lodo Alfano, infine, avrà un riflesso anche a Roma, dove il gip dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione di un procedimento nei riguardi del premier: Berlusconi è indagato per istigazione alla corruzione per un presunto tentativo di avvicinamento, a ridosso dell’approvazione della Legge Finanziaria del governo Prodi, di alcuni parlamentari della maggioranza per convincerli a passare con l’ opposizione con l’ obiettivo di far cadere il governo. Il gip aveva inviato gli atti alla Corte costituzionale, ritenendo che il lodo
Alfano, per la sua formulazione, si applicasse anche alla fase del «procedimento» e non solo a quella del «processo» e
pertanto violasse più principi costituzionali.
18.32 – «La sentenza della Corte costituzionale – afferma Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà e presidente della Regione Puglia – è un duro colpo per l’arroganza di chi esigeva l’impunità e voleva porsi al di sopra delle leggi. Ora è essenziale che tutti manifestino il massimo rispetto per le istituzioni e per le scelte di chi ha il compito di vigilare sulla fedeltà a principi sanciti dalla
nostra Costituzione». Secondo Vendola, «il presidente del Consiglio deve ora, senza denunciare inesistenti complotti, sottoporsi responsabilmente al giudizio imparziale della magistratura».
18.32 – «Mi pare che la decisione metta un punto fermo e dica che senza una legge costituzionale Berlusconi e le alte cariche sono cittadini come tutti gli altri e sono tenuti a sottoporsi a giudizio. Berlusconi continui a fare il suo mestiere sapendo che deve andare a sentenza». Pier Luigi Bersani commenta così la decisione della Corte Costituzionale sul lodo Alfano.
18.31 – Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario e Carlo Rossella, presidente di Medusa, sono giunti a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier Silvio Berlusconi. Al momento a via del Plebiscito, è rimasto il Cavaliere. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, infatti è uscito una ventina di minuti fa.
18.29 – «Sarà interessante leggere come gli ermellini motivano che è illegittimo un istituto che dà a quattro alte cariche le garanzie che i costituenti diedero a tutti i parlamentari con l’immunità. In altre parole, il lodo recuperava in minima parte l’istituto dell’immunità voluto dai costituenti». Così il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi, sulla sentenza della Consulta sul lodo Alfano.
18.27 – «La più alta corte italiana delibera che la legge che garantisce l’immunità al premier Berlusconi è incostituzionale»: con questa Breaking News la Bbc ha immediatamente ripreso il flash dell’Ansa. Anche Sky News britannica ha dato la notizia come flash.
18.24 – «Plaudo alla decisione della Corte costituzionale che ha bocciato totalmente e senza possibilità d’appello il Lodo Alfano, in quanto vìola il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge». Lo afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc. «Alla Corte – aggiunge – va il plauso di tutti i sinceri democratici del nostro Paese che hanno bocciato senz’appello una legge vergognosa e illegittima che voleva cercare di salvare la faccia e le fortune, costruite sul malaffare, del nostro premier e di tutti gli altri potenti che pensano di poter essere e comportarsi impunemente da corruttori e mafiosi come fa Berlusconi». «A Bossi, che minaccia il ricorso al popolo – prosegue Ferrero – ci limitiamo a dire di lasciar perdere e di non svegliare il cane che dorme. Troppi partigiani, uomini e donne, sono morti per costruire una Repubblica libera e democratica come quella italiana, che si basa e si regge sulla sua Costituzione, per potersi fare spaventare – loro e i loro discedenti, cioè tutti noi – da quattro ciarlatani alla cui testa si vogliono mettere eversori e corruttori»
18.23 – «Esprimo la massima solidarietà, la massima vicinanza e il mio grandissimo affetto al presidente Silvio Berlusconi dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano». Così il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni ha commentato la sentenza della Corte Costituzionale che ha decretato l’incostituzionalità del Lodo Alfano.
18.23 – Nessun commento dal presidente di Fiat e promotore di Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo, sulla sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, il cui responso è giunto proprio al termine della presentazione della neonata associazione. Interpellato dai giornalisti, Montezemolo si è interessato «ma solo come cittadino» alle motivazioni della sentenza, sottolineando tuttavia di non voler fare alcun commento ufficiale: «non commento le sentenze» ha detto.
18.22 – «Si rispetti il pronunciamento della Corte Costituzionale. Questo non vuol dire dimissioni nè elezioni», afferma il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione. «Ognuno è libero di condividere o meno i pronunciamenti della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ma tutti – sottolinea – sono tenuti a rispettarli. Questo non vuol dire che Berlusconi debba dimettersi: chi ha la maggioranza ha il diritto-dovere di governare. Per lo stesso motivo nessuno pensi di convocare elezioni anticipate contro la Corte Costituzionale. Non lo diciamo certo perchè l’UDC abbia paura delle urne, da cui uscirebbe sempre più rafforzato, ma – conclude – lo diciamo per responsabilità istituzionale e per il bene del Paese».
18.19 – «La Corte Costituzionale che contraddice sè stessa è un problema di democrazia»: così Jole Santelli (Pdl), vicepresidente della commissione Affari Costituzionali, commenta la decisione della Consulta che ha bocciato il Lodo Alfano. «Nel 2004, nella sentenza sul lodo Schifani – aggiunge – la Corte Costituzionale sancì che si trattava di sospensione, paragonandola al regime delle altre sospensioni previste dal codice di procedura penale e specificando che, a differenza delle altre, endoprocessuali, si trattava di una sospensione del processo ‘extraprocessualè, e, in quanto sospensione, soggetta alla legge ordinaria». «Dunque, se oggi è questa la decisione della Consulta – spiega Santelli – dal 2004 al 2009 la Corte si è contraddetta». «Questa decisione – conclude – pone un problema sì, politico, ma anche, di certezza del diritto e quindi di democrazia, in questo Paese».
18.18 – «Il presidente Berlusconi farà bene a prendere le valige e a cambiare aria». È la reazione del senatore Felice Belisario, capogruppo dell’IdV, alla notizia della bocciatura del Lodo Alfano. «Per l’Italia dei Valori è un buon giorno oggi. È la vittoria del diritto, dell’Italia dei Valori e di un milione di cittadini – aggiunge – che hanno firmato per mandare gambe all’aria questa porcheria».
Ue, procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia
Pubblicato da Redazione il 07 ottobre 2009 alle ore 13:56 |
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Procedura per 9 Paesi. Un problema che riguarda ben nove Paesi dell’Unione Europea, e cioè, oltre all’Italia, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Olanda, Portogallo, Slovenia e Slovacchia. I paesi dell’Ue con i conti non in linea con i parametri di Maastricht, che prevedono che il rapporto deficit/Pil non superi il 3%, salgono così a 20 su 27. Era infatti già partita una raccomandazione per Grecia, Irlanda, Francia, Spagna, Romania, Lettonia, Malta, Lituania, Polonia, Regno Unito e Ungheria.
Il Tesoro: “Deficit as usual”. E quindi la situazione italiana, per quanto riguarda il deficit, “non è eccezionale”, afferma in una nota il ministero dell’Economia, che parla di “deficit as usual”, precisando che “oltre il 90% del Pil europeo è in deficit eccessivo. Rispetto a quello degli altri Paesi il livello del deficit dell’Italia non è certo – afferma il Tesoro – tra i più alti. Basti notare che, se diversi altri Paesi sono al di sopra del 10%, l’Italia è intorno al 5%, quindi meno della metà. In realtà non è eccezionale la situazione italiana, ma è eccezionale, per effetto della crisi, la situazione europea e mondiale. Questo non vuol dire che anche in Italia non ci si deve impegnare per riequilibrare quanto prima possibile i conti”.
Ma il problema non è il deficit. Tuttavia il vero problema dell’Italia non è il deficit, sottolinea l’Unione Europea, ma la “debolezza strutturale” dell’economia, che rallenterà la ripresa. Nel documento la Ue rileva, in sintesi, che questa situazione deriva in parte dagli effetti della crisi e in parte da altri fattori strutturali, tra cui una spesa pubblica che resta elevata.
Il deficit – si legge – programmato dal governo italiano al 5,3% “va oltre e non è prossimo al valore di riferimento del 3%” e “sebbene possa essere considerato come eccezionale, non può essere considerato temporaneo”. Il debito, poi, programmato al 115,1% del Pil nel 2009″, per la Commissione Ue “non diminuisce in maniera sufficiente, con un andamento verso il valore di riferimento non soddisfacente”.
Nel rapporto si ribadiscono le stime della Commissione, secondo cui il Pil si riprenderà “in modo molto moderato nella seconda metà del 2009, in linea con un moderato miglioramento del contesto economico globale e con alcuni recenti indicatori che suggeriscono un lento miglioramento nei prossimi mesi”. Per il 2010 Buxelles punta su un -5% per l’Ialia.
Modesta ripresa nel 2010. “Nel 2010 – si legge nel rapporto – l’attività economica dovrebbe stabilizzarsi ad un livello basso, grazie al rimbalzo atteso nella domanda esterna e ad una ripresa dei consumi privati. Il divario produttivo dovrebbe diventare nettamente negativo nel 2009 e ad accrescersi nel 2010, mentre la crescita potenziale dovrebbe indebolirsi”.
I dati sul Pil. Il Pil dell’Eurozona nel secondo trimestre 2009 è calato dello 0,2% rispetto al precedente, secondo la stima diffusa da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, rivista leggermente al ribasso alla precedente per lo stesso periodo (-0,1%). Per l’Italia invece nessun cambiamento, come nella prima stima è previsto nel secondo trimestre un calo dello 0,5% rispetto ai primi tre mesi del 2009. Per l’Ue a 27 stati membri il calo previsto è dello 0,3%, rivisto al ribasso rispetto al -0,2% della prima stima.
Su base annua, dunque rispetto allo stesso trimestre del 2008, il calo è stato del 4,8% nell’Eurozona, anche questo in ribasso rispetto alla prima stima (-4,9%). Per l’Italia il calo annuo del Pil è pari al 6%, a conferma della prima stima. Per l’Ue-27 la contrazione stimata è del 4,9%.
Nautica in cifre di Ucina, fatturato in linea col 2007
Pubblicato da Redazione il 06 ottobre 2009 alle ore 11:40 |
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La presentazione a Genova dell'edizione 2009 di Nautica in cifre
Presentata ieri al 49^ Salone nautico internazionale “La Nautica in Cifre”, lo studio annuale di UCINA sui numeri del comparto diportistico, realizzato in collaborazione con il Dipartimento di economia e metodi quantitativi dell’Università di Genova. Tra gli interventi, oltre al padrone di casa Anton Francesco Albertoni, il presidente di Federlegno Rosario Messina, il presidente dell’Industria biellese, Luciano Donatelli e il vice ministro dello Sviluppo economico con delega al commercio estero, Adolfo Urso. Il 2008 ha chiuso una lunga fase di crescita che ha visto l’imprenditoria nautica italiana principale motore dell’innovazione e della ricerca nei processi produttivi del comparto, portando il prodotto italiano a livelli di qualità assoluta nel panorama internazionale.
Considerando gli indicatori analizzati nei capitoli della pubblicazione “La Nautica in cifre – edizione 2009”, si può valutare che il 2008, per l’industria nautica, sia stato un anno la cui crescita è stata positiva per i primi otto mesi, crescita interamente riassorbita dalla brusca battuta d’arresto dell’ultimo quadrimestre. I dati complessivi del comparto si sono pertanto assestati sugli stessi valori del 2007, con un fatturato globale di circa 6,18 miliardi di euro e un contributo al PIL stabile, intorno ai 5,55 miliardi di euro.
Sempre ieri la Confindustria nautica ha organizzato il convegno “La filiera della nautica ridisegna le geografie del made in Italy”, dove è stato messo in luce come l’eccellenza che oggi caratterizza la nautica italiana nel mondo sia frutto della capacità innovativa, di una tradizione di successo e di un forte radicamento territoriale delle aziende italiane. «Oggi più che mai – ha detto Urso – occorre pensare a semplificare la legislazione in maniera tale da permettere anche alle aziende di dimensioni minori, che contribuiscono a creare una filiera, di crescere tutelando i nostri prodotti all’insegna del made in Italy».
Oggi è attesa al Salone il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia e un interessante tavola rotonda sulla “Nautica da diporto e dogane”. Dopo i saluti di Albertoni e Andrea Maria Zucchini, direttore dell’Agenzia delle Dogane di Genova, sono previste le relazioni di Francesco Cimmino – Studio legale tributario Cimmino-Zavatti-Angelillo, Matilde Misitano – Agenzia delle Dogane di Genova, Giuseppe Caruso – Responsabile Ufficio Fiscale Confindustria Genova. Il dibattito esaminerà alcuni degli argomenti di attualità sull’argomento, invitando i rappresentanti dell’amministrazione finanziaria, gli esperti e l’industria a confrontarsi in particolare su tematiche quali l’esonero da accise per carburanti su unità da diporto a fini commerciali, gli aspetti doganali delle dotazioni e delle provviste di bordo, l’ammissione temporanea e l’importazione definitiva di yacht con bandiera extra Ue.
ADDIO
GINO GIUGNI
GINO GIUGNI
Pubblicato da Redazione il 05 ottobre 2009 alle ore 15:28 |
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L’ATTENTATO – Nel maggio del 1983 fu vittima di un attentato delle Brigate Rosse. Venne «gambizzato» a Roma da una donna. Nello stesso anno venne eletto senatore nelle liste del Partito Socialista Italiano (rieletto poi nell’87). Dall’aprile 93 al maggio 94 ricoprì la carica di ministro del Lavoro e della sicurezza sociale del governo Ciampi. Fu inoltre membro della commissione parlamentare inquirente sulla Loggia Massonica P2. Giugni negli ultimi anni ha ricoperto tra l’altro la carica di presidente della Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.
NAPOLITANO – Gino Giugni è un esempio di «assoluta dedizione allo Stato democratico» ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Partecipo con profonda commozione al cordoglio del mondo della cultura, del mondo del lavoro e delle istituzioni per la scomparsa di Gino Giugni. E’ stato uno studioso di altissimo livello, riconosciuto ispiratore di una moderna scuola di diritto del lavoro, e allo stesso tempo è stato, ancor prima di approdare in Parlamento e al governo, promotore di una legislazione sociale avanzata culminata nello Statuto dei diritti dei lavoratori. Pagò il suo impegno democratico – ha ricordato il capo dello Stato – con la vile aggressione del terrorismo brigatista che colpì gravemente il suo fisico. Gino Giugni, al quale sono stato legato da una larga comunanza di idee e da una schietta amicizia personale, resta esempio di appassionata dedizione allo Stato democratico e di assoluta coerenza e integrità. Sono vicino con affetto al dolore dei famigliari».
SACCONI – Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, dedicherà a Giugni, una delle sedi del ministero del Lavoro. Lo ha annunciato lo stesso Sacconi a margine di un convegno del Pdl sul Mezzogiorno. «Gino Giugni – ha detto Sacconi – lascia un grande vuoto. E’ stato protagonista dello sviluppo sociale dal dopoguerra e padre, insieme con Brandolini, dello Statuto dei lavoratori, ministro e presidente della commissione Lavoro del Senato».
LE ALTRE REAZIONI – «Padre dello Statuto dei lavoratori, uomo attento e acutissimo capace di non perdere mai di vista i cambiamenti nel mondo del lavoro, equilibrato e coraggioso: con Gino Giugni se ne va un vero riformista. Lo Statuto che porta la sua firma è uno dei grandi passaggi della modernizzazione e della crescita sociale del nostro Paese. Per questo la sua scomparsa ci addolora e colpisce. Esprimo alla sua famiglia, ai suoi collaboratori la vicinanza mia personale e quella di tutto il Pd» ha dichiarato il segretario del Pd Dario Franceschini.
Gino Giugni è stato il «vero grande maestro del diritto e della politica del lavoro» lo ricorda invece il senatore del Pd, Tiziano Treu, giuslavorista allievo dello stesso Giugni.
Grimaldi, 80 milioni dalla Bei per la Cruise Europa
Pubblicato da Redazione il 05 ottobre 2009 alle ore 12:50 |
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Varata nello stabilimento di Castellammare di Stabia a marzo, la Cruise Europa verrà presentata ad Ancona il 16 ottobre
Firmato a Napoli, pochi giorni fa, il la seconda tranche di finanziamenti che la Banca europea degli investimenti ha concesso al gruppo armatoriale Grimaldi di Napoli. Si tratta di 80 milioni di euro di un mutuo complessivo che ammonta a 250 milioni. I fondi saranno usati dalla compagnia di navigazione, leader in Europa nel settore cruise ferry, per l’ampliamento della flotta, in particolare per pagare la Cruise Europa, costruita da Fincantieri, che verrà presentata ad Ancona il prossimo 16 ottobre, per essere poi destinata a Minoan Lines. Quello al gruppo armatoriale partenopeo, si legge in una nota, è il primo finanziamento erogato dalla Bei nel settore dello shipping. L’operazione è stata accordata dall’istituto in considerazione della solidità e della compagnia guidata da Manuel Grimaldi. «Il finanziamento – fa sapere la Banca – soddisfa i requisiti delle politiche di investimento nelle cosiddette Autostrade del Mare, le linee marittime per il trasporto merci e passeggeri alternative alle tradizionali vie stradali e aeree».
In totale, l’investimento da 250 milioni di euro è utilizzato per co-finanziare quattro cruise ferry del valore complessivo di circa 580 milioni di euro. La prima tranche di 81 milioni, erogata un anno fa tramite il gruppo Unicredit, è stata utilizzata per finanziare l’acquisto della nave Cruise Barcelona operativa da metà settembre 2008 tra Civitavecchia e Barcellona.
I cruise ferry costruiti per Grimaldi sono i più grandi traghetti per merci e passeggeri utilizzati nel Mediterraneo: la loro capacità di trasporto è pari a 2.140 passeggeri e 3.600 metri lineari di carico. Da un punto di vista ambientale sono navi considerate all’avanguardia: permettono un abbattimento del 40 per cento delle emissioni di anidride carbonica rispetto all’utilizzo delle modalità stradale e aerea.
Libertà di Stampa !
Pubblicato da Redazione il 03 ottobre 2009 alle ore 02:58 |
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“Libertà a rischio”, domani in piazza
ROMA – Un sabato per la libertà di stampa in piazza del Popolo a Roma, con la federazione nazionale della stampa. Organizzati 300 pullman, continuano ad arrivare adesioni di tanti cittadini non organizzati, oltre che di numerosi gruppi politici. Previsti, fra gli altri, gli interventi di Roberto Saviano e dell’attore Neri Marcorè. Centinaia di magliette bianche con lo slogan “No all’informazione imbavagliata” saranno distribuite anche in altre dodici città italiane ed europee dove si svolgeranno manifestazioni parallele in tutta Europa: a Londra, davanti alla sede della Bbc; a Parigi dove i sostenitori della protesta si riuniranno davanti alla Mairie del 13° arrondissement, place d’Italie. Manifestazione pure a Bruxelles, davanti al Centre de presse international della Commissione europea. In Germania, la comunità italiana a Monaco di Baviera, con il sostegno di Libertà e Giustizia, raccoglierà firme per l’appello dei tre giuristi alla libertà di stampa, mentre a Berlino, l’incontro è fissato all’Ambasciata italiana: ogni manifestante porterà un cartellone con le 10 domande di Repubblica al presidente del Consiglio. E in Spagna, protesta a Barcellona, in Portal de l’Angel, e a Madrid, davanti alla fontana di Plaza de España. L’iniziativa di protesta promossa dalla Fnsi (Federazione nazionale della stampa), “sarà serissima, altro che farsa”, come promette il suo presidente Roberto Natale rispondendo all’attacco del presidente del Consiglio. “Chiediamo solo che i cronisti possano continuare a fare il proprio lavoro”. Ma Silvio Berlusconi ripete: “La manifestazione è una vera farsa. La libertà di stampa – spiega dal convegno organizzato dall’ex Dc per l’Autonomia – è molto più ampia in Italia di qualunque altro paese occidentale. Menzogne e attacchi non ci intimideranno”. L’appuntamento è alle 15.30. Interverranno oltre al premio Nobel Dario Fo e allo scrittore Roberto Saviano, il segretario nazionale Fnsi Franco Siddi, il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida e l’attore Neri Marcorè. E’ annunciato un messaggio di don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana. Previsto anche un omaggio ad Anna Politkovskaja, ammazzata tre anni fa per la sua battaglia di verità sulla Cecenia: l’attrice Jasmine Trinca leggerà alcuni testi della giornalista russa. Ci sarà anche la musica dell’Orchestra di piazza Vittorio e gli artisti Samuele Bersani, Marina Rei, Enrico Capuano, e Teresa De Sio. All’evento, presentato dal giornalista di Rai3 Andrea Vianello, parteciperanno le associazioni Arci e Acli, il Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza, la Cgil, la Fim-Cisl, l’Ordine dei Giornalisti e Libertà e Giustizia. In piazzadel Popolo ci sarà uno stand di Repubblica.it, con otto postazioni computer ed un videobox. I partecipanti alla manifestazione potranno mandare un messaggio al sito del quotidiano o dare una dichiarazione a Repubblica tv. Anche gli utenti da casa potranno intervenire con messaggi, sms ed mms. Sarà possibile inviare il vostro messaggio “Perché sono in piazza” via sms al numero 345-8528585. Le foto della manifestazione invece possono essere inviate all’indirizzo di posta elettronica fotografie@repubblica.it o dal vostro cellulare, con un mms al numero 346-4646463. La diretta televisiva sarà seguita da Repubblica Tv, Youdem e dal sito della Cgil. Sky Tg24 seguirà a partire dalle 16 (canali 100 e 500) e dal Tg4 a partire dalle 16 fino alle 17,30
Tutti in piazza per la libertà d’informazione
Roma, ma anche Londra, Madrid, Parigi, Berlino, Barcellona e Monaco. Sarà la più grande manifestazione per la libertà di informazione nella storia dell’Occidente democratico quella che, dalle 15,30 di oggi, avrà il suo centro in Piazza del Popolo. Altre manifestazioni si svolgeranno contemporaneamente in tutt’Italia. Una protesta, una festa. Sarà aperta dall’Orchestra di piazza Vittorio, la band multietnica nata a Roma e conosciuta ormai in tutto il mondo. In questo modo, l’avvio della manifestazione sarà un modo per sottolineare che quello alla libertà di informazione non è il solo diritto oggi in pericolo nel nostro paese. Sono in discussione i valori fondamentali della nostra Costituzione. A partire dal principio di eguaglianza, colpito dal lodo Alfano (che rende il presidente del Consiglio più uguale di tutti gli altri) e dal cosiddetto «pacchetto sicurezza» (che fa di alcuni uomini, gli immigrati irregolari, dei criminali per status). Alla protesta – promossa dalla Federazione nazionale della stampa italiana – hanno aderito centinaia di organizzazioni territoriali e nazionali tra le quali l’Ordine dei giornalisti, la Cgil, l’Arci, le Acli, la Fim Cisl, la Federazione italiana associazioni partigiane. Ieri è giunta anche l’adesione del presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani. Tra gli interventi previsti, oltre a quello del presidente della Fnsi Franco Siddi che illustrerà le ragioni dell’iniziativa, quelli di Dario Fo e Roberto Saviano, del presidente emerito della Corte costituzionale Valerio Onida e dell’attore Neri Marcorè. È anche previsto un messaggio di don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana. Tra gli artisti, oltre all’orchestra di piazza Vittorio saliranno sul palco di Piazza del Popolo Samuele Bersani, Marina Rei, Enrico Capuano e Teresa De Sio. Come è noto il presidente del Consiglio ha definito la protesta di oggi «una farsa» e ha sostenuto che l’Italia è il paese dell’Occidente dove la libertà di stampa è più garantita. Qualche giorno fa, d’altra parte, era arrivato a sostenere di aver portato «la moralità della politica». Di certo Silvio Berlusconi è stato il maggior sponsor – anche se involontario – della protesta odierna. I suoi attacchi sistematici ai quotidiani scomodi (accompagnati dall’invito agli imprenditori a punirli negando le inserzioni pubblicitarie), le intimidazioni individuali a giornalisti colpevoli solo di avergli rivolto domande non gradite e, infine, le richieste di risarcimento danni a l’Unità e a La Repubblica, hanno reso chiaro al mondo, e a una crescente parte del Paese, che la cosiddetta «anomalia italiana» rischia di colpire le basi della democrazia.
Stampa, Berlusconi: “Manifestazione farsa, più liberi che altrove”
Saint Vincent – “Per fortuna oggi possiamo avere l’orgoglio di affermare una verità quando diciamo che in Italia la libertà di stampa è molto più ampia di quanto esista in qualunque paese occidentale”. Intervenendo telefonicamente al convegno organizzato dal ministro per l’Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha fatto sapere che il governo non si farà intimidire “da menzogne o attacchi”. “Noi garantiamo che il nostro popolo ci vuole al governo fino alla fine della legislatura. Siamo del resto decisi ad andare avanti e non ci fermeranno”, ha spiegato Berlusconi sottolineando che, secondo gli ultimi dati in suo possesso, il governo è al 56% dei consensi, mentre lui personalmente ne raccoglie il 68,2%. Il governo andrà avanti Riferendosi all’opposizione, Berlusconi ha aggiunto “voglio garantire a loro che con le calunnie e le menzogne non riusciranno assolutamente a prevalere perchè dalla nostra parte c’è la forza della grande maggioranza degli italiani, gli ultimi sondaggi danno il governo al 56% e il presidente del Consiglio al 68,2%. Dalla nostra parte c’è il nostro Popolo della libertà e noi continueremo a lavorare sodo per difendere e promuovere la cosa più importante che abbiamo, la libertà. Andremo avanti senza farci intimidire da nessuna menzogna perchè il nostro popolo ci vuole al governo fino alla fine della legislatura”. Il presidente del Consiglio ha poi aggiunto “siamo tutti uniti sul programma di governo e questa è l’autentica nuova moralità politica che abbiamo portato: rispettiamo alla lettera gli impegni con gli elettori che devono essere sicuri che se ci impegniamo a realizzare qualcosa lo facciamo”.
Report ha la tutela legale – La Rai farà fronte alle cause
“La tutela legale della Rai per Report? L’abbiamo rispuntata la scorsa settimana. Almeno per questa serie. Si naviga un po’ a vista, capisce?”. Lo ha detto Milena Gabanelli intervenendo a “24 Mattino” su Radio 24 per discutere della manifestazione sulla libertà di stampa prevista domani.
Manifestazione libertà di stampa – Manifestazione alla quale Gabanelli ha aderito: “Tutti i politici di tutti i Paesi – ha detto la Gabanelli – esercitano le loro pressioni sui giornalisti per indirizzare, condizionare, limitare. A vari livelli. Ma dipende dagli interlocutori che trovi. In Italia si trovano interlocutori particolarmente asserviti e questo fatto produce certi risultati. Il problema, più che nella politica, sta in realtà nella qualità dei giornalisti, dei direttori spesso scelti dalla politica. Poi c’è un problema normativo: nel momento in cui chicchessia si sente autorizzato a trascinarti in tribunale anche in assenza del fatto diffamatorio ma solo per intimidire Il giornalista e ti fa cause per centinaia di migliaia di euro, alla fine diventa tutto troppo oneroso. Puoi essere governato da un principe svedese ma se ti trovi cento cause, devi accantonare un sacco di soldi nel fondo rischi per numerosi anni, e rischi di chiudere. L’anomalia più pesante sta lì”.
Domani a Roma la manifestazione per la libertà di stampa
ROMA (2 ottobre) – Domani in Piazza del Popolo a partire dalle 15.30 è in programma la manifestazione per la libertà di stampa, oroginariamente indetta per il 19 settembre e poi rinviata dopo l’attentato di Kabul in cui persero la vita sei militari italiani. «Sarà una manifestazione serissima, altro che farsa. E Piazza del Popolo darà una risposta anche al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e alla maniera offensiva con la quale ha giudicato questa iniziativa e ha parlato dei giornalisti in termini di troppi farabutti», ha detto il presidente della Fnsi Roberto Natale. «Libertà di stampa non vuol dire solo avere a disposizione decine di giornali ma anche avere tutte le notizie che meritano di essere pubblicate», ha spiegato Franco Siddi, segretario del sindacato unitario per cui la manifestazione ci «aiuta a riscattare anche all’estero l’immagine dell’Italia».
Oggi Reporter sans Frontieres, anticipando il rapporto che sarà reso noto il 20 ottobre, ha detto che il nostro Paese è sceso nella classifica della libertà di stampa e che Berlusconi potrebbe essere inserito nella «lista dei predatori della libertà di stampa». La manifestazione si aprirà con un concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio ed entrerà nel vivo con gli interventi dei vertici Fnsi, ma anche con quelli di Roberto Saviano e Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale. A partecipare, tra gli altri, anche la Cgil e la Fim-Cisl, i partiti dell’opposizione parlamentare, dal Pd all’Idv, a extraparlamentare, Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista e Comunisti italiani. «Ma abbiamo chiesto a tutti che la manifestazione resti autonoma e quindi di non esporre simboli», ha precisato Natale. È prevista anche la diretta tv di Skytg 24, di Rai News 24, uno speciale di Retequattro e la diretta web di Youdem.tv e del sito della Cgil. Per la musica sono già confermati Samuele Bersani, Marina Rei, Teresa De Sio, Nicky Nicolai, i Tetes de Bois, Enrico Capuano, ma gli organizzatori non escludono ulteriori sorprese.
Manifestazioni parallele si terranno in dodici città italiane ed europee, da Barcellona a Londra, mentre a Parigi la rivista Focus In ha organizzato una ‘ronda’ in place d’Italie per «sensibilizzare la popolazione sui rischi che sta correndo la stampa italiana». “In Europa siamo tutti farabutti”, era invece lo slogan sui cartelli esposti durante un sit-in tenutosi oggi a Bruxelles.
La maggioranza prende le distanze dalla manifestazione. «È una sorta di buffonata. Qualcuno per caso è intervenuto in toni censori contro Santoro che ha fatto una trasmissione tutta costruita attraverso il buco della serratura o il gossip?», ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, che ha sottolineato come «tutti i talk show politici sono orientati a favore della sinistra». In piazza ci saranno anche rappresentanti del mondo cattolico. «Vogliamo testimoniare la nostra preoccupazione dinanzi al clima pesante di condizionamento e di intimidazione cui abbiamo assistito in questi mesi e ancora negli ultimi giorni», ha spiegato il presidente delle Acli, Andrea Olivero.
Un mare di nomi per le ultime navi Costa Crociere
Pubblicato da Redazione il 30 settembre 2009 alle ore 10:30 |
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Costa Crociere è il più grande gruppo turistico italiano e la compagnia di crociere numero uno in Europa
I clienti, gli agenti di viaggio e gli utenti del sito web potranno scegliere il nome delle future navi di Costa Crociere. Si tratta della sedicesima e diciassettesima unità della flotta, gemelle da quasi 115mila tonnellate di stazza che Fincantieri consegnerà rispettivamente nella primavera del 2011 e in quella del 2012. Le due navi, con capacità di 3780 ospiti totali, saranno realizzate nello stabilimento di Marghera. Fanno parte di un programma di espansione della prima compagnia crocieristica del Vecchio continente che prevede 5 nuove navi tra il 2009 e il 2012, per un investimento complessivo di 2,4 miliardi di euro: il più grande piano di crescita di una flotta passeggeri al mondo.
Fino al 20 ottobre, infatti, collegandosi online al sito mondocosta.it, sarà possibile dare una preferenza alla short list di 25 opzioni selezionate dalla compagnia di navigazione genovese da una base di oltre 16mila nomi proposti dagli agenti di viaggio Costa di tutto il mondo. L’iniziativa, unica nel suo genere su scala mondiale, si chiama “Mandaci un mare di nomi”e sta riscuotendo un successo che va oltre le previsioni.
A conferma dell’attenzione nell’utilizzo delle nuove tecnologie e della Rete, pochi giorni fa Costa Crociere si è aggiudicata la decima edizione degli “Internet key Awards”, il premio riconosciuto come uno degli appuntamenti più prestigiosi e qualificati del settore, coinvolge ogni anno utenti della comunicazione, web agencies, agenzie media, operatori e professionisti del Web e del Mobile Marketing. Il sito sonoappenatornato.it è stato scelto nella categoria “tempo libero” per la sua creatività e per lo spirito innovativo. Online dal 4 marzo di quest’anno, con design grafico accattivante, curato da Agency.com, estende il concept dell’ultima campagna televisiva della compagnia, di cui riprende il claim. Con i giocatori della Juventus Amauri, Camoranesi, Chiellini e De Ceglie come attori, il video documenta che una crociera Costa è un’esperienza così incredibile e appagante che quando si torna alla vita di tutti giorni si continua a vivere l’atmosfera da sogno della vacanza appena conclusa, ed è inevitabile combinare qualche “sbadataggine”. Ma non c’è problema: tutti sanno che per chi è appena tornato è normale continuare ad avere la testa tra le nuvole, avere un comportamento distaccato di beatitudine.
Grillo : “Ecco la mia proposta sui trasporti”
Pubblicato da Redazione il 29 settembre 2009 alle ore 21:46 |
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Delirio dei trasporti
Il 4 ottobre 2009 nascerà un Movimento di persone, in cui ogni persona avrà un peso, senza capibastone, mandamenti, sezioni, strutture provinciali, regionali, tessere, correnti. Sarà presentato il programma del Movimento in 7 punti: Energia, Salute,Trasporti, Economia, Informazione, Istruzione e Stato e cittadini. Ecco la proposta per i Trasporti per ricevere i vostri contributi.
TRASPORTI
- disincentivo dell’uso dei mezzi privati motorizzati nelle aree urbane
- sviluppo di reti di piste ciclabili protette estese a tutta l’area urbana ed extra urbana
- istituzione dii spazi condominiali per il parcheggio delle biciclette
- istituzione dei parcheggi per le biciclette nelle aree urbane
- introduzione di una forte tassazione per l’ingresso nei centri storici di automobili private con un solo occupante a bordo
- potenziamento dei mezzi pubblici a uso collettivo e dei mezzi pubblici a uso individuale (car sharing) con motori elettrici alimentati da reti
- blocco immediato del Ponte sullo Stretto e della Tav in Val di Susa
- proibizione di costruzione di nuovi parcheggi nelle aree urbane
- sviluppo delle tratte ferroviarie legate al pendolarismo
- copertura dell’intero Paese con la banda larga
- incentivazione per le imprese che utilizzano il telelavoro
- sistema di collegamenti efficienti tra diverse forme di trasporto pubblici
- incentivazione di strutture di accoglienza per uffici dislocati sul territorio collegati a Internet
- incentivazione dei mercati locali con produzioni provenienti dal territorio
- corsie riservate per i mezzi pubblici nelle aree urbane
- piano di mobilità per i disabili obbligatorio a livello comunale
Fonte : Beppegrillo.it
Marcegaglia sul Pil: “Dati falsati dalla mafia”
Pubblicato da Redazione il 28 settembre 2009 alle ore 19:58 |
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Marcegaglia ha inoltre espresso preoccupazione per «i reinvestimenti delle attività mafiose nei settori legali». «In un momento di crisi come questo, con la stretta del credito, la capacità di comprare attività e di corrompere da parte della mafia diventa ancora più forte» ha fatto notare la numero uno di Confindustria.
«Se si continua così, la parte illegale dell’attività economica si amplierà sempre più a discapito di quella legale» ha detto ancora Marcegaglia.
Per la presidente di Confindustria «la mafia è internazionalizzata, globalizzata e ha una grande vocazione alla modernità». Per battere la mafia – ha aggiunto – serve «un patto nazionale tra le forze politiche capace di scardinare un meccanismo drammatico che costituisce il cancro del paese».
Crisi Fincantieri, Vozza scrive a Letta
Pubblicato da Redazione il 28 settembre 2009 alle ore 10:15 |
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Salvatore Vozza, sindaco di Castellammare di Stabia
Un’iniziativa concreta da parte dell’esecutivo affinché nei primi giorni del prossimo mese il tavolo sulla crisi dello stabilimento Fincantieri possa “partorire” decisioni concrete. Questo l’appello rivolto a Gianni Letta, sottosegretario alla presidenza del Consiglio, da parte di Salvatore Vozza, primo cittadino di Castellammare di Stabia. Le parti torneranno a incontrarsi entro la prima metà di ottobre, da qui la richiesta da parte del sindaco stabiese di dar seguito agli impegni presi da parte dei vertici aziendali, istituzioni e rappresentanti sindacali nel corso del tavolo istituito al ministero dello Sviluppo economico.
Cinque i punti su cui agire definiti nel corso dei diversi incontri s via Veneto: l’impegno del governo a monitorare il settore costruzioni navali e la Fincantieri, con azione di stimolo alla domanda pubblica e privata, ed esame della possibilità di integrare le commesse militari; il problema dell’allineamento degli strumenti finanziari a quelli degli altri competitor europei; accelerazione dell’iter con la Regione Siciliana e la Campania per la realizzazione dei bacini di carenaggio nei cantieri di Palermo e Castellammare di Stabia; avvio immediato di un tavolo di trattativa con il ministero del Lavoro e le Regioni interessate per discutere il piano degli ammortizzatori sociali; l’impegno da parte di Palazzo Chigi affinché si giunga in sede Ue a un’intesa sulla rottamazione delle navi.
Nella sua lettera a Letta, Vozza ricorda i momenti di difficoltà che tutta Castellammare di Stabia sta vivendo, con manifestazioni di protesta pressoché quotidiane e una tensione sociale alle stelle. «La nostra città - scrive il sindaco – ha solo il cantiere navale, e la situazione del Mezzogiorno si fa di ora in ora più esplosiva. Salutiamo positivamente l’interlocuzione che si è aperta con il governo e siamo consapevoli della sua importanza, ma ora bisogna chiudere con decisioni concrete ed efficaci».








