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d'Amico: i dati dei noli restano in calo, bisogna essere prudenti

La High Harmony, una delle unità della flotta cargo della d'Amico International Shipping

La High Harmony, una delle unità della flotta cargo della d'Amico International Shipping

«Il difficile contesto di mercato si riflette in una perdita netta di esercizio di US$ 11,4 milioni nel terzo trimestre 2009 (US$ 7,8 milioni escludendo le componenti non monetarie legate all’effetto cambio), ma con flussi di cassa operativi a livello di pareggio e disponibilità liquide di rilievo». È questo il commento della d’Amico International Shipping, alla pubblicazione, nei giorni scorsi, dei dati relativi al terzo trimestre 2009, chiusosi con con un risultato operativo lordo (EBITDA) pari a 4,2 milioni di dollari, rispetto ai 29,7 milioni fatti registrare nel terzo trimestre del 2008. L’EBIT ammonta a US$ 5,3 milioni (contro i 19,2 milioni del dato dello stesso periodo dello scorso anno).
La perdita prima delle imposte è stata di 11,3 milioni contro l’utile di 16 milioni di dollari fra giugno e settembre del 2008). L’indebitamento finanziario netto ammonta a 150,5 milioni alla fine dell’ultimo trimestre.

«Le prospettive per la d’Amico International Shipping – si legge in un comunicato del gruppo – rimangono sostanzialmente in linea con quanto detto nel corso dell’anno, confermando inoltre quanto siano ancora fortemente condizionate dall’attuale debolezza del mercato e dall’incertezza a livello di economia mondiale. Il management della società mantiene pertanto un atteggiamento estremamente prudente al riguardo. I noli delle navi cisterna sono in calo da inizio anno e in maniera più decisa a partire dal secondo trimestre. Non si sono registrate ulteriori forti riduzioni sostanziali nel terzo trimestre e non si prevede nemmeno un’ulteriore contrazione nell’ultimo trimestre dell’anno. Le tariffe rimangono sotto pressione e, considerata anche la rilevante crescita nella flotta mondiale, il processo di stabilizzazione e di miglioramento significativo non è previsto fino a una ripresa economica capace di generare una domanda sostenuta».

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Ipsema, con l'Esin risparmi per 30 milioni di euro

Antonio Parlato, classe 1939, è il commissario straordinario dell'Ipsema

Antonio Parlato, classe 1939, è il commissario straordinario dell'Ipsema

Se la proposta di istituzione dell’Ente Sociale Italiano della Navigazione dovesse prendere corpo il risparmio di spesa, secondo l’Ipsema fra quelli già realizzati e quelli programmati ammonterebbe a 30 milioni. «Si tratta – ha precisato ieri il commissario straordinario dell’istituto, Antonio Parlato – di una ricognizione cui si giunge sommando addendi diversi e che in dettaglio ed in prospettiva sia annuale che pluriennale offrirà ulteriori elementi positivi». L’ex presidente dell’istituto di previdenza dei marittimi ha spiegato che «i dati risultano tanto più significativi in quanto giungono da un ente altamente specializzato e perciò di dimensioni contenute».

L’Ipsema ha ricordato i dati del bilancio tecnico 2008, tutti in crescita rispetto all’esercizio precedente, che presentano un avanzo di parte corrente di 26,9 milioni di euro, un avanzo economico al netto delle imposte di 5,2 milioni di euro, una situazione patrimoniale di 52,6 milioni di euro e quella amministrativa con un saldo positivo pari a 235,9 milioni di euro. Sono numeri «che evidenziano l’equilibrio dei conti per i prossimi venti anni. Si aggiunga – rende noto l’ente – che a oggi corrispondono a circa quindici milioni di euro i risparmi realizzati negli anni sia con il contenimento (a prezzo di notevoli sacrifici) dei costi di gestione sia con la riduzione delle aliquote contributive che si è tradotta in minori oneri per lo Stato nella erogazione degli sgravi».

«Se a tutto questo si dovessero sommare gli ulteriori quindici milioni annui costituiti dai risparmi previsti dal piano di riassetto chiesto all’Ipsema e che l’istituto ha tradotto nella proposta di un nuovo Ente per la Navigazione e che ha già registrato il consenso degli armatori e dei sindacati della gente di mare – ha concluso il commissario straordinario – l’Ipsema si collocherebbe, quanto a risparmi della spesa pubblica, in prima linea nella prospettiva della ripresa prevista per il 2010. Da qui l’auspicio che Parlamento e governo approfondiscano la proposta di riforma avanzata dall’istituto e si pronuncino in merito nei tempi tecnici necessari».

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È la vittoria del diritto !Berlusconi si deve DIMETTERE !

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Non passa lo «scudo giudiziario» per sospendere i processi alle quattro più alte cariche dello Stato. Dopo due giorni di camera di consiglio, i giudici della Consulta hanno deciso di giudicare non costituzionale la legge voluta dal Pdl di Berlusconi. Ancora incerti gli scenari politici. L’avvocato dello Stato, Glauco Nori nella sua memoria difensiva ventilava il rischio di dimissioni del premier in caso di bocciatura del Lodo.

La Consulta – secondo quanto appreso dall’Ansa – ha bocciato il ‘lodo Alfano’ per violazione dell’art.138 della Costituzione, vale a dire l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale (e non ordinaria come quella usata dal lodo per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato). Il lodo è stato bocciato anche per violazione dell’art.3 (principio di uguaglianza). L’effetto della decisione della Consulta sarà la riapertura di due processi a carico del premier Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset. Otto giudici avrebbero votato per la bocciatura, sei i contrari.

18.43 – Via del Plebiscito, dove c’è la residenza romana del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi Via dell’Umiltà, dove c’è la sede di Forza Italia sono blindate. Alcune strade nei pressi della sede del palazzo della Consulta chiuse al traffico delle auto e transennate. Nelle zone off limits alla circolazione si può passare solo a piedi. Ingente lo schieramento delle forze dell’ordine in particolare davanti alla Consulta.

18.42 – «La Consulta ha bocciato non solo il Lodo ma una maggioranza che da 15 anni con arroganza e spregio delle istituzioni obbliga il Parlamento ad approvare leggi palesemente incostituzionali al solo scopo di garantire un’indebita impunità a Silvio Berlusconi», afferma il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi. «Per questo – aggiunge – il governo ora ha il dovere morale di dimettersi e il presidente del consiglio di fare quello che qualsiasi altro italiano nelle sua condizioni dovrebbe fare: l’imputato. L’Italia dei Valori chiede che si vada subito ad elezioni»

18.40 – «Ravviso in questa sentenza un aspetto che non mi convince. Oggi si è sollevato il problema della violazione dell’art.138. La Corte si era già espressa sul lodo Schifani, omettendo questa violazione. Se fossimo stati a conoscenza di questo, il Parlamento avrebbe lavorato meglio. Forse ci si è voluti tenere una carta di riserva per andare a colpire questo lodo». Lo ha detto Enrico Costa, deputato Pdl e relatore del lodo Alfano alla Camera. «Ora dobbiamo individuare meglio le motivazioni che hanno portato a questa sentenza – ha concluso Costa – sul piano politico ci riserviamo di riflettere su cosa accadrà».

18.38 – «La sentenza che la Corte Costituzionale ha appena pronunciato susciterà certo molte discussioni e polemiche. Ma c’è un punto politico che va subito ribadito con assoluta nettezza: per le questioni politiche ed elettorali, per decidere chi debba governare e chi debba stare all’opposizione, l’unico giudice è l’elettorato, il popolo sovrano»: così Daniele Capezzone portavoce del Pdl. «E il popolo sovrano, alle elezioni politiche – sottolinea – ha largamente scelto Silvio Berlusconi, che ha il diritto-dovere
di governare per tutta la legislatura. Peraltro, tutte le scadenze elettorali successive alle politiche (regionali, europee, amministrative) hanno largamente confermato una enorme fiducia degli elettori verso il Governo e il Premier. L’opposizione si rassegni, dunque; si prepari ad un lavoro di lunga lena, e – conclude – non speri di poter sovvertire il responso elettorale deciso dagli italiani».

18.35 – «Giustizia è fatta, la Corte costituzionale si conferma isola della ragione e riporta l’eguaglianza tra tutti i cittadini. Come avevamo sostenuto, fin dall’inizio, il Lodo Alfano è una legge iniqua ed illegittima che è stata finalmente cancellata con una decisione tecnica ineccepibile», afferma Lanfranco Tenaglia responsabile giustizia del Pd. «Ora – aggiunge – non si tenti di ribaltare o eludere questa decisione attraverso l’ennesima legge ad personam. Il presidente del consiglio si sottoponga al giudizio della magistratura come tutti i cittadini e non accampi scuse per continuare a governare visto che ha un’ampia maggioranza in entrambi i rami del parlamento».

18.35 – Il coordinamento di Sinistra e Libertà, appresa la notizia della bocciatura del Lodo Alfano, ha deciso un sit-in davanti Palazzo Chigi. Il sit-in,a cui partecipano i leader di Sl, informa una nota, è cominciato alle 18.30.

18.33 – «La Corte Costituzionale ha riconosciuto la palese incostituzionalità del cosiddetto ‘Lodo Alfano’: viene così eliminato dal mondo giuridico il maldestro tentativo di violare, con legge ordinaria, il sistema costituzionale ed il fondamentale principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge», afferma Leoluca Orlando, portavoce nazionale di IDV, per il quale è stata così
cancellata una legge «vergognosa». «L’Idv ha raccolto un milione di firme per eliminare una legge che oltre che incostituzionale è esempio di barbarie ed inciviltà etica e istituzionale. La sentenza della Corte Costituzionale – prosegue – rende inutile il referendum ma dimostra come fosse fondata l’indignazione dei cittadini, e come le perplessità espresse sulla firma da parte del Capo dello Stato avessero oltre che un fondamento etico, anche un fondamento giuridico e costituzionale»

18.33 – «Credo che non tocchi a loro dire questo». Così Pier Luigi Bersani risponde, dopo la decisione della Consulta sul lodo Alfano, a chi nel Pdl ipotizza un ritorno alle urne.

18.33 – Da Palazzo della Consulta è stato diffuso il seguente comunicato: «La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma.

18.32 – Sono due i dibattimenti in cui è imputato a Milano Silvio Berlusconi e che devono ricominciare dopo la decisione della Consulta di dichiarare illegittimo il Lodo Alfano. Un terzo procedimento, quello cosiddetto Mediatrade è ancora in fase di indagini preliminari e il pm Fabio De Pasquale starebbe lavorando per redigere l’avviso di chiusura delle indagini che, di norma, prelude alla richeista di rinvio a giudizio. In fase di dibattimento si trovano il processo sulle presunte irregolarità nella compravendita di diritti televisivi da parte di Mediaset che vedono imputati il premier e parte del management Fininvest e quello in cui Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari con l’avvocato inglese David Mills. In quest’ultimo processo la posizione del premier era
stata stralciata e il dibattimento a suo carico sospeso per via del Lodo Alfano, ma i giudici della decima sezione del tribunale di Milano l’hanno proseguito per Mills che è stato condannato a quattro anni e sei mesi. Proprio venerdì, 9 ottobre, comincerà per l’avvocato inglese il processo d’appello in cui Berlusconi è stato chiesto come teste dalla difesa. Diversa la scelta dei giudici della Prima sezione del Tribunale che avevano il processo per tutti nella vicenda della compravendita dei diritti. In questo dibattimento, il premier e gli altri imputati sono accusati di una serie di reati societari per aver, nella ricostruzione dell’accusa, creato fondi neri ‘gonfiandò i costi dei diritti. I giudici avevano accolto una contestazione suppletiva del pm de Pasquale relativa a una frode fiscale riferita agli anni 2000-2003 che ha portato allo slittamento in avanti della prescrizione di quattro anni, cioè
al marzo del 2012. Nel processo Mills, Berlusconi è invece accusato di aver dato al legale inglese 600mila dollari perchè facesse
dichiarazioni reticenti in due vecchi processi milanesi: All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza. Il lodo Alfano, infine, avrà un riflesso anche a Roma, dove il gip dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione di un procedimento nei riguardi del premier: Berlusconi è indagato per istigazione alla corruzione per un presunto tentativo di avvicinamento, a ridosso dell’approvazione della Legge Finanziaria del governo Prodi, di alcuni parlamentari della maggioranza per convincerli a passare con l’ opposizione con l’ obiettivo di far cadere il governo. Il gip aveva inviato gli atti alla Corte costituzionale, ritenendo che il lodo
Alfano, per la sua formulazione, si applicasse anche alla fase del «procedimento» e non solo a quella del «processo» e
pertanto violasse più principi costituzionali.

18.32 – «La sentenza della Corte costituzionale – afferma Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà e presidente della Regione Puglia – è un duro colpo per l’arroganza di chi esigeva l’impunità e voleva porsi al di sopra delle leggi. Ora è essenziale che tutti manifestino il massimo rispetto per le istituzioni e per le scelte di chi ha il compito di vigilare sulla fedeltà a principi sanciti dalla
nostra Costituzione». Secondo Vendola, «il presidente del Consiglio deve ora, senza denunciare inesistenti complotti, sottoporsi responsabilmente al giudizio imparziale della magistratura».

18.32 – «Mi pare che la decisione metta un punto fermo e dica che senza una legge costituzionale Berlusconi e le alte cariche sono cittadini come tutti gli altri e sono tenuti a sottoporsi a giudizio. Berlusconi continui a fare il suo mestiere sapendo che deve andare a sentenza». Pier Luigi Bersani commenta così la decisione della Corte Costituzionale sul lodo Alfano.

18.31 – Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario e Carlo Rossella, presidente di Medusa, sono giunti a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier Silvio Berlusconi. Al momento a via del Plebiscito, è rimasto il Cavaliere. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, infatti è uscito una ventina di minuti fa.

18.29 – «Sarà interessante leggere come gli ermellini motivano che è illegittimo un istituto che dà a quattro alte cariche le garanzie che i costituenti diedero a tutti i parlamentari con l’immunità. In altre parole, il lodo recuperava in minima parte l’istituto dell’immunità voluto dai costituenti». Così il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi, sulla sentenza della Consulta sul lodo Alfano.

18.27 – «La più alta corte italiana delibera che la legge che garantisce l’immunità al premier Berlusconi è incostituzionale»: con questa Breaking News la Bbc ha immediatamente ripreso il flash dell’Ansa. Anche Sky News britannica ha dato la notizia come flash.

18.24 – «Plaudo alla decisione della Corte costituzionale che ha bocciato totalmente e senza possibilità d’appello il Lodo Alfano, in quanto vìola il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge». Lo afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc. «Alla Corte – aggiunge – va il plauso di tutti i sinceri democratici del nostro Paese che hanno bocciato senz’appello una legge vergognosa e illegittima che voleva cercare di salvare la faccia e le fortune, costruite sul malaffare, del nostro premier e di tutti gli altri potenti che pensano di poter essere e comportarsi impunemente da corruttori e mafiosi come fa Berlusconi». «A Bossi, che minaccia il ricorso al popolo – prosegue Ferrero – ci limitiamo a dire di lasciar perdere e di non svegliare il cane che dorme. Troppi partigiani, uomini e donne, sono morti per costruire una Repubblica libera e democratica come quella italiana, che si basa e si regge sulla sua Costituzione, per potersi fare spaventare – loro e i loro discedenti, cioè tutti noi – da quattro ciarlatani alla cui testa si vogliono mettere eversori e corruttori»

18.23 – «Esprimo la massima solidarietà, la massima vicinanza e il mio grandissimo affetto al presidente Silvio Berlusconi dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano». Così il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni ha commentato la sentenza della Corte Costituzionale che ha decretato l’incostituzionalità del Lodo Alfano.

18.23 – Nessun commento dal presidente di Fiat e promotore di Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo, sulla sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, il cui responso è giunto proprio al termine della presentazione della neonata associazione. Interpellato dai giornalisti, Montezemolo si è interessato «ma solo come cittadino» alle motivazioni della sentenza, sottolineando tuttavia di non voler fare alcun commento ufficiale: «non commento le sentenze» ha detto.

18.22 – «Si rispetti il pronunciamento della Corte Costituzionale. Questo non vuol dire dimissioni nè elezioni», afferma il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione. «Ognuno è libero di condividere o meno i pronunciamenti della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ma tutti – sottolinea – sono tenuti a rispettarli. Questo non vuol dire che Berlusconi debba dimettersi: chi ha la maggioranza ha il diritto-dovere di governare. Per lo stesso motivo nessuno pensi di convocare elezioni anticipate contro la Corte Costituzionale. Non lo diciamo certo perchè l’UDC abbia paura delle urne, da cui uscirebbe sempre più rafforzato, ma – conclude – lo diciamo per responsabilità istituzionale e per il bene del Paese».

18.19 – «La Corte Costituzionale che contraddice sè stessa è un problema di democrazia»: così Jole Santelli (Pdl), vicepresidente della commissione Affari Costituzionali, commenta la decisione della Consulta che ha bocciato il Lodo Alfano. «Nel 2004, nella sentenza sul lodo Schifani – aggiunge – la Corte Costituzionale sancì che si trattava di sospensione, paragonandola al regime delle altre sospensioni previste dal codice di procedura penale e specificando che, a differenza delle altre, endoprocessuali, si trattava di una sospensione del processo ‘extraprocessualè, e, in quanto sospensione, soggetta alla legge ordinaria». «Dunque, se oggi è questa la decisione della Consulta – spiega Santelli – dal 2004 al 2009 la Corte si è contraddetta». «Questa decisione – conclude – pone un problema sì, politico, ma anche, di certezza del diritto e quindi di democrazia, in questo Paese».

18.18 – «Il presidente Berlusconi farà bene a prendere le valige e a cambiare aria». È la reazione del senatore Felice Belisario, capogruppo dell’IdV, alla notizia della bocciatura del Lodo Alfano. «Per l’Italia dei Valori è un buon giorno oggi. È la vittoria del diritto, dell’Italia dei Valori e di un milione di cittadini – aggiunge – che hanno firmato per mandare gambe all’aria questa porcheria».

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Ue, procedura per deficit eccessivo nei confronti dell'Italia

Il commissario Europeo agli Affari Economici e Monetari Almunia

Il commissario Europeo agli Affari Economici e Monetari Almunia

L’Unione Europea si prepara ad aprire una procedura per deficit eccessivo nei confronti dell’Italia. La commissione europea ha infatti presentato oggi il rapporto sui conti pubblici richiesto dal patto di stabilità e di crescita come primo passo verso l’apertura di un dossier. Il deficit eccessivo previsto dall’Italia può essere, secondo Bruxelles, considerato “eccezionale” per via della crisi economica, “ma non può essere considerato temporaneo”. Per questo, si legge nel rapporto, “il criterio di deficit del Trattato non è rispettato”.

Procedura per 9 Paesi. Un problema che riguarda ben nove Paesi dell’Unione Europea, e cioè, oltre all’Italia, Austria, Belgio, Repubblica Ceca, Germania, Olanda, Portogallo, Slovenia e Slovacchia. I paesi dell’Ue con i conti non in linea con i parametri di Maastricht, che prevedono che il rapporto deficit/Pil non superi il 3%, salgono così a 20 su 27. Era infatti già partita una raccomandazione per Grecia, Irlanda, Francia, Spagna, Romania, Lettonia, Malta, Lituania, Polonia, Regno Unito e Ungheria.

Il Tesoro: “Deficit as usual”. E quindi la situazione italiana, per quanto riguarda il deficit, “non è eccezionale”, afferma in una nota il ministero dell’Economia, che parla di “deficit as usual”, precisando che “oltre il 90% del Pil europeo è in deficit eccessivo. Rispetto a quello degli altri Paesi il livello del deficit dell’Italia non è certo – afferma il Tesoro – tra i più alti. Basti notare che, se diversi altri Paesi sono al di sopra del 10%, l’Italia è intorno al 5%, quindi meno della metà. In realtà non è eccezionale la situazione italiana, ma è eccezionale, per effetto della crisi, la situazione europea e mondiale. Questo non vuol dire che anche in Italia non ci si deve impegnare per riequilibrare quanto prima possibile i conti”.

Ma il problema non è il deficit. Tuttavia il vero problema dell’Italia non è il deficit, sottolinea l’Unione Europea, ma la “debolezza strutturale” dell’economia, che rallenterà la ripresa. Nel documento la Ue rileva, in sintesi, che questa situazione deriva in parte dagli effetti della crisi e in parte da altri fattori strutturali, tra cui una spesa pubblica che resta elevata.

Il deficit – si legge – programmato dal governo italiano al 5,3% “va oltre e non è prossimo al valore di riferimento del 3%” e “sebbene possa essere considerato come eccezionale, non può essere considerato temporaneo”. Il debito, poi, programmato al 115,1% del Pil nel 2009″, per la Commissione Ue “non diminuisce in maniera sufficiente, con un andamento verso il valore di riferimento non soddisfacente”.

Nel rapporto si ribadiscono le stime della Commissione, secondo cui il Pil si riprenderà “in modo molto moderato nella seconda metà del 2009, in linea con un moderato miglioramento del contesto economico globale e con alcuni recenti indicatori che suggeriscono un lento miglioramento nei prossimi mesi”. Per il 2010 Buxelles punta su un -5% per l’Ialia.

Modesta ripresa nel 2010. “Nel 2010 – si legge nel rapporto – l’attività economica dovrebbe stabilizzarsi ad un livello basso, grazie al rimbalzo atteso nella domanda esterna e ad una ripresa dei consumi privati. Il divario produttivo dovrebbe diventare nettamente negativo nel 2009 e ad accrescersi nel 2010, mentre la crescita potenziale dovrebbe indebolirsi”.

I dati sul Pil. Il Pil dell’Eurozona nel secondo trimestre 2009 è calato dello 0,2% rispetto al precedente, secondo la stima diffusa da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, rivista leggermente al ribasso alla precedente per lo stesso periodo (-0,1%). Per l’Italia invece nessun cambiamento, come nella prima stima è previsto nel secondo trimestre un calo dello 0,5% rispetto ai primi tre mesi del 2009. Per l’Ue a 27 stati membri il calo previsto è dello 0,3%, rivisto al ribasso rispetto al -0,2% della prima stima.

Su base annua, dunque rispetto allo stesso trimestre del 2008, il calo è stato del 4,8% nell’Eurozona, anche questo in ribasso rispetto alla prima stima (-4,9%). Per l’Italia il calo annuo del Pil è pari al 6%, a conferma della prima stima. Per l’Ue-27 la contrazione stimata è del 4,9%.

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ADDIOGINO GIUGNI

Gino Giugni alla Festa di LiberEtà

Gino Giugni alla Festa di LiberEtà

È scomparso domenica notte a Roma al termine di una lunga malattia, Gino Giugni, aveva 82 anni. Giurista, riformatore e grande saggio del vecchio Psi, è ricordato come il Padre dello Statuto dei lavoratori. Nel 1969 venne infatti messo a capo della Commissione nazionale che ebbe l’incarico di scrivere il testo che è una delle norme principali del diritto del lavoro italiano. Prima di Marco Biagi e Massimo D’Antona, Giugni è stato per anni l’anello di congiunzione tra le istituzioni e il mondo economico.
L’ATTENTATO – Nel maggio del 1983 fu vittima di un attentato delle Brigate Rosse. Venne «gambizzato» a Roma da una donna. Nello stesso anno venne eletto senatore nelle liste del Partito Socialista Italiano (rieletto poi nell’87). Dall’aprile 93 al maggio 94 ricoprì la carica di ministro del Lavoro e della sicurezza sociale del governo Ciampi. Fu inoltre membro della commissione parlamentare inquirente sulla Loggia Massonica P2. Giugni negli ultimi anni ha ricoperto tra l’altro la carica di presidente della Commissione di Garanzia dell’attuazione della legge sullo sciopero nei servizi pubblici essenziali.

NAPOLITANO – Gino Giugni è un esempio di «assoluta dedizione allo Stato democratico» ha dichiarato il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. «Partecipo con profonda commozione al cordoglio del mondo della cultura, del mondo del lavoro e delle istituzioni per la scomparsa di Gino Giugni. E’ stato uno studioso di altissimo livello, riconosciuto ispiratore di una moderna scuola di diritto del lavoro, e allo stesso tempo è stato, ancor prima di approdare in Parlamento e al governo, promotore di una legislazione sociale avanzata culminata nello Statuto dei diritti dei lavoratori. Pagò il suo impegno democratico – ha ricordato il capo dello Stato – con la vile aggressione del terrorismo brigatista che colpì gravemente il suo fisico. Gino Giugni, al quale sono stato legato da una larga comunanza di idee e da una schietta amicizia personale, resta esempio di appassionata dedizione allo Stato democratico e di assoluta coerenza e integrità. Sono vicino con affetto al dolore dei famigliari».

SACCONI – Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, dedicherà a Giugni, una delle sedi del ministero del Lavoro. Lo ha annunciato lo stesso Sacconi a margine di un convegno del Pdl sul Mezzogiorno. «Gino Giugni – ha detto Sacconi – lascia un grande vuoto. E’ stato protagonista dello sviluppo sociale dal dopoguerra e padre, insieme con Brandolini, dello Statuto dei lavoratori, ministro e presidente della commissione Lavoro del Senato».

LE ALTRE REAZIONI – «Padre dello Statuto dei lavoratori, uomo attento e acutissimo capace di non perdere mai di vista i cambiamenti nel mondo del lavoro, equilibrato e coraggioso: con Gino Giugni se ne va un vero riformista. Lo Statuto che porta la sua firma è uno dei grandi passaggi della modernizzazione e della crescita sociale del nostro Paese. Per questo la sua scomparsa ci addolora e colpisce. Esprimo alla sua famiglia, ai suoi collaboratori la vicinanza mia personale e quella di tutto il Pd» ha dichiarato il segretario del Pd Dario Franceschini.
Gino Giugni è stato il «vero grande maestro del diritto e della politica del lavoro» lo ricorda invece il senatore del Pd, Tiziano Treu, giuslavorista allievo dello stesso Giugni.

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Grillo : "Ecco la mia proposta sui trasporti"

Delirio dei trasporti

Il trasporto, da necessità, deve diventare una scelta. Un autobus elettrico da 150 posti è preferibile a 150 macchine in fila. Non inquina e arriva prima. Lavorare da casa o da un’area attrezzata vicino alla propria abitazione è meglio che percorrere cinquanta chilometri al giorno per recarsi in azienda. Ed è possibile oggi, non è utopia. Internet e il telelavoro consentono di rimanere FERMI per quasi tutti i lavori impiegatizi. Investire nei servizi pubblici e non nel traffico privato è possibile oggi, non è utopia. Incentivare l’automobile è antistorico. Un mezzo insicuro, inefficiente, costoso. L’automobilista ha l’opzione se schiantarsi subito (7000 morti stimati nel 2009) o se morire di inquinamento da CO2 un po’ più tardi. Il trasporto va ripensato, non può essere un business in sé. Tutto ciò che può essere prodotto localmente non deve essere trasportato. La forma più moderna di trasporto l’hanno inventata i nostri bisnonni: si chiama bicicletta. Tutti i centri urbani d’Italia devono poter essere percorribili in bicicletta, in sicurezza. Non servono i treni veloci, servono treni efficienti per tutte le tratte esistenti. Per migliorare la vita di milioni di pendolari che viaggiano come le bestie. Il Ponte di Messina e la Tav in Val di Susa sono Grandi Opere del Passato, come le Piramidi o il Colosseo. Servono solo a dilapidare i soldi pubblici. Gli unici a trarne beneficio sono i costruttori, le lobby, i partiti. Bicicletta, mezzi pubblici non inquinanti, telelavoro, collegamenti efficienti tra diverse forme di trasporto pubblici, produzioni locali.
Il 4 ottobre 2009 nascerà un Movimento di persone, in cui ogni persona avrà un peso, senza capibastone, mandamenti, sezioni, strutture provinciali, regionali, tessere, correnti. Sarà presentato il programma del Movimento in 7 punti: Energia, Salute,Trasporti, Economia, Informazione, Istruzione e Stato e cittadini. Ecco la proposta per i Trasporti per ricevere i vostri contributi.

TRASPORTI

- disincentivo dell’uso dei mezzi privati motorizzati nelle aree urbane
- sviluppo di reti di piste ciclabili protette estese a tutta l’area urbana ed extra urbana
- istituzione dii spazi condominiali per il parcheggio delle biciclette
- istituzione dei parcheggi per le biciclette nelle aree urbane
- introduzione di una forte tassazione per l’ingresso nei centri storici di automobili private con un solo occupante a bordo
- potenziamento dei mezzi pubblici a uso collettivo e dei mezzi pubblici a uso individuale (car sharing) con motori elettrici alimentati da reti
- blocco immediato del Ponte sullo Stretto e della Tav in Val di Susa
- proibizione di costruzione di nuovi parcheggi nelle aree urbane
- sviluppo delle tratte ferroviarie legate al pendolarismo
- copertura dell’intero Paese con la banda larga
- incentivazione per le imprese che utilizzano il telelavoro
- sistema di collegamenti efficienti tra diverse forme di trasporto pubblici
- incentivazione di strutture di accoglienza per uffici dislocati sul territorio collegati a Internet
- incentivazione dei mercati locali con produzioni provenienti dal territorio
- corsie riservate per i mezzi pubblici nelle aree urbane
- piano di mobilità per i disabili obbligatorio a livello comunale

Fonte : Beppegrillo.it

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Marcegaglia sul Pil: "Dati falsati dalla mafia"

La mafia è il cancro dell'Italia

La mafia è il cancro dell'Italia

«La ricchezza del nostro Paese, le entrate dello Stato e tutti i dati economici sono falsati dall’enorme dimensione dell’attività mafiosa e sommersa». Lo ha detto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, nel corso della presentazione del libro “Mafia pulita”, di Elio Veltri e Antonio Laudati. La leader degli industriali ha sottolineato durante il suo intervento come «il giro di affari della mafia intesa in senso stretto equivalga a 175 miliardi di euro, mentre raggiunge i 400 miliardi di euro se si considera l’attività sommersa e illegale in generale».
Marcegaglia ha inoltre espresso preoccupazione per «i reinvestimenti delle attività mafiose nei settori legali». «In un momento di crisi come questo, con la stretta del credito, la capacità di comprare attività e di corrompere da parte della mafia diventa ancora più forte» ha fatto notare la numero uno di Confindustria.
«Se si continua così, la parte illegale dell’attività economica si amplierà sempre più a discapito di quella legale» ha detto ancora Marcegaglia.
Per la presidente di Confindustria «la mafia è internazionalizzata, globalizzata e ha una grande vocazione alla modernità». Per battere la mafia – ha aggiunto – serve «un patto nazionale tra le forze politiche capace di scardinare un meccanismo drammatico che costituisce il cancro del paese».

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Secondo trimestre, diminuiscono i ricavi di d'Amico International Shipping

Paolo d'Amico, presidente dell'omonimo gruppo. Dal prossimo anno dovrebbe diventare il presidente di Confitarma

Paolo d'Amico, presidente dell'omonimo gruppo. Dal prossimo anno dovrebbe diventare il presidente di Confitarma

Utili in calo nel secondo trimestre 2009 per la d’Amico Internation Shipping. Pochi giorni fa il cda della società di navigazione, leader nel settore delle navi cisterna, ha esaminato e approvato in data odierna la relazione finanziaria semestrale al 30 giugno. Il Gruppo – si legge in una nota – ha conseguito nel corso del primo semestre un Utile netto di US$ 7,2 milioni perdita netta di US$ 14,5 milioni nel secondo trimestre con un EBITDA US$ 24,5 milioni (US$ 9,0 milioni nel secondo trimestre). In percentuale sul TCE, il margine dell’utile netto nel secondo semestre 2009 è stato del 7,3% e i ricavi base time charter medi per giorno di utilizzo sono stati di US$ 17.943 (US$ 16.504 nel secondo trimestre).

«I primi sei mesi dell’anno – ha commentato il presidente Paolo d’Amico – sono stati caratterizzati da un continuo calo nelle tariffe delle navi cisterna che ha influenzato i risultati, specialmente nel secondo trimestre dell’anno.  Tenuto conto del debole contesto di mercato, la performance di d’Amico International nel corso del primo semestre del 2009, è da ritenere buona. La società, oltre alle significative riserve di disponibilità liquide, ha a disposizione, grazie alle proprie alle linee di credito, ulteriori e rilevanti risorse finanziare. Inoltre, una parte rilevante dei ricavi e’ già stata garantita e, secondo le previsioni, la percentuale di ricavi derivanti da contratti a tariffa fissa per il 2009 dovrebbe essere, in media, prossima al 55-60%. Tali risorse, insieme all’equlibrato modello di business, ci consentono di ritenere che, nonostante l’attuale incertezza delle prospettive economiche mondiali, la posizione del Gruppo sia adeguata per una efficace gestione del proprio business».

I ricavi nel semestre si sono attestati a 98,5 milioni rispetto ai 120,4 milioni dei primi sei mesi del 2008.

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I creditori di Poncin d'accordo a ridurre il debito

 

Tra i marchi Poncin, anche i multiscafi Catana. Nella foto il modello di 50 piedi

Tra i marchi Poncin, anche i multiscafi Catana. Nella foto il modello di 50 piedi

La Rochelle (Francia) – Il cantiere oltralpe Poncin, a cui fanno capo i marchi di Harmony e Catana, ha rivelato che i suoi creditori sarebbero d’accordo a una riduzione del debito da rimborsare nei prossimi sette anni. A poco meno di un anno di distanza dalla richiesta del management di sottoporre l’azienda a una procedura di salvaguardia, il gruppo ha presentato alla corte fallimentare un’istanza di riduzione del debito  da 22 a 18 milioni di euro. Per il parere della Corte bisognerà attendere il prossimo 29 maggio.

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Matteoli: non c'è alcun decreto su Tirrenia

Il ministro di infrastrutture e trasporti Altero Matteoli

Il ministro di Infrastrutture e trasporti Altero Matteoli

Sembra aprirsi qualche spiraglio sulla questione legata alla privatizzazione di Tirrenia. Al termine di un confronto definito in un comunicato del ministero delle Infrastrutture «ampio e costruttivo» con i rappresentanti delle Regioni e, nel pomeriggio con quelli sindacali, il ministro Altero Matteoli ha annunciato per domani l’apertura di un tavolo con gli enti locali per preparare l’incontro, in calendario per il 21 maggio, con le parti sociali.

Il responsabile di Porta Pia ha assicurato che non ha firmato alcun decreto sulla compagnia di navigazione pubblica e «che non è stata assunta alcun decisione in ordine alla razionalizzazione dei  collegamenti marittimi effettuati da Tirrenia e dalle società a essa collegate, nè ovviamente che sia stato inoltrato alla Ue alcun decreto in tal senso». Matteoli ha garantito, inoltre, che ogni decisione sarà presa dopo «un  approfondito confronto con i sindacati e le regioni interessate». Al vertice di oggi erano presenti i presidenti di Campania, Lazio, Sardegna, Toscana, Sicilia, Puglia e Liguria e funzionari di Palazzo Chigi, del Mef e l’amministratore delegato di Fintecna (azionista di maggioranza di Tirrenia) Maurizio Prato.

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Intesa Fincantieri – ABB, c'è l'ok della Commissione Ue

Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri

Giuseppe Bono, amministratore delegato di Fincantieri

È arrivato ieri il via libera di Bruxelles alla joint venture ABB – Fincantieri. Secondo l’Antitrust comunitario, infatti, l’accordo fra fornitore svizzero di tecnologie per l’energia e l’automazione Abb e il gruppo cantieristico di Trieste non «ostacolerà in maniera significativa una concorrenza effettiva nello Spazio economico europeo o in una sua parte sostanziale».
Con l’operazione proposta le due realtà imprenditoriali costituiranno una nuova joint venture finalizzata alla progettazione, allo sviluppo, alla realizzazione e alla vendita di sistemi navali di automazione integrata.

Dall’esame della Commissione è scaturito che la nuova entità «non potrà falsare la concorrenza sul mercato dei sistemi navali di automazione integrata negando ai fornitori concorrenti l’accesso alle navi della Fincantieri, poichè tali fornitori potranno continuare a vendere i loro prodotti a molti clienti alternativi». Bruxelles ha pertanto concluso che l’operazione proposta non dà luogo a problemi sotto il profilo della concorrenza.

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Chrysler , fra poche ore l'apertura della procedura fallimentare

I dipendenti della Chrysler hanno votato nella notte a larga maggioranza a favore di un accordo di alleanza con la Fiat. Lo ha annunciato il sindacato dei lavoratori dell’auto Uaw (United Auto Workers). Ma l’accordo che la casa torinese firmerà oggi con Chrysler dovrebbe prevedere il fallimento della terza casa automobilistica degli Stati Uniti.

Per il New Yotrk Times, che cita fonti vicine alla trattativa, gli sforzi del Dipartimento del Tesoro per convincere i creditori non sono stati coronati da successo: ecco perché Chrysler chiederà nelle prossime ore l’apertura delle procedure fallimentari previste dal Capitolo 11. Di conseguenza, l’alleanza con Fiat verrà sottoposta al vaglio delle autorità giudiziarie chiamate ad aprire al nuova fase di amministrazione controllata di Chrysler. Un antipasto di quello che potrebbe accadere entro il 1 giugno a General Motors. Anche per il Wall Street Journal ormai non ci sono dubbi: tempo scaduto, Chrysler va verso il fallimento. Il Washington Post scrive che il numero uno di Chysler Bob Nardelli, l’uomo che ha condotto la trattativa con Marchionne, sarà rimpiazzato da manager indicati dal Lingotto. Arriveranno da Torino, insomma, il managment, le tecnologie e i modelli per rilanciare Chrysler.

A spingere Chrysler verso la bancarotta, rivela Automotive News, il ‘no’ di Oppenheimer Funds, Perella Weinberg Partners e Stairway Capital alla ristrutturazione del credito vantato verso la casa automobilistica.

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Primo trimestre, vanno giù gli utili della d'Amico

L'indice EBITDA della d'Amico International Shipping nei primi tre mesi del 2009 è stato di 15,6 milioni

L'indice EBITDA della d'Amico International Shipping nei primi tre mesi del 2009 è stato di 15,5 milioni

In calo gli utili del primo trimestre della d’Amico International Shipping S.A. Ieri si è riunito il Cda della compagnia che ha approvato i dati relativi al periodo gennaio – marzo 2009. L’utile netto ammonta a 8,7 milioni di dollari, con ricavi base time charter di 19.375/giorno, con solida situazione finanziaria pur se contestualizzato in un momento di crisi.  «d’Amico International Shipping – si legge in una nota – ha registrato una buona performance nel primo trimestre, nonostante l’attuale contesto di mercato e la recessione mondiale».
I ricavi Base Time Charter (TCE) sono stati di 54,2 milioni, (57,3 nel 2008), il risultato operativo lordo/EBITDA si ferma a15,5 milioni (24,8 milioni nel 2008). L’utile netto di 8,7 milioni, (13,1 nel 2008) con utile per azione di 0,06 (0,09 nel 2008), mentre i flussi di cassa da attività operative ammontano a 21 milioni (15,7 nel 2008). 

«Le prospettive sono fortemente condizionate dall’attuale incertezza economica a livello mondiale. La recessione globale – fanno sapere dalla d’Amico International Shipping – e la visione negativa per le attuali prospettive di breve termine per la domanda di petrolio e per la crescita mondiale del Pil, assieme al grande numero di consegne di nuove navi previste soprattutto per quest’anno, colpiscono i noli, destinati a rimanere sotto pressione nel corso di quest’anno». Nel 2010, la graduale fine nell’operatività prevista dall’IMO per le navi a scafo singolo, dovrebbe consentire un miglioramento dei noli delle navi cisterna, lasciando intravedere una positiva prospettiva di lungo termine.

«d’Amico International Shipping vanta una posizione finanziaria molto solida, una quota rilevante dei ricavi già garantita grazie a contratti di medio-lungo periodo a tariffa fissa e la percentuale di copertura da contratti a tariffa fissa per il 2009 dovrebbe essere in media prossima al 60%». Tali fattori consentono di conseguenza alla compagnia che fa capo a Paolo d’Amico, in pole position per diventare il nuovo presidente di Confitarma, nonostante l’attuale incertezza delle prospettive economiche mondiali, una gestione efficace dei rischi d’impresa.

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49° Salone Nautico Internazionale di Genova : Fiera di Genova e UCINA trovato l'accordo

Lo spot del 48° Salone Nautico Internazionale di Genova

UCINA – l’associazione nazionale di Confindustria che rappresenta l’industria nautica da diporto – e Fiera di Genova annunciano l’apertura delle iscrizioni alla prossima edizione del Salone Nautico Internazionale e comunicano il raggiungimento di un accordo per la riduzione nella misura del 10% sulle tariffe 2009 per gli espositori che confermeranno regolarmente la propria partecipazione nei trenta giorni successivi alla data di apertura delle iscrizioni.

Il trattamento concordato a favore degli espositori corrisponde all’obiettivo condiviso di rispondere alle difficoltà del mercato e di dimostrare attenzione e sensibilità alle esigenze commerciali degli operatori italiani e internazionali.

Contestualmente è stata concordata tra i due organizzatori una gestione in partnership della Nuova Darsena Nautica per il periodo transitorio che si concluderà il 15 settembre 2009, con l’obiettivo di ottimizzare gli spazi a mare (ormeggi) che saranno offerti a privati e a operatori. Condivisi anche gli obiettivi di gestione nel lungo periodo con la concretizzazione di un accordo che verrà perfezionato nei prossimi mesi.

Entrambe le decisioni testimoniano la volontà di UCINA e di Fiera di Genova di favorire il successo di una delle più importanti manifestazioni nautiche del mondo, e certamente la più significativa per la città, alla luce delle difficoltà congiunturali che stanno coinvolgendo il settore.

“Sono convinto che l’accordo sottoscritto con Fiera di Genova – ha dichiarato Anton Francesco Albertoni, Presidente di UCINA – possa dare un segnale importante agli espositori del prossimo Salone Nautico Internazionale, che nonostante la situazione economica congiunturale, credono fortemente al salone come strategico momento di marketing. Per quanto riguarda la Darsena – conclude il Presidente degli industriali della nautica – l’accordo è un primo passo per dare certezza e consolidare l’utilizzo di questa strategica infrastruttura che valorizza e caratterizza la nostra manifestazione nel mondo.”

Ha dichiarato Paolo Lombardi, Presidente di Fiera di Genova, “l’accordo con UCINA conferma gli intenti comuni con cui si è lavorato in questi anni, portando il Salone Nautico a livelli di eccellenza. L’accordo sulle tariffe contribuirà a far cogliere agli espositori del 49° Salone Nautico Internazionale tutte le opportunità positive che il mercato saprà esprimere nei prossimi mesi. L’intesa sulla Darsena impegna Istituzioni, Fiera e UCINA a sviluppare verso un assetto di altissimo prestigio una infrastruttura, finanziata da fondi pubblici e da Fiera di Genova quale risorsa strategica per il Salone e per il Territorio.”

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Crisi? L'interporto di Bologna regge bene

Alessandro Ricci, presidente dell'Interporto Bologna e dell'Unione degli interporti riuniti (foto N&T)

Alessandro Ricci, presidente dell'Interporto Bologna e dell'Unione degli interporti riuniti (foto N&T)

Positivi i dati resi notti oggi dall’Interporto di Bologna, per quanto riguarda il bilancio consolidato del 2008. Il saldo al 31 dicembre scorso ha fatto registrare 304.867 euro di utile netto e 38.771.296 euro di fatturato, che ha consentito di chiudere con un “+” l’ultimo esercizio. «Risultati più che apprezzabili che confermano la solidità dei conti economici di Interporto Bologna Spa – si apprende da una nota – nonostante la crisi che negli ultimi mesi ha duramente colpito il settore dei servizi e dei trasporti in particolare». 

Unanime soddisfazione è stata espressa dai soci del gruppo,  che ha dimostrato di essere in grado di raccogliere e rispondere alla sfida di un mercato adesso più che mai così selettivo. «Una leggera flessione registra, invece, il trasporto merci, che con 4.575.000 di tonnellate, si attesta a un -5% rispetto all’anno precedente. Complice in tal senso non solo il forte rallentamento dell’economia internazionale, ma anche gli aumenti tariffari di Trenitalia Cargo». Nel corso del 2008 l’interporto felsineo ha siglato accordi di collaborazione con «Alpe Adria SpA per lo sviluppo di relazioni intermodali sulla tratta Bologna-Trieste e con l’Autorità portuale di Livorno mentre è stato ufficialmente inaugurato il collegamento Bologna-Cervignano».

«L’Interporto di Bologna – ha precisato il presidente Alessandro Ricci (numero uno anche degli Interporti riuniti, ndr) ha cercato di trasformare la crisi in opportunità attraverso l’ottimizzazione delle performance operative e un’intensificazione delle attività commerciali». Nel corso del 2009 ha confermato «l’avvio di una serie di nuove attività quali lo sviluppo di nuove relazioni di traffico, la creazione di un network fra piattaforme logistiche regionali, nuove realizzazioni immobiliari».

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Cremaschi: l'accordo su Fincantieri non ha il consenso dei lavoratori

Giorgio Cremaschi, segretario generale della Fiom

Giorgio Cremaschi, segretario generale della Fiom

«L’accordo separato sul contratto integrativo di Fincantieri è, in sostanza, privo di qualsiasi legittimazione e consenso». Ad esprimersi in questi termini è Giorgio Cremaschi, segretario generale della Fiom Cgil, dopo la bocciatura del testo nelle assemblee di Fim e Uilm. Le riunioni indette insieme dalla Fim e dalla Uilm per illustrare i contenuti dell’accordo separato del 1° aprile che si sono svolte in diversi cantieri del gruppo, a Riva Trigoso, a Sestri Ponente, al Muggiano, a Monfalcone, riferisce la Fiom, «hanno registrato una sonora bocciatura dell’intesa che veniva presentata».

«Alle assemblee retribuite c’è stata un’altissima partecipazione. Invece, nelle quelle  convocate da Fim e Uilm con sciopero, come a Sestri Ponente, la presenza è stata scarsissima, a differenza di quelle svolte pochi giorni prima dalla Fiom. In tutti i cantieri dove si sono presentate – fa sapere il sindacato della Cgil – la Fim e la Uilm hanno subito dure critiche e contestazioni da parte dei lavoratori sia sul merito dell’accordo, sia sul fatto che queste organizzazioni hanno impedito il referendum e finora non hanno neanche riconosciuto il pronunciamento della maggioranza assoluta delle Rsu del gruppo. Il punto più contestato dell’accordo separato – ricorda la Fiom – è quello del salario. I lavoratori chiedono che venga spiegato che cosa debbono fare per poter raggiungere i 1.500 euro del premio di efficienza. Ma a questa domanda per Fim e Uilm è impossibile rispondere dato che neanche la Fincantieri al tavolo della trattativa ha saputo dare una risposta».

Molto contestato anche il tentativo di Fim e Uilm di far passare il pagamento degli arretrati della vecchia produttività come se fosse una “una tantum” di cui per la prima volta nella storia del gruppo non c’è alcuna traccia. «A questo punto – ha ribadito Cremaschi – sarebbe necessario che Fim e Uilm prendessero atto della realtà. Il loro accordo non passa nemmeno nelle loro assemblee. Il dissenso dei lavoratori è totale. Chiediamo a Fim e Uilm una scelta di consapevole coraggio: ritirate la firma e tornate con noi a chiedere la riapertura del tavolo».

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Costa Crociere, l'Eldorado è in Cina

Sono circa 1,2 milioni i croceristi che hanno scelto Costa nel 2008

Sono circa 1,2 milioni i croceristi che hanno scelto Costa nel 2008

Aprile e Cina sono un binomio che porta bene in casa Costa Crociere. Dall’inizio del mese, per sostenere la crescente domanda locale, la compagnia di navigazione genovese, leader in Europa nel settore cruise, ha posizionato in Cina e in Asia una seconda nave, la Classica (53mila tonnellate di stazza e 1.680 ospiti totali), che si è affiancata alla Allegra (28.400 tonnellate di stazza e 1.000 ospiti totali). Per il prossimo anno Costa Crociere prevede di aumentare ulteriormente la sua offerta nel continente asiatico. A partire dal mese di marzo Costa Allegra sarà sostituita da una nave ancora più grande, la Romantica, in affiancamento alla Classica.  

Sempre ad aprile il brand, che fa parte del colosso a stelle e strisce Carnival plc., ha ricevuto 2 importanti riconoscimenti: il premio “The Most Popular Cruise Line” assegnato nell’ambito del “World Travel Fair” 2009, e il “Golden List Award” del concorso “The Preferred Cruise Line”, organizzato dalla rivista National Geographic Traveler. premi che testimoniano l’ulteriore crescita del successo imprenditoriale di Costa Crociere, prima e unica compagnia internazionale ad aprire il mercato delle crociere nel paese della Grande Muraglia nel luglio del 2006 con la nave Allegra, vendendo il suo prodotto “made in Italy” ai cinesi. La società di navigazione genovese si è distinta nel corso dell’edizione 2009 del “World Travel Fair”, la principale fiera del turismo della Cina Orientale, che si è svolta la settimana scorsa a Shanghai, aggiudicandosi per il secondo anno consecutivo il premio di “compagnia crocieristica più popolare”.

«I due riconoscimenti che abbiamo ricevuto sono un apprezzamento per il nostro costante impegno per lo sviluppo del mercato crocieristico in Cina – ha dichiarato Massimo Brancaleoni, vice presidente di Costa Crociere Pacific Asia Operations -. In quanto unica compagnia internazionale ad operare per tutto l’anno in Asia, cerchiamo sempre di proporre itinerari che siano in grado di soddisfare le richieste del mercato locale, e  a oggi oltre 60mila cinesi sono stati ospiti a bordo delle nostre navi. Il 2009 sarà un anno di svolta per lo sviluppo delle crociere in Cina. Da parte nostra rimaniamo ottimisti a riguardo della nostra crescita, potendo contare sul sostegno dei nostri clienti, dei nostri partner e delle autorità locali».


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Rizzo: sì alle KG per finanziare l'armamento in crisi

 

Il presidente dei Giovani armatori Giuseppe Mauro Rizzo

Il presidente dei Giovani armatori Giuseppe Mauro Rizzo

Una nutrita delegazione del gruppo Giovani di Confitarma guidata dal presidente, Giuseppe Mauro Rizzo, dai vice Franco Napp e Gabriele Rosati d’Amico e dai consiglieri Valeria Novella e Francesca Romana Barbaro ha partecipato a una breve missione ad Amburgo e Brema all’inizio di aprile. «Scopo della visita – si legge in una nota diffusa oggi –  è stato quello di conoscere meglio il sistema bancario tedesco, specializzato nello shipping e, in particolare di comprendere meglio il funzionamento dell’istituto delle KG, ampiamente usato in Germania quale fonte di finanziamento navale, da un lato, e di investimento agevolato per i risparmiatori, dall’altro. L’iniziativa è stata dettata dall’esigenza di avere un quadro chiaro dei futuri trend legati al settore del finanziamento navale partendo da un paese che da sempre detta le tendenze mondiali in materia di finanza armatoriale».

Nel corso della missione, la delegazione ha incontrato la HSH Nordbank, la KG House HCI Capital, l’Associazione degli armatori tedeschi e la società armatoriale Chemikalien Seetransport, ad Amburgo, e la Deutsche Schiffsbank a Brema. Nonostante il momento di calma operativa delle principali istituzioni finanziarie tra cui le due principali realtà nel finanziamento navale, HSH Nordbank e Deutsche Schiffsbank incontrate dalla delegazione, l’organizzazione delle strutture bancarie è apparsa estremamente efficiente e preparata ad affrontare l’attuale crisi del sistema finanziario globale anche attraverso un processo di consolidamento dei portafogli.
Il dato estremamente utile emerso dagli incontri è che esiste una ferma volontà da parte delle banche a sostenere e rafforzare il programma di investimenti sani messo in atto dall’esistente clientela.

Per entrambe non è possibile prevedere quando si potrà tornare a finanziare nuove iniziative nel settore con l’assiduità di prima ma è altresì ferma intenzione delle stesse banche di sostenere e mantenere gli impegni presi ad oggi. «La Germania rappresenta un barometro della finanza armatoriale mondiale – ha precisato Rizzo – e il singolare modello sinergico tedesco tra cluster marittimo e istituzioni finanziarie a sostegno dello shipping quali le KG possono senz’altro rappresentare il punto di forza del sistema tedesco per una futura ripresa del settore. Sono questi i modelli che dovremo noi tutti valutare di più in futuro».

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