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La Spezia, scoperta evasione di diritti doganali da quasi 210mila euro

I funzionari delle Dogane di La Spezia

L'operazione dei funzionari delle Dogane di La Spezia è stata portata a termine in collaborazione con i colleghi dell'Olaf e delle Dogane tailandesi

Evasione di diritti doganali per circa 209mila euro sull’importazione di carrelli stivatori (hand pallet truck – HPT) scoperta dai funzionari dell’Agenzia delle Dogane di La Spezia, durante le operazioni di controllo successive alle dichiarazioni di importazione. Dall’esame delle transazioni commerciali effettuate da un operatore lombardo è infatti emerso che le importazioni dei carrelli erano effettuate dalla Cina fino a quando, nel 2005, è stato introdotto un fortissimo dazio addizionale antidumping. Da quel momento poi, secondo quanto accertato, l’importazione di questi prodotti è proseguita dalla Thailandia.

Ciò ha insospettito i funzionari doganali che insieme con i funzionari dell’OLAF – (Ufficio europeo per la lotta antifrode) hanno potuto accertare, con una missione internazionale in Thailandia, che l’attività della ditta thailandese era limitata all’assemblaggio dei carrelli stivatori provenienti dalla Cina, lavorazione non sufficiente a conferire l’origine thailandese. Con la cooperazione dei servizi doganali thailandesi (l’Export Promotion Bureau – E.P.B.), è stata accertata anche la falsità materiale dei certificati attestanti l’origine thailandese della merce importata. L’importatore italiano è stato denunciato alla locale autorità giudiziaria per contrabbando aggravato.

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1 commento

È la vittoria del diritto !
Berlusconi si deve DIMETTERE !

Silvio Berlusconi

Silvio Berlusconi

Non passa lo «scudo giudiziario» per sospendere i processi alle quattro più alte cariche dello Stato. Dopo due giorni di camera di consiglio, i giudici della Consulta hanno deciso di giudicare non costituzionale la legge voluta dal Pdl di Berlusconi. Ancora incerti gli scenari politici. L’avvocato dello Stato, Glauco Nori nella sua memoria difensiva ventilava il rischio di dimissioni del premier in caso di bocciatura del Lodo.

La Consulta – secondo quanto appreso dall’Ansa – ha bocciato il ‘lodo Alfano’ per violazione dell’art.138 della Costituzione, vale a dire l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale (e non ordinaria come quella usata dal lodo per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato). Il lodo è stato bocciato anche per violazione dell’art.3 (principio di uguaglianza). L’effetto della decisione della Consulta sarà la riapertura di due processi a carico del premier Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset. Otto giudici avrebbero votato per la bocciatura, sei i contrari.

18.43 – Via del Plebiscito, dove c’è la residenza romana del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi Via dell’Umiltà, dove c’è la sede di Forza Italia sono blindate. Alcune strade nei pressi della sede del palazzo della Consulta chiuse al traffico delle auto e transennate. Nelle zone off limits alla circolazione si può passare solo a piedi. Ingente lo schieramento delle forze dell’ordine in particolare davanti alla Consulta.

18.42 – «La Consulta ha bocciato non solo il Lodo ma una maggioranza che da 15 anni con arroganza e spregio delle istituzioni obbliga il Parlamento ad approvare leggi palesemente incostituzionali al solo scopo di garantire un’indebita impunità a Silvio Berlusconi», afferma il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi. «Per questo – aggiunge – il governo ora ha il dovere morale di dimettersi e il presidente del consiglio di fare quello che qualsiasi altro italiano nelle sua condizioni dovrebbe fare: l’imputato. L’Italia dei Valori chiede che si vada subito ad elezioni»

18.40 – «Ravviso in questa sentenza un aspetto che non mi convince. Oggi si è sollevato il problema della violazione dell’art.138. La Corte si era già espressa sul lodo Schifani, omettendo questa violazione. Se fossimo stati a conoscenza di questo, il Parlamento avrebbe lavorato meglio. Forse ci si è voluti tenere una carta di riserva per andare a colpire questo lodo». Lo ha detto Enrico Costa, deputato Pdl e relatore del lodo Alfano alla Camera. «Ora dobbiamo individuare meglio le motivazioni che hanno portato a questa sentenza – ha concluso Costa – sul piano politico ci riserviamo di riflettere su cosa accadrà».

18.38 – «La sentenza che la Corte Costituzionale ha appena pronunciato susciterà certo molte discussioni e polemiche. Ma c’è un punto politico che va subito ribadito con assoluta nettezza: per le questioni politiche ed elettorali, per decidere chi debba governare e chi debba stare all’opposizione, l’unico giudice è l’elettorato, il popolo sovrano»: così Daniele Capezzone portavoce del Pdl. «E il popolo sovrano, alle elezioni politiche – sottolinea – ha largamente scelto Silvio Berlusconi, che ha il diritto-dovere
di governare per tutta la legislatura. Peraltro, tutte le scadenze elettorali successive alle politiche (regionali, europee, amministrative) hanno largamente confermato una enorme fiducia degli elettori verso il Governo e il Premier. L’opposizione si rassegni, dunque; si prepari ad un lavoro di lunga lena, e – conclude – non speri di poter sovvertire il responso elettorale deciso dagli italiani».

18.35 – «Giustizia è fatta, la Corte costituzionale si conferma isola della ragione e riporta l’eguaglianza tra tutti i cittadini. Come avevamo sostenuto, fin dall’inizio, il Lodo Alfano è una legge iniqua ed illegittima che è stata finalmente cancellata con una decisione tecnica ineccepibile», afferma Lanfranco Tenaglia responsabile giustizia del Pd. «Ora – aggiunge – non si tenti di ribaltare o eludere questa decisione attraverso l’ennesima legge ad personam. Il presidente del consiglio si sottoponga al giudizio della magistratura come tutti i cittadini e non accampi scuse per continuare a governare visto che ha un’ampia maggioranza in entrambi i rami del parlamento».

18.35 – Il coordinamento di Sinistra e Libertà, appresa la notizia della bocciatura del Lodo Alfano, ha deciso un sit-in davanti Palazzo Chigi. Il sit-in,a cui partecipano i leader di Sl, informa una nota, è cominciato alle 18.30.

18.33 – «La Corte Costituzionale ha riconosciuto la palese incostituzionalità del cosiddetto ‘Lodo Alfano’: viene così eliminato dal mondo giuridico il maldestro tentativo di violare, con legge ordinaria, il sistema costituzionale ed il fondamentale principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge», afferma Leoluca Orlando, portavoce nazionale di IDV, per il quale è stata così
cancellata una legge «vergognosa». «L’Idv ha raccolto un milione di firme per eliminare una legge che oltre che incostituzionale è esempio di barbarie ed inciviltà etica e istituzionale. La sentenza della Corte Costituzionale – prosegue – rende inutile il referendum ma dimostra come fosse fondata l’indignazione dei cittadini, e come le perplessità espresse sulla firma da parte del Capo dello Stato avessero oltre che un fondamento etico, anche un fondamento giuridico e costituzionale»

18.33 – «Credo che non tocchi a loro dire questo». Così Pier Luigi Bersani risponde, dopo la decisione della Consulta sul lodo Alfano, a chi nel Pdl ipotizza un ritorno alle urne.

18.33 – Da Palazzo della Consulta è stato diffuso il seguente comunicato: «La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma.

18.32 – Sono due i dibattimenti in cui è imputato a Milano Silvio Berlusconi e che devono ricominciare dopo la decisione della Consulta di dichiarare illegittimo il Lodo Alfano. Un terzo procedimento, quello cosiddetto Mediatrade è ancora in fase di indagini preliminari e il pm Fabio De Pasquale starebbe lavorando per redigere l’avviso di chiusura delle indagini che, di norma, prelude alla richeista di rinvio a giudizio. In fase di dibattimento si trovano il processo sulle presunte irregolarità nella compravendita di diritti televisivi da parte di Mediaset che vedono imputati il premier e parte del management Fininvest e quello in cui Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari con l’avvocato inglese David Mills. In quest’ultimo processo la posizione del premier era
stata stralciata e il dibattimento a suo carico sospeso per via del Lodo Alfano, ma i giudici della decima sezione del tribunale di Milano l’hanno proseguito per Mills che è stato condannato a quattro anni e sei mesi. Proprio venerdì, 9 ottobre, comincerà per l’avvocato inglese il processo d’appello in cui Berlusconi è stato chiesto come teste dalla difesa. Diversa la scelta dei giudici della Prima sezione del Tribunale che avevano il processo per tutti nella vicenda della compravendita dei diritti. In questo dibattimento, il premier e gli altri imputati sono accusati di una serie di reati societari per aver, nella ricostruzione dell’accusa, creato fondi neri ‘gonfiandò i costi dei diritti. I giudici avevano accolto una contestazione suppletiva del pm de Pasquale relativa a una frode fiscale riferita agli anni 2000-2003 che ha portato allo slittamento in avanti della prescrizione di quattro anni, cioè
al marzo del 2012. Nel processo Mills, Berlusconi è invece accusato di aver dato al legale inglese 600mila dollari perchè facesse
dichiarazioni reticenti in due vecchi processi milanesi: All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza. Il lodo Alfano, infine, avrà un riflesso anche a Roma, dove il gip dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione di un procedimento nei riguardi del premier: Berlusconi è indagato per istigazione alla corruzione per un presunto tentativo di avvicinamento, a ridosso dell’approvazione della Legge Finanziaria del governo Prodi, di alcuni parlamentari della maggioranza per convincerli a passare con l’ opposizione con l’ obiettivo di far cadere il governo. Il gip aveva inviato gli atti alla Corte costituzionale, ritenendo che il lodo
Alfano, per la sua formulazione, si applicasse anche alla fase del «procedimento» e non solo a quella del «processo» e
pertanto violasse più principi costituzionali.

18.32 – «La sentenza della Corte costituzionale – afferma Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà e presidente della Regione Puglia – è un duro colpo per l’arroganza di chi esigeva l’impunità e voleva porsi al di sopra delle leggi. Ora è essenziale che tutti manifestino il massimo rispetto per le istituzioni e per le scelte di chi ha il compito di vigilare sulla fedeltà a principi sanciti dalla
nostra Costituzione». Secondo Vendola, «il presidente del Consiglio deve ora, senza denunciare inesistenti complotti, sottoporsi responsabilmente al giudizio imparziale della magistratura».

18.32 – «Mi pare che la decisione metta un punto fermo e dica che senza una legge costituzionale Berlusconi e le alte cariche sono cittadini come tutti gli altri e sono tenuti a sottoporsi a giudizio. Berlusconi continui a fare il suo mestiere sapendo che deve andare a sentenza». Pier Luigi Bersani commenta così la decisione della Corte Costituzionale sul lodo Alfano.

18.31 – Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario e Carlo Rossella, presidente di Medusa, sono giunti a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier Silvio Berlusconi. Al momento a via del Plebiscito, è rimasto il Cavaliere. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, infatti è uscito una ventina di minuti fa.

18.29 – «Sarà interessante leggere come gli ermellini motivano che è illegittimo un istituto che dà a quattro alte cariche le garanzie che i costituenti diedero a tutti i parlamentari con l’immunità. In altre parole, il lodo recuperava in minima parte l’istituto dell’immunità voluto dai costituenti». Così il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi, sulla sentenza della Consulta sul lodo Alfano.

18.27 – «La più alta corte italiana delibera che la legge che garantisce l’immunità al premier Berlusconi è incostituzionale»: con questa Breaking News la Bbc ha immediatamente ripreso il flash dell’Ansa. Anche Sky News britannica ha dato la notizia come flash.

18.24 – «Plaudo alla decisione della Corte costituzionale che ha bocciato totalmente e senza possibilità d’appello il Lodo Alfano, in quanto vìola il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge». Lo afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc. «Alla Corte – aggiunge – va il plauso di tutti i sinceri democratici del nostro Paese che hanno bocciato senz’appello una legge vergognosa e illegittima che voleva cercare di salvare la faccia e le fortune, costruite sul malaffare, del nostro premier e di tutti gli altri potenti che pensano di poter essere e comportarsi impunemente da corruttori e mafiosi come fa Berlusconi». «A Bossi, che minaccia il ricorso al popolo – prosegue Ferrero – ci limitiamo a dire di lasciar perdere e di non svegliare il cane che dorme. Troppi partigiani, uomini e donne, sono morti per costruire una Repubblica libera e democratica come quella italiana, che si basa e si regge sulla sua Costituzione, per potersi fare spaventare – loro e i loro discedenti, cioè tutti noi – da quattro ciarlatani alla cui testa si vogliono mettere eversori e corruttori»

18.23 – «Esprimo la massima solidarietà, la massima vicinanza e il mio grandissimo affetto al presidente Silvio Berlusconi dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano». Così il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni ha commentato la sentenza della Corte Costituzionale che ha decretato l’incostituzionalità del Lodo Alfano.

18.23 – Nessun commento dal presidente di Fiat e promotore di Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo, sulla sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, il cui responso è giunto proprio al termine della presentazione della neonata associazione. Interpellato dai giornalisti, Montezemolo si è interessato «ma solo come cittadino» alle motivazioni della sentenza, sottolineando tuttavia di non voler fare alcun commento ufficiale: «non commento le sentenze» ha detto.

18.22 – «Si rispetti il pronunciamento della Corte Costituzionale. Questo non vuol dire dimissioni nè elezioni», afferma il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione. «Ognuno è libero di condividere o meno i pronunciamenti della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ma tutti – sottolinea – sono tenuti a rispettarli. Questo non vuol dire che Berlusconi debba dimettersi: chi ha la maggioranza ha il diritto-dovere di governare. Per lo stesso motivo nessuno pensi di convocare elezioni anticipate contro la Corte Costituzionale. Non lo diciamo certo perchè l’UDC abbia paura delle urne, da cui uscirebbe sempre più rafforzato, ma – conclude – lo diciamo per responsabilità istituzionale e per il bene del Paese».

18.19 – «La Corte Costituzionale che contraddice sè stessa è un problema di democrazia»: così Jole Santelli (Pdl), vicepresidente della commissione Affari Costituzionali, commenta la decisione della Consulta che ha bocciato il Lodo Alfano. «Nel 2004, nella sentenza sul lodo Schifani – aggiunge – la Corte Costituzionale sancì che si trattava di sospensione, paragonandola al regime delle altre sospensioni previste dal codice di procedura penale e specificando che, a differenza delle altre, endoprocessuali, si trattava di una sospensione del processo ‘extraprocessualè, e, in quanto sospensione, soggetta alla legge ordinaria». «Dunque, se oggi è questa la decisione della Consulta – spiega Santelli – dal 2004 al 2009 la Corte si è contraddetta». «Questa decisione – conclude – pone un problema sì, politico, ma anche, di certezza del diritto e quindi di democrazia, in questo Paese».

18.18 – «Il presidente Berlusconi farà bene a prendere le valige e a cambiare aria». È la reazione del senatore Felice Belisario, capogruppo dell’IdV, alla notizia della bocciatura del Lodo Alfano. «Per l’Italia dei Valori è un buon giorno oggi. È la vittoria del diritto, dell’Italia dei Valori e di un milione di cittadini – aggiunge – che hanno firmato per mandare gambe all’aria questa porcheria».

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Silvio Berlusconi

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Non passa lo «scudo giudiziario» per sospendere i processi alle quattro più alte cariche dello Stato. Dopo due giorni di camera di consiglio, i giudici della Consulta hanno deciso di giudicare non costituzionale la legge voluta dal Pdl di Berlusconi. Ancora incerti gli scenari politici. L’avvocato dello Stato, Glauco Nori nella sua memoria difensiva ventilava il rischio di dimissioni del premier in caso di bocciatura del Lodo.

La Consulta – secondo quanto appreso dall’Ansa – ha bocciato il ‘lodo Alfano’ per violazione dell’art.138 della Costituzione, vale a dire l’obbligo di far ricorso a una legge costituzionale (e non ordinaria come quella usata dal lodo per sospendere i processi nei confronti delle quattro più alte cariche dello Stato). Il lodo è stato bocciato anche per violazione dell’art.3 (principio di uguaglianza). L’effetto della decisione della Consulta sarà la riapertura di due processi a carico del premier Berlusconi: per corruzione in atti giudiziari dell’avvocato David Mills e per reati societari nella compravendita di diritti tv Mediaset. Otto giudici avrebbero votato per la bocciatura, sei i contrari.

18.43 – Via del Plebiscito, dove c’è la residenza romana del Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi Via dell’Umiltà, dove c’è la sede di Forza Italia sono blindate. Alcune strade nei pressi della sede del palazzo della Consulta chiuse al traffico delle auto e transennate. Nelle zone off limits alla circolazione si può passare solo a piedi. Ingente lo schieramento delle forze dell’ordine in particolare davanti alla Consulta.

18.42 – «La Consulta ha bocciato non solo il Lodo ma una maggioranza che da 15 anni con arroganza e spregio delle istituzioni obbliga il Parlamento ad approvare leggi palesemente incostituzionali al solo scopo di garantire un’indebita impunità a Silvio Berlusconi», afferma il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi. «Per questo – aggiunge – il governo ora ha il dovere morale di dimettersi e il presidente del consiglio di fare quello che qualsiasi altro italiano nelle sua condizioni dovrebbe fare: l’imputato. L’Italia dei Valori chiede che si vada subito ad elezioni»

18.40 – «Ravviso in questa sentenza un aspetto che non mi convince. Oggi si è sollevato il problema della violazione dell’art.138. La Corte si era già espressa sul lodo Schifani, omettendo questa violazione. Se fossimo stati a conoscenza di questo, il Parlamento avrebbe lavorato meglio. Forse ci si è voluti tenere una carta di riserva per andare a colpire questo lodo». Lo ha detto Enrico Costa, deputato Pdl e relatore del lodo Alfano alla Camera. «Ora dobbiamo individuare meglio le motivazioni che hanno portato a questa sentenza – ha concluso Costa – sul piano politico ci riserviamo di riflettere su cosa accadrà».

18.38 – «La sentenza che la Corte Costituzionale ha appena pronunciato susciterà certo molte discussioni e polemiche. Ma c’è un punto politico che va subito ribadito con assoluta nettezza: per le questioni politiche ed elettorali, per decidere chi debba governare e chi debba stare all’opposizione, l’unico giudice è l’elettorato, il popolo sovrano»: così Daniele Capezzone portavoce del Pdl. «E il popolo sovrano, alle elezioni politiche – sottolinea – ha largamente scelto Silvio Berlusconi, che ha il diritto-dovere
di governare per tutta la legislatura. Peraltro, tutte le scadenze elettorali successive alle politiche (regionali, europee, amministrative) hanno largamente confermato una enorme fiducia degli elettori verso il Governo e il Premier. L’opposizione si rassegni, dunque; si prepari ad un lavoro di lunga lena, e – conclude – non speri di poter sovvertire il responso elettorale deciso dagli italiani».

18.35 – «Giustizia è fatta, la Corte costituzionale si conferma isola della ragione e riporta l’eguaglianza tra tutti i cittadini. Come avevamo sostenuto, fin dall’inizio, il Lodo Alfano è una legge iniqua ed illegittima che è stata finalmente cancellata con una decisione tecnica ineccepibile», afferma Lanfranco Tenaglia responsabile giustizia del Pd. «Ora – aggiunge – non si tenti di ribaltare o eludere questa decisione attraverso l’ennesima legge ad personam. Il presidente del consiglio si sottoponga al giudizio della magistratura come tutti i cittadini e non accampi scuse per continuare a governare visto che ha un’ampia maggioranza in entrambi i rami del parlamento».

18.35 – Il coordinamento di Sinistra e Libertà, appresa la notizia della bocciatura del Lodo Alfano, ha deciso un sit-in davanti Palazzo Chigi. Il sit-in,a cui partecipano i leader di Sl, informa una nota, è cominciato alle 18.30.

18.33 – «La Corte Costituzionale ha riconosciuto la palese incostituzionalità del cosiddetto ‘Lodo Alfano’: viene così eliminato dal mondo giuridico il maldestro tentativo di violare, con legge ordinaria, il sistema costituzionale ed il fondamentale principio di uguaglianza di tutti i cittadini davanti alla legge», afferma Leoluca Orlando, portavoce nazionale di IDV, per il quale è stata così
cancellata una legge «vergognosa». «L’Idv ha raccolto un milione di firme per eliminare una legge che oltre che incostituzionale è esempio di barbarie ed inciviltà etica e istituzionale. La sentenza della Corte Costituzionale – prosegue – rende inutile il referendum ma dimostra come fosse fondata l’indignazione dei cittadini, e come le perplessità espresse sulla firma da parte del Capo dello Stato avessero oltre che un fondamento etico, anche un fondamento giuridico e costituzionale»

18.33 – «Credo che non tocchi a loro dire questo». Così Pier Luigi Bersani risponde, dopo la decisione della Consulta sul lodo Alfano, a chi nel Pdl ipotizza un ritorno alle urne.

18.33 – Da Palazzo della Consulta è stato diffuso il seguente comunicato: «La Corte costituzionale, giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze n. 397/08 e n. 398/08 del Tribunale di Milano e n. 9/09 del GIP del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 1 della legge 23 luglio 2008, n. 124 per violazione degli articoli 3 e 138 della Costituzione. Ha altresì dichiarato inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal GIP del Tribunale di Roma.

18.32 – Sono due i dibattimenti in cui è imputato a Milano Silvio Berlusconi e che devono ricominciare dopo la decisione della Consulta di dichiarare illegittimo il Lodo Alfano. Un terzo procedimento, quello cosiddetto Mediatrade è ancora in fase di indagini preliminari e il pm Fabio De Pasquale starebbe lavorando per redigere l’avviso di chiusura delle indagini che, di norma, prelude alla richeista di rinvio a giudizio. In fase di dibattimento si trovano il processo sulle presunte irregolarità nella compravendita di diritti televisivi da parte di Mediaset che vedono imputati il premier e parte del management Fininvest e quello in cui Berlusconi è imputato per corruzione in atti giudiziari con l’avvocato inglese David Mills. In quest’ultimo processo la posizione del premier era
stata stralciata e il dibattimento a suo carico sospeso per via del Lodo Alfano, ma i giudici della decima sezione del tribunale di Milano l’hanno proseguito per Mills che è stato condannato a quattro anni e sei mesi. Proprio venerdì, 9 ottobre, comincerà per l’avvocato inglese il processo d’appello in cui Berlusconi è stato chiesto come teste dalla difesa. Diversa la scelta dei giudici della Prima sezione del Tribunale che avevano il processo per tutti nella vicenda della compravendita dei diritti. In questo dibattimento, il premier e gli altri imputati sono accusati di una serie di reati societari per aver, nella ricostruzione dell’accusa, creato fondi neri ‘gonfiandò i costi dei diritti. I giudici avevano accolto una contestazione suppletiva del pm de Pasquale relativa a una frode fiscale riferita agli anni 2000-2003 che ha portato allo slittamento in avanti della prescrizione di quattro anni, cioè
al marzo del 2012. Nel processo Mills, Berlusconi è invece accusato di aver dato al legale inglese 600mila dollari perchè facesse
dichiarazioni reticenti in due vecchi processi milanesi: All Iberian e quello sulla corruzione nella Guardia di Finanza. Il lodo Alfano, infine, avrà un riflesso anche a Roma, dove il gip dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione di un procedimento nei riguardi del premier: Berlusconi è indagato per istigazione alla corruzione per un presunto tentativo di avvicinamento, a ridosso dell’approvazione della Legge Finanziaria del governo Prodi, di alcuni parlamentari della maggioranza per convincerli a passare con l’ opposizione con l’ obiettivo di far cadere il governo. Il gip aveva inviato gli atti alla Corte costituzionale, ritenendo che il lodo
Alfano, per la sua formulazione, si applicasse anche alla fase del «procedimento» e non solo a quella del «processo» e
pertanto violasse più principi costituzionali.

18.32 – «La sentenza della Corte costituzionale – afferma Nichi Vendola, leader di Sinistra e Libertà e presidente della Regione Puglia – è un duro colpo per l’arroganza di chi esigeva l’impunità e voleva porsi al di sopra delle leggi. Ora è essenziale che tutti manifestino il massimo rispetto per le istituzioni e per le scelte di chi ha il compito di vigilare sulla fedeltà a principi sanciti dalla
nostra Costituzione». Secondo Vendola, «il presidente del Consiglio deve ora, senza denunciare inesistenti complotti, sottoporsi responsabilmente al giudizio imparziale della magistratura».

18.32 – «Mi pare che la decisione metta un punto fermo e dica che senza una legge costituzionale Berlusconi e le alte cariche sono cittadini come tutti gli altri e sono tenuti a sottoporsi a giudizio. Berlusconi continui a fare il suo mestiere sapendo che deve andare a sentenza». Pier Luigi Bersani commenta così la decisione della Corte Costituzionale sul lodo Alfano.

18.31 – Maurizio Gasparri, presidente dei senatori del Pdl, Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario e Carlo Rossella, presidente di Medusa, sono giunti a Palazzo Grazioli, residenza romana del premier Silvio Berlusconi. Al momento a via del Plebiscito, è rimasto il Cavaliere. Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Gianni Letta, infatti è uscito una ventina di minuti fa.

18.29 – «Sarà interessante leggere come gli ermellini motivano che è illegittimo un istituto che dà a quattro alte cariche le garanzie che i costituenti diedero a tutti i parlamentari con l’immunità. In altre parole, il lodo recuperava in minima parte l’istituto dell’immunità voluto dai costituenti». Così il ministro per l’Attuazione del Programma di Governo, Gianfranco Rotondi, sulla sentenza della Consulta sul lodo Alfano.

18.27 – «La più alta corte italiana delibera che la legge che garantisce l’immunità al premier Berlusconi è incostituzionale»: con questa Breaking News la Bbc ha immediatamente ripreso il flash dell’Ansa. Anche Sky News britannica ha dato la notizia come flash.

18.24 – «Plaudo alla decisione della Corte costituzionale che ha bocciato totalmente e senza possibilità d’appello il Lodo Alfano, in quanto vìola il principio di uguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge». Lo afferma Paolo Ferrero, segretario del Prc. «Alla Corte – aggiunge – va il plauso di tutti i sinceri democratici del nostro Paese che hanno bocciato senz’appello una legge vergognosa e illegittima che voleva cercare di salvare la faccia e le fortune, costruite sul malaffare, del nostro premier e di tutti gli altri potenti che pensano di poter essere e comportarsi impunemente da corruttori e mafiosi come fa Berlusconi». «A Bossi, che minaccia il ricorso al popolo – prosegue Ferrero – ci limitiamo a dire di lasciar perdere e di non svegliare il cane che dorme. Troppi partigiani, uomini e donne, sono morti per costruire una Repubblica libera e democratica come quella italiana, che si basa e si regge sulla sua Costituzione, per potersi fare spaventare – loro e i loro discedenti, cioè tutti noi – da quattro ciarlatani alla cui testa si vogliono mettere eversori e corruttori»

18.23 – «Esprimo la massima solidarietà, la massima vicinanza e il mio grandissimo affetto al presidente Silvio Berlusconi dopo la sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano». Così il presidente della regione Lombardia Roberto Formigoni ha commentato la sentenza della Corte Costituzionale che ha decretato l’incostituzionalità del Lodo Alfano.

18.23 – Nessun commento dal presidente di Fiat e promotore di Italia Futura, Luca Cordero di Montezemolo, sulla sentenza della Corte Costituzionale sul lodo Alfano, il cui responso è giunto proprio al termine della presentazione della neonata associazione. Interpellato dai giornalisti, Montezemolo si è interessato «ma solo come cittadino» alle motivazioni della sentenza, sottolineando tuttavia di non voler fare alcun commento ufficiale: «non commento le sentenze» ha detto.

18.22 – «Si rispetti il pronunciamento della Corte Costituzionale. Questo non vuol dire dimissioni nè elezioni», afferma il presidente dell’Udc Rocco Buttiglione. «Ognuno è libero di condividere o meno i pronunciamenti della Corte Costituzionale sul Lodo Alfano, ma tutti – sottolinea – sono tenuti a rispettarli. Questo non vuol dire che Berlusconi debba dimettersi: chi ha la maggioranza ha il diritto-dovere di governare. Per lo stesso motivo nessuno pensi di convocare elezioni anticipate contro la Corte Costituzionale. Non lo diciamo certo perchè l’UDC abbia paura delle urne, da cui uscirebbe sempre più rafforzato, ma – conclude – lo diciamo per responsabilità istituzionale e per il bene del Paese».

18.19 – «La Corte Costituzionale che contraddice sè stessa è un problema di democrazia»: così Jole Santelli (Pdl), vicepresidente della commissione Affari Costituzionali, commenta la decisione della Consulta che ha bocciato il Lodo Alfano. «Nel 2004, nella sentenza sul lodo Schifani – aggiunge – la Corte Costituzionale sancì che si trattava di sospensione, paragonandola al regime delle altre sospensioni previste dal codice di procedura penale e specificando che, a differenza delle altre, endoprocessuali, si trattava di una sospensione del processo ‘extraprocessualè, e, in quanto sospensione, soggetta alla legge ordinaria». «Dunque, se oggi è questa la decisione della Consulta – spiega Santelli – dal 2004 al 2009 la Corte si è contraddetta». «Questa decisione – conclude – pone un problema sì, politico, ma anche, di certezza del diritto e quindi di democrazia, in questo Paese».

18.18 – «Il presidente Berlusconi farà bene a prendere le valige e a cambiare aria». È la reazione del senatore Felice Belisario, capogruppo dell’IdV, alla notizia della bocciatura del Lodo Alfano. «Per l’Italia dei Valori è un buon giorno oggi. È la vittoria del diritto, dell’Italia dei Valori e di un milione di cittadini – aggiunge – che hanno firmato per mandare gambe all’aria questa porcheria».

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“Libertà a rischio”, domani in piazza

ROMA – Un sabato per la libertà di stampa in piazza del Popolo a Roma, con la federazione nazionale della stampa. Organizzati 300 pullman, continuano ad arrivare adesioni di tanti cittadini non organizzati, oltre che di numerosi gruppi politici. Previsti, fra gli altri, gli interventi di Roberto Saviano e dell’attore Neri Marcorè. Centinaia di magliette bianche con lo slogan “No all’informazione imbavagliata” saranno distribuite anche in altre dodici città italiane ed europee dove si svolgeranno manifestazioni parallele in tutta Europa: a Londra, davanti alla sede della Bbc; a Parigi dove i sostenitori della protesta si riuniranno davanti alla Mairie del 13° arrondissement, place d’Italie. Manifestazione pure a Bruxelles, davanti al Centre de presse international della Commissione europea. In Germania, la comunità italiana a Monaco di Baviera, con il sostegno di Libertà e Giustizia, raccoglierà firme per l’appello dei tre giuristi alla libertà di stampa, mentre a Berlino, l’incontro è fissato all’Ambasciata italiana: ogni manifestante porterà un cartellone con le 10 domande di Repubblica al presidente del Consiglio. E in Spagna, protesta a Barcellona, in Portal de l’Angel, e a Madrid, davanti alla fontana di Plaza de España. L’iniziativa di protesta promossa dalla Fnsi (Federazione nazionale della stampa), “sarà serissima, altro che farsa”, come promette il suo presidente Roberto Natale rispondendo all’attacco del presidente del Consiglio. “Chiediamo solo che i cronisti possano continuare a fare il proprio lavoro”. Ma Silvio Berlusconi ripete: “La manifestazione è una vera farsa. La libertà di stampa – spiega dal convegno organizzato dall’ex Dc per l’Autonomia – è molto più ampia in Italia di qualunque altro paese occidentale. Menzogne e attacchi non ci intimideranno”. L’appuntamento è alle 15.30. Interverranno oltre al premio Nobel Dario Fo e allo scrittore Roberto Saviano, il segretario nazionale Fnsi Franco Siddi, il presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida e l’attore Neri Marcorè. E’ annunciato un messaggio di don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana. Previsto anche un omaggio ad Anna Politkovskaja, ammazzata tre anni fa per la sua battaglia di verità sulla Cecenia: l’attrice Jasmine Trinca leggerà alcuni testi della giornalista russa. Ci sarà anche la musica dell’Orchestra di piazza Vittorio e gli artisti Samuele Bersani, Marina Rei, Enrico Capuano, e Teresa De Sio. All’evento, presentato dal giornalista di Rai3 Andrea Vianello, parteciperanno le associazioni Arci e Acli, il Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza, la Cgil, la Fim-Cisl, l’Ordine dei Giornalisti e Libertà e Giustizia. In piazzadel Popolo ci sarà uno stand di Repubblica.it, con otto postazioni computer ed un videobox. I partecipanti alla manifestazione potranno mandare un messaggio al sito del quotidiano o dare una dichiarazione a Repubblica tv. Anche gli utenti da casa potranno intervenire con messaggi, sms ed mms. Sarà possibile inviare il vostro messaggio “Perché sono in piazza” via sms al numero 345-8528585. Le foto della manifestazione invece possono essere inviate all’indirizzo di posta elettronica fotografie@repubblica.it o dal vostro cellulare, con un mms al numero 346-4646463. La diretta televisiva sarà seguita da Repubblica Tv, Youdem e dal sito della Cgil. Sky Tg24 seguirà a partire dalle 16 (canali 100 e 500) e dal Tg4 a partire dalle 16 fino alle 17,30


L'Unità

L'Unità

Tutti in piazza per la libertà d’informazione

Roma, ma anche Londra, Madrid, Parigi, Berlino, Barcellona e Monaco. Sarà la più grande manifestazione per la libertà di informazione nella storia dell’Occidente democratico quella che, dalle 15,30 di oggi, avrà il suo centro in Piazza del Popolo. Altre manifestazioni si svolgeranno contemporaneamente in tutt’Italia. Una protesta, una festa. Sarà aperta dall’Orchestra di piazza Vittorio, la band multietnica nata a Roma e conosciuta ormai in tutto il mondo. In questo modo, l’avvio della manifestazione sarà un modo per sottolineare che quello alla libertà di informazione non è il solo diritto oggi in pericolo nel nostro paese. Sono in discussione i valori fondamentali della nostra Costituzione. A partire dal principio di eguaglianza, colpito dal lodo Alfano (che rende il presidente del Consiglio più uguale di tutti gli altri) e dal cosiddetto «pacchetto sicurezza» (che fa di alcuni uomini, gli immigrati irregolari, dei criminali per status). Alla protesta – promossa dalla Federazione nazionale della stampa italiana – hanno aderito centinaia di organizzazioni territoriali e nazionali tra le quali l’Ordine dei giornalisti, la Cgil, l’Arci, le Acli, la Fim Cisl, la Federazione italiana associazioni partigiane. Ieri è giunta anche l’adesione del presidente della Regione Emilia Romagna Vasco Errani. Tra gli interventi previsti, oltre a quello del presidente della Fnsi Franco Siddi che illustrerà le ragioni dell’iniziativa, quelli di Dario Fo e Roberto Saviano, del presidente emerito della Corte costituzionale Valerio Onida e dell’attore Neri Marcorè. È anche previsto un messaggio di don Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana. Tra gli artisti, oltre all’orchestra di piazza Vittorio saliranno sul palco di Piazza del Popolo Samuele Bersani, Marina Rei, Enrico Capuano e Teresa De Sio. Come è noto il presidente del Consiglio ha definito la protesta di oggi «una farsa» e ha sostenuto che l’Italia è il paese dell’Occidente dove la libertà di stampa è più garantita. Qualche giorno fa, d’altra parte, era arrivato a sostenere di aver portato «la moralità della politica». Di certo Silvio Berlusconi è stato il maggior sponsor – anche se involontario – della protesta odierna. I suoi attacchi sistematici ai quotidiani scomodi (accompagnati dall’invito agli imprenditori a punirli negando le inserzioni pubblicitarie), le intimidazioni individuali a giornalisti colpevoli solo di avergli rivolto domande non gradite e, infine, le richieste di risarcimento danni a l’Unità e a La Repubblica, hanno reso chiaro al mondo, e a una crescente parte del Paese, che la cosiddetta «anomalia italiana» rischia di colpire le basi della democrazia.



il Giornale

il Giornale

Stampa, Berlusconi: “Manifestazione farsa, più liberi che altrove”

Saint Vincent – “Per fortuna oggi possiamo avere l’orgoglio di affermare una verità quando diciamo che in Italia la libertà di stampa è molto più ampia di quanto esista in qualunque paese occidentale”. Intervenendo telefonicamente al convegno organizzato dal ministro per l’Attuazione del Programma Gianfranco Rotondi, il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha fatto sapere che il governo non si farà intimidire “da menzogne o attacchi”. “Noi garantiamo che il nostro popolo ci vuole al governo fino alla fine della legislatura. Siamo del resto decisi ad andare avanti e non ci fermeranno”, ha spiegato Berlusconi sottolineando che, secondo gli ultimi dati in suo possesso, il governo è al 56% dei consensi, mentre lui personalmente ne raccoglie il 68,2%. Il governo andrà avanti Riferendosi all’opposizione, Berlusconi ha aggiunto “voglio garantire a loro che con le calunnie e le menzogne non riusciranno assolutamente a prevalere perchè dalla nostra parte c’è la forza della grande maggioranza degli italiani, gli ultimi sondaggi danno il governo al 56% e il presidente del Consiglio al 68,2%. Dalla nostra parte c’è il nostro Popolo della libertà e noi continueremo a lavorare sodo per difendere e promuovere la cosa più importante che abbiamo, la libertà. Andremo avanti senza farci intimidire da nessuna menzogna perchè il nostro popolo ci vuole al governo fino alla fine della legislatura”. Il presidente del Consiglio ha poi aggiunto “siamo tutti uniti sul programma di governo e questa è l’autentica nuova moralità politica che abbiamo portato: rispettiamo alla lettera gli impegni con gli elettori che devono essere sicuri che se ci impegniamo a realizzare qualcosa lo facciamo”.


Libero News

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Report ha la tutela legale – La Rai farà fronte alle cause

“La tutela legale della Rai per Report? L’abbiamo rispuntata la scorsa settimana. Almeno per questa serie. Si naviga un po’ a vista, capisce?”. Lo ha detto Milena Gabanelli intervenendo a “24 Mattino” su Radio 24 per discutere della manifestazione sulla libertà di stampa prevista domani.
Manifestazione libertà di stampa – Manifestazione alla quale Gabanelli ha aderito: “Tutti i politici di tutti i Paesi – ha detto la Gabanelli – esercitano le loro pressioni sui giornalisti per indirizzare, condizionare, limitare. A vari livelli. Ma dipende dagli interlocutori che trovi. In Italia si trovano interlocutori particolarmente asserviti e questo fatto produce certi risultati. Il problema, più che nella politica, sta in realtà nella qualità dei giornalisti, dei direttori spesso scelti dalla politica. Poi c’è un problema normativo: nel momento in cui chicchessia si sente autorizzato a trascinarti in tribunale anche in assenza del fatto diffamatorio ma solo per intimidire Il giornalista e ti fa cause per centinaia di migliaia di euro, alla fine diventa tutto troppo oneroso. Puoi essere governato da un principe svedese ma se ti trovi cento cause, devi accantonare un sacco di soldi nel fondo rischi per numerosi anni, e rischi di chiudere. L’anomalia più pesante sta lì”.


il Messaggero

il Messaggero

Domani a Roma la manifestazione per la libertà di stampa

ROMA (2 ottobre) – Domani in Piazza del Popolo a partire dalle 15.30 è in programma la manifestazione per la libertà di stampa, oroginariamente indetta per il 19 settembre e poi rinviata dopo l’attentato di Kabul in cui persero la vita sei militari italiani. «Sarà una manifestazione serissima, altro che farsa. E Piazza del Popolo darà una risposta anche al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e alla maniera offensiva con la quale ha giudicato questa iniziativa e ha parlato dei giornalisti in termini di troppi farabutti», ha detto il presidente della Fnsi Roberto Natale. «Libertà di stampa non vuol dire solo avere a disposizione decine di giornali ma anche avere tutte le notizie che meritano di essere pubblicate», ha spiegato Franco Siddi, segretario del sindacato unitario per cui la manifestazione ci «aiuta a riscattare anche all’estero l’immagine dell’Italia».
Oggi Reporter sans Frontieres, anticipando il rapporto che sarà reso noto il 20 ottobre, ha detto che il nostro Paese è sceso nella classifica della libertà di stampa e che Berlusconi potrebbe essere inserito nella «lista dei predatori della libertà di stampa». La manifestazione si aprirà con un concerto dell’Orchestra di Piazza Vittorio ed entrerà nel vivo con gli interventi dei vertici Fnsi, ma anche con quelli di Roberto Saviano e Valerio Onida, presidente emerito della Corte Costituzionale. A partecipare, tra gli altri, anche la Cgil e la Fim-Cisl, i partiti dell’opposizione parlamentare, dal Pd all’Idv, a extraparlamentare, Sinistra e Libertà, Rifondazione Comunista e Comunisti italiani. «Ma abbiamo chiesto a tutti che la manifestazione resti autonoma e quindi di non esporre simboli», ha precisato Natale. È prevista anche la diretta tv di Skytg 24, di Rai News 24, uno speciale di Retequattro e la diretta web di Youdem.tv e del sito della Cgil. Per la musica sono già confermati Samuele Bersani, Marina Rei, Teresa De Sio, Nicky Nicolai, i Tetes de Bois, Enrico Capuano, ma gli organizzatori non escludono ulteriori sorprese.
Manifestazioni parallele si terranno in dodici città italiane ed europee, da Barcellona a Londra, mentre a Parigi la rivista Focus In ha organizzato una ‘ronda’ in place d’Italie per «sensibilizzare la popolazione sui rischi che sta correndo la stampa italiana». “In Europa siamo tutti farabutti”, era invece lo slogan sui cartelli esposti durante un sit-in tenutosi oggi a Bruxelles.
La maggioranza prende le distanze dalla manifestazione. «È una sorta di buffonata. Qualcuno per caso è intervenuto in toni censori contro Santoro che ha fatto una trasmissione tutta costruita attraverso il buco della serratura o il gossip?», ha detto il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Paolo Bonaiuti, che ha sottolineato come «tutti i talk show politici sono orientati a favore della sinistra». In piazza ci saranno anche rappresentanti del mondo cattolico. «Vogliamo testimoniare la nostra preoccupazione dinanzi al clima pesante di condizionamento e di intimidazione cui abbiamo assistito in questi mesi e ancora negli ultimi giorni», ha spiegato il presidente delle Acli, Andrea Olivero.

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Stagione estiva, Bari presenta i dati

Una veduta dall'alto del porto di Bari

Una veduta dall'alto del porto di Bari

Conferenza stampa congiunta dell’Autorità portuale e dell’ufficio delle Dogane stamane a Bari per illustrare i risultati conseguiti nella stagione estiva dai vari soggetti che operano nel porto del capoluogo pugliese. I dati saranno presentati ai media da Francesco Mariani, presidente dell’Ap del Levante, dall’ammiraglio Salvatore Giuffrè comandante della Direzione marittima e Giulio Planera, direttore delle Dogane di Bari.

Sono previsti, inoltre, gli interventi del vice questore Antonella Preziusi, responsabile dell’ufficio di frontiera del porto di Bari e il capitano Stefano Colapietro,comandante del Primo nucleo operativo della Guardia di Finanza del porto.

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Dogane, due container cinesi sequestrati a Gioia Tauro

Alcuni esemplari della merce sequestrata ieri dai funzionari delle Dogane di Gioia Tauro

Alcuni esemplari della merce sequestrata ieri dai funzionari delle Dogane di Gioia Tauro

Continua la lotta alla contraffazione dell’ufficio delle Dogane di Gioia Tauro. In due distinte operazioni, ieri, i funzionari doganali e i militare della Guardia di Finanza hanno messo i sigilli a due container contenenti merce contraffatta e con falsa indicazione di origine.
Sono stati sequestrati, tra l’altro, 3mila paia di occhiali, oltre 400 asciugacapelli, 2mila scarichi per vasca, 90 confezioni di accessori per il bagno e 300 galleggianti contraffatti. I container, provenienti da Ningbo (Cina), erano destinati rispettivamente ai porti di Misurata, in Libia, e Tunisi.

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Le Dogane presentano Smart Port

Il tavolo dei relatori al convegno organizzato a Roma dall'Agenzia delle Dogane

Il tavolo dei relatori al convegno organizzato a Roma dall'Agenzia delle Dogane

Il rilancio della competitività del sistema portuale italiano non può prescindere dall’uso strategico di nuove tecnologie per velocizzare le operazioni di controllo doganale. È stato questo il filo conduttore di “Smart Port”, il convegno organizzato ieri a Roma dall’Agenzia delle Dogane in cui è stato illustrato il progetto Trovatore, realizzato in collaborazione con il Centro Comune di Ricerca della Commissione Europea, dell’Autorità Portuale di Livorno, dell’ Interporto di Prato e del laboratorio Cattid dell’Università “La Sapienza” di Roma.

A fare gli onori di casa Giuseppe Peleggi, direttore delle Dogane. Al tavolo dei relatori si sono avvicendati Bartolomeo Giachino, sottogretario alle Infrastrure, Alberto Giorgetti, suo collega del Mef, Cosimo Ventucci, vice presidente della commissione Finanze di Montecitorio e presidente di Anasped,  Roberto Piccinni e Luigi Merlo, presidenti rispettivamente delle Ap di Livorno e Genova, Francesco Nerli, presidente di Assoporti e Rodolfo De Dominicis, presidente del consorzio Uirnet.  Il Trovatore, grazie all’utilizzo delle tecnologie RFId per la sigillatura e il tracciamento a distanza dei container, ha come obiettivo la possibilità di consentire il trasferimento di container in modalità controllata dai porti agli interporti o a altri spazi di deposito vigilati. In tal modo verrebbe data una pratica soluzione alla cronica carenza di spazi di alcuni dei principali porti italiani, garantendo comunque l’integrità del container fino allo svincolo doganale.

«I primi dati della sperimentazione di progetti come il Trovatore e Cargo sono positivi - ha detto nel suo intervento Teresa Alvaro, direttore dell’area centrale Tecnologie per l’innovazione delle Dogane – e hanno permesso di controllare meglio la movimentazione dei container e il passaggio all’utilizzo di
manifesti di bordo telematici».

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Dogane, diffusi i dati dell’operazione DEMETER sul traffico illecito di rifiuti

Il giapponese Kunio Mikuriya, segretario generale dell'Organizzazione mondiale delle Dogane

Il giapponese Kunio Mikuriya, segretario generale dell'Organizzazione mondiale delle Dogane

Nei giorni scorsi l’Organizzazione Mondiale delle Dogane (WCO) ha diffuso i risultati di un’importante operazione internazionale di controllo doganale denominata DEMETER, coordinata dall’OMD stessa. Si trattadella prima operazione doganale congiunta realizzata a livello mondiale per il contrasto al traffico illecito di rifiuti. Ad essa hanno partecipato le amministrazioni doganali e le forze di polizia di 64 stati fra Europa, Africa e Sud Est Asiatico.

Le attività di monitoraggio, sorveglianza, analisi e controllo hanno interessato le rotte dei principali flussi a rischio in partenza dall’Europa e diretti verso il Nord Africa e l’Asia. In Italia l’operazione, che ha visto impegnati funzionari doganali, militari della Guardia di Finanza, dell’Arma dei Carabinieri e funzionari delle Aziende regionali protezione ambiente è stata coordinata dall’Agenzia delle Dogane.

I porti italiani interessati dall’operazione sono stati quelli di Genova, Venezia, Napoli e Gioia Tauro, presso i quali sono stati controllati centinaia di container, selezionati sulla base delle analisi effettuate dall’Ufficio Antifrode Centrale dell’Agenzia delle Dogane, e sequestrati più di 2.400 tonnellate di rifiuti, fra plastica, rottami e carta da macero. I legali rappresentanti di tredici aziende sono stati denunziati alle competenti autorità giudiziarie per i connessi reati. Particolarmente significativo il risultato ottenuto presso il porto di Venezia dove sono stati sottoposti a sequestro ben 98 container contenenti rifiuti destinati in Cina.

Il successo dell’operazione è stato favorito da un circuito informativo internazionale e nazionale costantemente aggiornato che ha consentito un’analisi complessiva dei flussi, nonché dalla sinergia operativa realizzata tra il Servizio Antifrode della Dogana, i reparti della Guardia di Finanza, i Nuclei Operativi Ecologici dell’Arma dei Carabinieri e i funzionari dell’ARPA.

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Dogane, diffusi i dati dell'operazione DEMETER sul traffico illecito di rifiuti

Il giapponese Kunio Mikuriya, segretario generale dell'Organizzazione mondiale delle Dogane

Il giapponese Kunio Mikuriya, segretario generale dell'Organizzazione mondiale delle Dogane

Nei giorni scorsi l’Organizzazione Mondiale delle Dogane (WCO) ha diffuso i risultati di un’importante operazione internazionale di controllo doganale denominata DEMETER, coordinata dall’OMD stessa. Si trattadella prima operazione doganale congiunta realizzata a livello mondiale per il contrasto al traffico illecito di rifiuti. Ad essa hanno partecipato le amministrazioni doganali e le forze di polizia di 64 stati fra Europa, Africa e Sud Est Asiatico.

Le attività di monitoraggio, sorveglianza, analisi e controllo hanno interessato le rotte dei principali flussi a rischio in partenza dall’Europa e diretti verso il Nord Africa e l’Asia. In Italia l’operazione, che ha visto impegnati funzionari doganali, militari della Guardia di Finanza, dell’Arma dei Carabinieri e funzionari delle Aziende regionali protezione ambiente è stata coordinata dall’Agenzia delle Dogane.

I porti italiani interessati dall’operazione sono stati quelli di Genova, Venezia, Napoli e Gioia Tauro, presso i quali sono stati controllati centinaia di container, selezionati sulla base delle analisi effettuate dall’Ufficio Antifrode Centrale dell’Agenzia delle Dogane, e sequestrati più di 2.400 tonnellate di rifiuti, fra plastica, rottami e carta da macero. I legali rappresentanti di tredici aziende sono stati denunziati alle competenti autorità giudiziarie per i connessi reati. Particolarmente significativo il risultato ottenuto presso il porto di Venezia dove sono stati sottoposti a sequestro ben 98 container contenenti rifiuti destinati in Cina.

Il successo dell’operazione è stato favorito da un circuito informativo internazionale e nazionale costantemente aggiornato che ha consentito un’analisi complessiva dei flussi, nonché dalla sinergia operativa realizzata tra il Servizio Antifrode della Dogana, i reparti della Guardia di Finanza, i Nuclei Operativi Ecologici dell’Arma dei Carabinieri e i funzionari dell’ARPA.

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Fedespedi: armonizzare gli orari delle Dogane

Il presidente della sezione doganale di Fedespedi Domenico De Crescenzo

Il presidente della sezione doganale di Fedespedi Domenico De Crescenzo

Velocizzare la verifica delle merci per poi svincolarle agevolmente, monitorare a livello locale il funzionamento dei progetti di informatizzazione ECS (fase 1 e 2) ed EORI e una maggiore armonizzazione a livello nazionale degli orari di apertura degli uffici doganali. Queste le richieste prioritarie che il presidente della sezione doganale di Fedespedi Domenico De Crescenzo ha sottoposto all’attenzione dell’Agenzia delle Dogane, pochi giorni dopo il suo insediamento. Tra le priorità di intervento individuate anche quella di agevolare la notifica agli operatori del tipo di controllo da effettuare sulle merci in esportazione.

«Desideriamo portare le nostre istanze all’Agenzia delle Dogane – ha detto De Crescenzo – affinché la verifica delle merci avvenga in tempi rapidi, agevolando lo svincolo delle stesse e riducendo in questo modo i costi aggiuntivi derivanti dal rinvio delle singole spedizioni e la duplicazione dei controlli». Tra gli argomenti presentati all’ordine del giorno il monitoraggio a livello locale dei progetti di informatizzazione delle procedure doganali ECS (Export Control System) Fase 1 e 2 e EORI (Economic, Operator Registration and Identification) partiti entrambi il 1° luglio.

Un anello debole della catena logistica è rappresentato da una scarsa armonizzazione degli orari di apertura degli uffici doganali, oggi spesso slegati dalle reali esigenze di mercato e dai flussi di traffico territoriali e tra le cause principali del fenomeno di distorsione dei traffici verso altri porti e strutture preposte alle operazioni di sdoganamento. «Riteniamo – precisa Piero Lazzeri, presidente di Fedespedi – che a livello nazionale debba esserci una maggiore armonizzazione non solo degli orari di apertura degli uffici e, conseguentemente, della disponibilità del personale per lo svolgimento dei controlli e delle verifiche delle merci, ma anche delle metodologie di tali controlli utilizzate dalle singole amministrazioni».

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Dogane, quasi 3 milioni di euro di merce contraffatta sequestrata a Taranto

Parte della merce contraffatta sequestrata nell'ultimo fine settimana nel porto di

Parte della merce contraffatta sequestrata nell'ultimo fine settimana nel porto di

Nello scorso weekend i funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Taranto in servizio presso il porto, hanno sequestrato 17mila pezzi di accessori di abbigliamento contraffatti (borse, marsupi, cinture e fibbie) per un valore commerciale di 2.800mila euro.  La merce era stivata in un container proveniente da Zhejiang (Cina), sbarcato dalla motonave “EVER UBERTY” battente bandiera Panamense. Il carico, dichiarato come “borse, marsupi, cinte, fibbie e carrelli per la spesa”, richiamava nella veste grafica i marchi brevettati dalle ditte “Guccio Gucci Spa”, “Burberry Ltd” e “Louis Vuitton Malletier S.a.”.

Le Società titolari dei marchi, dopo un’attenta perizia tecnica, hanno dichiarato che «i campioni di prodotti sequestrati, sono senza il minimo dubbio contraffatti e recano pregiudizio ai marchi registrati non corrispondono alle specifiche di prodotto stabilite (….) violano i diritti di marchio (……) sono tali da indurre in inganno l’acquirente finale».  La relativa comunicazione di notizia di reato è stata trasmessa alla competente Procura della Repubblica di Taranto per violazione degli artt. 474 e 517 C.P. (tutela penale dei marchi – frode nell’esercizio del commercio).

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Dogane, sequestrate a Taranto 62 tonnellate di rifiuti plastici

Parte dei rifiuti plastici sequestrati ieri a Taranto dalle Dogane e dalla Guardia di Finanza

Parte dei rifiuti plastici sequestrati a Taranto dalle Dogane e dalla Guardia di Finanza

Continua la lotta delle Dogane contro il traffico transfrontaliero di rifiuti illegali. I funzionari del servizio Antifrode di Taranto, in collaborazione con i militari delle Fiamme Gialle hanno sequestrato in porto 82 tonnellate di rifiuti speciali, costituiti in gran parte da materiale plastico di provenienza industriale. L’operazione si inquadra nell’ambito di un’indagine già “incardinata” presso la Procura della Repubblica tarantina.

I rifiuti erano stivati all’interno di quattro container, con destinazione finale Hong Kong,  provenienti da una società barese operante nello specifico settore. A seguito di un attento esame della documentazione, i funzionari hanno accertato l’assenza delle autorizzazioni previste dalla vigente normativa ambientale per l’esportazioni di rifiuti speciali di plastica, l’assenza dei prescritti trattamenti preliminari e l’inesistenza dell’impianto di recupero di destinazione.
Una persona è stata denunciata all’Autorità giudiziaria competente per traffico internazionale di rifiuti e gestione abusiva dell’attività di recupero di rifiuti plastici. Dall’inizio dell’anno, l’ufficio delle Dogane di Taranto, ha sequestrato ben 28 containers contenenti complessivamente circa 646 tonnellate di rifiuti speciali destinati all’estero.

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Scambio di dati e informazioni fra Dogane e DNA

Il direttore delle Dogane Giuseppe Peleggi col procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso

Il direttore delle Dogane Giuseppe Peleggi col procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso

L’Agenzia delle Dogane e la Direzione nazionale antimafia uniscono i loro sforzi per intensificare il reciproco impegno nella lotta contro gli illeciti e la contraffazione. È stata siglata ieri, a Roma nella sede della DNA, una convenzione per dar vita a uno scambio di dati, informazioni e analisi volto a migliorare l’efficacia delle rispettive attività istituzionali per la prevenzione e il contrasto agli illeciti e alle infiltrazioni della criminalità organizzata nel mondo del commercio internazionale.
A firmare il documento per i due organismi il procuratore nazionale Antimafia, Pietro Grasso, e il direttore dell’Agenzia delle Dogane, Giuseppe Peleggi.

«Obiettivo comune – si legge in una nota – è quello di realizzare un sistema di elaborazione avanzata dei flussi informativi, al servizio di una potenziata azione di contrasto alle varie forme di criminalità transnazionale: contrabbando, contraffazione di merci, traffico di rifiuti e  di sostanze stupefacenti. La convenzione prevede, inoltre, la realizzazione di collegamenti telematici e l’avvio di una attività di cooperazione attraverso la costituzione di gruppi di lavoro formati da magistrati, personale della DNA e funzionari dell’Agenzia delle Dogane, destinati a sviluppare nuove e importanti  sinergie attraverso approfondimenti e analisi in settori particolarmente esposti alle infiltrazioni delle organizzazioni mafiose».

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Dogane, sequestri di merce contraffatta e oggetti artistici a Gioia Tauro e Salerno

Parte della merce sequestrata dalle Dogane nell'operazione nel porto di Salerno

Parte della merce sequestrata dalle Dogane nell'operazione nel porto di Salerno

I funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Gioia Tauro, in collaborazione  con la Guardia di Finanza, nell’ambito dei controlli sui container in transito nel porto calabrese, hanno sequestrato ieri un ingente quantitativo di merce contraffatta. Si tratta di prodotti di notissime marche (quasi 135mila paia di occhiali da sole, circa 14mila polo e 615 jeans), destinati al mercato greco, scovati in un container proveniente dalla Cina.

Nella stessa giornata, in un’altra operazione delle Dogane, con l’aiuto delle Fiamme gialle e del nucleo Cites del Corpo forestale, sono state sequestrate nel porto di Salerno due zanne in avorio, lunghe circa 120 cm, di elefante africano, specie sotto massima tutela, secondo la Convenzione internazionale di Washington, insieme a monili e oggetti artistici di pregevole fattura, la cui rilevanza è stata confermata dalla Soprintendenza ai beni culturali di Salerno e di Avellino.  Gli oggetti sono stati rinvenuti, attraverso una meticolosa analisi dei rischi, in un container proveniente dalla Guinea, insieme a statuette lignee regolarmente dichiarate. Le zanne d’avorio erano ben nascoste in due casse poste in fondo al container.

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Dogana e GdF sequestrano a Taranto oltre 150 tonnellate di rifiuti speciali

Uno dei sette container sequestrati a Taranto dall'Ufficio delle Dogane e dagli uomini della GdF

Uno dei sette container sequestrati a Taranto dall'Ufficio delle Dogane e dagli uomini della GdF

Seconda brillante operazione in pochi giorni delle Dogane di Taranto nella lotta al traffico transfrontaliero di rifiuti. I funzionari del servizio Antifrode del capoluogo pugliese, in collaborazione con i militari delle Fiamme Gialle, hanno sequestrato, nell’ambito dell’operazione “Gold plastic”, oltre 155 tonnellate di rifiuti speciali, in gran parte costituiti da materiale plastico. La merce tossica, stivata all’interno di 7 container nel porto di Taranto, proveniva da una società di logistica di Bari e aqveva come destinazione finale Hong Kong.

Nel corso dell’accertamento, i funzionari doganali hanno constatato l’assenza delle autorizzazioni prescritte dalla vigente normativa ambientale per le esportazioni di rifiuti speciali di plastica, la mancanza dei prescritti trattamenti preliminari oltre all’ inesistenza dell’impianto di recupero di destinazione indicato nei documenti che scortavano i rifiuti. Per queste ragioni quattro persone sono state denunciate alla competente autorità giudiziaria.
Con questa operazione salgono a 20 i container bloccati dalle Dogane di Taranto e dalla Guardia di Finanza, per un totale di circa 485 tonnellate di merce irregolare.

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In autunno il via al progetto Uirnet nel porto di Genova

Rodolfo De Dominicis, presidente di Uirnet (foto N&T)

Rodolfo De Dominicis, presidente di Uirnet (foto N&T)

Porto di Genova, autotrasporto e Dogane diventano protagonisti della più importante sperimentazione sul campo di nuove procedure destinate ad accelerare, razionalizzare e ottimizzare i flussi della merce sul collegamento critico fra banchine e hinterland. Frutto della decisione di Uirnet (la società che sta sviluppando la piattaforma  informatica per l’intermodalità e la  logistica integrata per conto del ministero delle Infrastrutture) di utilizzare proprio la macro-regione del nord ovest, focalizzata sul porto di Genova, come banco di prova del suo progetto nazionale, il piano è destinato ad avere ricadute concrete sia sull’operatività portuale, sia e specialmente sul critico interfaccia fra porto- autotrasporto-dogane- retro porto. Le novità sono state illustrate ieri, in anteprima a Palazzo San Giorgio, nel corso di una conferenza stampa, dal presidente dell’Ap Luigi Merlo, quello di Uirnet Rodolfo De Dominicis e dal direttore dell’Agenzia delle Dogane Giuseppe Peleggi.

Il progetto finalizzato in tempi strettissimi, anche nella prospettiva di essere ampliato a tutta la piattaforma logistica del nord ovest e, in parallelo, agli altri porti italiani, prevede il tracciamento dei mezzi in avvicinamento ai varchi portuali, raccogliendo tutte le informazioni sul loro posizionamento tramite i centri di controllo delle flotte aziendali; quindi la segnalazione in tempo reale (in collaborazione con Autostrade per l’Italia (socio di Uirnet) di tutte le emergenze o di eventi accidentali sulle arterie di connessione con il porto; in parallelo, la segnalazione (attraverso interfaccia con il sistema informatico portuale E-port) di carenze documentali che potrebbero rallentare le operazioni dei mezzi in porto; infine la predisposizione di un servizio di avviso-emergenze per i trasportatori, che saranno posti in grado di conoscere con largo anticipo qualsiasi causa (anche meteo) che impedisca l’accesso alle strutture portuali.
Nel caso di Genova verrà posta in essere una vera e propria triangolazione fra il sistema Uirnet, quello portuale E-port e quello delle Dogane. La sperimentazione dovrebbe concretizzarsi in autunno nella messa in esercizio del “dimostratore” ed entro fine anno del primo prototipo di piattaforma logistica integrata.
A margine della conferenza stampa Uirnet, ha confermato l’imminente rafforzamento della sua “squadra”. Nella compagine azionaria Uirnet entra infatti Telecom Italia, sottoscrivendo un aumento di capitale previsto per i prossimi mesi, pari a un milione di euro. Telecom Italia affiancherà quindi (con una partecipazione del 5%) gli interporti e i quattro soci operativi  Elsag Datamat (7,9%), Telespazio (4,6%), Autostrade per l’Italia (1,7%) e Fondazione Slala, che detiene il 5,3%. Il rimanente capitale è detenuto da 24 interporti con quote variabili fra l’1 e il 5,3%. Telecom Italia è entrato come fornitore della connettività facendo seguito alla manifestazione d’interesse espressa da Uirnet.
Se l’ingresso del nuovo partner rafforza ulteriormente la struttura anche tecnico-operativa di Uirnet anche il suo cda assume maggior peso. È stato infatti reintegrato da 5 a 7 consiglieri, con l’ingresso di Marco Susini (presidente dell’Interporto di Livorno), di Salvatore De Biasio (presidente Interporto Sud Europa di Marcianise) e, su proposta dell’Interporto di Padova, di Tommaso Riccoboni presidente di Nethun, il consorzio informatico del porto di Venezia.
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A Genova si va “Verso il porto veloce”

L'ingresso principale di Palazzo San Giorgio, sede dell'Ap di Genova

L'ingresso principale di Palazzo San Giorgio, sede dell'Ap di Genova

È in programma oggi nella Sala del capitano a Palazzo San Giorgio, sede dell’Autorità portuale di Genova, un incontro coi media per presentare “Verso il porto veloce”, il programma sottoscritto recentemente dall’Ap con Uirnet e l’Agenzia delle Dogane. Il progetto pilota renderà molto più snelle le operazioni relative al controllo e allo sdoganamento delle merci in transito nello scalo ligure.

C’è molta attesa per l’intervento di Rodolfo De Dominicis, presidente di Uirnet spa, la società emanazione del ministero delle Infrastrutture nata per gestire la piattaforma logistica nazionale, che annuncerà importanti novità. In programma, fra l’altro, le relazioni di Luigi Merlo, presidente dell’Autorità portuale di Genova e di Giuseppe Peleggi, direttore dell’Agenzia delle Dogane.

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A Genova si va "Verso il porto veloce"

L'ingresso principale di Palazzo San Giorgio, sede dell'Ap di Genova

L'ingresso principale di Palazzo San Giorgio, sede dell'Ap di Genova

È in programma oggi nella Sala del capitano a Palazzo San Giorgio, sede dell’Autorità portuale di Genova, un incontro coi media per presentare “Verso il porto veloce”, il programma sottoscritto recentemente dall’Ap con Uirnet e l’Agenzia delle Dogane. Il progetto pilota renderà molto più snelle le operazioni relative al controllo e allo sdoganamento delle merci in transito nello scalo ligure.

C’è molta attesa per l’intervento di Rodolfo De Dominicis, presidente di Uirnet spa, la società emanazione del ministero delle Infrastrutture nata per gestire la piattaforma logistica nazionale, che annuncerà importanti novità. In programma, fra l’altro, le relazioni di Luigi Merlo, presidente dell’Autorità portuale di Genova e di Giuseppe Peleggi, direttore dell’Agenzia delle Dogane.

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Dogane, sequestrati rifiuti speciali nel porto di Taranto

Uno dei container sequestrati ieri dalle Dogane nel porto di Taranto

Uno dei container sequestrati ieri dalle Dogane nel porto di Taranto

I funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Taranto, unitamente ai Carabinieri del Nucleo operativo ecologico di Lecce, hanno sequestrato ieri, presso il molo polisettoriale del porto di Taranto, 43 tonnellate di rifiuti plastici (polimeri di materie plastiche frammisti a rottami metallici) contenenti sostanze oleose. I rifiuti, provenienti da demolizioni di autoveicoli, stavano per essere spediti in Cina, con documentazione che falsamente li classificava come rifiuti di imballaggi in plastica.

Il legale rappresentante della società coinvolta, che ha sede nella provincia di Frosinone, è stato denunciato alla Procura della Repubblica di Taranto, per traffico transfrontaliero di rifiuti. «L’operazione – si legge in un comunicato – si inquadra nell’ambito del Protocollo d’intesa stipulato tra l’Agenzia delle Dogane ed il Comando Carabinieri per la tutela dell’ambiente che ha come finalità proprio quella di monitorare e verificare il fenomeno del traffico transfrontaliero di rifiuti e il controllo delle spedizioni».

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Dogane, sequestri per quasi un milione ad Ancona

Uno scorcio del porto di Ancona

Uno scorcio del porto di Ancona

Nei giorni scorsi i funzionari dell’Ufficio delle Dogane di Ancona, in alcune operazioni effettuate con la collaborazione dei militari della Guardia di Finanza, hanno posto sotto sequestro varie tipologie di merci con un valore complessivo che si aggira sul milione di euro. 
In un primo blitz sono stati sequestrati 1.200 litri di vodka russa per un  valore commerciale di  25mila euro. La vodka, posta nascosta  all’interno di un automezzo proveniente dalla Grecia e sbarcato alla motonave “Superfast”, sotto un carico di copertura costituito da patate ed angurie, è stata scoperta con l’ausilio dell’apparecchiatura  scanner  “Silhouette 300”  in dotazione alla Dogana. L’autista dell’automezzo, non in grado di esibire la documentazione prevista per la circolazione dei prodotti alcolici, che ne attestasse la legittima provenienza, è stato denunciato a piede libero per contrabbando e per violazione ai vincoli di circolazione.   

In un’altra operazione sono state rinvenute e sequestrate, 6.440 paia di scarpe marca “Nike”, contraffatte, per un valore commerciale di 838mila euro. La merce era nascosta all’interno di un autoarticolato proveniente dalla Grecia e diretto in Belgio. L’autista del mezzo, che aveva dichiarato di trasportare merce varia ed esibito una documentazione relativa a indumenti, è stato denunciato a piede libero. 

È stata, infine, sequestrata una macchina operatrice semovente (pala meccanica munita di benna), del valore di 60mila euro, pronta per l’imbarco per l’Albania, scortata da documentazione falsa. Il numero di matricola riportato sui documenti esibiti era difforme da quello stampigliato sulla macchina e l’esportatore non è stato in grado di esibire il libretto di circolazione, né alcun titolo di possesso dell’apparecchiatura.

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